28 luglio 2011

Quali motivi di “sicurezza” spingono Israele a negare ai malati il diritto di curarsi?

Lo scorso 25 luglio Ra’ed ‘Azzam Saleem al-Mghari, un Palestinese di 33 anni residente nella Striscia di Gaza, è morto perché le autorità israeliane hanno rifiutato di concedergli il permesso di recarsi in un centro medico in Cisgiordania per ricevere le cure di cui aveva disperato bisogno.


Al-Mghari viveva nel campo profughi di al-Bureij, nella zona centrale della Striscia di Gaza, e soffriva da 16 anni per una malattia cardiaca. Avrebbe dovuto recarsi all’Arab Center for the Treatment and Surgery of Heart and Blood Diseases di Nablus per sottoporsi ad un intervento chirurgico ad una delle valvole cardiache, ma il rifiuto da parte dell’Idf di concedergli il permesso gli ha tolto ogni possibilità di sopravvivenza.


Il padre della vittima, ‘Azzam Saleem al-Mghari, racconta:


Mio figlio soffriva di problemi ad una valvola cardiaca da 16 anni. Solitamente riceveva le cure mediche negli ospedali Nasser e Shifa, rispettivamente a Khan Yunis e a Gaza City. Cinque anni fa ha subito un intervento chirurgico a cuore aperto all’Arab Center for the Treatment and Surgery of Heart and Blood Diseases di Nablus, dove ha trascorso un mese per le visite di controllo e i trattamenti medici. L’11 giugno del 2010 i dottori hanno controllato le sue condizioni dopo che egli si era recato al Centro per effettuare alcuni esami medici. Essi hanno deciso che non sarebbe stato in grado in quel momento di sottoporsi ad un intervento chirurgico ad una delle valvole cardiache, e di conseguenza ha fatto ritorno a Gaza. Il 10 luglio 2011 lo abbiamo trasferito al reparto di terapia intensiva dello Shifa Hospital di Gaza City, a causa del deterioramento delle sue condizioni di salute, e lì ha trascorso due giorni per le cure mediche. Egli ha continuato ad andare in ospedale per ricevere le cure e a tornare a casa fino al 14 luglio, quando è caduto a terra a casa ed è stato riportato nuovamente in ospedale. Allora abbiamo iniziato ad occuparci delle procedure per trasferirlo urgentemente all’Arab Center di Nablus, ma il 19 luglio il Centro di Coordinamento Sanitario degli Affari Civili ci ha informato che il permesso per il suo accompagnatore (il suocero) era stato rifiutato. Abbiamo iniziato ad occuparci delle procedure per il trasferimento senza accompagnatore, ma il Comitato ci ha informato il 24 luglio che la controparte israeliana aveva respinto la sua domanda per motivi di sicurezza. Sono passato ad occuparmi di un permesso di trasferimento verso l’Egitto, ma la sua salute ha cominciato a peggiorare sempre più. Di conseguenza, lunedì 25 luglio, i medici hanno deciso di eseguire su di lui un intervento chirurgico d’urgenza. E’ entrato in sala operatoria ed è morto dopo cinque ore, mentre era sotto i ferri.


Con la morte di al-Mghari, salgono a tre i pazienti palestinesi della Striscia di Gaza morti quest’anno perché Israele ha negato loro il diritto di ricevere cure mediche in ospedali all’estero, ma sono centinaia i pazienti a Gaza le cui condizioni di salute vanno peggiorando e che avrebbero bisogno di cure urgenti che non possono ottenere nella Striscia.


I malati della Striscia di Gaza, infatti, spesso hanno necessità di appoggiarsi agli ospedali della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme, e a quelli israeliani, e sono costretti a estenuanti e umilianti trattative per ottenere quello che rappresenta un diritto fondamentale dell’uomo, quello alla salute e a ricevere i migliori standard di cure mediche disponibili. Sovente, peraltro, questi sventurati sono oggetto di ricatto da parte dell’esercito israeliano, che non si tira certo indietro nella pratica odiosa ed immorale di richiedere soffiate e collaborazioni in cambio degli agognati permessi.


Che razza di problemi di “sicurezza” poteva creare un Palestinese come Ra’ed al-Mghari, un malato di cuore che, peraltro, non voleva recarsi nemmeno in Israele, ma solo andare in Cisgiordania per curarsi?


Nessuno, è chiaro. Si tratta soltanto dell’ennesimo, spietato e disgustoso episodio della punizione collettiva posta in essere da Israele contro la popolazione della Striscia di Gaza, un milione e mezzo di persone a cui Israele nega ogni diritto fondamentale, inclusi quelli alla vita e alla salute.


Alla faccia della Quarta Convenzione di Ginevra.

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