2 novembre 2011

Di nuovo in rotta verso Gaza

A quattro mesi dal blocco delle navi della Freedom Flotilla 2 nei porti greci, altre due navi tentano di rompere il blocco criminale della Striscia di Gaza, nell’ambito della campagna non violenta Freedom Waves to Gaza.

Qui intendo rilanciare l’appello all’azione e al sostegno di questa iniziativa lanciato da Jewish Voice for Peace. E’ un appello rivolto, in prima battuta, ai cittadini Usa, ciò non toglie che anche per noi può essere un esercizio interessante inviare una email al Presidente Obama o telefonare all’ufficio di Hillary Clinton per chiedere, una buona volta, che si ponga fine alla punizione collettiva che, per i soliti motivi di “sicurezza”, umilia e punisce in modo immorale una popolazione di 1,6 milioni di persone.

Imbarcazioni in navigazione per rompere il blocco di Gaza, adesso

Questa notizia si sta diffondendo: in questo momento, due imbarcazioni si trovano in acque internazionali nel Mediterraneo dirette verso Gaza. Una barca, l’irlandese Saoirse, comprende tra i suoi passeggeri alcuni parlamentari. L'altra, il Tahrir, trasporta rappresentanti di Canada, Stati Uniti, Australia e Palestina.

Il rappresentante degli Stati Uniti sul Tahrir, Kit Kittredge, è stata un passeggero sull’imbarcazione Usa diretta a Gaza, la Audacity of Hope. Sul Tahrir è presente anche un giornalista di Democracy Now. Le organizzazioni della società civile a Gaza aspettano il loro arrivo, e attendono con impazienza la consegna delle lettere raccolte da migliaia di sostenitori negli Stati Uniti nella campagna To Gaza with Love.

Ci sono stati tre tentativi soltanto nell'ultimo anno e mezzo per rompere l'assedio di Gaza. Il mondo conosce l'esito terribile di quello del maggio 2010. All'inizio di questa estate, Jewish Voice for Peace ha atteso insieme a tutti gli altri che la barca Usa per Gaza iniziasse la navigazione, con molti dei nostri membri a bordo. E siamo rimasti costernati come tutti gli altri quando le imbarcazioni sono state fatte tornare indietro dalla Grecia su ordine di Israele e degli Stati Uniti. Ma sapevamo che il movimento avrebbe continuato, e oggi lo ha fatto!

Per favore, restate collegati in attesa del risultato di questa importante missione per i diritti umani.

Abbiamo bisogno del vostro aiuto per rendere questa missione un successo. Per favore mettete in atto immediatamente queste azioni.

Verificate gli aggiornamenti: http://www.ustogaza.org/, http://www.tahrir.ca/ e guardate o ascoltate Democracy Now per la copertura dal Tahrir.

Chiamate il Dipartimento di Stato:
Segretario di Stato Hillary Clinton 202-647-5291
Ambasciatore USA in Israele Daniel Shapiro 011-972-3-519-7575
Ufficio per gli Affari Israeliani / Palestinesi Paul Sutphin 202-647-3672
Ufficio per gli Affari consolari Kim Richter 202-647-8308

e il Presidente Obama: 202-456-1414 oppure inviategli una email da qui

Argomenti per telefonate / email:
Gaza è sotto assedio dalla metà del 2006, privando della libertà e dei diritti umani fondamentali 1,6 milioni di persone. Sebbene l'assedio sia stato condannato dalle Nazioni Unite, dalla Croce Rossa, e da molti governi nazionali, poco è stato fatto per alleviare le sofferenze di questi civili. La società civile ha dovuto agire laddove i governi non hanno voluto. Due navi con 27 passeggeri provenienti da 5 paesi sono in navigazione verso Gaza per affrontare il blocco navale israeliano, e per portare forniture mediche e lettere di sostegno.

Come Americani, che danno 3 miliardi di dollari in aiuti militari ad Israele ogni anno, chiediamo che il nostro governo richieda con fermezza ad Israele di consentire il passaggio sicuro delle navi e di porre fine al blocco illegale di Gaza. Vi sono molte alternative per Israele per garantire la sua sicurezza senza sottoporre 1,6 milioni di persone a una punizione collettiva.

Per favore diffondete il più possibile queste notizie.

Per la Libertà,

Rebecca Vilkomerson, Direttore esecutivo di Jewish Voice for Peace


P.S.

