7 luglio 2011

Il grosso grasso matrimonio greco di Netanyahu

Era sembrato troppo bello che la Freedom Flotilla 2 – Stay Human fosse riuscita a mettere a segno un colpo, riuscendo a far partire alla chetichella una delle sue navi, la “Dignité”. Purtroppo anche la nave francese, a bordo della quale, tra gli altri, vi sono Olivier Besancenot, già candidato alle elezioni presidenziali in Francia, Nicole Kiil-Nielsen, europarlamentare dei Verdi, e Annick Coupé, sindacalista dell’Union Syndicale Solidaires, alla fine è stata fermata da una cannoniera della guardia costiera greca.


Gli Israeliani sembrano considerare la Freedom Flotilla una vera e propria minaccia esistenziale, e si sono inventati di tutto pur di cercare di fermare la sua partenza alla volta di Gaza.


Prima si è avuto un intenso e proficuo lavorio diplomatico, che ha portato i governi delle nazioni a cui appartengono i partecipanti a questa missione umanitaria, e persino l’Onu, a invitare incredibilmente i propri cittadini a non partire alla volta di Gaza, anziché pretendere da Israele che ne venisse garantita l’incolumità.


Poi si è scatenato il poderoso apparato propagandistico israeliano, di cui tutto si può dire salvo che manchi di fervida fantasia.


Così dapprima Israele ha cercato di propinare all’opinione pubblica l’abissale panzana secondo cui a Gaza, lungi dall’esservi una crisi umanitaria, si trovano ogni sorta di beni e mercanzie e si può vivere quasi da nababbi, poi ha diffuso un video truffaldino in cui un sedicente attivista (rivelatosi poi un esperto di pubbliche relazioni israeliano) sosteneva che gli attivisti imbarcati avessero solidi e strutturati rapporti con i “terroristi” di Hamas e, infine, ha reso noto che gli attivisti della Flotilla erano intenzionati a “spargere il sangue” dei soldati dell’Idf e che a bordo delle navi vi erano sostanze chimiche e incendiarie con cui attaccarli.


Visto che, tuttavia, le trovate propagandistiche non sembravano sortire alcun risultato, Israele si è “rassegnato” a chiedere alla Grecia, puramente e semplicemente, di non far salpare le navi della Flottiglia alla volta della Striscia di Gaza.


Resta allora da capire perché i Greci si siano piegati alle richieste (o al ricatto?) di Israele, facendo la figura di uno stato vassallo e mero esecutore degli ordini israeliani, bloccando le navi della Flottiglia con un provvedimento palesemente immotivato ed illegale.


La risposta è molto semplice: Israele sta mettendo all’incasso la cambiale del suo intervento in favore della Grecia presso l’Unione europea, approfittando dello stato di gravissima crisi finanziaria che il Paese attraversa. Di questo tratta l’articolo che segue, scritto per Ha’aretz dal giornalista israeliano Barak Ravid e qui proposto nella traduzione di Medarabnews.


Netanyahu’s big fat Greek Wedding


Netanyahu ha investito nel suo rapporto con la Grecia nel corso dell’ultimo anno e mezzo, e la sua scommessa alla fine ha pagato visto che la Grecia blocca la partenza dai suoi porti della Flotilla per Gaza.


di Barak Ravid – 1.7.2011


Il primo ministro Benjamin Netanyahu a volte sembra quasi troppo arrogante, e più sicuro di sé di quanto non gli giovi. Tuttavia, contrariamente al solito, questo finesettimana egli in realtà aveva una giustificazione per la sua superbia.


L’investimento personale di Netanyahu nel suo rapporto con il primo ministro greco George Papandreou nell’ultimo anno e mezzo, attraverso il quale ha intensificato le relazioni diplomatiche con questa nazione europea in grave crisi, sembra aver dato il colpo di grazia alla flottiglia di Gaza.


Nel suo discorso di giovedì sera, in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi alla Scuola di Volo dell’Aeronautica israeliana, Netanyahu ha discusso gli sforzi diplomatici in atto per impedire alla flottiglia di Gaza di salpare. L’unico leader che Netanyahu ha citato per nome nel suo discorso è stato il greco George Papandreou.


