17 dicembre 2006

Un ostacolo verso la pace.

Il 14 dicembre l’Assemblea Generale dell’Onu ha adottato varie risoluzioni di condanna delle attività di Israele nei Territori palestinesi, tra le quali spiccano quella che riafferma l’applicabilità della Convenzione di Ginevra ai Territori occupati, e la risoluzione che deplora le politiche e le attività poste in essere da Israele in violazione dei diritti umani dei Palestinesi e delle altre popolazioni arabe.
Ma il testo più importante adottato dall’Assemblea dell’Onu è senz’altro quello che riafferma come gli insediamenti colonici costruiti nei Territori occupati, inclusa Gerusalemme Est, e nel Golan siriano siano del tutto illegali e costituiscano “un ostacolo alla pace e allo sviluppo economico e sociale”, reiterando la richiesta della totale cessazione di ogni attività di colonizzazione.
Quest’ultima risoluzione è stata approvata con la solita stragrande maggioranza di 162 voti a favore ed 8 contrari, mentre le nazioni astenute sono state 10; va notato, in particolare, come abbiano votato in blocco a favore del testo le nazioni europee, mentre a fianco di Israele, nel votare contro, si sono ritrovati gli Usa e l’Australia insieme con il solito contorno delle superpotenze dell’area del Pacifico: Isole Marshall, Micronesia, Nauru, Palau, Tuvalu.
Il mondo nella sua quasi interezza, dunque, sa bene dove stanno i torti e le ragioni, e ben conosce quali siano gli ostacoli sul cammino della pace tra Israeliani e Palestinesi, e chi sia a frapporli.
Il vero problema è che, ancora una volta, ad Israele – la nazione sotto esame e condannata - si chiede soltanto di adottare e/o di cessare determinati comportamenti ed attività, mentre i Palestinesi - il popolo oppresso e massacrato - pur vedendo riconosciuta la legittimità delle loro pretese e dei loro diritti, continuano incredibilmente ad essere sottoposti ad un durissimo boicottaggio economico che ne acuisce vieppiù le già insopportabili sofferenze.
Forse sarebbe ora di invertire le parti.

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