16 gennaio 2013

Lettera aperta al Presidente Obama: gli aiuti americani a Israele non devono essere utilizzati per violare i diritti dei palestinesi



Caro Presidente Obama,

Siamo americani di piccole e grandi città, e siamo palestinesi e israeliani di un mondo lontano. Siamo le donne, gli uomini e i bambini che ogni giorno soffrono a Gaza, in Cisgiordania e in Israele, e siamo la gente di tutto il mondo che cerca di porre fine a questa sofferenza. Siamo le madri dei soldati e i figli dei refusenik. Siamo ebrei e musulmani, cristiani e atei, e persone appartenenti alle molte altre tradizioni del mondo.

E siamo tutti uniti dalla nostra determinazione a vedere una pace veramente giusta mettere radici in Israele e in Palestina. Questo obiettivo è diventato ancora più irraggiungibile durante il suo primo mandato, ma gli elettori americani le hanno appena dato una seconda opportunità per fare la storia.

La nostra richiesta è semplice.

Quindici leader religiosi hanno parlato chiaro con coraggio in una lettera al Congresso – affermando un principio che dovrebbe essere ovvio: Israele, il più grande beneficiario di lungo periodo degli aiuti americani, non dovrebbe essere al di sopra del diritto. La preghiamo, signor Presidente, di condizionare gli aiuti americani a Israele al rispetto del diritto degli Stati Uniti e di quello internazionale. Essi non devono essere usati per violare i diritti dei palestinesi.     

Qualsiasi cosa in meno è un pericolo per i palestinesi, per gli israeliani, per gli americani e per il mondo intero.

ObamaLetter.org è stata organizzata da Jewish Voice for Peace.
Co-sponsor: American Muslims for Palestine, Americans United for Palestinian Human Rights, Arab Jewish Partnership for Peace & Justice in the Middle East, The Austin Interfaith Community for Palestinian Rights, Badayl-Alternatives, Baptist Peace Fellowship of North America, Citizens for Justice in the Middle East--Kansas City, Coalition for Peace with Justice (North Carolina), Coalition to Stop $30 Billion to Israel, Community of Sant' Egidio/San Francisco, European Jews for a Just Peace, Friends of Palestine-Wisconsin, Friends of Sabeel North America, Grassroots International, Interdenominational Advocates for Peace Ann Arbor, Interfaith Peace-Builders, Jewish Voice for a Just Peace Switzerland, Jews for Justice for Palestinians (UK), Just Foreign Policy, Justice First Foundation, Kairos USA, Lutherans for Justice in the Holy Land Central Lutheran (Portland, OR), Michigan Stop the Nuclear Bombs Campaign, Middle East Task Force of Chicago Presbytery, Palestine Israel Network of the Episcopal Peace Fellowship, Political Approaches to Coexistence, Presbyterian Peace Fellowship, Unitarian Universalists for Justice in the Middle East, United Methodists' Holy Land Task Force, US Campaign to End the Israeli Occupation, US Peace Council, Upper Hudson Peace Action, Working Group Middle East of the Metropolitan Chicago Synod of the ELCA, Washington Interfaith Alliance for Middle East Peace. To add your group, email liz@jvp.org

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2 novembre 2011

Di nuovo in rotta verso Gaza

A quattro mesi dal blocco delle navi della Freedom Flotilla 2 nei porti greci, altre due navi tentano di rompere il blocco criminale della Striscia di Gaza, nell’ambito della campagna non violenta Freedom Waves to Gaza.

Qui intendo rilanciare l’appello all’azione e al sostegno di questa iniziativa lanciato da Jewish Voice for Peace. E’ un appello rivolto, in prima battuta, ai cittadini Usa, ciò non toglie che anche per noi può essere un esercizio interessante inviare una email al Presidente Obama o telefonare all’ufficio di Hillary Clinton per chiedere, una buona volta, che si ponga fine alla punizione collettiva che, per i soliti motivi di “sicurezza”, umilia e punisce in modo immorale una popolazione di 1,6 milioni di persone.

Imbarcazioni in navigazione per rompere il blocco di Gaza, adesso

Questa notizia si sta diffondendo: in questo momento, due imbarcazioni si trovano in acque internazionali nel Mediterraneo dirette verso Gaza. Una barca, l’irlandese Saoirse, comprende tra i suoi passeggeri alcuni parlamentari. L'altra, il Tahrir, trasporta rappresentanti di Canada, Stati Uniti, Australia e Palestina.

