23 aprile 2011

In Israele uno show tv offende indegnamente Gesù e Maria



Ecco come i nostri "fratelli maggiori" ebrei tengono in alta considerazione il nostro credo religioso, offendendo pesantemente e in maniera vergognosa Gesù e la Vergine Maria.

Etichette: , ,

Condividi

12 aprile 2010

Il Vescovo emerito di Grosseto: lo scandalo pedofilia è un "attacco sionista".

Dietro allo scandalo dei preti pedofili, che vede la Chiesa cattolica sottoposta ad un furibondo attacco mediatico, si celerebbe in realtà una manovra raffinata di matrice ebraica? E’ (o meglio, sarebbe questa) la tesi del Vescovo emerito di Grosseto, l’81enne Giacomo Babini, esposta in una intervista pubblicata venerdì 9 aprile sul sito web Pontifex, di cui riportiamo i passi essenziali.

"La pedofilia é una cosa orrenda e basterebbe un solo caso per far gridare allo scandalo, ma mi consta che anche in altre confessioni ve ne siano e in proporzione maggiore a quella della Chiesa cattolica". Ma chi orchestra questa manovra?: "i nemici di sempre dei cattolicesimo, ovvero massoni ed ebrei e l'intreccio tra di loro a volte é poco facile da capire". Precisa: "ritengo che sia maggiormente .... un attacco sionista, vista la potenza e la raffinatezza, loro non vogliono la Chiesa, ne sono nemici naturali. In fondo, storicamente parlando, i giudei sono deicidi".

Ora saltano: "ci sta poco da saltare. Le Scritture lo dicono bello chiaro. Magari lo erano in modo inconsapevole, hanno goduto della ignavia di Pilato, certo: ma deicidi sono, il crucifige lo hanno detto loro e non altri". Poi precisa: "la loro colpa fu tanto grave che Cristo premonizzò quello che sarebbe accaduto loro con il non piangete su di me, ma sui vostri figli".

Che cosa intende dire?: "l'olocausto fu una vergogna per la intera umanità,ma ad esso occorre guardare senza retorica e con occhi attenti. Non crediate che Hitler fosse solo pazzo. La verità é che il furore criminale nazista si scatenò per gli eccessi e le malversazioni economiche degli ebrei che strozzarono la economia tedesca. Una tanto veemente reazione si deve anche a questo, la Germania era stanca delle angherie di chi praticava tassi di interesse da usura".

Il suo non è un discorso politicamente corretto: "poco male, ma compito dei vescovi é parlare chiaro, sì sì, no, no. Furono deicidi e questo non lo dice Babini, lo dice il Vangelo, volete rinnegarlo o cambiarlo? Certo, per buonismo si arriva anche a questo". Precisa: "Cristo é il Redentore, é morto anche per la salvezza degli ebrei e di tutti e ciascuno di noi giornalmente lo crocifigge col peccato, ma dal punto di vista storico, si trattò di deicidio, bello e buono".

Perché scriviamo che questa “sarebbe” la tesi di Monsignor Babini? Perché, a breve distanza, lo stesso Vescovo – attraverso l’ufficio stampa della Conferenza episcopale italiana – ha diramato una secca smentita prendendo le distanze da quanto pubblicato dal sito Pontifex: “in ordine ad alcune agenzie che mi attribuiscono dichiarazioni sui fratelli ebrei da me mai pronunciate, preciso che in alcun modo ho espresso simili valutazioni e giudizi da cui prendo nettamente le distanze”. “Rinnovo ai nostri fratelli maggiori nella fede la mia fraterna stima e piena vicinanza, in sintonia con il Magistero della Chiesa costantemente riaffermato dal Concilio Vaticano II in poi”.

Ma cosa era successo nel lasso di tempo tra la pubblicazione dell’intervista e la successiva smentita?

Era successo che, curiosamente, i primi a reagire alle dichiarazioni di Mons. Babini erano stati gli ebrei americani dell’American Jewish Committee, con un comunicato ufficiale in cui il Direttore per gli affari interreligiosi David Rosen aveva invitato la Cei a “condannare categoricamente questi stereotipi calunniosi, che purtroppo evocano la peggiore propaganda cristiana e nazista precedente alla II guerra mondiale”.

