12 dicembre 2006

Emergenza umanitaria in Palestina.

Il 7 dicembre scorso 12 agenzie dell’Onu e 14 ong operanti nei Territori palestinesi hanno lanciato una raccolta straordinaria di fondi da destinare agli aiuti umanitari in Palestina per il 2007, per un ammontare complessivo di oltre 453 milioni di dollari.
Si tratta della maggiore richiesta di fondi mai avanzata per i Territori occupati, ed il terzo più grande appello mai lanciato al mondo.
Secondo Kevin Kennedy, Coordinatore umanitario dell’Onu, “due terzi dei Palestinesi nel West Bank e nella Striscia di Gaza vivono in povertà (con meno di 2 dollari al giorno, n.d.r.) e un numero crescente di persone è incapace di assicurarsi il fabbisogno giornaliero di cibo”; le agenzie riferiscono – ha aggiunto – che molti dei servizi pubblici di base, come la sanità e l’istruzione, vanno rapidamente deteriorandosi.
I motivi del drammatico aggravarsi delle condizioni di vita nei Territori palestinesi sono naturalmente noti a tutti, e ce li ricorda David Shearer, capo dell’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA): “in cima ai problemi insieme con la libertà di movimento, (il boicottaggio economico) ha un enorme impatto sui livelli di povertà in Cisgiordania e a Gaza”.
A seguito della vittoria di Hamas alle elezioni parlamentari del gennaio di quest’anno, infatti, le nazioni occidentali hanno cessato ogni trasferimento ed aiuto finanziario diretto all’Autorità palestinese; in aggiunta, Israele ha illegalmente trattenuto, e continua a trattenere, le tasse ed imposte doganali che – in base agli accordi di Parigi del 1994 – dovrebbe invece riversare nelle casse del Governo palestinese.
Questo boicottaggio internazionale ha reso l’Anp incapace di provvedere al pagamento dei salari degli oltre 160.000 dipendenti pubblici, dai cui stipendi dipendeva il mantenimento ed i livelli di sussistenza di circa un milione di Palestinesi.
Per quanto riguarda gli accessi da e per Gaza e, più in generale, alla libertà di movimento e di commercio nei Territori palestinesi, si rimanda al report redatto a cura dell’OCHA ad un anno dall’accordo AMA del novembre 2005 (The Agreement on Movement and Access – One year on, novembre 2006).
Qui basterà ricordare che, nonostante le assicurazioni di Israele e i buoni uffici della Rice, “la capacità di accesso dei Palestinesi residenti nella Striscia di Gaza sia alla Cisgiordania sia al mondo esterno rimane estremamente limitata ed il flusso dell’attività commerciale è irrilevante”.
Dal 25 giugno in poi, il valico di Rafah è rimasto aperto solo per il 14% dei giorni previsti dagli accordi, impedendo il regolare passaggio degli uomini d’affari e persino quello dei pazienti bisognosi di cure mediche all’estero (alcuni di essi sono morti assurdamente lì, aspettando…).
Il valico di Karni, il principale punto di passaggio per il traffico commerciale, a partire dal 29 marzo è rimasto chiuso per circa il 53% dei giorni schedulati, con un sensibile impatto sulle entrate derivanti dal commercio estero; si calcola, in particolare, che le chiusure del valico di Karni abbiano provocato, solo nel primo quarto del 2006, una perdita secca nelle entrate pari a 600.000 dollari al giorno.
Per quanto riguarda il West Bank, mentre lo scopo dell’AMA doveva essere quello di facilitare il movimento di persone e merci al suo interno, nella realtà è avvenuto esattamente l’opposto, con un incremento dei check-points e degli ostacoli di vario genere pari al 44% (l’OCHA ne ha censiti ben 540) ed un livello di difficoltà di movimento all’interno della Cisgiordania addirittura accresciuto.
Davanti allo stato di profonda crisi dell’Autorità palestinese ed alla drammatica situazione umanitaria della popolazione, l’ipocrisia europea, pur di non recedere dal boicottaggio, si è inventata il TIM, che non è una nuova compagnia di telefoni cellulari, bensì l’acronimo di Temporary International Mechanism.
Tale “meccanismo” avrebbe dovuto bypassare il governo a guida Hamas ed assicurare alle fasce più deboli della popolazione palestinese un livello di entrate sufficiente a garantirne la sussistenza ed un tenore di vita dignitoso.
Ma il fallimento del TIM, certificato ora dalla richiesta straordinaria di fondi avanzata dalle agenzie Onu, è reso subito evidente dal fatto che beneficiari delle erogazioni straordinarie di questo fondo sono state ben … 73.000 persone: un vero successo epocale!
Ma il problema non è nemmeno il livello di aiuti umanitari che si riuscirà a garantire alla popolazione palestinese.
Come ha sottolineato Shearer, “noi siamo ansiosi di aiutare il maggior numero di persone bisognose a mantenere la loro dignità e ad avere un reddito, ma la comunità delle organizzazioni umanitarie non è in condizione di provvedere all’intera gamma di servizi offerti dall’Autorità palestinese…”.
In altre parole, quando terminerà questo assurdo boicottaggio, che colpisce non certo Hamas ma l’intera popolazione palestinese, ed in specie le fasce più deboli, gli anziani, i bambini, gli ammalati?
Quando finirà questo incredibile sovvertimento della realtà e della giustizia, in cui i bugiardi, i carnefici, gli assassini sono premiati ed osannati, mentre gli oppressi vengono sottoposti ad un embargo economico che ne rende la vita ancor più difficile e penosa?

