17 maggio 2011

La distruzione delle risorse naturali palestinesi: l'arma più subdola di Israele

Tra le tante armi che Israele ha usato e usa contro la popolazione civile della Striscia di Gaza, quella più subdola e devastante è probabilmente rappresentata dalla distruzione delle risorse ambientali palestinesi, attuata sotto varie forme, dall’inquinamento della falda acquifera allo sradicamento di centinaia di migliaia di alberi alla contaminazione intenzionale dei terreni agricoli con sostanze tossiche e radioattive.

Di questo tratta l’articolo che segue, scritto da Mahmoud Bakr per l’edizione di Al-Ahram Weekly di due settimane addietro, qui proposto nella traduzione di
Medarabnews.


Negli ultimi decenni i territori palestinesi hanno dovuto affrontare una serie di problemi ambientali che hanno inquinato e distrutto l’ambiente in modo rapido e grave, soprattutto a causa delle politiche dell’occupazione israeliana. Anche un incremento della popolazione ha aumentato l’inquinamento, la produzione di rifiuti e il logoramento delle varie risorse naturali. Per proteggere l’ambiente palestinese e le risorse ancora disponibili, l’Autorità Palestinese (ANP) nel 1996 creò l’Environment Quality Authority (EQA). Questo è l’ente governativo responsabile della pianificazione strategica, della legislazione, del monitoraggio e della regolamentazione di tutte le questioni ambientali. E’ inoltre responsabile del coordinamento tra tutti gli enti locali, regionali e internazionali per tutelare e sviluppare l’ambiente palestinese.

Abbiamo incontrato il principale funzionario palestinese responsabile per l’ambiente, con una delegazione di giovani presso il terzo Arab Universities Youth Forum, patrocinato dalla Youth and Environment Union a Sharm El-Sheikh.

Il direttore dell’EQA Youssef Kamel Ibrahim ha affermato che l’occupazione sionista ha fino ad ora fatto dell’ambiente un elemento del conflitto. Ci sono molti indicatori che dimostrano come le risorse e l’ambiente palestinese siano il bersaglio di una guerra di logoramento, come ad esempio i bombardamenti contro le risorse idriche e il pozzo principale che fornisce acqua alla città di Gaza, oltre ai danni intenzionali di vaste aree, tra cui lo sradicamento intenzionale di più di 500.000 alberi. Egli ha inoltre osservato che la carenza d’acqua nella regione occidentale e le scarse risorse alimentari nella parte orientale costituiscono la realtà odierna del popolo palestinese. Si tratta di un tentativo dell’occupazione finalizzato al controllo delle risorse idriche e alimentari in Palestina, ha affermato Kamel. Circa il 25% della regione di Al-Aghwar è diventata una zona militare occupata, e il popolo palestinese ne controlla meno del 40%. Egli ha aggiunto che le forze di occupazione hanno scavato 27 pozzi per raccogliere l’acqua piovana prima che essa defluisca verso i palestinesi.

Kamel ha osservato che studi geografici e geologici e alcune mappe dimostrano l’esistenza di un legame geologico tra Rafah e Sheikh Zowayd in Egitto, e la Rafah palestinese e la Striscia di Gaza fino alla città di Ashdod, occupata nel 1948. Questa connessione geologica indica che la falda acquifera sotterranea nella Striscia di Gaza si estende fino al confinante Sinai settentrionale a Rafah, Sheikh Zowayd e Areesh, il che significa che qualsiasi inquinamento del bacino idrico sotterraneo a Gaza si estenderebbe ad altre parti ad esso collegate, sia in Egitto che nei territori occupati.

Uno studio delle Nazioni Unite e della Banca Mondiale ha dimostrato che il bacino sotterraneo di Gaza è profondamente contaminato da sostanze inquinanti di nitrato e cloruro che raggiungono livelli record al di sopra di standard accettabili. Alcuni studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dimostrano che il nitrato permesso per il consumo umano non deve superare i 250 mg per litro, ma l’acqua in alcune zone vicino al confine di Gaza con l’Egitto, come Khan Younis e Rafah, ne contiene più di 2500mg. Ciò dimostra che l’inquinamento ha raggiunto il bacino egiziano di Rafah e da lì potrebbe inquinare Sheikh Zowayd e Areesh.

Secondo Kamel, l’elevata concentrazione di inquinanti di nitrato nelle acque di Gaza presenta un alto rischio di avvelenamento tra i neonati, soprattutto nelle zone rurali. Il programma ambientale dell’ONU stima che sono necessari 1,5 miliardi di dollari per i prossimi due decenni per ripristinare la falda acquifera sotterranea alla sua condizione precedente, cosa che comprende la costruzione di impianti di desalinizzazione per ridurre la necessità di risorse idriche sotterranee.

Il direttore dell’EQA ha evidenziato i pericoli rappresentati dalle sostanze tossiche e radioattive che Israele scarica nella Striscia di Gaza, che si sciolgono e si decompongono nel suolo e raggiungono il bacino idrico sotterraneo. Questi rifiuti tossici, radioattivi e pericolosi possono raggiungere l’Egitto attraverso gli strati geologici e la falda acquifera sotterranea. Kamel ha spiegato che questo inquinamento potrebbe non essere nemmeno avvertito dagli egiziani in quanto essi utilizzano acqua proveniente dal Nilo, e non da serbatoi sotterranei. Ma, egli ha avvertito, se in qualsiasi momento vi fosse una crisi idrica in Egitto, il paese potrebbe essere costretto a utilizzare l’acqua sotterranea presente nel nord del Sinai. Gli egiziani potrebbero rimanere sorpresi dal fatto che l’acqua sotterranea è inadatta al consumo umano o all’agricoltura, ha detto Kamel.

Egli ha aggiunto che alcuni studi dimostrano che circa il 95% dell’acqua del bacino sotterraneo è inquinata e non idonea all’uso diretto. L’ONU ha recentemente messo in guardia contro l’utilizzo di acqua proveniente dal bacino idrico per i prossimi 20 anni, fino a quando la falda acquifera non sarà riportata al suo stato naturale, e ha incoraggiato a restaurare il bacino idrico nella Striscia di Gaza e a ricercare fonti alternative. Kamel ha affermato che aerei F-16 israeliani hanno bombardato zone disabitate, “e non ne conoscevamo il motivo finché non abbiamo scoperto che i missili utilizzati contenevano prodotti chimici tossici che danneggiano direttamente il suolo e il bacino sotterraneo. Alcuni campioni di terra e le biopsie di 90 vittime cadute durante l’ultima guerra a Gaza hanno rivelato la presenza di circa 30 minerali tossici, tra cui uranio in quantità più di 30 volte superiore rispetto ai livelli permessi”.

Il direttore dell’EQA ha affermato che i terreni agricoli e il suolo sono stati direttamente e criticamente danneggiati dalle azioni israeliane. I ripetuti attacchi con missili e munizioni di vario genere hanno causato profondi crateri nel terreno agricolo, il quale è stato anche inquinato da tossine provenienti dai missili e dalle munizioni utilizzate. Le forze di occupazione hanno anche reso i terreni aridi e sterili, in particolare quelli situati nei pressi del confine, precedentemente irrigati e coltivati con ulivi e palme.

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