Vicenda conclusa? Macché!

Immediata, infatti, è stata la replica del direttore del blog cattolico Pontifex, Bruno Volpe: “…Dunque, é bastato uno starnuto degli ebrei di america ed ecco la smentita, che poi non é della Cei per Monsignor Babini al quale va la nostra stima. Ma per rinfrescare la memoria alla Cei e agli ebrei, ricordiamo che nel 27 gennaio in intervista mai smentita lo stesso Babini diceva: "Gli ebrei usano la shoa come una clava". Poi il 25 gennaio: "Gli ebrei non sono più i nostri fratelli maggiori, lo sono stati sino all'antico testamento e all' arrivo di Cristo, hanno poi hanno scelto di non essere i nostri fratelli maggiori".

Siamo certi che il buon Babini si sia preso dalla Cei una bella tirata di orecchie. Ma come don Abbondio uno se il coraggio non lo ha non se lo può dare. Vuole dire che presto metteremo on line il testo registrato della intervista … Prendiamo atto con piacere che ora per Babini sono diventati i Fratelli Maggiori, il 25 gennaio non lo erano. Shalom, la Cei si arrende agli ebrei. Finirà in Tribunale? Noi attendiamo e con i nastri: la pazienza si é esaurita”.

Dunque esisterebbe una registrazione audio dell’intervista rilasciata da Mons. Babini e, in effetti, pare abbastanza improbabile che quelli di Pontifex se la siano inventati di sana pianta. Le opinioni espresse dal Vescovo emerito di Grosseto, peraltro, riflettono quelle proprie di una consistente parte del clero cattolico, di orientamento maggiormente tradizionalista. Opinioni che si ricollegano, inoltre, a quanto dichiarato recentemente dall’ex Segretario di Stato Angelo Sodano, secondo cui gli odierni attacchi al Papa riecheggiano quelli a suo tempo mossi contro Pio XII, criticato per i suoi silenzi di fronte al dramma della Shoah.

Ora, al di là dei giudizi e delle opinioni espresse nell’intervista – che ognuno può o meno condividere – vorrei far notare che Mons. Babini, in svariate interviste e dichiarazioni, ha rivolto parole di fuoco, tanto per fare un esempio, anche contro l’Islam e la comunità omosessuale. Eppure è curioso che le dichiarazioni del Vescovo facciano scandalo – e trovino ampio spazio sui media – solo quando ad essere attaccati sono gli ebrei.

E trovo sconcertante che, mentre lo scandalo pedofilia all’interno della Chiesa trova amplissimo spazio sui media di tutto il mondo, del traffico di organi, che vede implicati oggi un ex generale dell’esercito israeliano e, ieri, alcuni rabbini ultra-ortodossi, pare non voglia occuparsi nessuno. Perché scarsamente meritevole di attenzione o che altro?

Etichette: , , , , ,

Condividi

23 ottobre 2009

Negare l'Olocausto aiuta solo Israele.

L’uso spregiudicato della tragedia dell’Olocausto e della sofferenza degli ebrei – la cd. “industria dell’Olocausto” – ha sempre assicurato nel tempo ad Israele cospicui dividendi economici e politici.

Non è un mistero che l’ondata emotiva susseguente alla conoscenza dello sterminio degli ebrei ad opera del regime nazista fu proprio uno dei motivi che portò l’Onu ad assegnare il 55% della Palestina agli ebrei, benché questi rappresentassero soltanto un terzo della popolazione presente sul territorio e ne occupassero soltanto un misero 10%.

Questo senza considerare la profonda ingiustizia e, probabilmente, la illegalità di una risoluzione (la n.181 del 1947) che imponeva alla popolazione indigena di spartire la propria terra con una colonia di nuovi venuti, molti dei quali appena arrivati dall’Europa.

In seguito, l’arma dell’Olocausto servì ad ottenere cospicui risarcimenti monetari da parte di vari Stati europei e, soprattutto, a garantire ad Israele lo status di “vittima” e a renderlo pressocché immune da ogni critica, e ciò benché questo vero e proprio Stato-canaglia mantenga da più di 60 anni una brutale occupazione militare di territori altrui, violi quotidianamente la legalità internazionale e il diritto umanitario, abbia una fedina penale impressionante riguardante la violazione dei diritti umani fondamentali del popolo palestinese e il massacro di migliaia di civili inermi ed innocenti.