Condividi

1 Commenti:

Alle 24 gennaio 2008 15:10 , Anonymous Abdallah ha detto...

Islamic Relief Italia
http://www.islamic-relief.it

CRISI UMANITARIA A GAZA
APPELLO URGENTE PER IL POPOLO PALESTINESE
Le forze militari israeliane negli ultimi 10 giorni hanno intensificato gli attacchi contro la Striscia di Gaza, uccidendo dozzine di civili palestinesi.


Uno degli ultimi attacchi si è verificato il 18 gennaio scorso, quando una granata lanciata da un aereo israeliano si è abbattuta su un edificio governativo palestinese nelle cui vicinanze si stava svolgendo un banchetto nuziale, uccidendo una donna e ferendo diverse altre persone.

La situazione a Gaza negli ultimi 10 giorni

35 palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane nella Striscia di Gaza, tra cui 2 fratelli, un bambino ed un uomo anziano;
17 persone sono state uccise durante un raid israeliano nella zona orientale di Gaza;
108 sono i bambini, donne e anziani palestinesi rimasti feriti durante le incursioni;
le incursioni israeliane nei Territori Palestinesi sono state 3; decine sono i campi coltivati rasi al suolo;
dall’inizio del 2008, le forze israeliane hanno arrestato 147 palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania; l’assedio israeliano dei Territori Palestinesi continua ad essere imposto con ogni genere di violenza, impedendo ogni tentativo di accesso per portare aiuti umanitari; la Striscia di Gaza rimane completamente isolata dal mondo esterno e la crisi umanitaria si sta aggravando di giorno in giorno; Israele ha impedito l’ingresso di carburante a Gaza.


Dall’inizio dell’assedio

in 6 mesi Gaza si è ritrovata con tutti i passaggi e i confini sbarrati;
la povertà è aumentata considerevolmente, e oggi tocca l’80% della popolazione palestinese;
sono oltre 70 i malati deceduti a causa della negazione da parte di Israele del permesso di oltrepassare il confine per ricevere cure mediche fuori Gaza;
470 malati terminali di cancro hanno molte probabilità di non riuscire a sopravvivere;
97 sono i diversi medicinali di cui si stanno esaurendo le scorte;
107 sono i tipi di farmaci già esauriti;
160.000 persone hanno perso il lavoro;
370 milioni di dollari è il costo complessivo dei progetti di ricostruzione in divenire;
le perdite accusate dal settore industriale sono quantificabili in 120 milioni di dollari;
l’attività del 65% dei negozi e delle attività commerciali è diminuita sensibilmente, quando non esaurita;
rispetto al passato, in cui almeno 300 tir carichi di viveri potevano entrare in Gaza, oggi a nessuno di essi è più consentito l’accesso nella Striscia;
570.000 laboratori di falegnameria sono stati chiusi;
la perdita economica del settore della lavorazione del legno ammonta a 58 milioni di dollari;
il 100% delle industrie tessili ha cessato ogni attività;
67.000 sono gli operai rimasti disoccupati.

