4 gennaio 2016

La terza generazione, ancora sotto occupazione



A third generation has been born into the occupation by now. A third generation of children who know only the reality of daily human rights violations. It’s hard to find hope when the occupation infiltrates every aspect of your life; it’s hard to grow up when you don’t feel safe even in your own home, with soldiers waking you in the dead of night; it’s hard to feel free when soldiers and police officers detain you on your way to school; it’s hard to breathe when you live, whether as child or adult, with your most basic rights as a person denied – the right to freedom and to dignity.While Israeli authorities and their various emissaries are doing everything in their power to silence dissent over the occupation’s chokehold on Palestinians, we are here to ensure that you know what is being done in the occupied territories and to work towards a better reality.Join us. Share this video and support B’Tselem:https://www.btselem.org/donate*All the footage was filmed by our Camera Project volunteers in 2015.
Posted by ‎B'Tselem בצלם‎ on Giovedì 31 dicembre 2015

Una terza generazione di palestinesi è nata sotto occupazione, una generazione che conosce soltanto una realtà fatta di quotidiane violazioni dei diritti umani.
E' difficile nutrire speranza se l'occupazione devasta ogni aspetto della tua vita, è difficile crescere se non ti senti al sicuro neppure al riparo della tua casa, dove i soldati israeliani possono venire a interrogarti nel cuore della notte.
E' difficile sentirsi liberi se i soldati possono rapirti mentre vai a scuola, è difficile persino respirare quando sei costretto a vivere privato dei tuoi diritti più basilari, il diritto alla libertà e alla dignità. E, aggiungo io, è difficile non odiare chi ti fa tutto questo, è difficile non desiderarne la morte.
Stiamo giustificando la violenza e l'uccisione di innocenti? Certo che no, stiamo semplicemente constatando una semplice ed evidente realtà: alla radice di tutto il sangue che bagna il vicino oriente, sia esso di palestinesi o di israeliani, vi è l'occupazione e il regime di apartheid criminale che la sorregge.
E chiunque fa' si che si perpetui l'occupazione dei territori palestinesi ha le mani macchiate di questo sangue. E chi fa finta di niente e rivendica con orgoglio la propria amicizia per lo stato criminale occupante ha anch'egli qualche schizzo di sangue sulla cravatta...

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4 Commenti:

Alle 29 gennaio 2016 18:28 , Anonymous Anonimo ha detto...

Bentornato!! Là tua parola e le tue denunce contro l'ingiustizia in Palestina mancavano dà troppo tempo.Spero ché tu abbia risolto i tuoi problemi e riprenda là tua battaglia con più forza di prima contro l'ingiustizia ché dà troppo tempo perseguita e opprime quella terra nel'indifferenza generale.Ciao

 
Alle 2 febbraio 2016 16:55 , Blogger vichi ha detto...

Grazie davvero!

 
Alle 5 luglio 2016 03:53 , Blogger gunther blumentritt ha detto...

E' anche difficile sentirsi liberi quando uno scalmanato imbottito di dinamite si fa saltare in aria in un ristorante, quando uno ti accoltella ad un posto di blocco, quando tirano pietre sulle tue auto o quando piovono missili Kassam nel tuo giardino. La liberta' e' una pianta che si annaffia col sangue dei martiri e dei tiranni.

 
Alle 6 luglio 2016 11:48 , Blogger vichi ha detto...

Non sono i palestinesi ad andare a casa degli israeliani a "farsi saltare in aria" o a mulinare coltelli. Israele occupa illegalmente i territori palestinesi, opprime la popolazione e la deruba delle risorse naturali, in primis l'acqua, arresta e massacra la popolazione civile. Esiste un diritto di resistenza all'occupazione, che a volte si esplicita in modi che non ci piacciono. Magari israele potrebbe provare a conformarsi al diritto internazionale, ritirarsi ai confini del '67 e togliere l'embargo a Gaza.
Si potrebbe scoprire che on questo modo si raggiunge la pace...

 

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