E’ chiaro quindi che il mondo arabo, che vede l’occupazione dei Territori palestinesi come una profonda ingiustizia per via della quale essi sono chiamati a” pagare” per un crimine che, comunque, è a loro del tutto estraneo, possa dimostrarsi permeabile alle teorie negazioniste dell’Olocausto, usate come arma politica.

Ne è il classico esempio il presidente iraniano Ahmadinejad, secondo cui lo Stato di Israele – che gode dell’incondizionato appoggio degli Usa – è potuto venire ad esistenza solamente sfruttando questo “presunto” genocidio. E’ dunque attraverso il negazionismo, associato all’antiamericanismo, che si arriverà a “cancellare” lo Stato ebraico dalla carta geografica.

Ma si tratta di un grave errore, che serve solo la causa di Israele e supporta il suo status di eterna “vittima” di una congiura mondiale antisemita, e di una strumentalizzazione che non serve affatto alla causa del popolo palestinese. Di questo e altro tratta l’articolo di Tahar Ben Jelloun, pubblicato dal settimanale L’espresso in edicola la settimana passata (n.42 del 22 ottobre).

La questione palestinese non ha nulla a che vedere con l’Olocausto degli ebrei, si tratta puramente e semplicemente di una questione di giustizia, di legalità internazionale, di affermazione del diritto alla autodeterminazione dei popoli. Il regime dell’apartheid instaurato da Israele nei Territori occupati, un’occupazione di stampo razzista e colonialista, è una scandalosa vergogna che va eliminata, ma per farlo non c’è alcun bisogno di ricorrere alla rivisitazione e alla riscrittura della storia.

Nel famoso discorso tenuto qualche tempo addietro all’Università del Cairo, il presidente Usa Barack Obama, mentre esprimeva la sua volontà di riconciliazione tra gli Stati Uniti e l’Islam, si premurava nel contempo di affermare l’immoralità di chi vuole mettere in dubbio la realtà storica della Shoah.

Possiamo anche concordare su questo, purché nel momento in cui gridiamo “mai più!” riferendoci allo sterminio degli ebrei, siamo altrettanto pronti e conseguenti nell’adoperarci a far cessare quell’autentico e vergognoso crimine costituito dall’assedio e dalla riduzione alla fame di un milione e mezzo di Palestinesi che, nella Striscia di Gaza, vivono in condizioni degne del ghetto di Varsavia, e ad impedire che vengano massacrati civili innocenti a Gaza come in Cisgiordania, sia pure se si tratta “solo” di alcune migliaia di persone.

Perché altrimenti, ancora una volta, le parole di Obama saranno destinate a restare un vacuo esercizio di retorica.

Quanto sin qui detto si ricollega, in qualche modo, al caso che riguarda il professor Antonio Caracciolo e l’incredibile gogna mediatica a cui è sottoposto in questi giorni da parte del quotidiano” La Repubblica”.

Antonio Caracciolo, 59 anni, ricercatore di Filosofia del Diritto all’Università La Sapienza di Roma, gestisce un certo numero di blog tra i quali, almeno tra quelli a me noti, vi sono
Clubtiberino e Civium Libertas.

Riportando come titolo dell’articolo una frase virgolettata che non compare in alcuno dei due siti e che il professore afferma di non aver mai pronunciato (“lo sterminio degli ebrei è una leggenda”), Antonio Caracciolo viene additato da Repubblica come un pericoloso negazionista antisemita, scatenando le ovvie reazioni della politica romana e quelle del rettore dell’Ateneo, il quale minaccia provvedimenti disciplinari. L’atto d’accusa di Repubblica lo potete trovare
qui e qui, l’autodifesa del povero Caracciolo in questa pagina del suo blog Civium Libertas.

Premesso che le teorie revisioniste e/o negazioniste dell’Olocausto non mi hanno mai minimamente interessato, che non ho alcuna remora nell’accettare le cifre ufficiali degli ebrei morti a causa delle persecuzioni naziste e che sono estremamente ligio alle leggi della Repubblica italiana (così, tanto per evitare equivoci…), devo dire che a me pare una grave abdicazione al principio della libertà di manifestazione del pensiero – che pure è un diritto di rango costituzionale – l’impossibilità di fatto di sottoporre a revisione e riesame critico di un fatto storico datato ormai diverse decine di anni fa, sia pure quando si tratti di una tragedia immane quale è la Shoah.

