10 giugno 2011

Anche la Fiom si schiera contro "Israele che non ti aspetti"

Anche la Fiom/Cgil prende ufficialmente posizione contro "Israele che non ti aspetti", la kermesse dedicata allo stato ebraico che avrò luogo a Milano tra il 12 e il 23 giugno prossimi.

Sulla base dell'assunto, del tutto condivisibile, che non esistono diversi Israele, bensì uno soltanto, la cui prosperità e la cui fortuna si basano in buona parte sullo sfruttamento e la spoliazione delle risorse del popolo palestinese.

Scienza e ricerca, si legge, non sono neutre, ma sono strettamente connesse all'occupazione e al regime di apartheid con cui Israele mantiene la sua ferrea stretta sui territori occupati. Le risorse idriche vengono sfruttate dallo stato ebraico a danno delle popolazioni native, cui viene destinata una quantità assolutamente minima delle stesse. Persino il turismo, ad esempio nella zona del Mar Morto, si basa sull'esclusione e sulla privazione degli accessi al popolo palestinese.

Tenere una imponente manifestazione come quella di Milano non significa altro che fornire ulteriore legittimazione ad uno Stato che fa della violazione del diritto internazionale e dei diritti umani la sua pratica quotidiana.

E - a giudizio di chi scrive - non è possibile "fare affari" con chi ha le mani sporche del sangue di civili inermi ed innocenti. Ma qualcuno, anche a sinistra, talvolta lo dimentica...

KERMESSE DI MILANO -ISRAELE, OVVERO L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA
Commento di Alessandra Mecozzi*, Roberto Giudici**

«Israele che non ti aspetti» è il titolo scelto per una kermesse (dal 12 al 23 giugno) di eventi espositivi, promossi dall'Ambasciata di Israele con la Regione Lombardia e l'ex giunta Moratti.

Per alcuni giorni il centro di Milano verrà «occupato» dall'esibizione di tecnologie sofisticate nei settori della sicurezza e degli armamenti, del trattamento delle acque, della sanità e dell'informatica. Nella stessa occasione un vertice di uomini d'affari italiani e israeliani discuterà di cooperazione economica tra i due paesi.

«Fare affari», è l'invito dell'ambasciata di Israele, accolto dalla partecipazione imprenditoriale e istituzionale italiana. Il titolo indica la consapevolezza che a Israele si pensa come ad a un paese super militarizzato, in guerra - che è un dato di fatto - cercando di attrarre l'attenzione su un'altra faccia.

Ma queste presunte due facce, sono in realtà una sola: quella dell'insostenibile politica israeliana coloniale e di occupazione. Una politica che andrebbe sanzionata, non alimentata!

Scienza e ricerca non sono mai neutre. La ricerca scientifica è strettamente legata a quella militare e della sicurezza. Viene quotidianamente «testata» dal governo di Israele su migliaia di palestinesi, la cui vita è resa impossibile dal sistema dell'occupazione militare ed economica. Centinaia di check points tecnologico/militari impediscono il movimento della popolazione, come lo sviluppo economico; l'impenetrabile «barriera di difesa» o «muro dell'apartheid» protetto da un sistema sofisticatissimo di sensori e comandi hi- tech, ha confiscato terre e pozzi, demolito case, distrutto terreni agricoli, posti di lavoro, separato famiglie e comunità; ha «spostato» confini internazionalmente riconosciuti. Il muro è una «violazione del diritto internazionale», ha avvisato la Corte di giustizia dell'Aja (9 luglio 2004).

Gran parte dell'acqua virtuosamente trattata dall'ingegneria israeliana proviene da espropriazioni e spoliazione dei territori, a danno di villaggi, di città e dell'economia palestinesi. Viene esaltato un sistema sanitario all'avanguardia nella cura dei propri cittadini, mentre a Gaza si negano cure basilari ad una cittadinanza sotto un assedio di anni, condannato dalle agenzie sanitarie mondiali.

Persino le immagini simbolo del turismo sul mar Morto e la città entro le mura di Gerusalemme, parlano di territori occupati secondo le Risoluzioni Onu. Sostenere economicamente la politica del Governo israeliano, significa sostenere la sua illegale e crudele occupazione e colonizzazione dei territori palestinesi, la sua violenza contro chi rivendica i propri diritti, legalmente sanciti.

La kermesse a Milano è una scelta di parte, di pieno appoggio alla politica del governo di Israele. Ed è un grave errore, che pregiudica la possibilità che il nostro paese giochi un ruolo attivo per la risoluzione del conflitto, tanto più necessaria quando dal mondo arabo arrivano segnali per un avanzamento democratico di tutta la regione.

La Fiom, impegnata con le società civili palestinese e israeliana per una pace giusta e durevole in Medio Oriente, ritiene che neppure il business e la cooperazione possano prescindere dalla difesa del diritto internazionale, dell'autodeterminazione e della sicurezza per le popolazioni. Respingiamo le tristi e ormai patetiche accuse di antisemitismo contro ogni voce critica che condanni l'occupazione di territori e popolazioni. Chi rivendica rapporti privilegiati di Israele con l'Europa, non può sorprendersi per l'attenzione ad una politica che, sempre più diffusamente a livello internazionale, viene chiesto di sanzionare.

*responsabile internazionale Fiom-Cgil

**responsabile org. Fiom-Cgil Milano

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