--------------------------------------------------------------------------------

10 Gennaio 2008

Tutte le agenzie internazionali e le Nazioni Unite riportano che Gaza sta vivendo il PEGGIORE disastro umanitario mai accaduto da decine di anni e ci si aspetta una terribile catastrofe umanitaria

SITUAZIONE UMANITARIA TRAGICA NELLA STRISCIA DI GAZA

Perdurano la scarsità di cibo, il declino dell’economia, il deterioramento delle condizioni socio-economiche; la sopravvivenza del bestiame è seriamente a rischio, la qualità dei servizi sanitari è scadente e in continuo peggioramento, e si registra la comparsa di sintomi di disagio mentale. L’accesso ad acqua potabile e a cure mediche di qualità è un serio problema, oltre al peggioramento progressivo della qualità dei servizi di istruzione e del rendimento degli studenti. I bambini sono quotidianamente esposti alla violenza, e si assiste ad un incremento nella violazione dei diritti dell’uomo.

Circa il 79% dei Palestinesi della Striscia di Gaza vive sotto la soglia della povertà
L’80% dei Palestinesi risulta quindi disoccupato.
Le perdite economiche causate dall’assedio di Gaza sono stimate in 1 milione di dollari al giorno.
Almeno 1.300.000 Palestinesi sono considerati a rischio malnutrizione.
Tutte le attività commerciali sono sospese dalla metà di giugno 2007.
circa il 3% del totale dei terreni coltivati è stato distrutto dalle forze israeliane
durante le operazioni militari del 12 giugno 2007.
35.000 tonnellate di ortaggi destinati all’esportazione sono andate perdute o danneggiate, o svendute sui mercati locali del 10-15% del loro prezzo originario. Le perdite totali stimate dal Ministero dell’Agricoltura sono di 34 milioni di dollari.
210.000 persone hanno accesso all’acqua corrente solo 1-2 ore al giorno.
Ben 91 di 416 farmaci essenziali non sono disponibili, e così anche per 188 apparecchiature medico-sanitarie di base su 596 necessarie.
A causa della mancanza di articoli di scorta, la maggior parte dei laboratori diagnostici è fuori uso, specie i macchinari per i raggi X e gli altri apparecchi suggeriti dal Ministero della Salute.
Secondo recenti studi, il 40 % dei bambini soffre d’insonnia e il 34% di disturbi d’ansia, mentre il 26% dei loro genitori accusa sintomi di disturbi d’ansia gravi o gravissimi.
Circa il 90% dei bambini di Gaza non si sente al sicuro e non crede che i genitori possano proteggerli e prendersi cura di loro appropriatamente.
L’INTERVENTO DI ISLAMIC RELIEF IN PALESTINA – DESCRIZIONE DEL PROGETTO
Nome: Gaza Strip Appeal (GSA)

Budget: 3.190.000$, di cui 500.000$ saranno necessari nella fase iniziale, e 2.690.000$ in seguito.

Sede del progetto: Striscia di Gaza, Palestina.

Settore d’attività: soccorso di emergenza umanitaria in ambito sanitario, nutrizionale, idrico, psico-sociale ed edilizio.

Diretti beneficiari: NON meno di 500.000 tra: famiglie danneggiate nel corso delle operazioni militari, bambini, indigenti, ammalati, contadini, ospedali e centri di primo soccorso medico.

Durata del progetto: 6 mesi. Prima fase 1-2 mesi; seconda fase 3-4 mesi.

Avvio previsto per: appena il progetto sarà approvato.


--------------------------------------------------------------------------------



ISLAMIC RELIEF IN PALESTINA

La sede palestinese di Islamic Relief (Islamic Relief Palestina) è considerata tra le più attive; fondata nel 1998, ha sviluppato numerosi ambiti d’intervento nell’attività di soccorso umanitario. I settori operativi presenti in Islamic Relief Palestina sono 3: l’area Progetti di Sviluppo, l’area Progetti di Emergenza, il Programma per la cura e l’assistenza ai bambini.

Islamic Relief Palestina ha condotto con successo numerosi progetti ed attività di supporto ai diversi settori operativi, sia lavorando da sola, sia in collaborazione con altre Organizzazioni locali ed internazionali.