Trovo inoltre gravissimo che un uomo possa essere sospeso e, in ipotesi estrema, perdere il lavoro, solo in ragione delle sue idee; va rilevato, infatti, che il professor Caracciolo afferma di non aver mai pronunciato la frase incriminata riportata da Repubblica, e che lo stesso quotidiano deve ammettere che mai, nel corso delle sue lezioni, si è trattato di teorie negazioniste.

Trovo inusitate e pericolose le affermazioni del presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, secondo cui “bisogna evitare che certe persone possano entrare in contatto con gli studenti”: ma stiamo scherzando?

Questo per tacere del fatto che quello che è ormai divenuto il “caso Caracciolo” rappresenta la nuova scusa per riesumare il solito vittimismo tipicamente ebraico, con Pacifici che afferma che nelle università italiane esiste una vera e propria “rete negazionista”, unita dall’odio verso Israele e gli ebrei e alimentata, tra l’altro, dalle esternazioni del presidente iraniano Ahmadinejad (e con ciò torniamo al punto di partenza…). L’obiettivo sarebbe quello di ottenere un intervento legislativo, sanzionando penalmente le esternazioni negazioniste e mettendo un bavaglio al web per evitare il proliferare di siti con contenuti antisemiti e negazionisti.

E’ certo un mondo strano quello contemporaneo, in cui – in alcuni Paesi – un reato di opinione come la negazione dell’Olocausto può condurre in galera, mentre la comunità internazionale non riesce a incriminare e a sanzionare penalmente gli assassini che hanno massacrato a Gaza oltre 1.400 persone, l’83% dei quali civili inermi, devastati dai proiettili a frammentazione o arsi vivi dal fosforo bianco.

E’ un mondo strano quello che vede i discendenti di un popolo vittima di un’orrenda persecuzione mandare il proprio potentissimo esercito – il più “morale” al mondo – a macchiarsi di atrocità e crimini di ogni sorta, mentre le comunità ebraiche di tutto il mondo, inclusa quella italiana, si schierano pressoché compattamente a giustificare, se non addirittura ad esaltare, i crimini bestiali di soldati che, per carità, si limitano soltanto a “difendere” la sicurezza di Israele. Minacciata, come è noto, da donne e bambini.

Tra le frasi incriminate del professor Caracciolo, indicate da Repubblica come venate da antisemitismo, vi è anche questa: "Le leggi razziali furono cose di 70 anni fa che si collocano in un contesto di 70 anni fa. Molti italiani, la stragrande maggioranza, hanno meno di 70 anni e quasi tutti gli italiani di oggi non hanno nessuna memoria diretta di quegli anni. A trarne profitto sono gli ebrei di età avanzata che sono diventati una sorta di eroi nazionali”.

Vorrei allora riportare a confronto di queste affermazioni un breve brano, tratto dal libro “L’industria dell’Olocausto” di Norman Finkelstein.

“Il mio interesse nei confronti dell’Olocausto nazista prese le mosse da vicende personali. Mia madre e mio padre erano dei sopravvissuti al ghetto di Varsavia e ai campi di concentramento…

Dal momento che l’interpretazione dell’Olocausto assumeva forme sempre più assurde, a mia madre piaceva citare, non senza ironia, Henry Ford: "La storia è una sciocchezza". I racconti dei "sopravvissuti all’Olocausto" (tutti prigionieri dei campi di concentramento, tutti eroi della resistenza) a casa mia erano una fonte particolare di amaro divertimento.

D’altronde già molto tempo fa John Stuart Mill aveva compreso che "le verità se non sottoposte a continua revisione, cessano di essere verità. E, attraverso le esagerazioni, diventano falsità".
Mio padre e mia madre mi chiesero spesso perché m’indignassi di fronte alla falsificazione e allo sfruttamento del genocidio perpetrato dai nazisti. La risposta più ovvia è che è stato usato per giustificare la politica criminale dello stato di Israele e il sostegno americano a tale politica.".