FREEDOM WAVES TO GAZA - COMUNICATO STAMPA

International Flotilla Naviga verso Gaza http://t.co/LAIBLqRn""

International Flotilla naviga verso Gaza http://t.co/cZNfR9zl""




“follow the boats live here”(sotto il titolo) password “a” > mappa interattiva con la posizione della nave.Qui un'altra mappa che indica la posizione delle navi:http://electronicintifada.net/blog/benjamin-doherty/track-location-freedomwaves-flotilla#.TrGMBkDWTrc

video con 3 interviste a chi partecipa alla barca canadese:
http://www.democracynow.org/blog/2011/11/2/exclusive_video_voices_from_the_secret_international_flotilla_now_sailing_to_gaza#.TrGDlVxaQyY.twitter
1 Nov 2011 COMUNICATO STAMPA – PER DIFFUSIONE IMMEDIATA

Palestinesi si uniscono alle barche per sfidare assieme l'assedio imposto da Israele su Gaza.

Barche irlandesi e canadesi si trovano ora in acque internazionali verso Gaza per sfidare l'assedio illegale imposto da Israele.

Attivisti palestinesi lanciano un appello per la fine della complicità internazionale ai crimini israeliani. Si svolgeranno azioni di solidarietà in tutta la Cisgiordania e in Israele

[Ramallah] Due barche civili, la canadese Tahrir (Liberazione) e l'irlandese Saoirse (Libertà), con a bordo 27 passeggeri provenienti da 9 paesi (inclusi giornalisti), stanno viaggiando in acque internazionali verso la Striscia di Gaza per sfidare l'assedio criminale e illegale imposto da Israele. Un palestinese di Haifa ha aderito a questa nuova missione internazionale che vuole sfidare via mare la morsa implacabile di Israele su Gaza. Il messaggio che portano è di unità, di sfida, di speranza, nonostante Israele separi fisicamente i palestinesi gli uni dagli altri.

Gli organizzatori del “Freedom Waves to Gaza” hanno scelto di non pubblicizzare l'impresa in anticipo viste le azioni israeliane per bloccare e sabotare la Freedom Flotilla II lo scorso luglio. Le barche, che sono salpate da Fethiye, Turchia, sono attese a Gaza venerdì pomeriggio; navigheranno in acque internazionali ed entreranno direttamente nelle acque territoriali di Gaza, senza attraversare le acque territoriali di Israele.

Le barche porteranno un carico simbolico - $ 30.000 in medicine, insieme ad un gruppo eterogeneo di passeggeri, tutti impegnati nella difesa non violenta della flottiglia e dei diritti umani del popolo palestinese.

"Israele ha ingabbiato i palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, e ci proibisce di incontrarci fisicamente. Vogliamo rompere l'assedio che Israele ha imposto al nostro popolo", ha affermato Majd Kayyal, uno studente di filosofia palestinese di Haifa, a bordo della Tahrir. Kayyal ha aggiunto: "Il fatto che siamo in acque internazionali è già una vittoria per il movimento. L'assedio israeliano imposto su Gaza è insostenibile e porre fine a questa ingiustizia è una responsabilità morale".

Nel frattempo, i giovani palestinesi hanno firmato una dichiarazione che esorta la comunità internazionale e le Nazioni Unite in particolare, "ad adottare misure urgenti per proteggere questa missione e porre fine alla loro complicità con il blocco criminale imposto da Israele sulla Striscia di Gaza." Essi hanno condannato le precedenti dichiarazioni del segretario generale dell'ONU, che richiedeva che gli aiuti a Gaza passassero attraverso "valichi legittimi e canali prestabiliti", nonostante l'ONU stessa abbia ammesso che il fallimento di Israele nell'adempiere alle sue responsabilità ha creato una crisi senza precedenti della dignità umana.

Durante questa settimana attivisti palestinesi in Cisgiordania e in Israele stanno organizzando azioni di solidarietà con la missione Freedom Waves, tra cui un sit in presso il complesso delle Nazioni Unite (Tokyo Street, Ramallah) e raduni in altre città della Cisgiordania.Questa missione rappresenta l'undicesimo tentativo di rompere l'assedio di Gaza via mare. Delle precedenti, cinque sono riuscite a raggiungere Gaza tra agosto e dicembre 2008, mentre le altre sono state intercettate e violentemente bloccate da Israele. Nel maggio 2010, Israele ha attaccato i passeggeri della Freedom Flotilla in acque internazionali, uccidendo nove civili e ferendone oltre 50. Le azioni di Israele sono state ampiamente e ripetutamente denunciate e condannate in tutto il mondo. I tentativi di portare una seconda flottiglia a Gaza sono stati vanificati lo scorso luglio dal governo greco sotto pressione di Israele e dei governi occidentali, e da atti di sabotaggio israeliano.Israele ha intensificato nei giorni scorsi i bombardamenti aerei su Gaza, sottolineando la necessità di iniziative internazionali simili a questa che possano fungere da detterente per Israele.

