9 luglio 2010

Affrontare Israele a viso aperto in nome di Gaza.

La recente decisione del governo israeliano di allentare l’assedio alla Striscia di Gaza è valsa a far uscire Israele dalla difficile posizione in cui si era andata a cacciare dopo l’assalto alle navi della Freedom Flotilla e i nove pacifisti uccisi sulla Mavi Marmara.

Gli Usa, la Ue, il Quartetto (in persona del suo rappresentante Tony Blair) – che non aspettavano altro – hanno fatto a gara per congratularsi per questo importante passo “nella giusta direzione”, e Obama ha ricevuto il premier israeliano Netanyahu con grandi sorrisi e strette di mano.

I tre anni di punizione collettiva inflitti a un milione e mezzo di Palestinesi – un crimine di guerra che doveva essere internazionalmente sanzionato – i nove morti e i numerosi feriti della flottiglia umanitaria sembrano ormai caduti nel dimenticatoio.

Eppure, nella realtà, ben poco è cambiato, un modesto incremento di carichi che riescono a entrare nella Striscia e, udite udite, il fatto che ora i Palestinesi di Gaza possono finalmente ricevere il ketchup, la cioccolata, i giocattoli per bambini, pare ormai non più pericolosi per la sicurezza di Israele.

L’importazione di prodotti tessili, di margarina in formato industriale e di numerose altre materie prime che servirebbero a far ripartire l’industria e le manifatture è ancora vietata, nessun cenno è fatto riguardo alle esportazioni dalla Striscia, l’accesso delle persone da e per Gaza continua ad essere pressoché impossibile.

L’unica soluzione per restituire una parvenza di normalità alla vita nella Striscia di Gaza, come affermato dalla Croce Rossa Internazionale con un forte e inusuale appello e, in tempi più recenti, da Filippo Grandi dell’UNRWA, sarebbe quella dell’eliminazione totale del blocco, ma Israele da questo orecchio proprio non intende sentire.

Che fare allora?

L’alternativa è continuare a chiedere (vanamente, come l’esperienza di anni e anni ormai dimostra) l’intervento della comunità internazionale perché eserciti “pressioni” su Israele affinché si conformi al diritto internazionale e rispetti i diritti umani dei Palestinesi, ovvero organizzare nuove flottiglie di navi e sfidare a viso aperto Israele e il suo blocco criminale.

Come sostiene Rami G. Khouri nell’articolo che segue – pubblicato il 23 giugno sul libanese Daily Star e qui proposto nella traduzione di Medarabnews – “in tutte le lotte per la liberazione contro il colonialismo, l’oppressione o il razzismo, arriva un momento in cui la barriera della paura è infranta sotto lo sguardo di tutti … le navi che verranno lo chiariranno a tempo debito, perché esse non mettono in discussione l’esistenza o la sicurezza di Israele, ma soltanto la sua crudeltà nei confronti dei palestinesi”.

LA GRANDE SVOLTA DI GAZA
di Rami G. Khouri – 23.6.2010

La decisione israeliana di allentare l’assedio che da 3 anni soffoca Gaza sta ricevendo una tiepida accoglienza in molti ambienti, e incontrando profondo scetticismo in altri. Il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, ha fatto appello al mondo tramite il Quartetto affinché faccia pressione su Israele perché rimuova il blocco completamente, e nel frattempo gruppi libanesi e iraniani pianificano di inviare ulteriori navi di aiuti umanitari a Gaza per sfidare e infrangere il blocco israeliano.

Questi due approcci riflettono posizioni divergenti sulla questione più generale di come si reagisce al potere israeliano, e di cosa si può fare per cambiare la situazione quando il potere è esercitato in maniera ingiusta, brutale o illegale. Si negozia con Israele e si chiede alle potenze occidentali di esercitare pressioni su Tel Aviv affinché rispetti le leggi internazionali e la smetta di comportarsi in maniera criminale? O si fronteggia e si sfida Israele, col rischio di essere arrestati, feriti o uccisi?

Negli ultimi anni, l’esperienza del movimento Free Gaza, che ha inviato una mezza dozzina di spedizioni navali per consegnare aiuti umanitari agli abitanti di Gaza, suggerisce a molti che il confronto a viso aperto è la maniera più efficace per sfidare Israele e obbligarlo a cambiare le sue politiche. L’allentamento del blocco di Gaza è il quarto esempio di un cambiamento di politica da parte di Israele dopo aver subito pressioni. Gli altri tre casi sono stati il ritiro dal sud del Libano e da Gaza a fronte della resistenza guidata da Hezbollah e Hamas, e la parziale sospensione della costruzione di alcuni insediamenti lo scorso anno, per un periodo di 10 mesi, in risposta alle pressioni del governo americano.

Così adesso la domanda è: come reagiranno i popoli e gli stati del mondo arabo e dei territori limitrofi, come l’Iran e la Turchia, all’ultima lezione in cui Israele è stato sfidato con un’azione vigorosa, oltre che con deboli appelli?

Israele sta già avviando due nuove azioni aggressive che presto metteranno alla prova la tempra dei suoi amici e dei suoi nemici. Lo stato ebraico distruggerà diverse dozzine di abitazioni arabe palestinesi nell’occupata Gerusalemme Est per allestire una struttura turistica israeliana, e avvierà la costruzione di altre 600 case per i coloni sionisti nella zona di Gerusalemme.
L’interrogativo interessante oggi non è se Israele sta attuando seri cambiamenti nelle sue politiche o meno: non lo sta facendo. I suoi sono solo cambiamenti di facciata, per tenere a bada le pressioni esterne. I nuovi sviluppi veramente importanti sono la crescente presa di coscienza da parte araba e internazionale che gli eccessi criminali e disumani del sionismo – il colonialismo, le discriminazioni, le punizioni collettive, il razzismo, l’assedio e le privazioni, la strage in acque internazionali, le incarcerazioni di massa e altro – possono essere meglio affrontati se si utilizzano le stesse strategie che alla fine hanno sconfitto i due esempi principali di razzismo e ingiustizia dei tempi moderni: il movimento dei diritti civili che ha stroncato il razzismo ufficiale negli Stati Uniti, e il movimento contro l’Apartheid che ha obbligato il governo della minoranza bianca in Sudafrica ad accettare un sistema pienamente democratico.

Ho la sensazione che le navi del movimento Free Gaza che cercano di rompere l’assedio passeranno alla storia moderna come elementi cruciali nella lotta per la giustizia in Palestina, che aspira a creare condizioni che permettano agli ebrei, ai cristiani e ai musulmani, e a tutti gli altri residenti o visitatori, di vivere in questa terra con eguali diritti. Israele è assolutamente deciso a continuare ad attaccare i convogli di aiuti e ad uccidere attivisti umanitari innocenti. Ma cosa succederà quando la prossima nave salperà con un gruppo di sacerdoti cristiani, che reciteranno versi che inneggiano all’amore di Dio per la giustizia e il perdono, ed al comandamento divino di assistere i bisognosi, tratti dal Libro di Isaia e dal Libro di Giovanni?