Ma Finkelstein, ebreo americano figlio di sopravvissuti ai lager nazisti, certe cose può permettersi di affermarle, il professor Caracciolo evidentemente no, e non se ne comprende la ragione.

L’autogol di Ahmadinejad
Il negazionismo sull’Olocausto non aiuta la causa palestinese
di Tahar Ben Jelloun

Ury Avnery, militante israeliano per la pace, si è posto la questione di sapere perchè il governo israeliano abbia boicottato la commissione Goldstone incaricata dall’Onu di indagare su quello che è realmente accaduto a Gaza. ” Perchè sapeva che la commissione, a prescindere da quale fosse, sarebbe arrivata alle conclusioni alle quali è arrivata”.

Richard Goldstone è stato giudice della Corte costituzionale del Sudafrica, primo procuratore del Tribunale penale internazionale ed ex militante anti-apartheid. Ha accettato di guidare questa commissione perchè crede nella supremazia dei diritti e delle leggi di guerra.

L’inchiesta è stata condotta in condizioni difficili. Non essendo stata autorizzata a entrare sul suolo israeliano nè nei Territori palestinesi, per accedere a Gaza – dove è stata accolta dai dirigenti di Hamas che hanno risposto alle sue domande – la commissione è dovuta passare dall’Egitto.

Il rapporto che ha redatto è schiacciante per Israele e non risparmia Hamas.

Il rapporto parla infatti di 1387 palestinesi morti, di cui 300 bambini, 115 donne e 85 uomini di età superiore a 50 anni; di 2700 edifici distrutti; e di 13 israeliani uccisi, di cui 5 soldati.Queste cifre non necessitano di nessun commento. Il problema è che Israele, come Hamas, ha ammazzato dei civili e ha commesso quindi “crimini di guerra”: è questa la conclusione alla quale approda il rapporto, anche se la guerra è stata particolarmente sbilanciata.

Human Rigthts Watch che svolge inchieste sulle violazioni dei diritti umani, non è riuscita a interrogare i responsabili israeliani e nel rapporto si deplora questo fatto. Le reazioni delle autorità di Israele confermano in qualche modo una consapevolezza di cui si rifiutano le premesse. Così, per esempio, il presidente Shimon Peres ha dichiarato che questo rapporto è una “pagliacciata storica, che non distingue tra chi aggredisce e uno Stato che esercita il proprio diritto alla legittima difesa”. Quanto al primo ministro Netanyahu, ha paragonato i razzi di Hamas ai blitz dei nazisti in Inghilterra!

Queste modalità di difesa e di negazione della realtà non fanno che deteriorare sempre più l’immagine dello Stato di Israele presso l’opinione pubblica internazionale e in particolare arabo-musulmana. Ciò incoraggia l’iraniano Ahmadinejad a parlare di ”leggenda dell’Olocausto”. La confusione su questo argomento è totale e non serve assolutamente la causa palestinese. Non si rende un servizio alla Storia e al popolo palestinese negando la tragedia che ha sterminato gli ebrei.

Tutti i negazionisti che si sono avvicinati ai palestinesi per dar loro un aiuto non hanno fatto che ingenerare nuova confusione. Si tratta di aiuti di cui i palestinesi non hanno bisogno, perchè la loro causa non ha nulla a che spartire con il passato nel quale l’Europa si rese colpevole dello sterminio degli ebrei. La Germania nazista, l’Italia fascista, la Francia di Vichy hanno mandato gli ebrei a morire. Perchè oggi i palestinesi che lottano per avere una patria sarebbero responsabili dei massacri commessi dall’Europa?

Quando Netanyahu mette sullo stesso piano i razzi di Hamas e i blitz nazisti, cambia i termini reali della questione, che è e rimane quella dell’occupazione dei Territori, una faccenda coloniale, che non ha nulla a che spartire con l’Olocausto degli ebrei.

Nel mondo arabo prevale un sentimento anti-israeliano molto forte. Alcuni vorrebbero confonderlo con l’antisemitismo. Il razzismo contro gli ebrei esiste un po’ dappertutto nel mondo, ma le critiche e la denuncia della politica del governo israeliano non sono antisemitismo, anche se alcuni media indulgono un po’ in questa confusione.

