10 febbraio 2010

Obama, fai qualcosa per Gaza!

Come abbiamo visto, la risoluzione del conflitto israelo-palestinese non sembra costituire più una priorità per la politica estera americana, e l’amministrazione Obama sembra essere totalmente indifferente alla disastrosa situazione umanitaria nella Striscia di Gaza ed alle miserevoli condizioni di vita di un milione e mezzo di Palestinesi che ivi risiedono (senza peraltro nemmeno potersene andare…).

A distanza di oltre un anno dal termine di “Piombo Fuso”, l’operazione militare israeliana che ha provocato la morte di oltre 1.400 Palestinesi (l’83% dei quali civili innocenti) ed ha causato enormi devastazioni, viene ancora negato l’ingresso a Gaza delle attrezzature e dei materiali necessari alla ricostruzione, e persino i beni di prima necessità vengono centellinati da Israele secondo criteri arbitrari e poco trasparenti: un caso unico al mondo, consentito soltanto dalla colpevole acquiescenza della comunità internazionale.

Eppure anche i Palestinesi di Gaza, come ogni essere umano, sono titolari dei diritti umani fondamentali quali quelli ad una sufficiente e sana alimentazione, alla sicurezza, alla salute, all’educazione e alla libertà di movimento, diritti e bisogni che sono protetti da norme e convenzioni internazionali e che non possono essere ostaggio di considerazioni di natura politica e militare.

Israele giustifica infatti il suo assedio, in maniera esplicita, con il fine dell’indebolimento della leadership di Hamas, della cessazione del lancio di razzi contro il proprio territorio e del rilascio del caporale Gilad Shalit. E, tuttavia, la politica di chiusura attuata da Israele – oltre ad essere palesemente contraria al diritto umanitario – ha ottenuto l’effetto diametralmente opposto, rafforzando Hamas e acuendo le tensioni già presenti nell’area e in tutto il medio oriente.

Nessuna trattativa di pace tra Israeliani e Palestinesi potrà mai iniziare se prima non verrà tolto l’assedio alla Striscia di Gaza e non verrà risolta la gravissima crisi umanitaria che affligge i suoi residenti.

Il problema è che, oggi, il campo della pace in Israele è totalmente sguarnito, se si eccettuano pochi coraggiosi attivisti; non vi sono più attentati, i razzetti provenienti da Gaza sono poco più pericolosi dei fuochi d’artificio illegali, l’economia israeliana tira e nessuno sembra interessato più di tanto ad arrivare ad un accordo di pace con i Palestinesi: è triste constatarlo, ma i tempi in cui a Tel Aviv scendevano in piazza centomila persone per manifestare per la pace erano i tempi in cui gli Israeliani morivano a causa degli attentati terroristici…

E’ per questo che la comunità internazionale deve prendere l’iniziativa per spingere Israele ad iniziare finalmente un serio percorso di pace, iniziando dalla fine dell’assedio alla Striscia di Gaza. Sono in gioco i principi fondamentali del diritto umanitario, la convivenza civile, la pace tra i popoli, i nostri stessi valori morali.

Non è più accettabile assistere inerti alla quotidiana violazione dei diritti umani fondamentali di un milione e mezzo di nostri fratelli, non è più accettabile che l’unico Stato ad alzare la voce per difendere gli abitanti di Gaza sia l’Iran di Ahmadinejad, ed è davvero incredibile e nefasto per la stessa sicurezza delle nazioni occidentali che si consenta ad al-Qaeda di strumentalizzare la causa palestinese, regalandole un’arma a buon mercato per mobilitare migliaia di adepti per i suoi fini destabilizzatori.

Per questo ed altri argomenti, sette ong per la tutela dei diritti umani e la pace in medio oriente il 4 febbraio hanno scritto una lettera aperta al Presidente Usa Obama, chiedendogli di adoperarsi per spingere Israele a togliere l’embargo alla Striscia di Gaza, rimuovendo in tal modo il più serio ostacolo alla pace e alla speranza nella regione.