Tra le principali attività di Islamic Relief Palestina ricordiamo qui:

rifornimento di medicinali e apparecchiature medico-sanitarie, anche per disabili, a diversi ospedali della Cisgiordania e della Striscia di Gaza;
fornitura di medicine, latte e cibo adatto a bambini denutriti e a donne anemiche nella Striscia di Gaza;
assistenza diretta ai bambini in età scolare, attraverso la fornitura di materiale scolastico e di studio nelle scuole della Cisgiordania;
distribuzione di razioni di cibo e di abiti alle famiglie indigenti del Cisgiordania e della Striscia di Gaza;
distribuzione di animali per il Sacrificio e carne in scatola in occasione dell’ Aid Al Adha (Festa del Sacrificio);
fornitura di ambulanze agli ospedali della Striscia di Gaza e della Cisgiordania;
ristrutturazione e rimodernamento della vecchia Nursery di Jenin;
ristrutturazione delle aule dell’Istituto Al Azhar di Khan Younis.


LA STRISCIA DI GAZA: GEOGRAFIA E POPOLAZIONE

La Striscia di Gaza è una stretta lingua di terra che si estende lungo il Mar Mediterraneo, nella Palestina meridionale. Prende il suo nome da Gaza, la sua città principale, in cui vivono circa 1.500.000 persone, perlopiù Palestinesi, in un’area di soli 365 km quadrati, con una lunghezza di 41 km e una larghezza di 7-12 km. La Striscia confina a nord e ad est con Israele, a sud con l’Egitto e ad ovest con il Mar Mediterraneo.

Nel 1980 la popolazione abitante la Striscia di Gaza era di 450.600 persone, e ha superato il milione nel 1997. Il tasso di crescita della popolazione è elevato, e a dicembre 2007 si contano circa 1.500.000 abitanti. Quello dell’alta densità di popolazione (circa 3.600 abitanti per km quadrato) è da sempre uno dei maggiori problemi che affliggono la regione.

SITUAZIONE POLITICA

Dal 1967, la Striscia di Gaza è sotto occupazione israeliana; sin da allora, Israele ha usato aggressive misure economiche e sociali minando la qualità della vita dei Palestinesi e ostacolando la libera circolazione di beni e individui, specie di medicine e viveri.

Dall’insorgere di Al Aqsa nei Territori Occupati nell’ottobre 2000, le forze israeliane hanno intensificato le aggressioni contro i Palestinesi, principalmente attraverso l’erezione di un muro entro cui confinare la popolazione, limitando o impedendo del tutto la circolazione dei beni e bloccando le attività di import-export e commerciali in generale. Spesso i Territori Occupati hanno subito invasioni da parte delle forze israeliane.

SITUAZIONE UMANITARIA

La situazione umanitaria nei Territori Occupati si è sensibilmente e ulteriormente deteriorata dal gennaio 2006, quando il partito di Hamas ha vinto le elezioni parlamentari dando vita ad un nuovo governo. Da allora, la maggior parte degli aiuti finanziari alle Autorità palestinesi è stata sospesa, e Israele ha bloccato i trasferimenti del ricavato della raccolta delle tasse che espletava per conto delle Autorità Palestinesi. Dal giugno 2007 inoltre, Israele ha ristretto al limite l’invio di viveri, medicine e del necessario per il soccorso umanitario, da cui è scaturito un serio deterioramento delle condizioni della sanità e della rete idrica, oltre che un rallentamento nella fornitura di materiale di soccorso, di materiali di base e del commercio e dell’industria in generale.

L’aumento delle imposte sul petrolio, la riduzione nella distribuzione di elettricità e gas e delle importazioni hanno gravato notevolmente sulla situazione umanitaria attuale della popolosa Striscia di Gaza.


