27 settembre 2011

Che bel regalo per Rosh Hashanah!

Il comitato regionale per la pianificazione e la costruzione oggi ha approvato un progetto di costruzione di 1.100 alloggi nel quartiere di Gilo a Gerusalemme.

Il progetto comprende la costruzione di piccole unità abitative, di una passerella, di edifici pubblici, di una scuola e di una zona industriale.

“E’ un bel regalo per Rosh Hashanah” (il Capodanno ebraico, che quest’anno cade il 28 settembre, n.d.r.), ha detto Yair Gabay, un membro del comitato distrettuale di Gerusalemme.

“Gerusalemme si sta espandendo verso sud, creando alloggi a prezzi accessibili. Dobbiamo chiarire al mondo che Gerusalemme non è in vendita.

Il progetto edilizio, naturalmente, ha attirato su di sé le aspre critiche delle organizzazioni umanitarie e quelle (ipocrite) di Washington, in quanto Gilo è un quartiere costruito su terra palestinese conquistata durante la Guerra dei sei giorni e, successivamente, annessa alla municipalità di Gerusalemme.

Naturalmente, questo non è che l’ultimo atto, in ordine di tempo, di una massiccia e ininterrotta opera di costruzione illegale di alloggi e di espansione delle colonie su terreni che, secondo diritto, dovrebbero appartenere al futuro stato palestinese.

Recentemente, il governo israeliano ha espropriato un’area di 81 ettari e mezzo, pari all’estensione della Città Vecchia di Gerusalemme, allo scopo di legalizzare l’avamposto illegale (!) di Haresha, la cui superficie complessiva è pari a soli 7 ettari. E lo ha fatto sulla base della propria personale interpretazione di una legge sulla terra del 1858 (!), risalente cioè ai tempi dell’Impero ottomano, in base alla quale il governo israeliano può dichiarare terreni di proprietà privata di Palestinesi, che non siano stati coltivati solo per pochi anni, come “terra di stato” e darla in uso ai coloni.

E ciò benché più volte i capi di governo di Israele, da ultimo lo stesso Netanyahu, avessero solennemente dichiarato: “non abbiamo alcuna intenzione di costruire nuove colonie o di espropriare ulteriori terreni per le colonie esistenti”. Come no…

Un rapporto di Peace Now dei primi di settembre ha mostrato come, nelle colonie, l’attività costruttiva per persona è pari quasi al doppio di quella riscontrata in Israele (rispettivamente, un’unità abitativa ogni 123 residenti nelle colonie, 1 ogni 235 residenti in Israele.

Secondo l’organizzazione, nel periodo ottobre 2010 – luglio 2011, 2.598 sono stati gli alloggi di cui è iniziata la costruzione, 2.149 le nuove costruzioni completate, almeno 3.700 quelle in corso di completamento. Degno di nota il fatto che un terzo delle costruzioni appena iniziate è situato a est del muro di separazione, in insediamenti isolati; un altro terzo si trova, invece, a est della porzione di muro completata, ma ad ovest del tracciato ancora da costruire, nelle cd. “dita” che si inoltrano all’interno della Cisgiordania.

Ora, non ci può essere persona in buona fede che non veda come il pressante invito ai Palestinesi di tornare al tavolo dei negoziati (ma da quanti anni si negozia inutilmente?) nasconda l’ennesima dilazione e l’ennesimo, volgare, trucco con cui Israele tenta di guadagnare tempo per poter continuare ad espandere le colonie e a consolidare la propria presa sulle terre del popolo palestinese.

L’Ufficio del Primo ministro palestinese, nel condannare l’approvazione del progetto edilizio di Gilo, ha dichiarato: “Netanyahu ha detto che non c’è spazio per passi unilaterali (ovvero la richiesta di ammissione della Palestina come stato membro dell’Onu, n.d.r.) – ma non c’è passo unilaterale più grande che ordinare di costruire in terra palestinese. Egli ha raccontato all’Onu di essere lì per dire la verità, ma questa decisione dice la verità al posto suo”

Ma gli amici di Israele continuano a far finta di niente…

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