Il rappresentante degli Stati Uniti sul Tahrir, Kit Kittredge, è stata un passeggero sull’imbarcazione Usa diretta a Gaza, la Audacity of Hope. Sul Tahrir è presente anche un giornalista di Democracy Now. Le organizzazioni della società civile a Gaza aspettano il loro arrivo, e attendono con impazienza la consegna delle lettere raccolte da migliaia di sostenitori negli Stati Uniti nella campagna To Gaza with Love.

Ci sono stati tre tentativi soltanto nell'ultimo anno e mezzo per rompere l'assedio di Gaza. Il mondo conosce l'esito terribile di quello del maggio 2010. All'inizio di questa estate, Jewish Voice for Peace ha atteso insieme a tutti gli altri che la barca Usa per Gaza iniziasse la navigazione, con molti dei nostri membri a bordo. E siamo rimasti costernati come tutti gli altri quando le imbarcazioni sono state fatte tornare indietro dalla Grecia su ordine di Israele e degli Stati Uniti. Ma sapevamo che il movimento avrebbe continuato, e oggi lo ha fatto!

Per favore, restate collegati in attesa del risultato di questa importante missione per i diritti umani.

Abbiamo bisogno del vostro aiuto per rendere questa missione un successo. Per favore mettete in atto immediatamente queste azioni.

Verificate gli aggiornamenti: http://www.ustogaza.org/, http://www.tahrir.ca/ e guardate o ascoltate Democracy Now per la copertura dal Tahrir.

Chiamate il Dipartimento di Stato:
Segretario di Stato Hillary Clinton 202-647-5291
Ambasciatore USA in Israele Daniel Shapiro 011-972-3-519-7575
Ufficio per gli Affari Israeliani / Palestinesi Paul Sutphin 202-647-3672
Ufficio per gli Affari consolari Kim Richter 202-647-8308

e il Presidente Obama: 202-456-1414 oppure inviategli una email da qui

Argomenti per telefonate / email:
Gaza è sotto assedio dalla metà del 2006, privando della libertà e dei diritti umani fondamentali 1,6 milioni di persone. Sebbene l'assedio sia stato condannato dalle Nazioni Unite, dalla Croce Rossa, e da molti governi nazionali, poco è stato fatto per alleviare le sofferenze di questi civili. La società civile ha dovuto agire laddove i governi non hanno voluto. Due navi con 27 passeggeri provenienti da 5 paesi sono in navigazione verso Gaza per affrontare il blocco navale israeliano, e per portare forniture mediche e lettere di sostegno.

Come Americani, che danno 3 miliardi di dollari in aiuti militari ad Israele ogni anno, chiediamo che il nostro governo richieda con fermezza ad Israele di consentire il passaggio sicuro delle navi e di porre fine al blocco illegale di Gaza. Vi sono molte alternative per Israele per garantire la sua sicurezza senza sottoporre 1,6 milioni di persone a una punizione collettiva.

Per favore diffondete il più possibile queste notizie.

Per la Libertà,

Rebecca Vilkomerson, Direttore esecutivo di Jewish Voice for Peace


P.S.

FREEDOM WAVES TO GAZA - COMUNICATO STAMPA

International Flotilla Naviga verso Gaza http://t.co/LAIBLqRn""

International Flotilla naviga verso Gaza http://t.co/cZNfR9zl""




“follow the boats live here”(sotto il titolo) password “a” > mappa interattiva con la posizione della nave.Qui un'altra mappa che indica la posizione delle navi:http://electronicintifada.net/blog/benjamin-doherty/track-location-freedomwaves-flotilla#.TrGMBkDWTrc

video con 3 interviste a chi partecipa alla barca canadese:
http://www.democracynow.org/blog/2011/11/2/exclusive_video_voices_from_the_secret_international_flotilla_now_sailing_to_gaza#.TrGDlVxaQyY.twitter
1 Nov 2011 COMUNICATO STAMPA – PER DIFFUSIONE IMMEDIATA

Palestinesi si uniscono alle barche per sfidare assieme l'assedio imposto da Israele su Gaza.

Barche irlandesi e canadesi si trovano ora in acque internazionali verso Gaza per sfidare l'assedio illegale imposto da Israele.