Cosa farà Israele quando un convoglio di navi farà rotta per Gaza trasportando solo maestri di scuola e sacchi di caramelle per i bambini di Gaza? E quando un convoglio di navi si avvicinerà alla costa trasportando solo infermiere e pannolini per i bambini di Gaza?

C’è stata una svolta importante a Gaza, poiché si è capovolto il rapporto tra colonizzatore e colonizzato. Quando il colonizzato non ha più paura che gli venga fatto del male, o di essere ucciso, il potere di intimidazione proprio del colonizzatore svanisce. I libanesi e gli iraniani lo capiscono perché a loro modo molti di loro hanno già vissuto episodi di liberazione che riflettono la loro volontà di farsi valere per vivere in libertà e dignità. I palestinesi hanno provato a farlo per decenni con scarso successo.

In tutte le lotte per la liberazione contro il colonialismo, l’oppressione o il razzismo, arriva un momento in cui la barriera della paura è infranta sotto lo sguardo di tutti. In definitiva, ciò impone una rinegoziazione della distribuzione del potere in modo tale che si ristabiliscano i diritti umani, la sicurezza collettiva e la dignità di tutti gli interessati. Ebrei, cristiani e musulmani potranno certamente ricordare il momento in cui è stato sfidato e quello in cui crollerà l’assedio israeliano di Gaza come momenti fondamentali nella lotta tra sionismo e arabismo in Palestina.

Le navi che verranno lo chiariranno a tempo debito, perché esse non mettono in discussione l’esistenza o la sicurezza di Israele, ma soltanto la sua crudeltà nei confronti dei palestinesi.

Rami G. Khouri è un analista politico di origine giordano-palestinese e di nazionalità americana; è direttore dell’Issam Fares Institute of Public Policy and International Affairs presso l’American University di Beirut, ed è direttore del quotidiano libanese “Daily Star”

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25 giugno 2010

Scopri la differenza!


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17 giugno 2010

Chi ha paura di una vera inchiesta sull'assalto alla Freedom Flotilla?

Segnalatomi dall'amica arial, pubblico qui il pezzo in cui Uri Avnery propone le 80 domande che, a suo giudizio, una vera Commissione d'inchiesta sull'assalto alla Freedom Flotilla e sul massacro di nove attivisti turchi imbarcati sulla Mavi Marmara dovrebbe porre alle autorità israeliane (la traduzione è a cura di Mariano Mingarelli).

Dubitiamo fortemente che il simulacro di commissione "indipendente" varato da Israele giusto per salvare la faccia vorrà farle sue.

A difesa di Israele, tuttavia, devo ricordare che, da qualche giorno, anche il coriandolo può essere importato nella Striscia di Gaza!

Uri Avnery’s Column

12.06.2010
http://zope.gush-shalom.org/home/en/channels/avnery/1276348453

Chi ha paura di una vera inchiesta?
di Uri Avnery

Se fosse stata istituita una Commissione d'inchiesta vera (al posto del patetico aborto di commissione), queste sono alcune delle domande che essa avrebbe dovuto porre:

1 - Qual è il vero scopo del blocco della Striscia di Gaza?

2 - Se l'obiettivo è quello di impedire il flusso di armi nella Striscia, perché vi sono ammessi solo 100 prodotti (rispetto agli oltre 12.000 presenti in un supermercato israeliano di media dimensione)?

3 - Perché è vietato introdurre cioccolato, giocattoli, materiale per scrivere, molti tipi di frutta e verdura (e perché la cannella, ma non il coriandolo)?

4 - Qual è il legame tra la decisione di vietare l'importazione di materiali da costruzione per la sostituzione o la riparazione di migliaia di edifici distrutti o danneggiati durante l'operazione Piombo fuso e il pretesto che essi possano servire per la costruzione dei bunker di Hamas - quando materiali finalizzati a questo scopo vengono introdotti in quantità più che sufficienti nella Striscia attraverso i tunnel?

5 - È vero che lo scopo del blocco consiste nel trasformare in un inferno la vita di 1,5 milioni di esseri umani, nella Striscia, nella speranza di indurli a rovesciare il regime di Hamas?

6 - Poiché questo non è successo, ma - al contrario - Hamas è diventato più forte durante i tre anni del blocco, il governo non ha mai preso in considerazione ripensamenti su questa faccenda?

7 - È stato imposto il blocco nella speranza di liberare Gilad Shalit, il soldato israeliano catturato?

8 - Se è così, ha contribuito in qualche modo il blocco alla realizzazione di questo obiettivo, o è stato controproducente?

9 - Perché il governo israeliano si rifiuta di scambiare Shalit con centinaia di prigionieri palestinesi, quando Hamas è favorevole a un tale accordo?

10 - E 'vero che il governo americano ha imposto un veto sullo scambio di prigionieri, con la motivazione che esso avrebbe rafforzato Hamas?

11 - Vi è stata una qualche discussione nel nostro governo sull’adempimento dell'impegno assunto con l’Accordo di Oslo – consistente nel rendere possibile e favorire lo sviluppo del porto di Gaza – fatto in modo tale da impedire il passaggio delle armi? (il successivo accordo AMA del novembre del 2005, sottoscritto da Israele, prevedeva addirittura che i lavori di costruzione del porto di Gaza "potevano iniziare" e che, del pari, dovevano iniziare le trattative per la costruzione di un aeroporto, n.d.r.).

12 - Perché il governo israeliano dichiara ancora una volta che le acque territoriali della Striscia di Gaza fanno parte delle acque territoriali appartenenti a Israele, e che le navi che vi entrano "violano la sovranità israeliana", contrariamente al fatto che la Striscia di Gaza non è mai stata annessa a Israele e che nel 2006 Israele ha annunciato ufficialmente, che se ne era "separata"?

13 - Perché l'ufficio del Procuratore Generale ha dichiarato che gli attivisti per la pace catturati in alto mare, che non avevano alcuna intenzione di entrare in Israele, avevano "tentato di entrare illegalmente in Israele", e li ha portati davanti a un giudice per l'estensione al loro arresto della legge che riguarda "l'ingresso illegale in Israele"?

14 - Chi è responsabile di queste affermazioni giuridiche contraddittorie, quando il governo israeliano sostiene in un primo momento che Israele si è "separato dalla Striscia di Gaza" e che "l’occupazione della stessa è finita" – mentre nell’istante successivo reclama la sovranità sulle acque prospicienti le coste della Striscia?

15 - Domande relative alla decisione di attaccare la flottiglia: Quando servizi segreti israeliani sono venuti a conoscenza della preparazione di questa flottiglia? (Testimonianze al riguardo possono essere ascoltate a porte chiuse).

16 - Quando tutto ciò è stato portato all'attenzione del Primo Ministro, del Ministro della Difesa, del Gabinetto, del Comitato dei Sette (responsabile delle questioni di sicurezza) e del capo di stato maggiore IDF? (Idem come sopra)

17 - Quali sono state le deliberazioni di tali funzionari e istituzioni? (Idem come sopra)

18 – Quali informazioni sono state fornite a ciascuno di loro? (Idem come sopra)

19 - Quando, da chi e come era stata presa la decisione di fermare la flottiglia con la forza?

