26 aprile 2011

Le "rappresaglie" israeliane contro i civili a Gaza

Il lavoro della temibile macchina della propaganda israeliana per nascondere e dissimulare i quotidiani crimini che l’esercito israeliano commette ai danni della popolazione civile di Gaza è molto semplice. Si tratta di modificare la realtà degli accadimenti e della loro cronologia, in tal modo ottenendo una narrazione dei “fatti” ben diversa dalla realtà.

E ciò si attua tirando una linea temporale ogni qual volta i “terroristi” che pullulano nella Striscia di Gaza pongono in essere un’azione militare di qualche tipo, ad esempio sparando i loro micidiali razzetti artigianali Qassam, linea temporale dalla quale ripartire per raccontare i fatti, in modo tale che i raid criminali di Tsahal che seguono possano essere definiti, di volta in volta, come una semplice “risposta” o “rappresaglia” o “autodifesa”.

Ma ciò è puramente e semplicemente arbitrario in un “conflitto” (molto impari, a dire il vero…) come quello israelo-palestinese, che non presenta soluzioni di continuità e per il quale è molto difficile indicare un “prima” e un “dopo”, ma il cui unico dato certo è che vi è un aggressore e una potenza occupante (Israele) e un aggredito e un popolo sotto occupazione (i Palestinesi).

La “risposta” israeliana, peraltro, assume sempre un carattere di rappresaglia dal sapore vagamente nazista, da un punto di vista sia quantitativo sia della “qualità” dei raid e delle azioni militari e degli strumenti bellici adoperati.

Così, ad esempio, nel solo arco temporale compreso tra il 30 marzo e il 12 aprile di quest’anno – il periodo più sanguinoso dall’operazione “Piombo Fuso” – i Palestinesi uccisi a Gaza sono stati ben 23 (tra cui 10 civili) e i feriti sono stati 65 (46 civili), a fronte di un ragazzino israeliano ucciso e di un altro civile lievemente ferito. Anche due degli uccisi e 15 dei Palestinesi feriti erano bambini e adolescenti (cfr. UN Office for the Coordination of Humanitarian Affairs, Protection of Civilians Weekly Report).

Nei primi tre mesi del 2011 – senza contare dunque i morti e i feriti di aprile – Israele aveva ucciso a Gaza e in Cisgiordania 30 Palestinesi (la metà dei quali civili) e ne aveva feriti 481 (460 civili), mentre le azioni palestinesi avevano causato il ferimento di 21 Israeliani (6 civili) (cfr. UN OCHA, The Monthly Humanitarian Monitor, march 2011).

Purtroppo le dichiarazioni ufficiali di politici e capi di stato (soprattutto Usa) e i media di regime hanno spazio soltanto per la riprovazione e la condanna per i morti israeliani, mentre i morti e i feriti palestinesi non hanno volto e non fanno notizia.

Gli analisti politici e quanti si cimentano nel trovare possibili soluzioni al conflitto israelo-palestinese si concentrano sempre e soltanto sul problema dei confini, delle colonie, di Gerusalemme est e quant’altro. E, tuttavia, non si può ignorare quanto peso e quale impatto abbia ogni assassinio di civili innocenti nell’opinione pubblica palestinese e del mondo arabo in generale. La cui rabbia si accresce ancor più nel vedere che ogni crimine commesso dall’esercito israeliano – anche il più efferato – è destinato a restare senza alcun colpevole ed alcuna punizione.

Di questo ed altro tratta l’articolo che segue, scritto l’11 aprile da Samah Sabawi per il sito web The Palestine Chronicle e qui proposto nella traduzione offerta da Medarabnews.

La verità su Gaza
di Samah Sabawi – 11.4.2011

La copertura mediatica dei bombardamenti israeliani che hanno recentemente colpito Gaza, i quali hanno provocato numerosi morti e un numero ancora più alto di feriti, riecheggia la pretesa di Israele secondo cui tali bombardamenti sarebbero parte di un’escalation cominciata giovedì 7 aprile, quando militanti di Hamas hanno sparato un missile anti-carro contro uno scuolabus israeliano, ferendo in modo grave un adolescente (poi deceduto, n.d.r.) e in modo lieve l’autista. Simili affermazioni tuttavia ignorano la realtà che la violenza sistematica contro i palestinesi non è mai cessata.