Per maggiori informazioni contattare:



Nota: Per informazioni dettagliate sulla flottiglia Freedom Waves: http://witnessgaza.com/

Twitter: @PalWaves #FreedomWaves

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7 Commenti:

Alle 3 novembre 2011 06:12 , Anonymous Anonimo ha detto...

Domande all'Unesco (o a chiunque altro creda nella "Palestina";)

Cari amici, mi è arrivata una letterina diretta al direttore dell'Unesco, che però va bene anche per tutti quelli che sono così impazienti di "restituire" i "territori palestinesi" ai loro legittimi proprietari. Ve la riporto qui, con solo qualche piccola modifica, sperando che riusciate a diffonderla. A me l'Unesco non risponde, forse perché non sono abbastanza (fanta)scientifico, (dis)educativo, (in)colto.

Egregio Direttore dell' UNESCO, sarebbe così gentile da rispondere a qualche domanda?

Se lei è così sicuro che la "Palestina" sia stata fondata molti secoli fa, ben prima della presenza degli ebrei e abbia lasciato tracce nella storia, beni culturali da conservare, eredità da difendere, certamente lei sarà in grado di rispondere alle seguenti domande:

- Quando è stata fondata e da chi? - Quali erano i suoi confini? - Qual era la sua capitale? - Quali erano le sue città più importanti? - Qual era la base della sua economia? - Qual era la sua forma di governo? - Può citare almeno un leader palestinese prima di Arafat e di Amin Al Husseini, il muftì di Gerusalemme amico di Hitler? - La "palestina" è stata mai riconosciuta da un paese la cui esistenza a quel tempo non lascia spazio a discussioni? Qual era la lingua parlata nello stato di Palestina prima degli ebrei? Avevano un sistema politico? Il loro sovrano portava un titolo? C'era un parlamento o un consiglio? Hanno combattutto delle battaglie?



C'è un qualche libro palestinese prima del Novecento? Può nominare uno scrittore palestinese, un pittore, uno scultore, un musicista, un architetto palestinese prima di tale data?



Esiste un piatto tipico palestinese, che lei sappia? Un costume caratteristico?

Che religione aveva la Palestina prima di Maometto?

Qual era il nome della sua moneta? Ne esistono degli esemplari in qualche museo?

Scelga pure una data nel passato anche recente e ci dica: qual era il tasso di cambio della moneta palestinese nei confronti del dollaro, yen, franco, ecc.?



**Poiché questo paese oggi non esiste, può spiegare la ragione per cui ha cessato di esistere? E può specificarne la data di estinzione? Se la sua organizzazione piange per il destino dei poveri palestinesi "occupati", mi può dire quando questo paese era orgoglioso e indipendente**?



Se le persone che, a torto o a ragione, chiamate palestinesi non sono solo una collezione di immigrati dai paesi arabi e se davvero hanno una identità definita etnica che assicura il diritto di autodeterminazione, mi sa spiegare perché non hanno cercato di essere indipendenti dai paesi arabi prima della devastante sconfitta nella Guerra dei Sei Giorni?

Perché datano l'"occupazione" dal '67, se prima i "territori palestinesi" erano governati da stati "non palestinesi" come l'Egitto e la Giordania?



Le ho fatto tante domande, mi auguro che potrà rispondere almeno a qualcuna. Finisco solo con una nota: spero che lei non confonda i palestinesi con i Filistei, che erano una popolazione marittima di lingua indeoeuropea (i popoli del mare) che fecero un'invasione in terra d'Israele, come anche in Egitto e nell'attuale Libano verso il nono secolo a.C. Il solo rapporto è l'invenzione romana che dopo la distruzione del Tempio, nel I secolo, ribattezzò quelle terre per spregio con il nome di un antico nemico dei ribelli ebrei. L'etimologia non è storia.

 
Alle 3 novembre 2011 10:58 , Blogger vichi ha detto...

Questo post qui sopra non c'entra niente con il resto dell'articolo, eppure l'ho pubblicato perchè mostra appieno l'uso propagandistico che della "storia" cercano di fare gli amici di israele.

Giusto in questi giorni Abraham Yehoshua su Limes ci ricorda come gli ebrei non si allontanarono dalla "Terra d'Israele" per un inventato esilio da parte dei romani, e che, agli inizi del XIX secolo, in Palestina non vi erano che qualche migliaio di ebrei.

Il vero è che proprio israele, caso mai, ha una dubbia legittimità ad esistere, e non lo stato di Palestina.

