8 febbraio 2010

Obama indifferente al disastro umanitario di Gaza.

Naturalmente c'è un perchè alle dichiarazioni di Berlusconi nel corso della sua recente (e assolutamente irrilevante) visita di tre giorni in Israele. Esse, infatti, prendono spunto - oltre che dalla naturale indole del nostro Presidente del Consiglio che lo spinge a cercare di compiacere in ogni modo il proprio interlocutore - dall'analoga posizione che gli Usa hanno assunto sulla questione israelo-palestinese e, in particolare, sulla disastrosa situazione umanitaria nella Striscia di Gaza.

Dopo le tante fanfare e i bei discorsi, e dopo le mani tese verso il mondo islamico, il Presidente Usa è tornato a seguire una politica estera che, relativamente al conflitto israelo-palestinese, non si discosta in nulla da quella della precedente amministrazione Bush.

Così, non solo gli Usa hanno tollerato, ed anzi pienamente appoggiato, il massacro criminale dell'operazione "Piombo Fuso", non solo consentono tutt'ora ad Israele di assediare la Striscia di Gaza impedendo l'accesso ai materiali e alle attrezzature necessarie per la ricostruzione, ma addirittura hanno spinto l'Egitto a costruire una barriera sotterranea per impedire l'uso dei tunnel sotterranei tra Gaza e l'Egitto, l'unica via che consente di far affluire nella Striscia i beni necessari ad una vita minimamente decorosa, fornendo al regime di Mubarak i finanziamenti e l'assistenza tecnica necessari allo scopo.

Obama, del resto, si è trovato ben presto a fare i conti con lo strapotere della lobby ebraica a Washington, dove 334 deputati (il 76% della Camera dei Rappresentanti) hanno firmato una lettera di condanna nei confronti del rapporto Goldstone - che ha messo nero su bianco l'evidenza dei gravissimi crimini di guerra compiuti da Israele - mentre solo 57 deputati (il 13%) hanno sottoscritto una lettera che invitava a togliere l'embargo a Gaza.

Sembra dunque che la risoluzione del conflitto israelo-palestinese, giusto per evitare complicazioni con il fedele alleato israeliano, sia stato tolto dalle priorità della politica estera dell'amministrazione Obama, e si tratta di un gravissimo errore.

Perchè la sofferenza del popolo palestinese, la spoliazione delle terre e delle materie prime operata da Israele, l'oppressione e il massacro di tanti poveri innocenti costituiscono una ferita aperta per tutto il mondo arabo.

E non si capisce come sia possibile che il tema del rispetto del diritto umanitario e la difesa dei diritti fondamentali dei Palestinesi possano essere lasciati all'Iran e ad al-Qaeda.

Su questo tema, propongo questo interessante articolo di Charles Fromm ed Ellen Massey pubblicato il 22 gennaio sul sito web dell'Inter Press Service (IPS), nella traduzione offerta da Medarabnews.

La politica USA a Gaza rimane inalterata

E’ trascorso un anno da quando gli ultimi carri armati israeliani sono usciti dalla Striscia di Gaza con gran fracasso, ponendo termine ai 22 giorni di guerra contro Gaza e lasciando dietro di sé sia un territorio che una popolazione decimati.

Un anno dopo, tanto la situazione umanitaria quanto la sicurezza sono ancora in terribili condizioni nella devastata enclave costiera, eppure l’amministrazione di Barack Obama continua a trascurare la crisi di Gaza, con un approccio che alcuni esperti dicono essere l’estensione della politica della precedente amministrazione.

Questa politica ha fatto anche poco per alleviare ciò che i gruppi di tutela dei diritti umani sostengono essere una crescente crisi umanitaria, sprofondando la Striscia di Gaza ancora di più nella povertà e nell’insicurezza.

Dopo aver prestato giuramento nel bel mezzo della Guerra di Gaza, inizialmente il presidente Obama nella sua politica estera ha dato rilevanza al processo di pace in Medio Oriente. Tuttavia questa retorica non è riuscita a concretizzarsi in un processo di pace o in un soccorso per il popolo di Gaza.

Gli Stati Uniti rimangono risoluti nel rifiutarsi di dialogare con Hamas, il partito islamico che ora governa Gaza e che è stato classificato dal Dipartimento di Stato americano come organizzazione terroristica. Questa politica cominciò ad avere effetti drammatici su Gaza già nel 2007, sotto la presidenza di George W. Bush, quando Hamas prese il controllo della Striscia.

“Obama ha mostrato l’orientamento della sua politica molto presto – dice Paul Woodward, redattore e creatore del rispettato blog warincontext.org – Gli Stati Uniti hanno preso la decisione di esautorare Hamas dopo le elezioni [palestinesi] del 2006, che essi e Israele avevano [inizialmente] appoggiato, emarginando Hamas e, di conseguenza, emarginando Gaza”.

“L’amministrazione Obama si è impegnata molto di più in cambiamenti di facciata che non in cambiamenti di strategia”, ha detto Woodward all’International Press Service (IPS).