In effetti, nelle settimane precedenti l’episodio dello scuolabus, tra il 16 e il 29 marzo, secondo l’Ufficio dell’ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) Israele ha ucciso un totale di 14 palestinesi, tra cui 6 civili, e ne ha ferito 52, tra cui almeno 40 civili (19 bambini). In quello stesso periodo, sono stati feriti 3 civili israeliani. Il rapporto dell’OCHA chiarisce che tutte le vittime civili, e 19 tra i feriti palestinesi, sono stati il risultato di bombardamenti dei carri armati e di colpi di mortaio israeliani. Dunque, sebbene sia Hamas che Israele abbiano preso di mira i civili, Israele ha usato una forza di gran lunga più letale contro la popolazione civile. E per quanto tragico sia il ferimento di un ragazzo israeliano su un autobus, non è stato questo incidente a scatenare il bombardamento israeliano contro i palestinesi di Gaza, che è proseguito in maniera intermittente per gran parte di quest’ultimo decennio, e di certo non è ciò che ha iniziato la recente escalation.

Purtroppo, i morti e i feriti palestinesi, e le incursioni israeliane, non fanno notizia. Ma la morte di ogni bambino, di ogni uomo, e di ogni donna è sentita profondamente nella comunità di Gaza e nel resto della Palestina. Non riuscire a capire questo significa non riuscire a comprendere l’impatto delle tragedie umane su questo conflitto. Sul piano politico, questa incapacità di comprendere le tragedie umane, e come esse infiammano l’opinione pubblica araba e musulmana, ha (e continua ad avere) conseguenze disastrose per la pace e la sicurezza mondiale. All’opinione pubblica occidentale vengono risparmiate le immagini di lutto delle madri e dei padri palestinesi, ma nel mondo arabo e musulmano, queste immagini sono un costante richiamo della brutalità dell’occupazione israeliana e dell’ipocrisia delle potenze mondiali che la sostengono.

Questo squilibrio nell’informazione lascia in molti la falsa impressione che, dopo l’Operazione Piombo Fuso condotta da Israele, vi sia stata “calma” tra Israele e i palestinesi. Ma la realtà racconta una storia diversa. Infatti, dopo “Piombo Fuso” e fino al febbraio di quest’anno, l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha registrato un totale di 151 palestinesi uccisi nei Territori occupati, 19 dei quali erano minorenni. Durante questo stesso periodo 9 civili israeliani sono stati uccisi dai palestinesi, tra cui un minorenne. Queste statistiche, orride come sono, non descrivono nemmeno in parte la violenza quotidiana dell’occupazione israeliana nei confronti dei palestinesi, che comprende fra l’altro le restrizioni di viaggio, l’impossibilità di accedere alle cure mediche, l’assenza di acqua potabile e di elettricità.

In effetti, la violenza dell’occupazione israeliana si presenta in molte forme. Forse la più straziante di queste forme è la punizione collettiva dei palestinesi di Gaza da parte di Israele. Mantenere l’economia “sull’orlo del collasso” – una strategia confermata dai dispacci diplomatici USA rivelati da Wikileaks come una politica israeliana sistematica – è l’obiettivo dell’assedio disumano che ha reso il 55% della popolazione di Gaza vittima dell’insicurezza alimentare e il 10% dei bambini di Gaza preda di disturbi della crescita e della malnutrizione. Gli attacchi, le incursioni e le invasioni periodicamente condotte da Israele, che comportano l’uccisione di un gran numero di civili e la distruzione sistematica dei terreni agricoli, la demolizione delle case e la distruzione delle infrastrutture civili, non sono cessate un solo giorno dopo che l’assedio fu intensificato nel 2007. Limitare la circolazione delle persone, impedire ai malati e agli studenti di lasciare Gaza, negare a parenti e persone amate il diritto di visitare la più grande prigione a cielo aperto del mondo, è una forma di violenza e di estrema punizione collettiva che colpisce l’intera popolazione.