20 - E 'vero che il segretario del gabinetto, Tzvi Hauser, ha messo in guardia sulle gravi conseguenze che sarebbero derivate da tali azioni e ha consigliato di lasciare che la flottiglia procedesse fino a Gaza?

21 - Ci sono stati anche altri che hanno suggerito di farlo?

22 - Il Ministero degli Esteri é stato un partner a pieno titolo in tutte le discussioni?

23 - Se è così, ha il Ministero degli Esteri messo sull’avviso circa l’impatto che una tale iniziativa avrebbe prodotto sulle nostre relazioni con la Turchia e gli altri paesi?

24 - Alla luce del fatto che, prima del incidente, il governo turco aveva informato il Ministero degli Esteri israeliano che la flottiglia era stata messa in atto da un organizzazione privata non soggetta al controllo del governo e che essa non violava alcuna legge Turca - ha il Ministro degli Esteri preso in considerazione l’opportunità di contattare l’organizzazione per cercare di raggiungere un accordo per scongiurare la violenza?

25 - È stata offerta la dovuta considerazione all'alternativa di fermare la flotta nelle acque territoriali, di ispezionare il carico per verificare la presenza di armi e di lasciarla procedere nella navigazione?

26 - È stato preso in considerazione l'impatto dell’intervento sull'opinione pubblica internazionale?

27 - È stato considerato l'impatto dell’intervento sulle nostre relazioni con gli Stati Uniti?

28 - È stato preso in considerazione il fatto che l'azione potesse in realtà rafforzare Hamas?

29 - È stato preso in considerazione il fatto che l'intervento potesse rendere più difficile il prosieguo del blocco?

30 - Domande concernenti la pianificazione dell'azione: quali informazioni di intelligence erano a disposizione di coloro che elaboravano il piano? (Le testimonianze possono essere ascoltate a porte chiuse.)

31 - È stato ritenuto che la composizione del gruppo degli attivisti presenti in questa flottiglia era diversa da quella delle navi di protesta precedenti, a causa dell'aggiunta della componente turca?

32 - È stato preso in considerazione il fatto che, diversamente dagli attivisti per la pace europei, che credono nella resistenza passiva, gli attivisti turchi avrebbero potuto adottare una politica di resistenza attiva nei confronti di soldati che assalissero una nave turca?

33 - Erano state prese in esame procedure alternative, come il blocco dell’avanzamento della flottiglia con barche della marina?

34 - In caso affermativo, quali erano le alternative prese in considerazione e perché erano state respinte?

35 - Chi è stato responsabile della pianificazione effettiva di tali azioni - il capo di stato maggiore dell’IDF o il comandante della Marina?

36 - Se è stato il comandante della Marina Militare a decidere sul metodo impiegato, la scelta, è stata approvata dal Capo di Stato Maggiore, dal Ministro della Difesa e dal Primo Ministro?

37 - Come sono state suddivise tra costoro le competenze della programmazione?

38 - Perché l’intervento ha avuto luogo fuori delle acque territoriali di Israele e della Striscia di Gaza?

39 - Perché l’intervento è stato eseguito nel buio?

40 - C’è stata una qualche obiezione nella marina sull'idea di far scendere i soldati dagli elicotteri fin sul ponte della nave "Mavi Marmara"?

41 - Nel corso delle discussioni, qualcuno ha richiamato alla memoria la somiglianza tra le operazioni pianificate e le azioni britanniche contro la nave "Exodus 1947", che si erano concluse in un disastro politico per i britannici?

42 - Domande relative all’intervento in se stesso: Se non c’era nulla da nascondere, perché la flottiglia, durante tutta l'operazione, era stata tagliata fuori da ogni contatto con il mondo?

43 - Qualcuno forse protesta che i soldati in realtà siano stati mandati in una trappola?

44 - È stato preso in considerazione il fatto che il piano adottato avrebbe posto i soldati per diversi minuti critici in pericolo di vita per una posizione di inferiorità?

45 - Quando, con esattezza, i soldati hanno cominciano a sparare proiettili veri?

46 - Qual’è il soldato che è stato il primo a far fuoco?

47 - La sparatoria è stata - del tutto o in parte - giustificata?

48 - E 'vero che i soldati hanno cominciato a sparare, ancor prima di scendere sul ponte, come affermano i passeggeri?

49 - E 'vero che il fuoco è proseguito anche dopo che il capitano della nave e gli attivisti avevano più volte annunciato con gli altoparlanti che la nave si era arresa e dopo che avevano effettivamente issato bandiera bianca?

50 - E 'vero che cinque delle nove persone uccise erano state colpite alla schiena, il che indica che esse stavano cercando di fuggire dai soldati e non potevano quindi mettere in pericolo la loro vita?

51 - Perché Bilgen Ibrahim, l’uomo di 61 anni ucciso, padre di sei figli e candidato sindaco nella propria città natale, è stato descritto come un terrorista?

52 - Perché Cetin Topcoglu, l’uomo ucciso di 54 anni, allenatore della nazionale turca di taekwondo (arte marziale coreana), la cui moglie era pure a bordo della nave, è stato descritto come un terrorista?

53 - Perché Cevdet Kiliclar, l’uomo ucciso di 38 anni, di professione giornalista, è stato descritto come un terrorista?

54 - Perché Ali Haydar Bengi, l’uomo ucciso padre di quattro figli, laureato alla facoltà di letteratura dell’università al-Azhar del Cairo, è stato descritto come un terrorista?

55 - Perché Necdet Yaldirim, di 32 anni e padre di una figlia; Fahri Yaldiz, di 43 anni e padre di quattro; Cengiz Songur, di 47 anni e padre di sette; Cengiz Akyuz, di 41 anni e padre di tre , uccisi, sono stati descritti come terroristi?

56 - E’ una menzogna il fatto che gli attivisti hanno preso una pistola a un soldato e gli hanno sparato con quella, come è stato descritto da parte dell'IDF, o la verità è che in realtà gli attivisti hanno gettato la pistola in mare senza utilizzarla?

57 - E 'vero, come dichiarato da Elshayyal Jamal, un cittadino britannico, che i soldati hanno impedito che i feriti turchi venissero medicati per la durata di tre ore, durante le quali alcuni di loro sono morti?

58 - E 'vero, come affermato da questo giornalista, che era stato ammanettato con le mani dietro la schiena e costretto a restare in inginocchio per tre ore sotto il sole cocente, che non gli era stato permesso di andare a urinare e gli era stato detto di “pisciare nelle mutande", che era rimasto ammanettato per 24 ore senza acqua, che il suo passaporto britannico gli era stato preso e non gli era stato restituito; che il suo computer portatile, tre telefoni cellulari e 1500 dollari in contanti gli erano stati presi e non erano stati restituiti?

