27 aprile 2010

L'espansione delle colonie: un errore morale e politico.

“Ancora una volta l’esistenza di Israele è in pericolo. Il pericolo non proviene soltanto dalla minaccia di nemici esterni, ma dall’occupazione e dalla continua espansione delle colonie in Cisgiordania e nei quartieri arabi di Gerusalemme est, un errore morale e politico…”.

E’ un passaggio dell’appello pubblicato ieri su Le Monde e sottoscritto da numerosi intellettuali ebrei che vivono in Europa, e che verrà presentato ufficialmente al Parlamento europeo il prossimo 3 maggio. Tra i firmatari spiccano molti nomi noti: gli scrittori Alain Finkielkraut e Bernard-Henri Levy, il Premio Nobel per la fisica Daniel Cohen-Tannoudji, l’ex Presidente della Svizzera Ruth Dreifuss, il rabbino di Bruxelles David Meyer, lo storico Pierre Nora, l’italiano Gad Lerner.

Gli argomenti del documento sono noti: partendo dall’assunto (condivisibile o meno) che l’unica soluzione percorribile del conflitto israelo-palestinese si basa sul principio “due popoli, due stati”, si pone con urgenza la questione di smobilitare gli insediamenti colonici nei territori palestinesi occupati e di consentire la nascita di uno Stato palestinese dotato della necessaria continuità territoriale e di adeguate risorse. Mantenere l’attuale status quo, infatti, porterebbe Israele davanti all’alternativa di diventare uno stato dove gli ebrei sarebbero minoranza (si tratta della soluzione che prevede un unico stato binazionale) ovvero di essere messo al bando dalla comunità internazionale a causa delle perduranti violazioni della legalità internazionale e del diritto umanitario.

Ma ciò che è davvero importante, a mio avviso, è l’appello agli ebrei della diaspora ad adoperarsi in ogni modo affinché prevalgano la voce della ragione e si giunga rapidamente ad una composizione pacifica di questo sanguinoso conflitto, esercitando ove necessario le dovute pressioni su chi questa pace non fa nulla per raggiungere.

Perché “allinearsi in modo acritico alla politica del governo israeliano è pericoloso perché va contro i veri interessi dello Stato d’Israele”. E, direi soprattutto, contro gli interessi della pace nel mondo.

APPELLO ALLA RAGIONE

Siamo cittadini ebrei di paesi europei impegnati nella vita politica e sociale dei nostri rispettivi paesi. Qualunque sia il nostro percorso personale, il legame con Israele è parte costitutiva della nostra identità. Il futuro e la sicurezza di questo stato al quale siamo così fortemente legati ci preoccupano.

Ancora una volta l’esistenza di Israele è in pericolo. Il pericolo non proviene soltanto dalla minaccia di nemici esterni, ma dall’occupazione e dalla continua espansione delle colonie in Cisgiordania e nei quartieri arabi di Gerusalemme Est, un errore morale e politico che alimenta, inoltre, un processo di crescente, intollerabile delegittimazione di Israele in quanto stato.

Per questa ragione abbiamo deciso di mobilitarci intorno ai principi seguenti:

1) Il futuro di Israele esige di giungere a un accordo di pace con il popolo palestinese sulla base del principio di “due popoli, due stati”. Lo sappiamo tutti, l’urgenza incalza. Presto Israele sarà posta di fronte ad un’alternativa disastrosa: o diventare uno stato dove gli ebrei saranno minoritari nel loro proprio paese o mantenere un regime che trasformerebbe Israele in uno stato paria nella comunità internazionale e in un perenne teatro di guerra civile.

2) E’ essenziale che l’Unione europea a fianco degli Stati Uniti eserciti una pressione forte sulle parti in lotta e le aiuti a giungere a una composizione ragionevole e rapida del conflitto. L’Europa in ragione della sua storia ha una grande responsabilità in questa regione del mondo.

3) Se la decisione ultima appartiene al popolo di Israele, la solidarietà degli ebrei della Diaspora impone di adoperarsi perché questa decisione sia quella giusta. Allinearsi in modo acritico alla politica del governo israeliano è pericoloso perchè va contro i veri interessi dello Stato d’Israele.

4) Vogliamo dare vita a un movimento europeo capace di fare intendere a tutti la voce della ragione. Un movimento che si pone al di sopra delle differenze di parte e di ideologia con l’unica ambizione di adoperarsi per la sopravvivenza di Israele come stato ebraico e democratico, che è strettamente legata alla creazione di uno stato palestinese sovrano e autosufficiente.

E’ in questo spirito che vi chiediamo di firmare e fare firmare questo appello.

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2 Commenti:

Alle 29 aprile 2010 23:45 , Anonymous Andrea ha detto...

Che gli ebrei firmatari dell'appello pensino ai paesi nei quali vivono, e se vogliono dire qualcosa diventino israeliani e votino lì. Nessuno ha diritto di giudicare Israele senza vivere sotto la minaccia di morte in quanto ebrei che fanno ogni giorno i milioni di arabi che circondano il minuscolo Israele.

 
Alle 2 maggio 2010 16:01 , Blogger Carla ha detto...

Fra i firmatari ci sono molti israeliani… vanno bene quelli, o sono sporchi traditori del progetto sionista? Nessuno ha diritto di giudicare Israele, dici, ma spiegami dove sono i milioni di arabi che minacciano di morte gli israeliani… a me pare che continuino a morire numerosi solo i palestinesi, e sempre in contesti pacifici, eh sì…sono proprio minacciosi questi arabi.

 

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