Non dimentichiamo che il 75% della popolazione di Gaza è composta da rifugiati a cui è stato negato per 63 anni il diritto di tornare alle proprie case, all’interno di quella che oggi è Israele. La negazione da parte di Israele dei diritti dei rifugiati e la sua occupazione e colonizzazione di Gaza e della Cisgiordania, protrattasi per 43 anni, è alla radice di tutta la violenza di questo conflitto. Coloro che puntano il dito sull’ultima serie di incidenti, indicandoli come la causa della violenza, stanno semplicemente perdendo di vista il quadro generale.

Samah Sabawi è una scrittrice e attivista palestinese di nazionalità australiana; è rappresentante di Australians for Palestine

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16 Commenti:

Alle 26 aprile 2011 18:43 , Anonymous Fabio ha detto...

ora ti chiedo, Vichi:qual è secondo te l'obiettivo politico dei palestinesi? Per me il loro obiettivo è quello di creare uno Stato islamico in Medio Oriente al posto di israele, perchè il nocciolo della questione è proprio questo, essi non vogliono che ci sia una nazione non islamica in Palestina.Se si fa un giro nei forum islamici, si nota come molti musulmani detestino Israele non tanto per le ingiustizie e i crimini da esso commessi, ma solo perchè non è uno Stato basato sulla legge coranica.IO non sono affatto un filoisraeliano sfegatato e fanatico (come certi che scrivono a volte qui)però non me la sento nemmeno di dare un appoggio totale alla causa palestinese, perchè questi ultimi non sono tutti favorevoli ad una pace giusta, spesso tra loro serpeggiano estremismi.
Il nazionalismo arabo, inoltre, è stato spesso storicamente piuttosto antisemita, ne è una prova il fatto che quando nel lontano 1922 la giordania venne assegnata dagli inglesi agli arabi il primo atto del governo giordano fu quello di cacciare dalla nazione le poche comunità ebraiche che vi vivevano.Quindi il rischio concreto è che, una volta creato lo Stato palestinese, esso diventi pian piano estremista e pericoloso ed è un'eventualità che credo nessuno possa escludere. Quanto ad Israele, io sono convinto che sia giusto che esista, solo che, se persiste ad opprimere un altro popolo, rischia di scavarsi la fossa da solo e mi dispiace.

P.S. Il mio commento non voleva essere provocatorio, ma solo uno spunto per discutere civilmente.

 
Alle 27 aprile 2011 01:40 , Blogger vichi ha detto...

A me va bene discutere civilmente, e allora ti inviterei a rileggere attentamente cosa hai scritto.

Perchè non credo che si possa ammettere il massacro quotidiano di civili inermi e l'assedio a un milione e mezzo di Palestinesi solo perchè vi è l'eventualità che un ancora ipotetico stato palestinese possa un giorno diventare "estremista e pericoloso"!

In Egitto, per ipotesi, i Fratelli Musulmani potrebbero un giorno arrivare al potere, e allora che fa, bombardiamo l'Egitto? La Giordania pullula di gruppi salafiti (e un giordano era tra quelli che hanno ucciso il povero Vittorio Arrigoni), ma ciò non impedisce alla Giordania di essere in ottimi rapporti con Israele.

Oggi si parla tanto del "vento della democrazia" che soffia impetuoso nel nordafrica, eppure le ultime elezioni legislative palestinesi - fortemente volute da Condi Rice e svoltesi in maniera perfettamente regolare - si erano concluse con la vittoria di Hamas.

E dopo, ti ricordi cosa è successo?

Il vero è che la pace tra israeliani e palestinesi non potrà mai essere raggiunta senza un "honest broker" che garantisca le parti in causa, ma che soprattutto sostenga le ragioni dei palestinesi, in quanto contraenti più deboli.