Solo un giorno prima, il primo ministro israeliano aveva parlato con il suo omologo greco, implorandolo di dare un ordine che impedisse alle navi di salpare dalla Grecia verso la Striscia di Gaza. A differenza del passato, Papandreou ha risposto positivamente, e un alto funzionario israeliano coinvolto nei colloqui tra il primo ministro greco e Netanyahu ha dichiarato che Israele sapeva già dal pomeriggio di giovedì che la Grecia stava progettando di bloccare le navi dirette dai suoi porti verso la Striscia.


La storia d’amore tra Netanyahu e Papandreou ebbe inizio nel febbraio del 2010, quando i due si incontrarono casualmente al ristorante “Puskin” di Mosca. Netanyahu approfittò del loro incontro per parlare con il primo ministro greco dell’estremismo turco contro Israele, e i due divennero ben presto amici.


Il leader israeliano e quello greco si sono parlati almeno una volta alla settimana da quando si sono incontrati a Mosca.


La flottiglia turca diretta a Gaza nel maggio del 2010 suscitò gravi preoccupazioni tra i ranghi dell’intelligence e dell’esercito in Grecia, i quali iniziarono a esercitare pressioni sul governo affinché rafforzasse i legami diplomatici con Israele. Papandreou non aveva bisogno di molto per farsi convincere.


Nel luglio del 2010 egli giunse a Gerusalemme, in quella che fu la prima visita ufficiale di un primo ministro greco in Israele in 30 anni. Poche settimane dopo, Netanyahu si recò ad Atene, e trascorse un’intera giornata con Papandreou e altri funzionari su un’isola vicina.


I diplomatici israeliani possono attestare che lo sbocciare dell’amicizia tra i due paesi nel corso del passato anno e mezzo è stato a dir poco spettacolare. Lo scambio di informazioni di intelligence è aumentato, l’aeronautica militare israeliana ha condotto una serie di esercitazioni congiunte con l’aeronautica greca, e Netanyahu ha chiesto l’assistenza di Papandreou per trasmettere diversi messaggi al presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas.


Molti dei colloqui tra Netanyahu e Papandreou nei mesi scorsi hanno ruotato attorno alla grave crisi finanziaria di cui la Grecia sta attualmente soffrendo. Netanyahu ha recentemente deciso di venire in aiuto del suo nuovo amico in una riunione dei ministri degli esteri e dei leader europei, chiedendo loro di fornire aiuti finanziari alla Grecia.


“Netanyahu è diventato il lobbista della Grecia presso l’Unione Europea”, ha affermato un diplomatico israeliano.


Nelle ultime settimane, mentre gli sforzi per fermare l’imminente spedizione della flottiglia filo-palestinese a Gaza giungevano a un punto critico, Netanyahu ha colto i benefici del suo investimento nei rapporti greco-israeliani, e la sua scommessa su questo paese europeo si è rivelata vincente.


Egli è stato in grado di creare una valida alternativa alle relazioni con la Turchia, sotto vari aspetti, mostrando a Erdogan che Israele non esiterà a stringere un rapporto molto stretto con il suo più grande nemico in Occidente.


E quando è giunto il momento della verità, la Grecia ha dato seguito alle promesse ordinando che a tutte le navi in partenza verso Gaza venisse impedito di lasciare i suoi porti. La decisione della Grecia, insieme con l’annuncio dell’organizzazione umanitaria turca IHH che la Mavi Marmara non sarebbe partita, e con il comunicato del presidente di Cipro che vietava alle navi di dirigersi a Gaza, ha segnato quasi del tutto il destino della flottiglia.


“Gli organizzatori della flottiglia non hanno tenuto conto del fatto che la Grecia del luglio 2011 non è la Grecia del maggio 2010″, ha affermato un alto funzionario israeliano che ha lavorato intensamente negli ultimi mesi per evitare che la missione della flottiglia di Gaza avesse luogo.


“Oggi c’è un Grecia diversa, per quanto riguarda Israele”, ha aggiunto. “Gli organizzatori della flottiglia non lo hanno capito, e ora ne stanno pagando il prezzo”.


Barak Ravid è un giornalista israeliano; è corrispondente diplomatico del quotidiano Haaretz; in precedenza ha lavorato per il quotidiano Maariv


(Traduzione di Roberto Iannuzzi)

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