59 - Ha l’ IDF isolato i passeggeri dal resto del mondo per 48 ore, confiscando tutte le telecamere, i film e telefoni cellulari dei giornalisti a bordo, allo scopo di sopprimere tutte le informazioni che non erano conformi alla versione fornita dall’IDF?

60 - Dato che è una procedura permanente quella di fotografare il primo ministro (o in questo caso il suo rappresentante provvisorio, Moshe Yaalon) durante un'operazione, questa procedura era stata messa in atto, ed era già stata attuata in casi precedenti, come ad esempio nell'operazione di Entebbe o nell'abbordaggio della nave "Karin A"?

61 - Domande relative al comportamento del portavoce dell'IDF: E’ vero che il portavoce dell'IDF ha divulgato una serie di menzogne, durante le prime ore, al fine di giustificare l'azione agli occhi sia degli israeliani che dell'opinione pubblica internazionale?

62 - I pochi minuti di film che sono stati mostrati centinaia di volte alla televisione israeliana, dal primo giorno fino a ora, fanno parte di un pezzo accuratamente modificato, in modo che non si veda ciò che è accaduto poco prima e subito dopo?

63 - Qual è la verità sull'affermazione secondo cui i soldati che erano stati presi dagli attivisti all'interno della nave stavano per essere "linciati", dal momento che le foto mostrano chiaramente che erano rimasti circondati per parecchio tempo da decine di attivisti, senza che venisse fatto loro del male, e che un medico o un infermiere presente tra gli attivisti, li aveva anche medicati?

64 - Che prove ci sono sull'affermazione che l'ONG turca, il cui nome è IHH, ha collegamenti con al-Qaeda?

65 - Su quali basi si era dichiarato più volte che essa era una "organizzazione terroristica", anche se non è stata fornita alcuna prova che confermasse questa affermazione?

66 - Perché si era affermato che l'associazione avesse operato agli ordini del Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan, quando in effetti essa è vicina a un partito dell’opposizione?

67 - Se essa fosse effettivamente una organizzazione terroristica nota ai servizi segreti israeliani, perché tale fatto non era stato preso in considerazione durante la progettazione dell'operazione?

68 - Perché il governo israeliano non aveva comunicato tutto ciò prima dell'attacco alla flottiglia?

69 - Perché le parole di uno degli attivisti, che al suo ritorno aveva dichiarato che avrebbe voluto essere uno "shahid", erano state tradotte in modo palesemente disonesto dalla propaganda ufficiale, come se avesse detto che avrebbe voluto "uccidere ed essere ucciso" ("shahid", sta a significare una persona che sacrifica la sua vita per testimoniare la sua fede in Dio, proprio come un martire cristiano)?

70 - Qual è la fonte della menzogna secondo la quale i turchi avrebbero gridato ad alta voce"Tornate ad Auschwitz"?

71 - Perché i medici israeliani non sono stati chiamati a informare il pubblico almeno una volta sul carattere delle lesioni dei soldati feriti, dopo che è stato dichiarato che almeno uno di loro era stato colpito?

72 - Chi ha inventato la storia che vi erano le armi sulla nave e che erano state gettate in mare?

73 - Chi ha inventato la storia che gli attivisti avevano portato con se armi letali - quando l’esibizione organizzata dal portavoce stesso dell'IDF non mostrava altro che attrezzi reperibili su qualsiasi nave, tra cui un binocolo, uno strumento per l’infusione di sangue, coltelli e asce, oltre che pugnali decorativi arabi e coltelli da cucina che si trovano su tutte le navi, perfino in una imbarcazione non equipaggiata per 1000 passeggeri?

74 -Tutti questi elementi – associati alla ripetizione all’infinito della parola "terroristi" e al blocco di tutte le informazioni di tipo diverso - non costituiscono forse un lavaggio del cervello?

75 - Domande relative alla inchiesta: Perché il governo israeliano si rifiuta di prendere parte ad una commissione internazionale di inchiesta, costituita da personalità neutrali di loro gradimento?

76 - Perché il Primo Ministro e il Ministro della Difesa hanno dichiarato di essere pronti a testimoniare – ma non per rispondere alle domande?

77 – Da dove viene il ragionamento secondo il quale soldati non devono essere chiamati a testimoniare quando in tutte le precedenti inchieste ufficiali superiori, ufficiali subalterni e gli uomini arruolati sono stati invece sottoposti a interrogatorio?

78 - Perché il governo si rifiuta di nominare una Commissione d'Inchiesta di Stato sulla base alla legge israeliana che è stata emanata dalla Knesset nel 1966 a questo scopo, soprattutto in considerazione del fatto che commissioni di questo tipo erano state nominate dopo la guerra dello Yom Kippur, dopo il massacro di Sabra e di Chatila, dopo che il pulpito della Moschea al-Aqsa era stato dato alle fiamme da un australiano folle, così come per indagare la corruzione nello sport e l'assassinio del leader sionista Chaim Arlosoroff (è avvenuto circa una cinquantina d'anni dopo!)?

79 - Il Governo ha qualcosa da temere da una simile commissione, i cui membri sono nominati dal Presidente della Corte Suprema, e che ha il potere di convocare testimoni e di sottoporli a contraddittorio, di richiedere la produzione di documenti e di definire la responsabilità personale per errori e crimini?

80 - Perché è stato deciso alla fine di nominare una patetica commissione, priva di qualsiasi potere giuridico, che sarà carente di una qualsiasi credibilità sia in Israele che all'estero?

E, infine, la domanda delle domande: *Che cosa sta cercando di nascondere la nostra leadership politica e militare?

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La vernice che uccide.


A quanto pare persino gli armamenti "non-letali" - nelle mani israeliane - uccidono quanto e di più di quelli convenzionali!

"L'ambasciatore israeliano ha affermato che l'Idf ha preso d'assalto la flottiglia con gli aiuti per Gaza con fucili che sparano proiettili di vernice!!!"

Primo riquadro: "Volontari turchi colpiti da proiettili di vernice israeliani..."

Secondo riquadro: "Ragazzino palestinese che tirava pietre colpito da proiettili di vernice israeliani..."

Terzo riquadro: "Gaza e Libano colpiti da proiettili di vernice israeliani..."

La solita vignetta antisemita di Carlos Latuff...

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4 giugno 2010

Palermo in piazza per chiedere la fine dell’embargo a Gaza.

Dopo la partecipata manifestazione di protesta svoltasi martedì scorso davanti alla Prefettura, i Palermitani sono chiamati a scendere nuovamente in piazza sabato prossimo, per protestare contro il sanguinoso assalto della marina israeliana al convoglio umanitario della Freedom Flotilla, che è costato la vita a 9 pacifisti, e per chiedere che, finalmente, la comunità internazionale si attivi per costringere Israele a togliere il criminale blocco alla Striscia di Gaza, che ha fatto precipitare un milione e mezzo di Palestinesi in una crisi umanitaria di indicibili proporzioni.