--------------------------------------------------------------------------------

CONDIZIONI SOCIO-ECONOMICHE

L’economia della regione è in costante declino, con conseguente peggioramento nelle condizioni socio-economiche.
. Circa il 79% dei Palestinesi della Striscia di Gaza vive sotto la soglia della povertà;
. Dalla metà del 2007 la disoccupazione affligge 258.600 Palestinesi (156.100 nel Cisgiordania e 102.500 nella Striscia), con un tasso che ha raggiunto il 22.6% e il 32.3% nei due territori rispettivamente.
. La chiusura del passaggio di Karni all’ingresso della Striscia di Gaza ha gravato molto sull’economia del settore privato: 3.600 attività ed esercizi hanno subito rallentamenti o sono stati chiusi, di conseguenza oltre 75.000 abitanti di Gaza sono disoccupati da metà settembre 2007.
. 120.000 individui hanno il divieto di lavorare in Israele.
. L’80% dei Palestinesi risulta quindi disoccupato.
. Le perdite economiche sono stimate in 1 milione di $ al giorno.
. Le Organizzazioni internazionali hanno interrotto i loro progetti di costruzione; di conseguenza molte fabbriche che dipendono da tali attività hanno rallentato o chiuso, lasciando centinaia di lavoratori senza impiego.
. I lavoratori impiegati nei settori distribuzione e servizi che hanno perso il lavoro sono 6.000.
. Circa 2.000 commercianti hanno subito ingenti perdite, stimate in 5 milioni di $ in 5 mesi, come risultato dell’accumularsi per lungo periodo delle merci importate nei porti israeliani.

SITUAZIONE CIBO E NUTRIZIONE

C’è stato un calo del 44% nel volume di merci di genere alimentari entrate a Gaza tra gennaio e ottobre 2007. Attualmente, solo il 41% delle necessità di importare viveri a Gaza è stato incontrato. La scarsezza di numerosi alimenti per lungo periodo ha causato un innalzamento dei prezzi di molti alimenti di base. Il potere d’acquisto della popolazione è molto scarso, con conseguente riduzione della possibilità di spesa, che ha provocato una netta diminuzione nel consumo di carne (-98%), di derivati del latte (-86%) e frutta (-99%), così come un peggioramento della quantità e della qualità degli alimenti acquistati.
Almeno 1.300.000 Palestinesi sono considerati a rischio malnutrizione; la continua crescita dei prezzi fa diminuire le entrate, e il 40% delle famiglie lo ha già sperimentato.

SITUAZIONE SANITARIA

Il sistema sanitario dei Territori Occupati, e specie nella Striscia di Gaza dipende strettamente dal funzionamento degli ospedali e dei centri sanitari dislocati in tutta l’area; la recente chiusura del passaggio di Rafah e le restrizioni imposta al passaggio di Erez hanno impedito non solo i movimenti delle persone, ma anche di medicinali e apparecchi sanitari di base all’interno di Gaza. Il settore sanitario è sicuramente tra i maggiormente colpiti dalla crisi, in termini di disponibilità di farmaci, di accessibilità per i pazienti ai servizi e alle strutture mediche al di fuori della Striscia, di buon funzionamento delle strutture ospedaliere.

Accessibilità dei pazienti a servizi medici specialistici
Solo 100 pazienti, su 782 che ne avevano fatto richiesta al Ministero per la Salute israeliano, hanno ottenuto il permesso di accedere a servizi medici specialistici in Israele o a Gerusalemme est dal giugno 2007. A dicembre dell’anno scorso, sono 61 i pazienti deceduti in attesa di ottenere il permesso di lasciare Gaza per ricevere cure appropriate in altri Paesi arabi, come l’Egitto o la Giordania. Un anziano di 77 anni è deceduto in ottobre scorso per emorragia allo stomaco e un giovane di 21 anni è morto di cancro dopo aver atteso ed essere stati respinti per più di due ore al valico di Erez. Un altro paziente in gravi condizioni, un 46enne ferito da un raid israeliano e un 42enne con emorragia cerebrale, sono morti lo scorso novembre al valico di Erez dopo che il permesso di oltrepassarlo è stato loro ripetutamente negato per più di 4 giorni.

Disponibilità dei farmaci
Ben 91 di 416 farmaci essenziali non sono disponibili, e così anche per 188 apparecchiature medico-sanitarie di base su 596 necessarie. Molti antibiotici utilizzati in ambito pediatrico sono terminati da tempo e prodotti unicamente da una casa farmaceutica di Gaza, che non riesce a far fronte alle richieste e alle necessità effettive. Per altri farmaci specifici non ci sono fondi a sufficienza per acquistarli, perché estremamente costosi. In agosto un paziente malato di diabete è deceduto per l’impossibilità di effettuare sedute di dialisi, e un 21enne malato di leucemia è morto per mancanza del farmaco “Cisplatinum” e in seguito alla negazione del permesso di attraversare Erez per entrare in Israele.