Ma questi sono discorsi che lasciano il tempo che trovano.

Quello che facciamo è un altro discorso, che attiene alla legalità e al diritto internazionale. Secondo cui le frontiere tra israele e il futuro stato di Palestina dovranno correre lungo la green line.

E fa specie che proprio gli amici di israele introducano elementi storici nel dibattito. Perchè, su questo campo, i Palestinesi avrebbero ottime ragioni per chiedere ben di più del 22% della Palestina storica!

 
Alle 3 novembre 2011 20:05 , Anonymous Gary78 ha detto...

Israele ha una storia che è più mitologia che realtà.
Innazitutto, i sionisti basano le loro argomentazioni su questo presupposto:quello che è scritto nella Bibbia dell'antico testamento risponde a verità storica.
Si tratta in realtà di una pericolosa confusione tra religione, mitologia e storia, tipica dei peggiori regimi teocratici:lo studioso ebreo Shlmo Sand, nel suo "L'invenzione del popolo ebraico" mette in discussione punto per punto le affermazioni della Bibbia, mostrandone il lato simbolico, religioso e mitico.
Ora, si può non essere d'accordo, ma è un dato di fatto che gli ebrei hanno abitato la Palestina per periodi non lunghissimi,con lunghe interruzioni, Assiri, Babilonesi, Romani, Arabi,potrebbero vantare gli stessissimi diritti di possesso di uqel tormentato territorio.
Dalla conquista araba (632 D.C.) in avanti la Palestina è stata per secoli araba e la presenza ebraica si era ristretta a poche migliaia.
Da qui si può capire che l'associazione tra la Palestina e l'ebraismo è debole, assai di più di quanto il sionismo voglia farci intendere.

 
Alle 4 novembre 2011 15:32 , Anonymous Ale ha detto...

oooops ci riprovano..ma ecco la valorosa tzahal che li scorta ad Ashdod per verificare che la merce sia ok. Bene,alla prossima!

 
Alle 5 novembre 2011 13:43 , Blogger vichi ha detto...

Eccoti la tua risposta:
"Israele si copre di ridicolo.
Due barche con 27 pacifisti e alcuni quintali di medicine stanno per attraccare a Gaza. Israele è in un cul de sac, stretta su tutti i fronti dall'illegalità che domina le sue azioni. Scatenare un attacco con navi da guerra e apaches contro due barchette o lasciar passare e proseguire i raid sulla Striscia nel silenzio sempre più assordante dei media occidentali? Nelle prossime ore sapremo cos'avrà scelto".
Ufficiostampa Freedomflotillaitalia

Sappiamo ora cosa ha scelto, sequestrare le navi, deportare gli attivisti, depositare le medicine ad Ashdod dove resteranno a marcire, così come è successo per le precedenti flottiglie.

Perchè nulla viene poi recapitato ai Palestinesi di Gaza, e i valorosi lanzichenecchi di Tsahal, per soprammercato, si sono specializzati nel rubare i cellulari, i pc, persino le carte di credito degli attivisti, per uso personale, certo non per la "gloria" di israele!

 
Alle 5 novembre 2011 17:09 , Anonymous Ale ha detto...

Siamo alla follia..deportazioni,ladri..Israele consegna sempre ciò che viene portato a Gaza,il vero è che hamas più di una volta ha assalito i camion di aiuti. Intanto la croce rossa continua ad assicurare l'assenza di una qualche crisi umanitaria a Gaza, fatto dimostrato dai numerosi alberghi a cinque stelle e club privati di lusso. Intanto Israele aveva lasciato passare un tir di aiuti nei scorsi giorni ma i media non ne hanno parlato. Non si parla neanche del perdurare del lancio dei razzetti innocui che hanno ucciso un civile e che continuano a piovere sulle città israeliane

 
Alle 8 novembre 2011 10:09 , Blogger vichi ha detto...

Le tue sono spudorate menzogne: gli aiuti stoccati ad Ashdod non vengono mai consegnati, overo vengono consegnati - nel caso ad es. di macchinari - privi di pezzi essenziali.

La Croce Rossa - al contrario di quanto sostieni tu - ha più volte denunciato la gravissima crisi sanitaria e alimentare di Gaza (e vorrei ben vedere!).

E lasciamo stare i razzetti se paragonati ai raid assassini di israele, che infatti a fronte di un civile ne hanno massacrati ben 12 (dodici!) nell'arco di un paio di giorni.

Israele continua ad assediare la Striscia e ciò facendo viola il diritto umanitario, compiendo una punizione collettiva ai danni di un milione e mezzo di persone, punto.

Il resto sono chiacchiere propagandistiche (more solito).

 

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