5 maggio 2010

Un sostegno di cemento per Gaza

Difficilmente i riflettori dei media si puntano sulla Striscia di Gaza, eppure in questo misero lembo di terra si continua a morire: dall'inizio dell'anno, l'esercito israeliano ha ucciso 17 Palestinesi e ne ha feriti 71.

E se non si muore sotto un bombardamento aereo o, magari, mentre si manifesta pacificamente, a Gaza si muore letteralmente di fame a causa dell'embargo israeliano, che limita drammaticamente l'ingresso financo dei beni essenziali. Secondo gli ultimi dati resi noti dall'OCHA, relativi alla settimana compresa tra il 21 e il 27 aprile, l'afflusso di beni di prima necessità e di materiali verso la Striscia è stato pari soltanto al 15% della media settimanale che si era registrata nei primi 5 mesi del 2007.

In aggiunta, la quantità di carburante industriale importato a Gaza ammonta a solo il 33% del fabbisogno necessario a far funzionare la centrale elettrica a pieno regime, con il risultato che la maggioranza degli abitanti è costretta a subire interruzioni nella fornitura della corrente elettrica per 8-12 ore al giorno. Analogamente, le importazioni di gas da cucina servono a coprire soltanto il 36% dei fabbisogni della popolazione.

Alla luce di questi dati drammatici - e stante l'incredibile acquiescenza della comunità internazionale di fronte a questa disumana punizione collettiva inflitta da Israele a un milione e mezzo di Palestinesi - acquista uno straordinario valore pratico e simbolico la nuova iniziativa del Free Gaza Movement, illustrata dal video qui sopra.

Il prossimo 24 maggio, il cargo Rachel Corrie - insieme a sette navi allestite da altre organizzazioni per i diritti umani - partirà per Gaza sfidando nuovamente il blocco israeliano, per portare ai Palestinesi della Striscia un carico di cemento, medicinali, materiali scolastici. Almeno cinque imbarcazioni per il trasporto passeggeri, con a bordo oltre 600 persone, affiancheranno i cargo nella navigazione.

L'obiettivo del Free Gaza Movement è quello di portare a Gaza almeno 500 tonnellate di materiale, tra cui 25.000 sacchi di cemento necessari alla ricostruzione, e anche noi siamo chiamati a fare la nostra parte.

Come è molto semplice, ed è spiegato dal video. Basterà collegarsi al sito http://www.freegaza.org/ e cliccare sull'icona con il sacco di cemento per acquistarne uno o più, contribuendo in tal modo a questa ennesima, meritoria iniziativa dell'organizzazione.

Aiutiamo la ricostruzione di Gaza!

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4 Commenti:

Alle 5 maggio 2010 23:51 , Anonymous Andrea ha detto...

Prendersela con Israele è un modo troppo facile per scaricare sempre sugli altri tutte le colpe: la miseria di Gaza trova le sue radici profonde nel fatto che i capi di Hamas privilegiano i loro interessi politici rispetto agli interessi del popolo palestinese. I civili di Gaza da troppo tempo sono tenuti in ostaggio dai loro stessi capi: da quattro mesi i capi di Hamas evitano di rispondere a un accordo umanitario mediato dall’Egitto e messo sul loro tavolo dal intermediario tedesco, che permetterebbe la liberazione della popolazione civile della striscia di Gaza dal soffocamento politico ed economico

 
Alle 6 maggio 2010 09:48 , Blogger vichi ha detto...

Vedo bene che nemmeno un appello di carattere umanitario passa indenne dalle farneticazioni degli amici di Israele!

Detto questo, mi pare fantastico addossare le colpe della miseria della popolazione di Gaza ad Hamas piuttosto che allo stato-canaglia israeliano, che impedisce l'accesso alla Striscia persino ai beni essenziali, ponendo in essere una punizione collettiva che non trova alcuna giustificazione, né potrebbe mai averla, e che è espressamente proibita dal diritto umanitario.

Fermo restando che Ha'aretz ha più volte dato conto come sia stato Israele a voler mercanteggiare sul numero di prigionieri palestinesi da liberare in cambio di Shalit.

Prigionieri palestinesi che, sia detto per inciso, languono a migliaia nelle galere israeliane senza che nessuno si commuova per la loro sorte.

E dire che, tra essi, vi sono donne e ragazzini, anche dodicenni.

E poi magari ci tocca essere messi nella lista dei siti antisemiti perché definiamo questo un comportamento indegno e infame!

 
Alle 6 maggio 2010 12:30 , Blogger Carla ha detto...

Andrea, sei la manifestazione dell’aspetto truce del sionismo per eccellenza, a dispetto di qualsiasi appello prettamente umanitario a favore dei palestinesi dei TO. La tua posizione calpesta i più trasparenti e lodevoli tentativi di aiuto di un popolo oppresso, e la tua volontaria cecità diventa mediocrità dal momento che continui a portare argomenti patetici e poco calzanti a favore di Israele e contro la Palestina.
Cosa cavolo c’entra Hamas in un appello che mira a portare cemento nella Striscia per poter ricostruire ciò che le IDF hanno distrutto?
E comunque, Israele è un Paese colonizzatore che chiude i palestinesi nei bantustan e pratica l’apartheid all’interno del suo stesso Stato, e che non ha nessun interesse a che si giunga ad un accordo di pace e questo è un fatto che sta entrando nelle coscienze di tutto il mondo soprattutto grazie ad Internet, fattene una ragione.

 
Alle 18 maggio 2016 08:51 , Blogger chenlina ha detto...

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