Funzionamento delle attrezzature mediche
A causa della mancanza di articoli di scorta, la maggior parte dei laboratori diagnostici è fuori uso, specie i macchinari per i raggi X e gli altri apparecchi suggeriti dal Ministero della Salute. Ciò costringe i pazienti a rivolgersi a strutture private e ad affrontare spese che spesso non si possono permettere. Ben 7 delle 17 incubatrici all’ospedale pediatrico di Gaza non funzionano correttamente.

Cibo per i pazienti
I fornitori hanno interrotto la distribuzione di alimentari ai pazienti, a causa di eccessivi ritardi nel pagamento delle merci che hanno causato scarsità di latticini, frutta fresca e verdure negli ospedali di Gaza.

RIPARO E SOCCORSO

La mancata accessibilità a beni e servizi di ogni genere nella Striscia ha causato anche l’arresto dei progetti di soccorso umanitario che erano in corso per un valore di 213 milioni di dollari. La sospensione dei progetti di ricostruzione edilizia dell’UNRWA e dell’UNDP (2.474 abitazioni per 2.645 famiglie) ha provocato la perdita di circa 1.380.000 giorni lavorativi per il settore costruzioni, dunque un incremento del tasso di disoccupazione e il peggioramento della situazione economica per migliaia di lavoratori e le loro famiglie.
Tutte le attività commerciali sono sospese dalla metà di giugno 2007, così molti articoli di pronto intervento di prima necessità (materassi, coperte, articoli da cucina, lampade e contenitori per l’acqua) hanno subito uni incremento di prezzo del 30% sul mercato locale. Molti produttori hanno addirittura sospeso la produzione per mancanza di materiali di base a causa della chiusura di molti esercizi.

AGRICOLTURA

Secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Agricoltura, il settore è in forte crisi:

circa il 3% del totale dei terreni coltivati è stato distrutto dalle forze israeliane
durante le operazioni militari del 12 giugno 2007;
35.000 tonnellate di ortaggi destinati all’esportazione sono andate perdute o danneggiate, o svendute sui mercati locali del 10-15% del loro prezzo originario. Le perdite totali stimate dal Ministero dell’Agricoltura sono di 34 milioni di dollari;
Altri 50 milioni di dollari sono andati in fumo a causa delle coltivazioni piantate questa stagione sul mercato locale con crescenti costi di produzione (aumento del prezzo di semi e fertilizzanti e diminuzione del prezzo di vendita).
ACQUA

La disponibilità di pozzi d’acqua potabile, specie nella Striscia di Gaza, è limitata a causa di danneggiamenti agli impianti e alla scarsità del carburante per il trasporto. 210.000 persone hanno accesso all’acqua corrente solo 1-2 ore al giorno; i più poveri che non possono affrontare la spesa di compare l’acqua da compagnie private hanno iniziato a trascurare la loro igiene, e la famiglie spesso prendono acqua in prestito dai vicini per far lavare almeno i bambini e lavare gli indumenti.

ASSISTENZA AI BAMBINI E SALUTE PSICOLOGICA

Una porzione crescente di popolazione, soprattutto i bambini, soffre di disagio psicologico e accusa sintomi quali iperattività, mancanza di motivazione, insonnia, ansia e depressione e, tra i bambini, anche l’abitudine di bagnare il letto. Secondo recenti studi, il 40 % dei bambini soffre d’insonnia e il 34% di disturbi d’ansia, mentre il 26% dei loro genitori accusa sintomi di disturbi d’ansia gravi o gravissimi.
Il Ministero della Salute segnala che 11 sui 18 psicofarmaci in uso nei centri ospedalieri non sono disponibili da agosto 2007, a causa delle difficoltà finanziarie e logistiche sperimentate dagli istituti clinici nel procurarseli. Di conseguenza, circa 3.600 dei pazienti con disturbi psicologici cronici e in cura con psicofarmaci hanno dovuto sospendere il trattamento.
I maggiormente colpiti e i più vulnerabili sono naturalmente i bambini; circa il 90% di essi non si sente al sicuro e non crede che i genitori possano proteggerli e prendersi cura di loro appropriatamente (fonte: “A Psychosocial Assessment of Palestinian Children , by Save the Children – USA, agosto 2003).

