12 ottobre 2011

Contro l'islamofobia, a sostegno degli 11 di Irvine

La grande democrazia americana – secondo quanto ci raccontano – dovrebbe essere il luogo, più di tutti gli altri al mondo, in cui la libertà di espressione assume un valore quasi sacrale. Ma non sempre è così, quanto meno non è così quando ci si trova ad avere a che fare con Israele e quando si professa una certa religione.

Come forse pochi sanno, lo scorso 8 settembre è iniziato il processo agli undici studenti le cui proteste interruppero il discorso che l’ambasciatore israeliano negli Usa stava tenendo alla University of California di Irvine.

Gli undici ragazzi – ormai noti come gli “11 di Irvine” – oltre ad essere stati espulsi dall’ateneo, sono stati incriminati per avere ripetutamente interrotto per protesta il discorso che Michael Oren stava tenendo al campus della loro università l’8 febbraio del 2010. Secondo l’accusa, gli studenti avrebbero violato il diritto di espressione di Oren, interrompendone il discorso con una azione premeditata e concertata.

Naturalmente, in ogni altra controversia di questo tipo, gli avvocati difensori avrebbero avuto buon gioco ad affermare che anche gli studenti incriminati godono dello stesso diritto di espressione, che essi non intendevano affatto interrompere il discorso dell’ambasciatore, che infatti è stato sospeso solo per una ventina di minuti, che forme di protesta analoghe sono usuali all’università di Irvine come in altre università in tutto il mondo.

Gli studenti, infatti, si erano limitati ad alzarsi, uno per volta, e a scandire slogan del tipo “Michael Oren, propagandare l’assassinio non è un’espressione della libertà di parola”. Va ricordato, in proposito, che il 2 giugno Oren aveva scritto un “op-ed” per il New York Times, nel quale aveva pienamente giustificato il massacro dei nove attivisti turchi a bordo della Mavi Marmara ad opera delle forze d’assalto israeliane. Eppure, per questa azione dimostrativa non violenta, dieci ragazzi (le accuse nei confronti dell’undicesimo sono state in seguito lasciate cadere) – tutti di fede islamica – sono stati condannati a 56 ore di servizio civile e a tre anni di libertà vigilata.

Si tratta, a ben vedere, di una clamorosa ingiustizia poichè, in altre analoghe occasioni e addirittura quando ad essere interrotto è stato lo stesso primo ministro israeliano Netanyahu, non si è avuta alcuna incriminazione e alcuna condanna, perché gli autori del “crimine” non erano di fede islamica…

E’ questo il tema della lettera che segue, diffusa dal gruppo Jewish Voice for Peace, che ha creato appositamente un blog affinché ciascuno possa esprimere il proprio sostegno agli “11 di Irvine” e, più in generale, alla lotta per la libertà di espressione e la tutela dell’uguaglianza dei diritti, contro ogni forma di discriminazione e di razzismo.

Riuscite a individuare la differenza?

Caro lettore,

quando abbiamo interrotto il discorso del primo ministro Benjamin Netanyahu all’assemblea generale annuale delle Federazioni ebraiche del Nord America a New Orleans lo scorso novembre, siamo stati accolti con fischi, grida di disapprovazione, molestie verbali e persino aggressioni fisiche da parte di altri membri del pubblico. Ma le accuse penali non sono state mai nemmeno menzionate. Eppure, solo poche settimane fa, dieci studenti che avevano interrotto il discorso dell’ambasciatore israeliano Michael Oren all’Università della California di Irvine nel febbraio del 2010 sono stati condannati per due illeciti a causa della loro partecipazione alla protesta.

Oggi (martedì 11 ottobre, n.d.t.) è una giornata nazionale di azione per protestare contro queste condanne ingiuste. Abbiamo aperto un blog per mostrare il nostro sostegno agli 11 di Irvine. Pensiamo anche che questa giornata di azione sia un’occasione perfetta per valutare le similitudini e le differenze tra queste due proteste. Vedi se riesci a individuare la differenza:

In entrambe le proteste, ognuno che si è alzato in piedi per richiamare l’attenzione sull’occupazione israeliana e sulle altre violazioni del diritto internazionale commesse dal governo israeliano ha agito in modo non violento, ed ha pienamente collaborato con il personale della sicurezza e con la polizia. Allora perché noi non siamo stati arrestati, incriminati e processati e gli 11 di Irvine si? Da un punto di vista logico, avrebbe dovuto esser vero il contrario: il nostro obiettivo era più grosso – il primo ministro israeliano; il luogo era più grande – il maggiore evento ebraico del Nord America; e la nostra protesta è venuta dopo – in parte ispirata dalle coraggiose azioni degli 11 di Irvine. Ma c’è un’altra differenza, che si è rivelata essere quella cruciale: noi siamo ebrei e gli 11 di Irvine sono musulmani.

Con le condanne degli 11 di Irvine, il sistema giudiziario penale della Contea di Orange ha inviato il messaggio che il diritto dell’ambasciatore israeliano a parlare senza interruzioni è maggiormente degno di protezione del diritto dei cittadini americani di protestare contro le azioni illegali e ingiustificabili del governo di Israele.

Il fatto che gli 11 di Irvine siano stati accusati e processati mentre noi ce la siamo cavata senza una macchia (al pari di altri manifestanti non-musulmani nella Contea di Orange che in seguito interruppero Dick Cheney e George W. Bush) testimonia l’influenza della islamofobia, del razzismo anti-arabo e del cieco sostegno ad Israele sulla società americana contemporanea e sul dibattito politico. Questo palese prendere di mira una minoranza dovrebbe far scattare dei campanelli d’allarme per quelli di noi che aborrono il razzismo e lottano per la salvaguardia dell’uguaglianza dei diritti per tutti i cittadini, indipendentemente dalla religione o dall’etnia.

Ci uniamo all’amministrazione e al preside della facoltà di diritto dell’Università di Irvine, insieme ai sostenitori della libertà di espressione e dei diritti umani di tutto il paese, nel deprecare queste condanne. Questo prendere di mira gli studenti musulmani da parte dell’ufficio del procuratore distrettuale della Contea di Orange non durerà. Ogni individuo ha il diritto di esprimersi a favore della giustizia. Unisciti a noi oggi nel dire: “Noi siamo contro l’islamofobia, per la giustizia e con gli 11 di Irvine.

In solidarietà,

Amirah Mizrahi, Antonia House e Emily Ratner
membri di YJP, l’ala giovanile di Jewish Voice for Peace

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