Febbraio 4, 2010

Al Presidente Barack Obama
Casa Bianca
Washington , DC

Egregio Sig. Presidente,

Siamo sette organizzazioni che sostengono con forza il suo impegno per una soluzione a due Stati per la pace tra Israele e Palestina che garantirà la sicurezza di Israele, la vittoria dell’autodeterminazione palestinese e la salvaguardia della sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Mentre la sua amministrazione lavora per avviare un processo politico per raggiungere questo obiettivo, noi riecheggiamo il recente appello dei cinquantaquattro Membri del Congresso che hanno sottoscritto la lettera di McDermott-Ellison, chiedendo che gli Stati Uniti affrontino anche adesso, con urgenza, la grave crisi umanitaria che colpisce 1,4 milioni di abitanti di Gaza.

Noi richiamiamo le sue parole nel gennaio del 2009, dopo la devastante guerra a Gaza: “Sono profondamente preoccupato per … le notevoli sofferenze e i bisogni umanitari a Gaza. I nostri cuori si rivolgono ai civili palestinesi che hanno bisogno immediato di cibo, acqua pulita e cure mediche di base, e che hanno dovuto affrontare per troppo tempo una povertà soffocante”. E tuttavia, oggi, a causa della politica israeliana di limitare rigidamente il passaggio dei beni essenziali e dei materiali attraverso i suoi valichi, a Gaza la sofferenza continua.

Noi riteniamo che tale politica è strategicamente sbagliata, danneggia la sicurezza di Israele ed esige un pedaggio inaccettabile dai Palestinesi innocenti. Essa offende i valori umanitari dell’America e costituisce una punizione collettiva che viola il diritto internazionale.

La politica di chiusura israeliana è legata alla più vasta questione di una pace globale che richiederebbe la riconciliazione tra i Palestinesi ed il ricongiungimento della Cisgiordania e di Gaza. Ma, data la disastrosa situazione di Gaza e la probabilità che la pace non verrà raggiunta rapidamente, la crisi umanitaria deve essere affrontata con urgenza.

Siamo consapevoli che Israele ricollega il suo embargo al raggiungimento di un cessate-il-fuoco e al rilascio di Gilad Shalit, che l’Egitto ha perseguito con Hamas. Non di meno, noi raccomandiamo che, pur sostenendo questi sforzi, gli Stati Uniti si oppongano a che vengano tenuti in ostaggio di tali obiettivi i diritti degli abitanti di Gaza al cibo, all’alloggio, all’assistenza sanitaria, all’istruzione ed alla libertà di movimento. La crisi nella Striscia di Gaza diventerà ancor più terribile se l’Egitto completerà il suo piano di chiudere i tunnel che passano sotto il suo confine con Gaza, e che costituiscono adesso per gli abitanti di Gaza una vera e propria ancora di salvezza.

Le politiche di embargo israeliane, lungi dall’indebolirla come Israele aveva sperato, hanno aiutato Hamas a rafforzare la sua stretta autoritaria su Gaza e sulla sua economia. Benché molti nella Striscia di Gaza non siano contenti di Hamas, non vi è alcun segno che i suoi abitanti rovesceranno Hamas per porre termine alle loro sofferenze. Al contrario, la loro rabbia è diretta contro Israele, gli Stati Uniti e la comunità internazionale. I seguenti dati illustrano l’orribile tributo richiesto dalla politica di embargo israeliana.

- Il 70% dei residenti di Gaza sopravvive con un dollaro al giorno, il 40% dei lavoratori sono disoccupati.

- 850 camion al giorno entravano da Israele con cibo, merci e carburante prima della chiusura, oggi sono 128.

- L’embargo e la guerra hanno praticamente bloccato l’industria manifatturiera e la maggior parte delle esportazioni agricole. Prima del 2007, 70 camion al giorno trasportavano i prodotti di Gaza da esportare verso Israele, la Cisgiordania e i mercati esteri, per un valore di 330 milioni di dollari, ovvero il 10,8% del Pil della Striscia di Gaza.

