25 gennaio 2008

Un appello al mondo arabo per salvare Gaza.


In questi ultimi giorni, l'attenzione di gran parte della stampa araba si è concentrata su quanto accade nella Striscia di Gaza, sulla drammatica situazione umanitaria in cui versano i suoi abitanti a causa dello strettissimo embargo imposto da Israele, sui massacri e sui crimini di guerra commessi dall'esercito israeliano.

Ad essere sotto accusa, in particolare, è l'indifferenza dei governi occidentali per le palesi violazioni del diritto umanitario e le punizioni collettive messe in atto da Israele e, soprattutto, l'inerzia dimostrata dai governi arabi nei confronti della sofferenza di un milione e mezzo di Palestinesi.

Ad essere maggiormente in difficoltà, in queste ore, sembra essere il raìs egiziano Mubarak, stretto da un lato dalle proteste dell'opposizione interna - e segnatamente dei Fratelli Musulmani - e dall'altro dal tentativo di Israele di addossargli il peso dell'emergenza umanitaria nella Striscia; questo senza contare il fatto che l'Egitto, dopo Israele, è il primo beneficiario degli aiuti economici e militari americani, ed è dunque particolarmente sensibile alle pressioni dell'amministrazione Usa.

L'articolo che propongo - nella traduzione offerta dall'ottimo sito Arabnews - è solo uno dei tanti proposti dalla stampa araba in questi giorni, davvero profetico per quanto riguarda il richiamo alla "caduta del muro".

Esso segnala, in particolare, il pericolo che la gravissima situazione di Gaza, ove non risolta, possa diventare l'ennesima occasione per rinfocolare pericolosamente il rancore del mondo arabo nei confronti di Israele e dell'Occidente nel suo complesso.


Un disperato appello alla legalità, per porre fine allo sterminio di Gaza (Dar al-Hayat, 21 gennaio 2008).


Se da un lato la più importante barriera politica del XX secolo, dopo la fine della II guerra mondiale, fu il muro che separava i tedeschi dell’Est e dell’Ovest, dall’altro l’evento più importante che ebbe luogo con la fine della Guerra Fredda fu proprio la caduta di questo muro per mano del popolo tedesco, che impose la propria volontà al mondo intero.


Le immagini della distruzione del muro ad opera dei picconi dei cittadini tedeschi – che furono riportate dalle televisioni di tutto il mondo – rappresentavano la rivendicazione di un diritto, di cui i tedeschi si riappropriavano d’autorità.


Oggi, mentre il mondo complotta ancora una volta ai danni della popolazione di Gaza, ridotta all’impotenza a causa del suo isolamento dal resto del mondo, ci converrà forse rievocare quelle immagini, per trarne un insegnamento a proposito di come i popoli si riappropriano della loro libertà e dei loro diritti.


Gaza vive oggi una fase drammatica sotto tutti i punti di vista. La situazione economica, sanitaria, ambientale, ed umanitaria – a causa dell’assedio economico e militare da parte di Israele e della rottura consumatasi con la Cisgiordania, a cui bisogna aggiungere le brutali e feroci aggressioni israeliane e la chiusura dei valichi di frontiera – è molto più grave di quanto si possa immaginare. Le condizioni in cui oggi versa la Striscia di Gaza corrispondono ormai pienamente al significato della parola “catastrofe”.


Attualmente Gaza muore di fame, di malattie, e di degrado ambientale. La maggior parte dei suoi abitanti vive sotto la soglia di povertà, non c’è lavoro, ed anche coloro che hanno un impiego non percepiscono gli stipendi a causa dell’assedio finanziario. Per la stessa ragione, a molti giovani è precluso il diritto all’istruzione. Ma la cosa di gran lunga peggiore è che aumenta il numero delle persone che muoiono per la scarsezza di generi di prima necessità, mentre il mondo soffoca nell’abbondanza.


L’assedio imposto da Israele con il sostegno e la collaborazione del mondo occidentale, accompagnato dal silenzio e dall’indifferenza dei deboli regimi arabi, e dalla condiscendenza del governo palestinese (provvisorio, e non eletto democraticamente) è da considerarsi una gravissima violazione della legalità internazionale.