Gli israeliani, uomini politici o intellettuali, che criticano severamente il modo in cui il loro governo ha combattuto in Libano nel 2006 e a Gaza nel 2008 sono forse antisemiti?

Ahmadinejad si spinge molto oltre nel suo odio per lo Stato di Israele, pur ricordando che in Iran vivono decine di migliaia di ebrei che non si lamentano. I suoi discorsi sono violenti, intollerabili.

Nel momento in cui si prepara a sfidare gli Stati Uniti e l’Europa con il suo programma nucleare, provoca in primis Israele, che cerca in tutti i modi di impedire che l’Iran si procuri l’atomica.Tutto ciò è preoccupante, perchè un attacco israeliano contro l’Iran avrebbe conseguenze più gravi dei bombardamenti dell’Iraq quando Saddam cercava di procurarsi uranio arricchito.

Non resta che sperare che la pazienza e la saggezza di Obama siano più validi dello spirito bellicoso di Netanyahu.

(traduzione di Anna Bissanti)

Etichette: , , , ,

Condividi

1 dicembre 2008

Ecco come ci trattano i nostri "fratelli maggiori".

Dal sito Terrasanta.net una notizia che non ha bisogno di commenti.
Nella Città Santa sputano in faccia ai frati
di padre Rosario Pierri ofm
Gerusalemme, 28 novembre 2008
Carissimi amici, quella che vi sto per raccontare è una triste vicenda capitata a diversi frati della Custodia di Terra Santa qualche ora fa.

Stavamo tornando dal Getsemani dove ci eravamo riuniti per celebrare il rinnovo dei voti, dopo aver partecipato a una bella e serena celebrazione presieduta dal Custode. Al ritorno, lungo la strada, c'erano diversi gruppi di poliziotti che presidiavano la strada, mi riferisco al tratto che va dalla Porta dei Leoni in su, verso San Salvatore.

Noi tutti sappiamo che quando la polizia è dispiegata in questo modo è segno che è prevista una manifestazione di ebrei che attraversa il quartiere musulmano dove c'è il convento della Flagellazione.

Sta di fatto che a una quindicina di metri dall'entrata della Flagellazione, cioè del convento dove risiedo, io e altri due frati veniamo bloccati da un poliziotto che ci dice di fermarci perché stanno per arrivare i manifestanti, gli dico che mancano pochi metri e togliamo il disturbo, ma lui suggerisce di fermarci.

Roba da non credere. I manifestanti erano per lo più giovani, alcuni ragazzi, altri ragazzini, tutti, o almeno la maggior parte con riccioli alle tempie. Ad un tratto non si è capito più nulla. Abbiamo incominciato a sentire, via via che i manifestanti sfilavano, sempre più frequente, il caricamento dello sputo, il raschiamento della gola, il caricamento e la mira.

Dapprima gli aspiranti cecchini, dopo averci lanciato uno sguardo di disprezzo, si sono limitati a sputare lungo la strada o, avvicinandosi, ai nostri piedi, poi qualcuno più ardimentoso, visto che erano in molti, ha mirato verso di noi. Il poliziotto che ci aveva fermati, devo dire, li rimbrottava anche con forza. Macché, non gli davano neppure retta. Loro sputavano e basta.

Una volta messa in moto la sputacchieria l'emulazione ha fatto il resto. Cosa c'era di più allettante che puntare al volto e, c'è da scommetterci, vantarsi di aver sputato in faccia a un frate?

Quando mi sono reso conto che le cose stavano precipitando, volevo muovermi per andare a dire ai poliziotti che presidiano, proprio davanti all'entrata del nostro convento, l'uscita del tunnel che dal Muro del pianto sbocca sulla Via dolorosa, di intervenire. Nel mentre è arrivato l'eroe che mi ha sputato in faccia.

Ho reagito e, parlando in italiano devo avergli detto qualcosa come «buffone» o «vigliacco» o giù di lì. Se non gli ho detto così, o anche peggio, è quello che penso. Probabilmente colpito dalla reazione - chissà forse, ma è solo una supposizione, si aspettava che stessi lì a porgere l'altra guancia -, o forse perché lo sputo era stato solo saliva e poco muco, è tornato alla carica una seconda volta. Avevo osato reagire!