- L’11% dei bambini di Gaza sono malnutriti, fino al punto dell’arresto della crescita, a causa della povertà e delle inadeguate importazioni di prodotti alimentari. La mortalità infantile non è più in declino.

- 281 delle 641 scuole sono state danneggiate e 18 distrutte durante la guerra. A causa dell’embargo, poche sono state ricostruite, e migliaia di studenti sono privi di libri e di attrezzature. Ogni giorno vi sono 8 ore di mancanza di corrente.

- La guerra e il rifiuto di Israele di autorizzare l’importazione di cemento e dei materiali per ricostruire 20.000 case distrutte o danneggiate hanno costretto molte migliaia di abitanti di Gaza a vivere in tende, strutture provvisorie, o con altre famiglie.

- Molti impianti idrici e di depurazione danneggiati dalla guerra o deteriorati costituiscono gravi pericoli sanitari ed ambientali, a causa della mancanza di forniture per la ricostruzione e di equipaggiamento.

- La guerra ha danneggiato 15 dei 27 ospedali e 43 delle 110 cliniche. L’importazione di medicinali e di attrezzature mediche ritarda. I medici non possono recarsi all’estero per la formazione, e i pazienti devono affrontare lunghi ritardi per farsi visitare negli ospedali israeliani, 28 di essi sono morti durante l’attesa.

- La circolazione delle persone da e verso Gaza, inclusi gli studenti, il personale medico e delle organizzazioni umanitarie, i giornalisti e i familiari, è fortemente limitata.

Per quanto riguarda i presunti vantaggi per la sicurezza derivanti dalla politica israeliana di embargo, è vero l’esatto contrario. Come lei ha sostenuto nel suo discorso al Cairo, “mentre devasta le famiglie palestinesi, la crisi umanitaria di Gaza non serve alla sicurezza di Israele”. Negli ultimi mesi, sono ripresi sporadici lanci di razzi verso il sud di Israele. Un’intera generazione di giovani disoccupati di Gaza – il 70% degli abitanti di Gaza sono sotto i 30 anni – priva di ogni speranza per il futuro, è matura per una ulteriore radicalizzazione e la violenza. Già adesso, estremisti in stile al-Qaeda stanno sfidando Hamas, e al-Qaeda sta in effetti sfruttando la penosa situazione dei Palestinesi di Gaza in tutto il mondo arabo e islamico. La prospettiva di una rinnovata, maggiore violenza è reale.

Noi crediamo che la triste situazione umanitaria a Gaza causata dall’embargo sia intollerabile a livello umano e costituisca una minaccia per gli interessi della sicurezza nazionale americana. La percezione del supporto o della acquiescenza degli Stati Uniti all’embargo mette in dubbio la nostra reputazione quali difensori dei valori umanitari. L’embargo priva 1,4 milioni di Palestinesi di un decente, minimo standard di benessere. Esso limita l’utilizzo dei 300 milioni di dollari che gli Stati Uniti hanno impegnato per ricostruire Gaza, e costituisce un serio ostacolo per ridare la speranza e raggiungere la pace. Noi esortiamo, pertanto, la sua amministrazione ad usare il rapporto unico che l’America ha nei confronti di Israele al fine di convincerlo a revocare subito la chiusura dei suoi valichi di frontiera con Gaza.

Distinti saluti,

Philip C. Wilcox, Jr.
Presidente, Foundation for Middle East Peace
1761 N Street NW, Washington, DC 20036

Debra DeLee
Presidente e CEO, Americans for Peace Now
1101 14th Street NW, Sixth Floor, Washington, DC 20005

Dr. James Zogby
Presidente e Fondatore, Arab American Institute
1600 K Street, Suite 601, Washington, DC 20006

Jeremy Ben Ami
Direttore esecutivo, J Street
1828 L Street NW, Suite 240, Washington, DC 20036

Warren Clark
Direttore esecutivo, Churches for Middle East Peace
110 Maryland Avenue NE, “311, Washington, DC 20002

Uri Zaki
Direttore per gli Usa, B’tselem
1411 K Street NW, Washington, DC 20005

Steven J. Gerber
Direttore esecutivo, Rabbis for Human Rights – Nord America
333 Seventh Avenue, 13th Floor, New York, NY 10001

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9 Commenti:

Alle 10 febbraio 2010 23:36 , Anonymous Andrea ha detto...