Questi cambiamenti di facciata hanno incluso una crescente retorica volta ad instaurare un contatto con le comunità arabe e musulmane, in uno sforzo finalizzato a rafforzare i legami indeboliti dalla precedente amministrazione.

“L’America non volterà le spalle alla legittima aspirazione della Palestina ad avere dignità, opportunità, e un proprio Stato”, aveva detto Obama durante il suo memorabile discorso del Cairo.

Nonostante tali impegni, Gaza, che è stata assoggettata a un embargo sempre più duro dai confinanti stati di Israele ed Egitto fin dal 2007, continua a languire senza aver accesso ai necessari aiuti umanitari, ai materiali da costruzione e alle opportunità di commercio che le consentirebbero di riprendersi dal devastante conflitto. Mentre la crisi si aggrava, la complicità degli Stati Uniti nell’assedio sta cominciando ad essere sempre più evidente agli occhi del mondo arabo.

“L’idea che gli Stati Uniti siano impotenti… è qualcosa a cui nessun palestinese che incontriamo a Gaza riesce a credere”, ha detto Amajad Atallah, co-direttore della Task Force per il Medio Oriente alla New America Foundation, in occasione di un evento alla Brookings Institution la settimana scorsa. La Guerra di Gaza, altrimenti nota come Operazione Piombo Fuso, è stata una battaglia durata 3 settimane – durante lo scorso inverno – tra i militanti di Hamas e l’esercito israeliano. Il conflitto ha comportato una estesa devastazione e numerose vittime a Gaza, dove più di 1.400 palestinesi sono rimasti uccisi. Vi furono 13 vittime israeliane a causa dei razzi lanciati da Hamas, e durante l’offensiva di terra nella Striscia.

Secondo Human Rights Watch, l’embargo ha obbligato l’80% della popolazione di Gaza – circa un milione e mezzo di persone – a dipendere dagli aiuti umanitari e dal mercato nero organizzato dai contrabbandieri.

I tunnel del contrabbando sotto il confine tra Gaza e l’Egitto sono l’unico contatto rimasto col mondo esterno per i cittadini di Gaza, e hanno “letteralmente condotto l’economia di Gaza sottoterra”, ha affermato Daniel Levy, co-direttore della Task Force per il Medio Oriente, durante l’evento alla Brookings Institution.

Eppure anche quest’ultima scappatoia al blocco è minacciata. Secondo la BBC, l’Egitto ha cominciato a lavorare a una barriera sotterranea, con l’aiuto dello U.S. Army Corps of Engineers, che chiuderà il sistema di tunnel transfrontalieri usati dai contrabbandieri per eludere l’assedio.

“Non credo che ci sia mai stato un esempio nella storia in cui gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo così complicato nell’assediare fisicamente una popolazione – non c’è da meravigliarsi che non vogliano assumersene la responsabilità”, ha detto Yousef Munnayer, direttore esecutivo del Palestine Center, a proposito della silenziosa partecipazione dell’amministrazione Obama all’assedio della Striscia di Gaza.

Alcuni analisti ritengono che il muro sia una manovra strategica da parte degli Stati Uniti per spingere Hamas a giungere a una riconciliazione con Fatah, il partito politico dominante in Cisgiordania, così da riavviare i colloqui di pace rimasti in sospeso.

“La nuova, severa posizione dell’Egitto nei confronti di Hamas è consentita dagli attuali sforzi del Cairo di riavviare i negoziati di pace tra Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP)… Hamas si trova sotto pressione su tutti i fronti”, ha scritto Yossi Alpher, ex direttore del Jaffee Center for Strategic Studies all’Università di Tel Aviv, nel suo editoriale sul Jewish Daily Forward.

Mentre l’amministrazione Obama non è riuscita a portare avanti il suo impegno di alleviare la crisi umanitaria a Gaza, il Congresso degli Stati Uniti l’ha, a quanto sembra, ampiamente ignorata. Fin dal gennaio 2009, una risoluzione della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti che esprime preoccupazione riguardo alla situazione a Gaza si è arenata alla Commissione Affari Esteri.

Per contro, nel novembre scorso la Camera ha appoggiato con una maggioranza schiacciante una risoluzione che condanna il Rapporto Goldstone, risultato della missione di indagine del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (UNCHRC) nella Striscia di Gaza. Il rapporto, che prende il nome dal rispettabile giurista Richard Goldstone, ha scoperto che sia Hamas che Israele hanno commesso crimini di guerra durante i 22 giorni del conflitto.

Keith Ellison è stato uno dei 58 membri della Camera dei Rappresentati che hanno votato contro, o si sono astenuti dal votare la risoluzione. Ellison rappresenta anche uno dei pochi funzionari americani eletti che hanno visitato la Striscia di Gaza, mentre più di 70 membri del Congresso hanno viaggiato nella regione. Durante il suo viaggio nella Striscia avvenuto nel febbraio 2009, Ellison ha incontrato tanto gli abitanti di Gaza quanto quelli della città israeliana di Sderot, vicina al confine.

