28 febbraio 2008

Fra Kosovo e Palestina.

La dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte del Kosovo ha suscitato reazioni contrastanti in seno alla comunità internazionale, con taluni Paesi che hanno subito riconosciuto ufficialmente la nuova entità statuale ed altri, al contrario, tra cui naturalmente la Serbia, che hanno avanzato vibrate e risentite proteste.
Anche nel mondo arabo, e all'interno della stessa Anp, si è aperto un dibattito sull'eventualità che i Palestinesi seguano la stessa strada del Kosovo, ed alcuni hanno sottolineato come si sia in presenza di una nuova manifestazione del doppio standard di comportamento utilizzato dai Paesi occidentali - Usa in testa - nei confronti della Palestina, avendo attivamente aiutato il popolo kosovaro a raggiungere quella indipendenza che fino ad oggi, e chissà per quanto ancora, viene negata al popolo palestinese.
In questo senso, si segnala l'articolo apparso il 20 febbraio sul quotidiano londinese in lingua araba al-Quds al-Arabi, qui riproposto nella traduzione offerta dal sito Arabnews.
Fra Kosovo e Palestina.
Facciamo i nostri auguri al popolo kosovaro, visto che per gli uomini non vi è cosa più meravigliosa del fatto di poter vivere su una terra che salvaguardi la loro identità ed assicuri la loro dignità, la loro libertà, e i loro diritti. L’atmosfera di gioia, mista alle critiche ed alle esitazioni che hanno accompagnato la nascita di questo nuovo stato all’interno dell’Europa, riporta alla mente ciò che accadde vent’anni fa con la dichiarazione della nascita dello stato palestinese, avvenuta il 15 novembre 1988 in Algeria. Ma nonostante quella dichiarazione, lo stato palestinese è ancora oggetto di aspirazioni non realizzate e di promesse non mantenute.

L’attuale clamore internazionale intorno all’indipendenza del Kosovo è espressione di una serie di differenze che distinguono la questione palestinese dal problema kosovaro. Tali differenze, paradossalmente, avrebbero dovuto far sì che la nascita di un vero stato palestinese fosse stata festeggiata ben prima dell’indipendenza del Kosovo.

La questione palestinese è molto più antica rispetto al problema del Kosovo. Fra meno di tre mesi, i palestinesi celebreranno il 60° anniversario della “nakba” e della cacciata dalla loro patria.
Se invece vogliamo basarci soltanto sulle autorità internazionali, che ormai si concentrano esclusivamente sull’occupazione israeliana del 1967, la questione palestinese si protrae comunque da più di 40 anni, mentre il problema del Kosovo si presentò in tutta la sua gravità soltanto alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, ed in particolare con la guerra scatenata dalla NATO contro la Serbia.

Il Kosovo si è posto essenzialmente come la questione di un popolo che non ha più voluto vivere all’interno dello stato serbo a seguito della dissoluzione della ex Iugoslavia costruita da Josip Tito al termine della seconda guerra mondiale, dopo che aveva cominciato a sfaldarsi il patto che l’aveva costituita, in coincidenza con il crollo dell’Unione Sovietica e del cosiddetto “blocco orientale” che le gravitava attorno.
La questione palestinese fece la sua comparsa molto prima, o quantomeno con la guerra del giugno 1967, come la questione di un popolo sottoposto ad un’occupazione condannata a livello internazionale, e che attualmente è l’ultima occupazione militare diretta del mondo moderno.

Dietro la questione palestinese vi è una sfilza di risoluzioni internazionali, sia da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sia da parte del Consiglio di Sicurezza, per non parlare delle posizioni espresse in proposito da numerose organizzazioni internazionali.
Dall’altro lato, i kosovari hanno dalla loro parte soltanto una quantità trascurabile di risoluzioni che peraltro sono state applicate con grande solerzia, e rispetto alle quali sono state designate commissioni dai compiti ben precisi e sono stati fissati termini di applicazione non privi di una certa severità, con il sostegno dell’amministrazione americana e dell’Europa.

Attualmente lo stato palestinese, privo della sovranità sui suoi territori, è riconosciuto da un numero di paesi che addirittura supera il numero di coloro che riconoscono Israele. Malgrado ciò, non vediamo una presenza reale di questo stato, mentre non appena il Kosovo ha creato uno stato indipendente ecco giungere a ripetizione i riconoscimenti da parte delle grandi potenze internazionali.

Potremmo continuare a fare molti altri paragoni di questo genere, ma il punto più importante a proposito della situazione palestinese sta nel fatto che gli Stati Uniti, che hanno sempre avversato le aspirazioni dei palestinesi ad uno stato indipendente, sono gli stessi che hanno appoggiato la creazione dello stato del Kosovo e che ne hanno garantito la necessaria copertura internazionale.
Perfino quando Washington afferma di sostenere la nascita di uno stato palestinese, lo fa in base ad una serie di condizioni e di calcoli, al punto che ciò di cui bisogna tenere più conto nelle sedi internazionali è l’umore dell’inquilino della Casa Bianca. Per non parlare poi dell’Europa, la quale si è posta al seguito degli Stati Uniti ed ha coordinato con Washington tutte le sue politiche relative al Kosovo, offrendo supporto logistico e civile all’amministrazione Kosovara.
Questa Europa è la stessa che ha assunto una posizione timida e impotente rispetto alla questione palestinese. A completare il quadro vi è il fatto che il Kosovo indipendente rappresenta un interesse americano ed europeo al fine di contenere qualsiasi influenza russa vera o presunta, mentre invece una Palestina indipendente, anche solo su un quinto del territorio della Palestina storica, significherebbe cominciare a limitare per la prima volta il progetto del “Grande Israele”.

E vi sono ancora molte altre ragioni, come quelle appena esposte, che sono in grado di cancellare qualsiasi stupore rispetto all’ipocrisia internazionale che l’indipendenza del Kosovo – a cui facciamo ancora una volta i nostri auguri – ha drammaticamente messo a nudo.

Muhammad Krishan è un giornalista tunisino; è stato corrispondente di numerosi quotidiani arabi; attualmente è anchorman del canale satellitare “al-Jazeera”, e collabora con il quotidiano “al-Quds al-Arabi”

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2 Commenti:

Alle 26 novembre 2008 15:16 , Anonymous Anonimo ha detto...

A volte non si riesce a far comprendere agli altri il vero significato delle nostre parole.
Cerchi un'interpretazione a questo commento e valuti con moderata attenzione le possibilità di modifdica.
Cerchi di rendere i suoi argomenti 1 po' più moderni e apporti le dovute modifiche.

 
Alle 27 novembre 2008 12:16 , Blogger vichi ha detto...

Chiedo scusa, ma davvero mi è difficile dare a questo commento la giusta interpretazione che rispecchi le intenzioni di chi lo ha scritto.
In che senso dovrei rendere i miei argomenti "un po' più moderni"?
Forse si rende necessario un chiarimento.

 

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