Come mai nessuno però ricorda che i palestinesi hanno già avuto come minimo quattro occasioni concrete di istituire il loro stato, e che ogni volta hanno preferito tornare al terrorismo?

 
Alle 11 febbraio 2010 11:52 , Blogger vichi ha detto...

E quali sono queste "come minimo quattro occasioni" per istituire lo Stato palestinese, mi rinfreschi la memoria?

A me risulta che Israele continui a occupare una larga parte della West Bank, suddividendola in bantustan e privando i legittimi proprietari dell'acqua e delle risorse naturali.

A me risulta che Israele continui a occupare Gerusalemme est e a considerare l'intera città come capitale indivisibile dello Stato di Israele.

A me risulta che Israele non abbia alcuna intenzione di smobilitare le colonie, ed anzi lavori alacremente per ampliarle.

A me risulta che Israele non abbia alcuna intenzione di consentire il ritorno dei profughi palestinesi della Nakba, nemmeno in maniera simbolica.

A me risulta che - dopo avere massacrato 1.400 Palestinesi - Israele continui ad assediare la Striscia di Gaza impedendo la ricostruzione e affamandone i residenti.

Quando Abu Mazen e Salam Fayyad, peraltro, in passato hanno minacciato di proclamare unilateralmente la nascita dello Stato palestinese, in Israele si sono messi a starnazzare come le oche.

Sono queste le condizioni per creare lo Stato di Palestina? Sono queste le basi su cui Israele vuole costruire la pace?

 
Alle 11 febbraio 2010 18:19 , Anonymous Ale ha detto...

A me risulta che data la perenne maggioranza degli ebrei a gerusalemme è ingiusto pretendere una divisione

A me risulta che gli altrettanti ebrei cacciati dai paesi arabi durante la guerra di indipendenza tutt'ora non possono ritornare nei loro stati d'origine

A me risulta che tutt'ora i terroristi di hamas lanciano missili che cadono nel sud d'israele.sembra vogliano provocare un'altra GIUSTA reazione

 
Alle 11 febbraio 2010 18:21 , Anonymous Ale ha detto...

ps: scusate per i congiuntivi mancati ma vado di fretta

 
Alle 11 febbraio 2010 22:27 , Blogger Casuale ha detto...

Scusami Vichi!

Il link che segue è fuori topic.

E' un articolo interessantissimo

http://ilcuibpalermo.blogspot.com/2010/02/intervista-allorganizzatore-della.html

 
Alle 12 febbraio 2010 17:09 , Blogger vichi ha detto...

x casuale: grazie della segnalazione, ho postato un commento.

x ale: e che è, una scadenza postare commenti nel mio blog? Se hai tanta fretta potresti pure astenerti, viste anche le fesserie che scrivi!

Prima che iniziasse la pulizia etnica della nakba, gli ebrei non erano maggioranza in nessuna parte della Palestina!

C'è un piccolo particolare che dimentichi, peraltro, ed è che Gerusalemme est appartiene agli arabi ed è illegittimamente occupata da Israele, che continua nella sua indefessa opera di giudaizzazione di quel che resta dei quartieri arabi della città.

Per il resto, non riesco a capire come si possa definire "giusta" una guerra di aggressione che ha visto un'inaudita percentuale di civili inermi massacrati - che ha sfiorato l'85% degli uccisi - e nel corso della quale, caso unico al mondo, è stato impedito ai civili persino di fuggire dalle zone dei combattimenti.