Ve lo dico? L'ho anticipato. Sì, confesso che l'ho anticipato. Ho ricevuto, cosa lieve, un calcio al braccio sinistro, non so come e non so da chi, né mi interessa. Nella calca che si è venuta a creare, un cappello nero quasi a tre punte mi ha detto in inglese (credo di aver capito bene) che mi ero trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Insomma eravamo una provocazione, ce l'eravamo cercata. La logica è logica. Se le cose stanno così, allora chiederò, anzi io e gli altri frati chiederemo pubblicamente scusa. Una cosa, però, la mira dello sputatore non era sbagliata, ma precisa. Questo gli va riconosciuto.

Non è un caso che la polizia si sia scusata, adducendo, come attenuante, che erano solo dei giovani. È un ritornello. A me è capitato di sentire e vedere, mentre passavo vestito da francescano quale sono, sputare in segno di disprezzo nell'area antistante al Muro del pianto e all'altezza della cosiddetta casa di Sharon, sempre da parte di giovani muniti di riccioli. Non c'è frate che sia vissuto in Terra Santa per qualche anno che non abbia fatto esperienza di incontri di questo tipo, e non solo con giovani.

Alcune precisazioni. Con questa denuncia non intendo neppure lontanamente generalizzare. Martedì scorso abbiamo celebrato la Messa in ricordo di fra Michele Piccirillo e ho visto presenti anche suoi affezionati amici ebrei che sono anche miei stimatissimi amici. In questa terra ho conosciuto persone, ho frequentato corsi di lingue presentandomi per quello che sono, un frate, e non ho mai percepito segni che facessero intendere fastidio o disprezzo nei miei confronti, anzi sono stato sempre ricevuto con simpatia e cordialità.

Ciò che intendo denunciare è essenzialmente questo. Se dei giovani sputano in questo modo e con questa arroganza e spavalderia anche alla presenza della polizia, vuol dire che hanno ricevuto un tale insegnamento dai loro maestri, se non dai loro padri, e godono di buone protezioni. Il fatto accaduto ha una chiara matrice pseudo-religiosa e il loro disprezzo è una manifestazione di odio. Ora provate a immaginare, se solo lontanamente qualcosa del genere fosse capitato a qualcuno di quei manifestanti anche nel più remoto angolo della terra. Cosa sarebbe successo nel mondo della comunicazione?

Per dirla tutta, io non ho alcuna pretesa di voler essere apprezzato o stimato per quello che sono, figuriamoci amato, uno è libero di disprezzarmi per quello che sono e per ciò che ai suoi occhi rappresento o posso rappresentare. Da qui a farmi sputare in faccia due volte senza reagire, purtroppo, ce ne passa ed è un mio limite.

Qualcuno qui alla Flagellazione mi ha fraternamente rimproverato di aver reagito, perché non bisogna mai scendere a quel livello. È vero. Poco prima avevamo rinnovato insieme i voti al Getsemani, dove il Custode ci aveva ricordato il fiat di Nostro Signore Gesù. Francesco non avrebbe mai reagito e avrebbe pregato per il suo sputatore, questo lo so fin troppo bene. Mi fermo qui per non cadere nella trappola della retorica.

Per giustificarmi ho detto di aver reagito come figlio dei miei genitori e membro della mia famiglia. Non era una scusa, ci credo e come, ed ha funzionato.

Etichette: , , ,

Condividi

31 ottobre 2007

Perchè gli ebrei sono così intelligenti?