“Quando qualcuno come Keith Ellison visita Gaza, direi che fa molto di più per la sicurezza americana in Medio Oriente e per la vostra immagine rispetto a praticamente qualunque altra cosa che abbiamo visto durante quest’anno”, ha detto Levy durante un briefing al Campidoglio mercoledì scorso.Ma Ellison rimane un’eccezione tra i membri del Congresso. “Se volete sapere quanta consapevolezza vi è tra i miei colleghi al Congresso – ha detto Ellison al pubblico del Brookings Institution, la scorsa settimana –tutto ciò che dovete fare è guardare la votazione del Rapporto Goldstone”.

“Scommetto che nessuno ha letto il Rapporto Goldstone, e nemmeno il sommario. Così siamo pronti a condannare un rapporto che non abbiano neanche letto”, ha aggiunto Ellison, parlando dei suoi colleghi alla Camera dei Rappresentanti.

La combinazione della guerra e del protratto assedio ha gettato la Striscia di Gaza in una paralizzante povertà, e gli effetti dell’embargo sul settore sanitario sono stati catastrofici. Amnesty International ha riferito recentemente che la cronica insufficienza nelle apparecchiature e nelle forniture mediche è diventata un fatto di routine, lasciando il personale medico con risorse insufficienti per curare i loro pazienti.

Persino quando l’amministrazione Obama tenta di far ripartire il processo di pace, Gaza getta un’ombra su qualunque sforzo di questo tipo. Alcuni esperti affermano che i negoziati di pace sono inutili finché l’assedio di Gaza resterà in vigore.

“Questa è la precondizione per ogni cosa – dice Andrew Whitley, direttore dell’Ufficio di rappresentanza dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA), riferendosi alla rimozione dell’embargo a Gaza.

Charles Fromm e Ellen Massey

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4 Commenti:

Alle 8 febbraio 2010 22:35 , Blogger arial ha detto...

Comunicati internazionali contro la proposta fascista di IM Tirtzu

queste le organizzazioni sotto accusa e che vogliono chiudere: gravissimo
http://frammentivocalimo.blogspot.com/2010/02/comunicati-internazionali-contro-la.html

 
Alle 8 febbraio 2010 23:29 , Anonymous Andrea ha detto...

La fine del blocco a Gaza servirebbe solo a poter importare in tutta libertà materiali e armi per costruire ordigni da lanciare contro i civili di Israele.
Vergogna al mondo che non ha interesse per i morti a meno che non siano palestinesi.
Vergogna al movimento pacifista che sostiene i terroristi facendo così morire i bambini palestinesi.

 
Alle 9 febbraio 2010 02:31 , Blogger vichi ha detto...

x arial: non è una novità l'attacco a cui in Israele sono sottoposte le organizzazioni per i diritti civili.

Quando Breaking the silence pubblicò le testimonianze dei soldati che raccontavano i crimini commessi da Tsahal, Israele chiese a vari stati europei di cessare i finanziamenti a questo gruppo.

Quando Phr denunciò la collaborazione dei medici israeliani alle torture dei prigionieri palestinesi, l'ordine dei medici, anziché indagare sui fatti denunciati, ordinò ai suoi associati di cessare ogni rapporto con l'organizzazione.

E tutto questo, purtroppo, può avvenire perchè oggi in Israele il campo della pace è desolatamente vuoto, presidiato solo da pochi coraggiosi che non hanno pressocché alcuna influenza sulla pubblica opinione.

 
Alle 9 febbraio 2010 02:40 , Blogger vichi ha detto...

x andrea: Piombo Fuso è stata una guerra di aggressione condotta da Israele che ha ucciso oltre 1.400 Palestinesi, l'83% dei quali donne, bambini e civili inermi e innocenti, ed è l'unico caso al mondo di guerra in cui ai civili è stato persino impedito di fuggire dalle zone dei combattimenti.

E, ancora, l'assedio alla Striscia di Gaza è l'unico caso al mondo in cui si consente allo stato aggressore di continuare a martirizzare la popolazione civile aggredita, impedendo persino l'afflusso dei materiali necessari alla ricostruzione.

Il vero è che i vertici politici e militari di Israele sono delle canaglie assassine che andrebbero processate in una moderna Norimberga e buttate a marcire in galera.

A cominciare naturalmente dal principe delle canaglie Shimon Peres.

Per il resto, a quali morti dobbiamo interessarci se non agli unici che sono stati assassinati, perchè non mi pare che in Israele stia morendo qualcuno.

Vergogna a te, idiota fanatico, perchè sono proprio quelli come te, ciechi e sordi ad ogni ragionamento e impermeabili ad ogni senso di umanità, che in tempi passati hanno giustificato le peggiori atrocità e anche oggi sarebbero prontissimi a rifarlo.

 

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