Ridurre un popolo alla fame, negargli il cibo e i medicinali, equivale a ciò che il diritto internazionale definisce “sterminio”. E’ superfluo dire che la responsabilità legale di questo crimine ricade, non soltanto sullo stato occupante, ma anche su tutti coloro che contribuiscono a questo assedio.
Israele, in qualità di stato occupante, ha la responsabilità diretta di rifornire di cibo e di medicinali i cittadini dei territori che occupa militarmente, in base alle leggi sull’occupazione sancite dalla Convenzione di Ginevra del 1949. A Gaza, in virtù della natura dell’assedio impostole da Israele, vanno applicate le leggi che riguardano le regioni occupate, in base al diritto internazionale.


La Corte Penale Internazionale ha definito 11 azioni che possono essere definite “crimini contro l’umanità”. Fra esse vi è il crimine di “sterminio”, che comprende anche l’azione di “privare un gruppo di persone del cibo e dei medicinali con l’intenzione di sopprimerne una parte”. Affamare un popolo, in base a questa definizione, rientra fra i crimini di “sterminio”, che sono fra i più gravi previsti dal diritto internazionale.


L’interrogativo che incombe sulla nazione araba è il seguente: gli arabi attenderanno che venga annientato chiunque si trovi nella Striscia di Gaza, per avere un’ulteriore prova dei crimini di Israele contro l’umanità? Non è ancora venuto il momento di rompere questo iniquo assedio – se non in base alla nostra responsabilità morale, quantomeno in base alla nostra responsabilità giuridica?

La verità è che oggi è necessario mobilitarsi a tutti i livelli, all’interno del mondo arabo: a livello dei governi, dei popoli, dell’informazione, delle istituzioni ufficiali, e delle organizzazioni non governative. I governi arabi che prendono parte all’assedio sono responsabili, davanti alla storia e davanti ai loro popoli, di quella che può essere considerata una dichiarata complicità con il governo israeliano. I trattati che essi hanno firmato con Israele non serviranno a scagionarli dall’accusa di aver concorso ad uno sterminio di massa, poiché i trattati internazionali non possono violare le leggi e le consuetudini internazionali – per non parlare del fatto che è Israele che viola questi accordi giorno e notte.


Analogamente, i mezzi di informazione arabi hanno la specifica responsabilità di sensibilizzare e mobilitare l’opinione pubblica araba, come fecero in occasione della seconda Intifada palestinese nel 2002. Oggi come allora, è necessario che l’informazione araba faccia giungere la voce di Gaza all’uomo della strada in Occidente, che viene tenuto all’oscuro di molte delle catastrofi umanitarie nel mondo.


E’ necessario far comprendere all’opinione pubblica occidentale che l’assedio di Gaza non ha soltanto lo scopo di isolare Hamas, ma di isolare ed annientare un popolo intero.


Ogni religioso – sia esso musulmano o non musulmano – deve sapere che gli ulema di Gaza stanno discutendo sulla liceità di seppellire i loro morti senza il lenzuolo funebre – perché sono finiti! Si stanno interrogando sulla liceità di seppellire i loro morti senza i muri divisori in cemento che impediscono alla terra di cadere sulla salma all’interno della tomba, perché il cemento è finito! Ciascun genitore che compra il latte ai propri figli deve sapere che c’è gente a Gaza che muore perché non ha di che mangiare, a causa dell’assedio imposto dai “paesi occidentali progrediti”!


Ma la cosa più importante è che si mobilitino direttamente i popoli arabi, al fine di rompere questo assedio. La fine dell’assedio, se non avverrà ad opera dei popoli arabi, non avverrà di certo per gli sforzi della Lega Araba – che si dimentica del popolo palestinese per preparare i suoi discorsi – o per gli sforzi dei governi arabi, ancora inebriati dalla Conferenza di Annapolis!
Quando giungerà l’ora in cui i popoli arabi prenderanno questo compito direttamente sulle loro spalle, avremo fatto nostra la lezione della caduta del muro di Berlino, che venne distrutto per mano del popolo tedesco, e non del suo governo.


Mahmoud al-Mubarak è professore di diritto internazionale alla King Faisal University in Arabia Saudita
Titolo originale:

صرخة قانونية لإنهاء «جريمة الإبادة» في غزة

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3 Commenti:

Alle 28 gennaio 2008 10:08 , Blogger Francesco "Macchia" 1986 ha detto...

Seguo anch'io la fuga da Gaza dei palestinesi per non morire di fame e di stenti. Nel mio blog ho messo dei video presi da Youtube in merito agli ultimi avvenimenti, sapresti consigliarmene altri nella chat del mio blog?

 
Alle 29 novembre 2009 16:27 , Anonymous Anonimo ha detto...

Perche non:)

 
Alle 29 novembre 2009 16:28 , Anonymous Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)

 

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