STOP ALL’EMBARGO DI GAZA

Lunedì scorso, all’alba, l’esercito israeliano ha colpito a sangue freddo e con un attacco disumano la Freedom Flotilla, un convoglio di 6 navi con a bordo 700 pacifisti internazionali e aiuti umanitari, diretto a Gaza con lo scopo di romperne l’embargo che dura ormai da anni e che ha confinato il milione e mezzo di abitanti della striscia in una grande prigione a cielo aperto.

I militari hanno ucciso un numero ancora imprecisato di pacifisti, forse 9, e molti sono stati feriti gravemente; il convoglio è stato bloccato e molti attivisti sono stati di fatto sequestrati e rinchiusi in un carcere nel deserto israeliano.

Con questa ulteriore azione, Israele alimenta il clima di tensione e rende più instabile il già precario equilibrio tra gli stati dell’area medio orientale.

La posizione assunta in questi giorni dal governo italiano finisce per giustificare le politiche criminali dello stato di Israele e avallarne l’impunità a livello internazionale.

Nell’esprimere ancora una volta solidarietà alla popolazione di Gaza e all’intero popolo palestinese, chiediamo:
- lo stop dell’embargo a Gaza;
- il rilascio immediato dei pacifisti imprigionati;
- il richiamo in patria dei propri ambasciatori da parte dei governi europei;
- di porre fine alle continue aggressioni e violazioni del diritto umano e internazionale.

MANIFESTAZIONE SABATO 5 GIUGNO

Concentramento ore 16.00

PIAZZA POLITEAMA - PALERMO

Sara’ presente alla manifestazione Mohamed Al Farra, sindaco di Khan Younis, città palestinese della Striscia di Gaza gemellata con Palermo.

Promuove il Coordinamento di solidarietà con la Palestina

Per adesioni: darwishzaher@gmail.com

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I liberali italiani protestano contro Israele (e contro l’inerzia del governo italiano).

Tra i tanti comunicati e documenti di protesta che sono fioccati dopo il proditorio attacco israeliano contro il convoglio umanitario della Freedom Flotilla, mi fa piacere riportare il testo della lettera inviata al ministro degli esteri Franco Frattini da parte del segretario politico di Agorà Liberale.

Nel dna di ogni partito politico di ispirazione liberale c’è (o dovrebbe esserci) l’attenzione per il rispetto dei diritti umani, il principio di legalità interna e internazionale, la giustizia. E, infatti, il testo della lettera trasuda di umana indignazione per il criminale assedio israeliano ai Palestinesi della Striscia di Gaza – trasformata in un vero e proprio campo di concentramento – e per l’inerzia del governo italiano che, anziché denunciare i soprusi dello stato d’Israele, si precipita a intavolare trattative con chi ha le mani ancora lorde del sangue dei pacifisti della Freedom Flotilla.

Governo italiano guidato da quel partito delle libertà che con il liberalismo e le libertà non ha proprio nulla a che spartire, e che si è affrettato a cercare di coprire i crimini israeliani votando no alla richiesta Onu di una inchiesta internazionale sull’assassinio dei 9 pacifisti della Freedom Flotilla.

Ecco il testo della lettera.

Illustre signor Ministro degli Esteri,

Ella, unitamente al Presidente del Consiglio ed ai rimanenti Ministri cui è affidato il Governo del nostro Paese, deve assolutamente prendere atto del fatto che l’embargo imposto da Israele ai Palestinesi sin dal 2007 ha ormai trasformato la Striscia di Gaza in un enorme campo di concentramento.

La mancanza di qualsivoglia utile iniziativa politica Sua o del Governo, volta ad evitare che detto embargo trascinasse in una condizione di sopravvivenza animalesca non i soli terroristi, ma anche uomini donne e bambini innocenti, ha inferto duri colpi alla Libertà innanzi tutto, ed alla Giustizia di conseguenza.

Ancora la mancanza di qualsivoglia ferma iniziativa politica Sua o del Governo, ha oggi consentito che i carcerieri abbiano anche osato sparare su una flotta umanitaria, uccidendo persone disarmate, senza alcun preventivo esame sulla reale natura dei generi di conforto trasportati, e quindi, esattamente come accadeva nei campi di concentramento, per incutere terrore ed annientare ogni potenzialità vitale del popolo e della cultura palestinese, con l’ormai evidente finalità d’annettere la Striscia di Gaza.

Che tutto questo possa essere accaduto ad iniziativa di un Paese che ha conosciuto bene sia i campi di concentramento che i suoi crudeli carcerieri, ha davvero dell’incredibile, ma che Ella abbia inteso sollevare il telefono – come riferito da Organi di Stampa – per intavolare rassicuranti trattative sulla sorte di nostri connazionali, con interlocutori aventi le mani ancora grondanti sangue umano, supera ogni civile e democratica sopportazione.

Egualmente inaccettabile, per la opposizione di un Paese veramente libero e che affonda le radici democratiche nella resistenza al sopruso totalitario , è che Lei possa ancora tardare nel richiamo del nostro Ambasciatore in Israele – che sollecito formalmente - in segno di rifiuto, da parte del popolo Italiano, di sentimenti di amicizia e collaborazione con Paesi nemici delle Libertà e del rispetto di ogni vita umana.

La ringrazio per l’attenzione, con ogni riguardo,

Pasquale Dante

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3 giugno 2010

Un disastro d'immagine.


Il bilancio dell'attacco israeliano alla Freedom Flotilla pare ormai definitivo: nove morti e 45 feriti, anche se oggi rainews24 dava conto del fatto che i turchi lamentano che di alcuni pacifisti non si hanno ancora notizie.

Un crimine sconvolgente e inaudito ai danni di un convoglio umanitario, che si è tramutato in un vero disastro di immagine e di pubbliche relazioni per lo stato israeliano che, come notava Gideon Levy su Ha'aretz, adesso ha davvero il mondo intero contro.

E' questo il senso dell'efficace vignetta di Steve Bell apparsa ieri sul Guardian:
"Come sta dottore?" "E' peggio di quanto pensassi - E' un disastro di pubbliche relazioni!"

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1 giugno 2010

Frattini, fai qualcosa di italiano (e per gli Italiani)!

In un articolo pubblicato nel 2008 su Ha'aretz (Frattini's manifesto), Adar Primor osservava come il ministro degli esteri italiano Franco Frattini avrebbe potuto facilmente vincere il titolo di “ministro più sionista d'Europa”.

E di ciò Frattini ha dato prova anche di recente, bollando come “razzista” la decisione di Coop e Conad di sospendere la vendita di alcuni prodotti ortofrutticoli israeliani provenienti dai Territori palestinesi occupati.

Con ciò difendendo un'azienda straniera (la Agrexco) e diffamando – con grave danno d'immagine – due aziende italiane, costrette precipitosamente a fare marcia indietro (la Coop comprando addirittura un'intera pagina della Repubblica e di altri quotidiani).

In queste ore che seguono il massacro di almeno dieci attivisti della Freedom Flotilla, invece, Frattini non ha potuto fare a meno di prendere ufficialmente una posizione simile a quella degli altri Paesi Ue, deplorando “in modo assoluto l'uccisione di civili” e chiedendo l'apertura di un'inchiesta.

