1 dicembre 2008

Ecco come ci trattano i nostri "fratelli maggiori".

Dal sito Terrasanta.net una notizia che non ha bisogno di commenti.
Nella Città Santa sputano in faccia ai frati
di padre Rosario Pierri ofm
Gerusalemme, 28 novembre 2008
Carissimi amici, quella che vi sto per raccontare è una triste vicenda capitata a diversi frati della Custodia di Terra Santa qualche ora fa.

Stavamo tornando dal Getsemani dove ci eravamo riuniti per celebrare il rinnovo dei voti, dopo aver partecipato a una bella e serena celebrazione presieduta dal Custode. Al ritorno, lungo la strada, c'erano diversi gruppi di poliziotti che presidiavano la strada, mi riferisco al tratto che va dalla Porta dei Leoni in su, verso San Salvatore.

Noi tutti sappiamo che quando la polizia è dispiegata in questo modo è segno che è prevista una manifestazione di ebrei che attraversa il quartiere musulmano dove c'è il convento della Flagellazione.

Sta di fatto che a una quindicina di metri dall'entrata della Flagellazione, cioè del convento dove risiedo, io e altri due frati veniamo bloccati da un poliziotto che ci dice di fermarci perché stanno per arrivare i manifestanti, gli dico che mancano pochi metri e togliamo il disturbo, ma lui suggerisce di fermarci.

Roba da non credere. I manifestanti erano per lo più giovani, alcuni ragazzi, altri ragazzini, tutti, o almeno la maggior parte con riccioli alle tempie. Ad un tratto non si è capito più nulla. Abbiamo incominciato a sentire, via via che i manifestanti sfilavano, sempre più frequente, il caricamento dello sputo, il raschiamento della gola, il caricamento e la mira.

Dapprima gli aspiranti cecchini, dopo averci lanciato uno sguardo di disprezzo, si sono limitati a sputare lungo la strada o, avvicinandosi, ai nostri piedi, poi qualcuno più ardimentoso, visto che erano in molti, ha mirato verso di noi. Il poliziotto che ci aveva fermati, devo dire, li rimbrottava anche con forza. Macché, non gli davano neppure retta. Loro sputavano e basta.

Una volta messa in moto la sputacchieria l'emulazione ha fatto il resto. Cosa c'era di più allettante che puntare al volto e, c'è da scommetterci, vantarsi di aver sputato in faccia a un frate?

Quando mi sono reso conto che le cose stavano precipitando, volevo muovermi per andare a dire ai poliziotti che presidiano, proprio davanti all'entrata del nostro convento, l'uscita del tunnel che dal Muro del pianto sbocca sulla Via dolorosa, di intervenire. Nel mentre è arrivato l'eroe che mi ha sputato in faccia.

Ho reagito e, parlando in italiano devo avergli detto qualcosa come «buffone» o «vigliacco» o giù di lì. Se non gli ho detto così, o anche peggio, è quello che penso. Probabilmente colpito dalla reazione - chissà forse, ma è solo una supposizione, si aspettava che stessi lì a porgere l'altra guancia -, o forse perché lo sputo era stato solo saliva e poco muco, è tornato alla carica una seconda volta. Avevo osato reagire!

Ve lo dico? L'ho anticipato. Sì, confesso che l'ho anticipato. Ho ricevuto, cosa lieve, un calcio al braccio sinistro, non so come e non so da chi, né mi interessa. Nella calca che si è venuta a creare, un cappello nero quasi a tre punte mi ha detto in inglese (credo di aver capito bene) che mi ero trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Insomma eravamo una provocazione, ce l'eravamo cercata. La logica è logica. Se le cose stanno così, allora chiederò, anzi io e gli altri frati chiederemo pubblicamente scusa. Una cosa, però, la mira dello sputatore non era sbagliata, ma precisa. Questo gli va riconosciuto.

Non è un caso che la polizia si sia scusata, adducendo, come attenuante, che erano solo dei giovani. È un ritornello. A me è capitato di sentire e vedere, mentre passavo vestito da francescano quale sono, sputare in segno di disprezzo nell'area antistante al Muro del pianto e all'altezza della cosiddetta casa di Sharon, sempre da parte di giovani muniti di riccioli. Non c'è frate che sia vissuto in Terra Santa per qualche anno che non abbia fatto esperienza di incontri di questo tipo, e non solo con giovani.

Alcune precisazioni. Con questa denuncia non intendo neppure lontanamente generalizzare. Martedì scorso abbiamo celebrato la Messa in ricordo di fra Michele Piccirillo e ho visto presenti anche suoi affezionati amici ebrei che sono anche miei stimatissimi amici. In questa terra ho conosciuto persone, ho frequentato corsi di lingue presentandomi per quello che sono, un frate, e non ho mai percepito segni che facessero intendere fastidio o disprezzo nei miei confronti, anzi sono stato sempre ricevuto con simpatia e cordialità.

Ciò che intendo denunciare è essenzialmente questo. Se dei giovani sputano in questo modo e con questa arroganza e spavalderia anche alla presenza della polizia, vuol dire che hanno ricevuto un tale insegnamento dai loro maestri, se non dai loro padri, e godono di buone protezioni. Il fatto accaduto ha una chiara matrice pseudo-religiosa e il loro disprezzo è una manifestazione di odio. Ora provate a immaginare, se solo lontanamente qualcosa del genere fosse capitato a qualcuno di quei manifestanti anche nel più remoto angolo della terra. Cosa sarebbe successo nel mondo della comunicazione?

Per dirla tutta, io non ho alcuna pretesa di voler essere apprezzato o stimato per quello che sono, figuriamoci amato, uno è libero di disprezzarmi per quello che sono e per ciò che ai suoi occhi rappresento o posso rappresentare. Da qui a farmi sputare in faccia due volte senza reagire, purtroppo, ce ne passa ed è un mio limite.

Qualcuno qui alla Flagellazione mi ha fraternamente rimproverato di aver reagito, perché non bisogna mai scendere a quel livello. È vero. Poco prima avevamo rinnovato insieme i voti al Getsemani, dove il Custode ci aveva ricordato il fiat di Nostro Signore Gesù. Francesco non avrebbe mai reagito e avrebbe pregato per il suo sputatore, questo lo so fin troppo bene. Mi fermo qui per non cadere nella trappola della retorica.

Per giustificarmi ho detto di aver reagito come figlio dei miei genitori e membro della mia famiglia. Non era una scusa, ci credo e come, ed ha funzionato.

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