PESCA

La popolazione di pescatori di Gaza è fortemente danneggiata dalle progressive restrizioni alla pesca da parte delle Autorità israeliane e per l’impossibilità di esportare il pescato. I confini entro cui è possibile pescare a Gaza sono stati ridotti dalle 20 miglia nautiche previste dagli accordi di Oslo del 1995 a sole 6 miglia. Oltre a ciò, sono ormai pochi i pescatori che possono affrontare i costi che l’organizzazione di una battuta di pesca richiede. Come risultato di ciò, si è assistito ad una diminuzione sia nel numero di pescatori lavoranti, sia nel numero delle uscite organizzate. Complessivamente, il tasso di diminuzione della pesca è del 32%.

INTERVENTI PROPOSTI

Islamic Relief Palestina ha deciso di intervenire urgentemente portando assistenza alla popolazione della Striscia di Gaza, secondo il seguente progetto.

I FASE

Budget: 500.000 $
Luogo: Striscia di Gaza (Est Rafah, Est Khan Younis, Beit Lahia e Beit Hanoon).
Beneficiari: 150.000 persone
Durata: 1-2 mesi
Settori: nutrizione, salute, riparo

Attività principali

Rapido riassestamento: rapida ricostruzione delle aree più colpite; per completare i lavori saranno reclutati lavoratori ad interim; la durata sarà di una settimana per il riassestamento sociale, la lista dei beneficiari sarà resa nota in seguito.

Cibo e nutrizione: 5.000 tra le famiglie più colpite riceveranno pacchi cibo contenenti alimenti di base, come verdure, ortaggi, ecc… e articoli di prima necessità. Quella di distribuire le verdure è un’iniziativa nuova di Islamic Relief Palestina, che spera di così di supportare gli agricoltori che stanno subendo crescenti perdite a causa dell’impossibilità di esportare il raccolto.
Le distribuzioni consisteranno in: 10 kg di riso di alta qualità, 10 kg di zucchero, 3 kg di fagioli normali e 3 kg di fagioli bianchi, 3 kg di lenticchie, 5 litri di olio di semi, 3 latte da 580 gr. ciascuna di salsa di pomodoro, 3 kg di pane, 10 kg di ortaggi e verdure, 1 kg di timo.
Le merci saranno ricevute da ISLAMIC RELIEF PALESTINA presso aree di stoccaggio prefissate; la merce sarà testata ed esaminata con cura, impacchettata e distribuita da aree di distribuzione prese in affitto all’uopo.

Riparo: coperte di lana, occorrente per cucinare, lampade di emergenza a gas saranno distribuiti alle famiglie colpite, per un numero complessivo di 2.000 coperte, 500 accessori da cucina, 500 lampade.
Gli articoli saranno ricevuti da ISLAMIC RELIEF PALESTINA presso aree prestabilite e dopo i consueti test di valutazione saranno distribuiti da punti di distribuzione affittati per l’occasione.

Salute: gli ospedali saranno riforniti di farmaci e apparecchiature medico-sanitarie in collaborazione con il Ministero della Sanità e l’Organizzazione internazionale “WHO”. L’operazione di distribuzione sarà resa nota sulla stampa locale e una commissione tecnica valuterà l’offerta. Le merci saranno ricevute dal Ministero della Salute e rimarranno lì in magazzino; dopo i test di valutazione e altri esami necessari saranno distribuite presso i vari ospedali.

Budget stimato per la I fase

2 fasi di risanamento: 20.000 $

Cibo e nutrizione: 200.000 $ ( 5.000 pacchi cibo da 30 $ ciascuno e 5.000 pacchi di verdura fresca da 10 $ ciascuno).

Riparo: 70.000 $ (2.000 coperte di lana da 20 $ ciascuna, 500 attrezzi da cucina da 30 $ cad. , 500 lampade a gas da 30 $ cad.)