E, in realtà, mentre il premier turco Erdogan parla senza mezzi termini di “terrorismo di stato” israeliano, tutti i governi del mondo occidentale e l'ottimo Segretario Generale dell'Onu sembrano fare dichiarazioni fotocopia, tutti come sono “scioccati” e/o “addolorati”.

Certo, magari qualche cosa in più si potrebbe fare, come prendere ad esempio la Grecia che ha annullato l'esercitazione congiunta con l'aviazione israeliana “Minoan 2010”, iniziata il 25 maggio e che avrebbe dovuto aver termine il 3 giugno.

Non vogliamo chiedere tanto al nostro ministro degli esteri, ma una cosa sì che è suo dovere farla senza indugio alcuno: chiedere con forza immediate notizie sulla salute dei passeggeri italiani della Freedom Flotilla e adoperarsi per il loro immediato rientro in Italia.

Perchè di loro non si sa ancora assolutamente nulla, non è certo nemmeno il loro numero, e la famiglia di Angela Lano – la coraggiosa giornalista di Infopal – denuncia in un comunicato che “malgrado le varie agenzie di stampa italiane ripetano che gli italiani sequestrati dalle autorità israeliane “stanno bene”, la famiglia di Angela Lano … informa che la Farnesina e l'Ambasciata d'Italia in Israele non sono in possesso di informazioni al riguardo”.

E allora, ministro, coraggio, si attivi e ci rassicuri sulla sorte di Angela Lano, di Manolo Luppichini, di Manuel Zani e di Joe Fallisi, è suo dovere rappresentare e difendere questi nostri coraggiosi compatrioti, che hanno rischiato la vita per uno stupendo gesto di solidarietà umana verso la popolazione di Gaza, stremata dall'assedio criminale di Israele.

E, già che c'è, chieda al suo sottosegretario Alfredo Mantica di presentare immediatamente le proprie irrevocabili dimissioni. Perchè è assolutamente vergognoso che un rappresentante dello Stato italiano arrivi a dichiarare che la morte di (almeno) dieci pacifisti era inevitabile perchè “il principio della rappresaglia israeliana è un principio conosciuto nel mondo”.

Secondo Mantica, si può “discutere sulla reazione israeliana ma pensare che tutto avvenisse senza una reazione di una qualche natura era una dilettantesca interpretazione di chi ha provocato questa vicenda”.

Una vera e propria apologia della pirateria internazionale e dell'assassinio che rende la presenza di Mantica all'interno della compagine governativa non più sostenibile, né politicamente né, soprattutto, moralmente.

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31 maggio 2010

La solita vignetta antisemita...


("Gaza Freedom Flotilla attacked" di Carlos Latuff)

La solita vignetta antisemita, postata da quell'antisemita viscerale che anima questo blog.

Ma, essendo pronto a ricredermi e a fare atto di contrizione, vorrei che qualcuno mi indicasse un termine di paragone che, meglio del nazismo, valga a descrivere l'orrore e il raccapriccio che in molti (me compreso) ha provocato un'operazione militare (rectius, un massacro) come quella denominata "Piombo Fuso", che ha visto la morte di oltre 1.400 Palestinesi, l'83% dei quali civili inermi, e - tra essi - quella di ben 352 bambini.

Davvero, vorrei che qualcuno mi spiegasse che è sbagliato paragonare il trattamento degli ebrei del ghetto di Varsavia a quello gentilmente offerto da Israele a un milione e mezzo di Palestinesi rinchiusi nella Striscia di Gaza, privati di beni essenziali quali la carne fresca ma anche la cioccolata o i biscotti e financo i giocattoli, e mantenuti in vita sulla base di un documento segreto (Food Consumption in Gaza - Red Lines) che indica le esigenze minime nutrizionali della popolazione di Gaza, sulla base degli apporti calorici e dei grammi di cibo, il sesso e l'età dei residenti: come in un lager!

Vi prego, qualcuno mi aiuti a capire che la vignetta qui sopra è profondamente ingiusta e venata da pregiudizio antisemita, perchè non si può paragonare all'assalto di una bieca piovra con la svastica l'eroica azione della Marina israeliana, che ha impedito che nella Striscia di Gaza giungesse un carico di diecimila tonnellate di aiuti umanitari, medicinali, attrezzature mediche, carrozzelle elettriche, uccidendo a questo scopo dieci (o 19, ancora non si capisce bene) generosi attivisti, che hanno dato la vita per un gesto di eroica solidarietà umana.

Nell'attesa, mi tengo questa vignetta, che è sempre meglio del titolo a tutta pagina del Giornale che sarà in vendita tra poche ore nelle edicole di tutta Italia: ISRAELE HA FATTO BENE A SPARARE.

L'apologia del crimine e dell'assassinio più brutale e spietato ad opera di quel gran maestro del giornalismo che risponde al nome di Vittorio Feltri. Davvero, non ci sono parole.

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Assassini!

L’avventura della Freedom Flotilla doveva rappresentare una pagina coraggiosa nella storia della resistenza non violenta all’assedio criminale che Israele ormai da anni mantiene a danno di un milione e mezzo di Palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza: una flotta di sei navi con diecimila tonnellate di aiuti e di materiali e 700 persone provenienti da tutto il mondo, dirette a Gaza.

Ma Israele – che aveva manifestato l’intenzione di fermare le navi con la forza e aveva già provveduto ad allestire nel porto di Ashdod un campo di prigionia per gli attivisti – ha mantenuto la sua promessa e ha trasformato quest’operazione puramente umanitaria in un bagno di sangue: 15 morti (ma per altre fonti, una ventina), assassinati dai commandos israeliani calatisi sulle navi dagli elicotteri Apache.

Tremiamo per la sorte dei nostri connazionali a bordo, tra cui ricordiamo l’ex senatore Fernando Rossi e Monia Benini del movimento “Per il Bene Comune” e Angela Lano di Infopal, anche se le prime notizie ci dicono che nessun italiano è rimasto ucciso o ferito nell’assalto.

Qui di seguito riporto i primi resoconti che ho ricevuto via email, quando il bilancio delle vite umane spezzate dal crimine israeliano era purtroppo ancora ben lontano dalla realtà. Voglio solo ricordare come l’assalto israeliano sia avvenuto in acque internazionali, ai danni di un convoglio umanitario: un vero atto di pirateria, l’ennesimo crimine ingiustificato e ingiustificabile commesso dagli assassini israeliani in divisa.

Siamo in attesa di leggere le vibranti proteste e la ferma condanna che la Ue e, soprattutto, il governo italiano sapranno sicuramente indirizzare nei confronti di Israele.

CIVILI DISARMATI ATTACCATI E UCCISI DA ISRAELE
(Cipro 1 Giugno 2010, 6:30)

Nel cuore della notte, commandos Israeliani hanno abbordato la nave passeggeri Turca "Mavi Marmara" sparandole contro. Il filmato indiretta streaming dall'imbarcazione mostra che 2 persone sono state uccise e 31 ferite. Al Jazeera ha appena confermato questi numeri. Israele ha dichiarato che sta entrando in possesso delle imbarcazioni.

