15 settembre 2011

L’Anp avanzerà la richiesta di riconoscimento come Stato membro dell’Onu al Consiglio di Sicurezza

Dunque è deciso, i Palestinesi avanzeranno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu la loro richiesta di adesione e di pieno riconoscimento della Palestina come Stato membro delle Nazioni Unite.

Se da una parte sembra agevole per l’Anp raccogliere i nove voti necessari all’approvazione della richiesta, dall'altra è praticamente certo che questa si scontrerà con il veto opposto dagli Stati Uniti, che hanno utilizzato questo strumento per ben 41 volte nella storia dell’Onu per proteggere gli interessi dell’alleato israeliano.

Ma, stavolta, non sarà così semplice per gli Usa, e l’utilizzo del potere di veto rischia di avere gravi conseguenze e di infiammare ancor più gli animi dei popoli della regione. Non è un caso che, fino all’ultimo, il presidente Obama abbia spedito in loco i propri inviati del Dipartimento di Stato e del Consiglio nazionale di sicurezza, David Hale e Denis Ross, per cercare di scongiurare il concretarsi di questa pericolosa iniziativa “unilaterale” da parte dei Palestinesi.

A parte la palese incoerenza dell’impegno (a parole) manifestato da Obama per la risoluzione del conflitto israelo-palestinese e dell’aperto appoggio manifestato ai sommovimenti popolari della “Primavera araba” con l’eventuale veto che si opporrebbe al gesto di autodeterminazione del popolo palestinese, l’opposizione degli Usa al riconoscimento della Palestina come stato membro dell’Onu rischia di fomentare vieppiù i sentimenti anti-americani e anti-israeliani, con il concreto rischio che nei Territori scoppi una terza Intifada, spontanea o “incoraggiata” dall’esterno che sia.

In questo contesto, l’Unione Europea non manca l’occasione per l’ennesima, miserabile figura, presentandosi all’appuntamento profondamente lacerata e divisa, con Spagna, Francia, Lussemburgo, Grecia, Irlanda, Svezia orientate ad appoggiare la causa palestinese, Germania, Italia, Olanda, Bulgaria, Repubblica Ceca schierate invece sulla posizione di Usa e Israele, che vedono nei negoziati l’unica via percorribile per la pace (la pace dell’occupazione e delle colonie, naturalmente).

Resta da vedere quel che accadrà, ciò che è certo è che l’Unione Europea, in politica estera, si autocondanna a rimanere un nano inutile ed insignificante.

PA to file UN membership bid with Security Council
Elior Levy e AP – 15.9.2011

Il Ministro degli Esteri Palestinese Riad al-Malki ha dichiarato oggi che l’Autorità Palestinese presenterà la propria richiesta di pieno riconoscimento come stato membro dell’Onu al prossimo Consiglio di Sicurezza previsto per venerdì, 23 settembre.

La dichiarazione di Malki ha fatto cessare ogni congettura sulla possibilità che i Palestinesi alla fine avrebbero perseguito un avanzamento del loro status di osservatore al posto di una adesione a pieno titolo alle Nazioni Unite.

A seguito dell’annuncio, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha detto che si recherà a New York per parlare all’Assemblea Generale dell’Onu. Il suo discorso è stato fissato per mercoledì prossimo.

I Palestinesi hanno deciso di richiedere l’approvazione della loro richiesta da parte del Consiglio di Sicurezza, nonostante il fatto che gli Stati Uniti abbiano già dichiarato che vi opporrebbero il veto.

Perché la richiesta di riconoscimento palestinese passi al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dovrebbe raccogliere un minimo di 9 voti sui 15 dei suoi membri. Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia – che sono i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza – hanno anche il potere di veto.

Rischio calcolato?

I Palestinesi originariamente avevano previsto di avanzare la richiesta all’Assemblea Generale dell’Onu, dov’erano certi della maggioranza. Gli Stati Uniti non esercitano un potere di veto nell’Assemblea Generale, dove vi sono anche dei consistenti blocchi di Paesi africani e musulmani – il che garantisce un risultato favorevole all’Autorità Palestinese – tuttavia le risoluzioni dell’Assemblea Generale sono simboliche e non hanno l’importanza di quelle emanate dal Consiglio di Sicurezza.

Mercoledì scorso il Presidente palestinese Mahmoud Abbas ha dichiarato che gli sforzi per ottenere il riconoscimento dell’Onu ad uno Stato palestinese sono stati “irreversibili” e godono di un ampio sostegno internazionale, ma ha aggiunto che non significano la fine dei negoziati con Israele.

Abbas ha affermato che 126 paesi appoggiano l’iniziativa. Ha detto inoltre che non si tratta di una mossa simbolica, ma che rafforzerà la sua posizione negoziale nei confronti di Israele.

La mossa di giovedì rafforza la posizione espressa dagli alti funzionari di Ramallah, i quali ritengono che la campagna per il riconoscimento abbia superato il punto di non ritorno.
“Attualmente propendiamo per andare al Consiglio di Sicurezza. Non chiudiamo alcuna porta, ma pensiamo che sia troppo tardi per ogni nuova proposta”.

Tuttavia, fonti al corrente della mossa hanno affermato che sono in corso negoziati con i delegati dell’Unione Europea, nella speranza di concordare una bozza accettabile della richiesta palestinese all’Onu.

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