Salute: 20.000 $ (10.000 $ per approvvigionamento farmaci e 100.000 per fornitura apparecchiature mediche)

Costi amministrativi sostenuti da ISLAMIC RELIEF PALESTINA: 10.000 $ ( risorse umane, trasporto su camion, affitto aree distribuzione, imballaggio pacchi, stipendi e ricompense)

Totale: 500.000 $

II FASE

Budget: 1.894.366.000 euro (2.690.000 $)
Luogo: Striscia di Gaza (Rafah, Khan Younis, alcune aree del Cisgiordania, di Gaza e Gaza nord)
Beneficiari: 500.000 individui
Durata: 4-5 mesi
Settori: cibo e nutrizione, salute, agricoltura, assistenza psicologica

Attività principali

Cibo e nutrizione: 30.000 tra le famiglie più colpite riceveranno pacchi cibo contenenti viveri di prima necessità, secondo quanto segue: 5 kg di riso di prima qualità, 5 kg di zucchero, 2 kg di fagioli normali e 2 di fagioli bianchi, 2 kg di lenticchie, 5 litri di olio di semi, 3 latte da 580 gr cad. di salsa di pomodoro, 3 kg di pane.
Il bando per l’offerta sarà pubblicato sulla stampa locale e una commissione tecnica deciderà chi si aggiudicherà la gara.
La merce sarà analizzata scrupolosamente e messa a disposizione di ISLAMIC RELIEF PALESTINA presso magazzini appositi. Dopo l’imballaggio sarà distribuita presso aree all’uopo affittate.
Inoltre, saranno distribuite 10.000 confezioni di latte in polvere alle famiglie con numerosi bambini, per migliorare le condizioni di salute e scongiurare il pericolo di denutrizione.

Riparo: indumenti e accessori da cucina sono tra le necessità più urgenti per le famiglie; 1.600 accessori da cucina e 1.000 pacchi di indumenti saranno così distribuiti alle stesse.
Il bando per l’offerta sarà pubblicato sulla stampa locale e una commissione tecnica deciderà chi si aggiudicherà la gara.
La merce sarà analizzata scrupolosamente e messa a disposizione di ISLAMIC RELIEF PALESTINA presso magazzini appositi. Dopo l’imballaggio sarà distribuita presso aree all’uopo affittate.

Sanità: gli ospedali saranno riforniti di farmaci e apparecchiature medico-sanitarie in collaborazione con il Ministero della Sanità e l’Organizzazione internazionale “WHO”. L’operazione di distribuzione sarà resa nota sulla stampa locale e una commissione tecnica valuterà l’offerta. Le merci saranno ricevute dal Ministero della Salute e rimarranno lì in magazzino; dopo i test di valutazione e altri esami necessari saranno distribuite presso i vari ospedali.

Agricoltura: i terreni danneggiati dalle operazioni militari saranno ripristinati per la semina, in modo da consentire agli agricoltori di riprendere la propria attività; le reti idriche e le serre danneggiate saranno riparate o sostituite con altre nuove.

Assistenza psicologica: servizi di assistenza psicologica saranno messi a disposizione per bambini traumatizzati e per le loro famiglie. Sacchi contenenti giocattoli saranno inoltre distribuiti tra i bambini.

Budget stimato per la II fase

Cibo e nutrizione: 1.000.000 $ (30.000 pacchi cibo da 30 $ cad. e 10.000 confezioni Latte in polvere da 10 $ cad.).

Riparo: 100.000 $ (1.600 accessori da cucina da 31 $ cad. e 1.000 capi d’abbigliamento da 50 $ cad).

Salute: 1.270.000 $ ( farmaci per 750.000 $, apparecchiature medico-sanitarie per 300.000 $, costi di mantenimento per 70.000 $, attrezzature urgenti per 150.000 $).

Agricoltura: 100.000 $ ( ripristino terreni per 10.000 $, ripristino o sostituzione reti idriche per 50.000 $, ripristino serre per 40.000 $).

Assistenza psicologica: 100.000 $ ( prestazioni mediche e giocattoli).

Costi amministrativi sostenuti da ISLAMIC RELIEF PALESTINA: 100.000 $ (risorse umane, trasporto merci su camion, affitto aree stoccaggio e distribuzione, imballaggio pacchi, media, stipendi, visite sul campo, aste e esami di controllo).

Totale : 2.690.000 $

TOTALE COSTI FASE I E II:

500.000 $ (I fase) + 2.690.000 $ (II fase) = 3.190.000 $

 

Posta un commento

Iscriviti a Commenti sul post [Atom]

Link a questo post:

Crea un link

<< Home page