Lo streaming video mostra i soldati Israeliani che sparano a civili, e il nostro ultimo messaggio SPOT diceva ; "Aiutateci, siamo stati abbordati dagli Israeliani".

La coalizione formata dal Free Gaza Movement (FG), European Campaign to End the Siege of Gaza (ECESG), Insani Yardim Vakfi (IHH), Perdana Global Peace Organisation , Ship to Gaza Greece, Ship to Gaza Sweden, e International Committee to Lift the Siege on Gaza lancia un appello alla comunità internazionale per chiedere a Israele di fermare questo brutale attacco contro civili che stavano tentando di portare aiuti di vitale importanza ai palestinesi imprigionati a Gaza e di consentire alle navi di continuare il loro cammino.

L'attacco è avvenuto in acque internazionali, a 75 miglia al largo della costa di Israele, in violazione del diritto internazionale.

Contatti:

Greta Berlin - +357 99187275
Mary Hughes,
Audrey Bomse, +357 96489805

PIRATI ED ASSASSINI

Apprendiamo ora dalla televisione turca, ore 7 italiane, che le navi della Flottilla sono state abbordate dai militari israeliani che ne hanno preso il possesso.

Due i volontari pacifisti assassinati e oltre 30 i feriti, tra equipaggio e personale umanitario, in seguito all'aggressione, in perfetto stile piratesco, della Marina israeliana, che non si accontenta e limita ad occupare tutta la Terra Santa, ma occupa anche tutto il mare prospicente ben addentro le acque internazionali, dove nessuno può reclamare diritti nazionali.

Solo la pirateria israeliana lo può: una marina eletta.

Questo atto, di inaccettabile prepotenza e criminale ferocia, oltretutto messo in atto contro persone assolutamente indifese e disarmate, è l'ennesimo tassello che pone Israele e la sua politica sionista fuori dalla Comunità internazionale e rende assolutamente impossibile, visto che qualcuno l'ha fantascientificamente ipotizzato, il suo ingresso nella EU.

Anzi, quegli onorevoli italiani, che siedono in Parlamento con doppio passaporto, italiano e israeliano, che tanto si affannano a impedire qualsiasi critica o azione contro la delinquenziale politica coloniale israeliana, dovrebbero essere rimossi dalle posizioni di responsabilità in cui si trovano, in quanto inadatti e non affidabili per difendere gli interessi e l'immagine dell'Italia e degli italiani, in patria e nel mondo.

Solidarietà con i convogli umanitari sotto sequestro illegale.

Solidarietà con la Terra Santa occupata e che soffre.

E speriamo che l'amica Angela Lano di InfoPal.it, insieme agli altri italiani presenti sulle navi, siano incolumi.

Redazionale di Terrasantalibera
- 31 maggio 2010 - ore 6.05 (London time)
http://www.terrasantalibera.org/

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17 maggio 2010

Sosteniamo la Freedom Flotilla.

Lo scorso 14 maggio ha avuto inizio la nuova avventura del Free Gaza Movement, con la partenza dall'Irlanda della prima nave della Freedom Flotilla, il cargo Rachel Corrie carico di materiale per la ricostruzione, scolastico ed attrezzature mediche, da destinare alla popolazione di Gaza stremata dall'assedio criminale israeliano. La Rachel Corrie si unirà ad altre navi provenienti dalla Grecia e dalla Turchia per poi proseguire alla volta della Striscia.

Naturalmente Israele ha già reso noto che non consentirà in nessun caso al convoglio di raggiungere Gaza, minacciando l'uso della forza militare.

Sull'argomento, qui di seguito riporto il comunicato stampa del Free Gaza Movement e l'appello di sostegno all'iniziativa lanciato dalla Rete romana di solidarietà con il popolo palestinese.

Londra – 14 Maggio 2010
Alle 22:45 ora locale , la MV Rachel Corrie, una nave cargo da 1200-tonnellate, una delle otto imbarcazioni che costituiscono la Freedom Flotilla, è partita dall'Irlanda verso il Mar Mediterraneo, dove si unirà ad altre navi dallla Turchia e dalla Grecia per proseguire verso Gaza.

Le dichiarazioni Israeliane nel corso delle ultime settimane affermano che le autorità Israeliane non consentiranno alla Freedom Flotilla di raggiungere Gaza con il carico necessario di materiale da ricostruzione, scolastico ed equipaggiamento medico. Secondo le notizie diffuse da fonti Israeliane, sono stati emessi ordini chiari per impedire alle navi di raggiungere Gaza e se necessario, sarà impiegata anche violenza militare.

Il Free Gaza Movement, che ha già inviato altre 8 missioni navali verso Gaza, conferma che Israele ha già provato in precedenza ad utilizzare questo minacce intimidatorie come tattica per cercare di fermare le missioni prima ancora che partano. "Non ci hanno intimidio finora e non ci intimidiranno neanche questa volta", afferma uno degli organizzatori".

Ship to Gaza -- Svezia, uno dei partner della coalizione Freedom Flotilla , assieme al parlamentare Mehmet Kaplan (Green Party) ha chiesto ieri un udienza con il Ministro degl Esteri Svedese, Carl Bildt, per discutere quali misure prenderà il governo Svedese e l'Unione Europea per proteggere il viaggio pacifico e con scopi umanitari della Freedom Flotilla. All'inizio della settimana, nel corso di un incontro con la European Campaign to End the Siege on Gaza – un altro partner dela coalizione - il Primo Ministro Turco Tayyib Erdogan ha espresso il proprio sostegno per "interrompere l'assedio oppressivo della Striscia di Gaza ... impegno che è in cima alla lista delle priorità della Turchia.“

I partners della coalizione, Ship to Gaza – Grecia e la Turkish relief organization IHH, ha sottolineato che le navi, i passeggeri e il carico saranno controllati ad ogni punto di partenza, in modo che sia chiaro che non costituiranno alcuna minaccia per la sicurezza di Israele.

Le minacce di Israele, di attaccare civili disarmati a bordo delle imbarcazioni che trasportano aiuti per la ricostruzione, sono oltraggiose e indicative della natura crudele e violenta della politica Israeliana nei confronti di Gaza. La Freedom Flotilla agisce in linea con i principi universali dei diritti umani e della giustizia nello sfidare un blocco che è stato dichiarato illegale dalle Nazioni Unite e da altre organizzazioni umanitarie. I Palestinesi di Gaza hanno diritto alle migliaia di prodotti basilari che Israele vieta di far entrare, tra cui cemento e libri scolastici, come hanno pure diritto ad uscire ed andare nel resto del mondo. La coalizione Freedom Flotilla chiede a tutti i firmatari della Quarta Convenzione di Ginevra di far pressione su Israele affinchè rispetti i propri obblighi nei confronti delle leggiu manitarie, ponga fine al letale blocco di Gaza e si astenga dall'attaccare questo convoglio pacifico.