E non potrà mai essere raggiunta se all'esercito israeliano continuerà ad essere consentito di massacrare civili inermi e di commettere quotidiani e orribili crimini di guerra, senza mai doverne rispondere ad alcuno.

 
Alle 27 aprile 2011 18:14 , Anonymous gianni ha detto...

ma quali sono questi crimini orrendi?

 
Alle 28 aprile 2011 13:20 , Blogger vichi ha detto...

Mah, che dire, forse l'uccisione di otto bambini palestinesi e il ferimento di altri 48 - solo dall'inizio del 2011 come ci ricorda in questi giorni l'Unicef - potrebbe essere definito un "crimine orrendo", non ti pare?

O l'uccisione di una ragazza 19enne e di sua madre dilaniate da una granata di artiglieria mentre erano sulla soglia di casa?

O quella di un bambino che giocava a pallone in uno spiazzo?

L'elenco tendenzialmente è purtroppo infinito...

 
Alle 29 aprile 2011 10:50 , Anonymous gianni ha detto...

non credo sia omicidi deliberati mentre quelli palestinesi tipo strage di itamar lo sono,non trovi una certa differenza? fermo restando l'atrocità di tutte le morti in situazioni del genere

 
Alle 29 aprile 2011 12:01 , Anonymous Ale ha detto...

Eh già...perchè i 10 000 e passa razzi e i colpi di mortaio che vengono lanciati ai civili da 9 anni a questa parte sono parte degli spettacoli pirotecnici,il bambino innocente di 16 anni ucciso dentro lo scuolabus non ha valore...come non hanno valore i bambini di Itamar,coloni per il signor vichi,vite umane per chiunque abbia buon senso...Un neonato di 3 mesi!
Due pesi,due misure,caro Gianni,lo imparerai presto leggendo questo blog

 
Alle 29 aprile 2011 12:58 , Blogger vichi ha detto...

Non è assolutamente così, e chi legge con attenzione e atteggiamento imparziale questo blog sa bene che io ho sempre condannato l'uccisione di civili innocenti.

Però esiste un dato numerico incontrovertibile, che vede i morti e i feriti imputabili ai crimini di guerra israeliani infinitamente superiori di numero a quelli commessi dai "terroristi" palestinesi.

Nei primi tre mesi del 2011 – senza contare dunque i morti e i feriti di aprile – Israele aveva ucciso a Gaza e in Cisgiordania 30 Palestinesi (la metà dei quali civili) e ne aveva feriti 481 (460 civili), mentre le azioni palestinesi avevano causato il ferimento di 21 Israeliani (6 civili) (cfr. UN OCHA, The Monthly Humanitarian Monitor, march 2011).

E, soprattutto, è israele ad essere la potenza occupante e l'aggressore, e il popolo palestinese rappresenta l'occupato e l'aggredito, peraltro in condizioni di pressocché totale inferiorità e incapacità di difendersi.

La soluzione più pratica e facile è sotto gli occhi di tutti, ed è il ritiro dai territori occupati in cambio della pace e del riconoscimento di israele da parte di tutto il mondo arabo.

Ma di rinunciare persino a un centimetro quadrato della terra destinata per diritto divino agli ebrei, israele non ci pensa neppure!

E si fottano pure l'onu, il diritto internazionale e il diritto umanitario...

 
Alle 29 aprile 2011 15:34 , Anonymous gianni ha detto...

scusa Vichi ma un dato mi salta agli occhi e reputo importante,i morti palestinesi civili sono incidenti tragici di una guerra,mentre i morti civili israeliani mi sembrano omicidi a sangue freddo e assolutamente voluti.
poi per dar ragione alle tue parole di pace,mi piacerebbe vedere la cessazione del lancio di razzi e tentativi di infiltrazione e poi potrei giudicare israele come uno stato terrorista ,mentre adesso lo reputo uno stato che difende i suoi cittadini .
la mia speranza è che la nuova generazione stanca di questa guerra si organizzi e metta alle strette i politici per una pace con 2 stati democratici,vicini e liberi di collaborare per il bene dei due popoli.Attenzione ho detto entrambi perchè le colpe ,per me sono al 50% e non con un'altra percentuale come spesso si vuol far credere.

