9 settembre 2004

L'esercito israeliano uccide un altro bambino palestinese.

Per l'ennesima volta è un bambino palestinese ad essere vittima della furia omicida dell'esercito israeliano.
Oggi, infatti, le truppe di Tsahal, appoggiate da carri armati e altri veicoli corazzati, sono entrate nel campo profughi di Jabalya, nella Striscia di Gaza, ed hanno ucciso quattro Palestinesi - tra cui un bambino di nove anni - e ne hanno feriti altri 25.
Un nuovo raid assassino dell'esercito israeliano, dunque, e meno male che Sharon ha annunciato il suo "disengagement plan": fino ad ora, tuttavia, piuttosto che andarsene, gli israeliani continuano ad entrarci a Gaza, con intenzioni invero non molto pacifiche...
Questo ennesimo assassinio di un bambino innocente segue da vicino il ferimento di Raghda Adnan al-Assar - colpita alla testa mentre era nella sua scuola a Khan Yunis - e l'uccisione di Khaled Alousta avvenuta il 17 agosto a Nablus, ad opera dei paracadutisti israeliani comandati dal colonnello Yossi Bechar.
Dall'inizio della seconda Intifada ad oggi, sale così a 600 il numero dei Palestinesi minori di 18 anni uccisi da Israele.
La loro "colpa" più grande è quella di essere morti non tutti insieme, ma pochi per volta, silenziosamente e lontano dai riflettori: così non fanno notizia, e l'esercito israeliano può tranquillamente continuare a entrare nei Territori Occupati per dispensarvi morte e distruzione, mentre sono troppo pochi, ancora, quelli che cercano di gridare il proprio sdegno e la propria protesta.

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