Per maggiori informazioni:
Free Gaza Movement – Greta Berlin - +33 607374512
ECESG – Mazen Kahel - +33 1 46 81 12 92
IHH – Ahmet Emin Dag – +90 530 341 1934
Ship to Gaza / Greece – Vangelis Pissias - +30 697 200 9339
Ship to Gaza / Sweden – Dror Feiler - +46702855777

La Freedom Flotilla Coalition comprende : il Free Gaza Movement (FG), la European Campaign to End the Siege of Gaza (ECESG), la Insani Yardim Vakfi (IHH), Ship to Gaza Grecia e Ship to Gaza Svezia, la International Committee to Lift the Siege on Gaza, e altre centinaia di gruppi e organizzazioni nel mondo che ne sostengono gli sforzi.

http://www.freegaza.org/

In questi giorni sta salpando dai porti di Irlanda, Turchia e Grecia, alla volta di quello di Gaza City una flotta di otto navi che trasportano materiali da costruzione, impianti di desalinizzazione dell’acqua, impianti fotovoltaici, generatori, materiale per la scuola e farmaci da consegnare alla società civile palestinese. Si tratta di un'azione di alcune organizzazioni e reti di solidarietà internazionale, necessaria per la sopravvivenza della popolazione di Gaza, che da più di tre anni vive sotto un assedio asfissiante, priva di generi di prima necessità e dei materiali indispensabili per ricostruire un territorio martoriato dall’operazione “piombo fuso” dell’esercito israeliano, che ha causato oltre 1400 morti, tra cui 400 bambini, e più di 5000 feriti dovuti anche all’uso di armi proibite dal Diritto Internazionale, quali l’uranio impoverito ed il fosforo bianco.

Il governo israeliano ha dichiarato che impedirà in tutti i modi possibili (anche con la forza se necessario) l’arrivo delle navi e la consegna dei materiali. Se ciò avvenisse sarebbero in pericolo anche i 600 passeggeri di oltre 40 nazionalità che sono imbarcati sulle navi.

Per evitare che ciò avvenga, e permettere che le navi possano consegnare il materiale, chiediamo:

a) una chiara e pubblica presa di posizione delle forze politiche, dei parlamentari, degli uomini di cultura e dell’associazionismo che prevenga una ulteriore azione del governo israeliano condotta in spregio alle leggi che regolano il diritto internazionale e la convivenza civile dei popoli.

b) che l’Italia eserciti una forte pressione politica e diplomatica sul governo israeliano affinché non ostacoli l’arrivo della flotta al porto di Gaza City, ripetendo, in acque internazionali, le azioni di pirateria già effettuate in analoghe circostanze negli scorsi anni.

Il silenzio che nel nostro Paese circonda le sofferenze inflitte alla popolazione di Gaza e l’assenza di attenzione verso le iniziative umanitarie di associazioni e comitati di solidarietà è inaccettabile e colpevole: quindi confidiamo in una sua iniziativa.
Per aderire, basta mandare una mail a questo indirizzo: capone72@libero.it, indicando il proprio nome, cognome, città ed eventuale associazione, gruppo, movimento di cui si fa parte.

Roma 15 maggio 2010 – giornata della NAKBA

La Rete Romana di solidarietà con il Popolo palestinese
FORUM PALESTINA
PER NON DIMENTICARE GAZA
DONNE IN NERO
UN PONTE PER…
ACTION FOR PEACE
ASSOPACE NAZIONALE
ASSOPACE ROMA
ASSOCIAZIONE AMAL, BAMBINI PER LA PACE – ONLUS
PALESTINE TINK TANK
COLLETTIVO ANTAGONISTA PRIMAVALLE, ROMA
SUMUD associazione di volontariato antimperialista ONLUS, Perugia
ASSOCIAZIONE YAKAAR ITALIA – SENEGAL
C.S.O.A. LA STRADA
INTERNATIONAL SOLIDARITY MOVEMENT GAZA
ASSOCIAZIONE DI AMICIZIA ITALO-PALESTINESE ONLUS, FIRENZE
AMICI DELLA MEZZALUNA ROSSA PALESTINESE

ADESIONI INDIVIDUALI:
Fabio Marcelli, Giuristi Democratici
Luisa Morgantini
Gianna Pasini, Assopace Brescia
Mila Pernice, Forum Palestina
Alessandra Capone, Comitato Stop Agrexco Roma

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5 maggio 2010

Un sostegno di cemento per Gaza

Difficilmente i riflettori dei media si puntano sulla Striscia di Gaza, eppure in questo misero lembo di terra si continua a morire: dall'inizio dell'anno, l'esercito israeliano ha ucciso 17 Palestinesi e ne ha feriti 71.

E se non si muore sotto un bombardamento aereo o, magari, mentre si manifesta pacificamente, a Gaza si muore letteralmente di fame a causa dell'embargo israeliano, che limita drammaticamente l'ingresso financo dei beni essenziali. Secondo gli ultimi dati resi noti dall'OCHA, relativi alla settimana compresa tra il 21 e il 27 aprile, l'afflusso di beni di prima necessità e di materiali verso la Striscia è stato pari soltanto al 15% della media settimanale che si era registrata nei primi 5 mesi del 2007.

In aggiunta, la quantità di carburante industriale importato a Gaza ammonta a solo il 33% del fabbisogno necessario a far funzionare la centrale elettrica a pieno regime, con il risultato che la maggioranza degli abitanti è costretta a subire interruzioni nella fornitura della corrente elettrica per 8-12 ore al giorno. Analogamente, le importazioni di gas da cucina servono a coprire soltanto il 36% dei fabbisogni della popolazione.

Alla luce di questi dati drammatici - e stante l'incredibile acquiescenza della comunità internazionale di fronte a questa disumana punizione collettiva inflitta da Israele a un milione e mezzo di Palestinesi - acquista uno straordinario valore pratico e simbolico la nuova iniziativa del Free Gaza Movement, illustrata dal video qui sopra.

Il prossimo 24 maggio, il cargo Rachel Corrie - insieme a sette navi allestite da altre organizzazioni per i diritti umani - partirà per Gaza sfidando nuovamente il blocco israeliano, per portare ai Palestinesi della Striscia un carico di cemento, medicinali, materiali scolastici. Almeno cinque imbarcazioni per il trasporto passeggeri, con a bordo oltre 600 persone, affiancheranno i cargo nella navigazione.

L'obiettivo del Free Gaza Movement è quello di portare a Gaza almeno 500 tonnellate di materiale, tra cui 25.000 sacchi di cemento necessari alla ricostruzione, e anche noi siamo chiamati a fare la nostra parte.

Come è molto semplice, ed è spiegato dal video. Basterà collegarsi al sito http://www.freegaza.org/ e cliccare sull'icona con il sacco di cemento per acquistarne uno o più, contribuendo in tal modo a questa ennesima, meritoria iniziativa dell'organizzazione.

Aiutiamo la ricostruzione di Gaza!

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