 
Alle 29 aprile 2011 15:36 , Anonymous gianni ha detto...

dimenticavo Vichi,l'aggressore non è Israele in quanto stato attaccato, è forse lo stato vincitore con i pro e i contro di tale situazione

 
Alle 30 aprile 2011 15:22 , Blogger vichi ha detto...

Ops è vero, che sbadato, sono i Palestinesi di Gaza che assediano israele e compiono raid quotidiani su Tel Aviv massacrando donne, bambini e civili inermi...

 
Alle 1 maggio 2011 15:24 , Anonymous Anonimo ha detto...

Non si capisce perchè Israele debba accettare di tanto in tanto di avere qualche missile che gli cade addosso e qualche morto solo perchè i palestinesi sono incapaci di armarsi. la logica "si è vero uccidiamo qualche ebreo, ma ne uccidiamo pochi perchè abbiamo solo missili artigianali, quindi non dovete prendervela" a me non convince, ogni paese ha il diritto all'autodifesa. le rapppresaglie israeliane sono delle vere e proprie opere d'arte, non c'è esercito al mondo che cerca di salvaguardare i civili colpendo i solo i terroristi, poi ovviamente la guerra non è un intervento chirurgico quindi purtroppo i morti civili sono inevitabili, peraltro i palestinesi mirano esclusivamente ai civili... uno può pensarla diversamente ma almeno i fatti e la verità anrebbero rispettati. quando per esempio si scrive "Nei primi tre mesi del 2011 Israele aveva ucciso a Gaza e in Cisgiordania 30 Palestinesi, mentre le azioni palestinesi avevano causato il ferimento di 21 Israeliani" si mente, per esempio ci si dimentica della famiglia ebrea trucidata il 12 marzo (pastinesi che hanno tagliato la gola ad un bambino di 9 mesic he stava dormendo, rei confessi, ed orgogliosi, si sono giustificati dicendo che "erano ebrei"). purtroppo la comunità internazionale si diletta ad accusare Israele per qualsiasi cosa, è il paese con più risoluzioni di condanna nel mondo nonostante nel mondo ci siano dittature sanguinarie che provocano morti in numero migliaia di volte superiore a quelli che provocano gli israeliani.

www.maurod.ilcannocchiale.it

 
Alle 2 maggio 2011 10:49 , Blogger vichi ha detto...

Giuro che questa non l'avevo ancora sentita: "le rappresaglie israeliane sono delle vere e proprie opere d'arte"!

Davvero non c'è limite all'orrore e alla bestialità umana...

 
Alle 2 maggio 2011 15:38 , Anonymous gianni ha detto...

Vichi scusa non girare le parole,ho detto che gli arabi tutti hanno tentato di distruggere israele e se potessero lo farebbero ancora, è ben diverso da quello che mi metti in bocca.e poi, si sono i palestinesi che giornalmente lanciano razzi e tentano di infiltrarsi.

 
Alle 3 maggio 2011 11:07 , Blogger vichi ha detto...

Io non "giro" proprio nulla, mi pare semplicemente assurdo che venga condannato non chi occupa territori non propri e impone un assedio che è un crimine di guerra, ma - al contrario - solo chi si limita a difendersi, come è nel caso dei Palestinesi.

Lasciamo perdere poi i tentativi di "infiltrazione". Sarà pure un caso, ma tutti i Palestinesi uccisi da tsahal - civili o "terroristi" che fossero - si trovavano tutti dal lato gazano della frontiera...

 
Alle 4 maggio 2011 10:23 , Anonymous gianni ha detto...

Si forse stavano tagliando le recinzioni dalla parte di gaza e non erano ancora entrati.Prevenire è meglio che curare .
difendersi vuol dire uccidere a sangue freddo civili o colpire deliberatamente uno scuolabus?

 
Alle 5 maggio 2011 02:49 , Blogger vichi ha detto...

E' lo stesso modo di ragionare, "prevenire è meglio che curare"...

 

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