Chi appoggia e giustifica un massacro del genere meriterebbe, per contrappasso, di vedere i propri cari massacrati da un missile lanciato per "sbaglio" contro la propria abitazione.

Chissà che cosa ne penserebbe...

 
Alle 15 febbraio 2010 10:29 , Anonymous Ale ha detto...

ok allora,piccolo ripasso di storia:

1876,assai prima dunque della nascita del sionismo,vivevano a Gerusalemme 25.000 persone,delle quali 12.000,quasi la metà erano ebrei,7500 musulmani e 5500 cristiani

1905 gli abitanti erano saliti a 60.000. di questi 40.000 erano ebrei,7000 musulmani e 13000 cristiani

1931 su 90.000 abitanti,gli ebrei erano 51.000,i musulmani 20.000 e i cristiani 19.000

1948,alla vigilia della nascita dello Stato Ebraico,la popolazione di Gerusalemme era quasi raddoppiata:165.000 persone,di cui 100.000 ebrei,40.000 musulmani e 25.000 cristiani

Per il resto io presento dati di fatto. Il ministero della sanità gestito da Hamas ha annunciato 1203 vittime. Falsa la percentuale di civili da te proposta.
Gli augurii di morte non mi fanno alcun effetto,anzi,dimostrano una volta per tutte che chi è ignorante non può che ricorrere ad insulti.

 
Alle 15 febbraio 2010 16:39 , Blogger vichi ha detto...

Ok, piccolo ripasso di storia.

Negli anni 20, i Palestinesi costituivano dall'80 al 90% della popolazione totale della Palestina.

Ancora alla vigilia della risoluzione Onu 181, i Palestinesi erano i 2/3 della popolazione complessiva.

Eppure agli ebrei, netta minoranza che possedeva solo il 10% della terra di Palestina, la risoluzione 181 riconobbe uno Stato che comprendeva più della metà della Palestina storica: allora che facciamo, rimettiamo in discussione tutto, a cominciare dalla nascita dello Stato di Israele?

Secondo il diritto internazionale, Gerusalemme est - al pari del resto della West Bank - costituisce territorio occupato e deve essere restituito ai legittimi proprietari Palestinesi.

E uno dei principali ostacoli alla pace è proprio la pretesa israeliana di avere come capitale una Gerusalemme "unita e indivisibile", pretesa che nessuno è disposto a riconoscere, neppure gli Usa.

Per il resto, io sono un pacifista non violento, non ho mai augurato né mai augurerò la morte di nessuno (al contrario di certi premi nobel...), nemmeno di un idiota quale lei è.

Ho solo scritto che chi ciancia di guerra "giusta" rispetto al massacro di centinaia di donne, bambini e civili inermi meriterebbe di trovarcisi in quella situazione, di vedere i propri figli maciullati da un missile mentre dormono nel loro letto, di vedere la propria madre uccisa da un cecchino, di vedere la propra famiglia massacrata dai colpi d'artiglieria di un esercito di assassini.

Ma voialtri leggete le cose come vi fa comodo, ivi comprese le risoluzioni Onu.

P.S. Le cifre dei Palestinesi uccisi - secondo le statistiche più attendibili - si situano tra i 1.400 e i 1.420 morti. Per la cronaca, secondo il Ministero della sanità, i morti sono stati 1.444.

Ecco cosa succede quando l'unica fonte di riferimento sono le fesserie di informazionecorretta!

 
Alle 15 febbraio 2010 17:10 , Anonymous Ale ha detto...

Lei continua ad affermare falsità senza alcuna fonte. Il fatto che continui ad insultare,perciò,dimostra sempre più la visione traviata che ha del conflitto medio orientale. Per usare una sua espressione "ha conferito il cervello all'ammasso dei pacifinti". Chi può avere la presunzione di dichiararsi pacifista?Esiste forse persona che desidera la guerra? Forse se lei si definisce così ha qualche scheletro nell'armadio come tutti i pacifinti.

ps.non mi documento su informazionecorretta ma nemmeno leggo le stronzate di Blondet,altro pacifinto

 

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