Pare ormai accertato che il quoziente intellettivo degli ebrei sia particolarmente elevato, come proverebbe, ad esempio, il gran numero di Premi Nobel ebrei (fatto questo, peraltro, di cui molti appartenenti alla categoria amano vantarsi in forum e pubbliche discussioni).
E così in questi giorni l’American Enterprise Institute (Aei) ha deciso di organizzare un convegno dal suggestivo titolo “Perché gli ebrei sono così intelligenti?”, invitando a discutere dell’argomento John Entine (ebreo, autore del libro “I figli di Abramo: razza, identità e dna del popolo eletto”), Charles Murray (presbiteriano, teorico dell’inferiorità dei neri), e Laurie Zoloth (ebrea, professoressa di bioetica alla Northwestern University).
Va qui ricordato che l’Aei è uno dei più importanti ed influenti think-tank neocon degli Stati Uniti, una istituzione culturale di cui fanno parte, tra gli altri, Paul Wolfowitz (ex sotto-segretario alla Difesa), lo storico Frederik Kagan, Newt Gingrich.
Il dibattito – come riferito dal Washington Post - è stato ampio e articolato.
Entine ha ipotizzato che il notevole q.i. degli ebrei sia dovuto a mutazioni genetiche, quale ad esempio il morbo di Tay Sachs, mutazioni “che potrebbero aver favorito la crescita delle cellule cerebrali”.
Murray ha attribuito la poderosa intelligenza del popolo ebraico al rigore degli studi religiosi nel corso dei secoli: “se eri ebreo e poco intelligente ti riusciva più facile diventare cristiano” (!).
La Zoloth, infine, ha sostenuto che a rendere gli ebrei più intelligenti sia stata, nel corso dei secoli, soprattutto la necessità di sopravvivere alle persecuzioni.
Mentre attendiamo con ansia che gli studiosi arrivino ad un punto fermo circa i motivi della grande intelligenza degli ebrei, non possiamo, tuttavia, fare a meno di notare come l’insistenza nel voler segnalare e motivare differenze tra gli uomini sulla base della razza – soprattutto quando queste differenze vengono imputate a cause genetiche – storicamente ha contribuito, e ancora oggi può contribuire, a quella pericolosa deriva antisemita di cui pure gli ebrei, un giorno si e l’altro pure, si lamentano con grande clamore.
Non c’è bisogno di essere esimi scienziati, peraltro, per capire che effettivamente il popolo ebraico è davvero dotato di una intelligenza fuori dal comune.
Bisogna essere, infatti, davvero abili ed intelligenti per piegare, come avviene da decenni, la politica estera Usa agli obiettivi e alle esigenze strategiche della nazione ebraica.
Bisogna davvero essere dotati di una intelligenza fuori dal comune (combinata ad una straordinaria faccia tosta) per far digerire a tutto il mondo (occidentale) la colossale panzana che dipinge i Palestinesi come dei terroristi spietati e sanguinari e gli Israeliani come delle vittime di una aggressione ingiusta e immotivata.
Non si spiegherebbe altrimenti la circostanza – rilevata qualche giorno addietro da John Dugard con particolare riferimento alla situazione di Gaza – che vede i Palestinesi come l’unico caso al mondo di popolazione che vive sotto occupazione militare e che, tuttavia, viene sottoposta ad un incredibile boicottaggio politico ed economico.

Etichette: , , ,

Condividi

20 giugno 2007

Una questione di percentuali.

Da un gruppo di discussione su Yahoo riporto questa semplice argomentazione di tipo non revisionista bensì semplicemente realista, fatta da chi - come il sottoscritto - ama le argomentazioni di tipo statistico-numerico.
Supponendo che l'Olocausto sia realmente, interamente ed esattamente accaduto come i media correntemente lo hanno presentato.
Allora potremmo dire che quaranta milioni di Tedeschi-nazisti hanno sterminato sei milioni di ebrei.
Che è un rapporto pari al 15%.
Adesso compariamo questa Tragedia di 62 anni fa con le vittime odierne dello Stato di Israele, altrimenti noto come Israele-sionista.
Quattro milioni di Israeliani hanno ucciso (in 60 anni) circa 120.000 Palestinesi e ne hanno esiliati altri 850.000, che sono divenuti oggi circa due milioni di profughi e altri due milioni di morti viventi, quali sono oggi i Palestinesi sotto occupazione.
Il che ammonta a circa 4.850.000 vittime.
Che conduce a un rapporto pari al 121%.
Se l'umanità o, piuttosto, la disumanità potesse essere calcolata o misurata aritmeticamente, vorrebbe dire che la Germania nazista ha prodotto il 15% di crimini e lo Stato sionista di Israele ne ha prodotto il 121% e/o che il Sionismo è 8 volte peggiore del Nazismo.
Si aggiunga a questa tragedia il fatto che i Sionisti sono ancora instancabilmente attivi, come possiamo facilmente vedere in televisione, ogni giorno.
Raja Chemayel

Etichette: , ,

Condividi