Attivisti palestinesi lanciano un appello per la fine della complicità internazionale ai crimini israeliani. Si svolgeranno azioni di solidarietà in tutta la Cisgiordania e in Israele

[Ramallah] Due barche civili, la canadese Tahrir (Liberazione) e l'irlandese Saoirse (Libertà), con a bordo 27 passeggeri provenienti da 9 paesi (inclusi giornalisti), stanno viaggiando in acque internazionali verso la Striscia di Gaza per sfidare l'assedio criminale e illegale imposto da Israele. Un palestinese di Haifa ha aderito a questa nuova missione internazionale che vuole sfidare via mare la morsa implacabile di Israele su Gaza. Il messaggio che portano è di unità, di sfida, di speranza, nonostante Israele separi fisicamente i palestinesi gli uni dagli altri.

Gli organizzatori del “Freedom Waves to Gaza” hanno scelto di non pubblicizzare l'impresa in anticipo viste le azioni israeliane per bloccare e sabotare la Freedom Flotilla II lo scorso luglio. Le barche, che sono salpate da Fethiye, Turchia, sono attese a Gaza venerdì pomeriggio; navigheranno in acque internazionali ed entreranno direttamente nelle acque territoriali di Gaza, senza attraversare le acque territoriali di Israele.

Le barche porteranno un carico simbolico - $ 30.000 in medicine, insieme ad un gruppo eterogeneo di passeggeri, tutti impegnati nella difesa non violenta della flottiglia e dei diritti umani del popolo palestinese.

"Israele ha ingabbiato i palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, e ci proibisce di incontrarci fisicamente. Vogliamo rompere l'assedio che Israele ha imposto al nostro popolo", ha affermato Majd Kayyal, uno studente di filosofia palestinese di Haifa, a bordo della Tahrir. Kayyal ha aggiunto: "Il fatto che siamo in acque internazionali è già una vittoria per il movimento. L'assedio israeliano imposto su Gaza è insostenibile e porre fine a questa ingiustizia è una responsabilità morale".

Nel frattempo, i giovani palestinesi hanno firmato una dichiarazione che esorta la comunità internazionale e le Nazioni Unite in particolare, "ad adottare misure urgenti per proteggere questa missione e porre fine alla loro complicità con il blocco criminale imposto da Israele sulla Striscia di Gaza." Essi hanno condannato le precedenti dichiarazioni del segretario generale dell'ONU, che richiedeva che gli aiuti a Gaza passassero attraverso "valichi legittimi e canali prestabiliti", nonostante l'ONU stessa abbia ammesso che il fallimento di Israele nell'adempiere alle sue responsabilità ha creato una crisi senza precedenti della dignità umana.

Durante questa settimana attivisti palestinesi in Cisgiordania e in Israele stanno organizzando azioni di solidarietà con la missione Freedom Waves, tra cui un sit in presso il complesso delle Nazioni Unite (Tokyo Street, Ramallah) e raduni in altre città della Cisgiordania.Questa missione rappresenta l'undicesimo tentativo di rompere l'assedio di Gaza via mare. Delle precedenti, cinque sono riuscite a raggiungere Gaza tra agosto e dicembre 2008, mentre le altre sono state intercettate e violentemente bloccate da Israele. Nel maggio 2010, Israele ha attaccato i passeggeri della Freedom Flotilla in acque internazionali, uccidendo nove civili e ferendone oltre 50. Le azioni di Israele sono state ampiamente e ripetutamente denunciate e condannate in tutto il mondo. I tentativi di portare una seconda flottiglia a Gaza sono stati vanificati lo scorso luglio dal governo greco sotto pressione di Israele e dei governi occidentali, e da atti di sabotaggio israeliano.Israele ha intensificato nei giorni scorsi i bombardamenti aerei su Gaza, sottolineando la necessità di iniziative internazionali simili a questa che possano fungere da detterente per Israele.

Per maggiori informazioni contattare:



Nota: Per informazioni dettagliate sulla flottiglia Freedom Waves: http://witnessgaza.com/

Twitter: @PalWaves #FreedomWaves

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16 luglio 2009

Bruciando le formiche.

“Breaking the Silence”, l’ong israeliana che raccoglie le testimonianze dei soldati sugli abusi e sui crimini commessi dall’esercito israeliano, ha pubblicato ieri 54 racconti di soldati dell’Idf che hanno partecipato alla recente operazione “Piombo Fuso” nella Striscia di Gaza, denunciando gli orrori e gli atroci crimini di guerra commessi a danno di civili inermi ed innocenti.

Si spazia dalla distruzione di centinaia di case e di moschee senza alcuno scopo di carattere militare all’uso del fosforo bianco in aree densamente abitate, dall’uccisione illegale e indiscriminata di civili inermi al tristemente noto utilizzo di civili Palestinesi come
scudi umani, tutte considerate “pratiche accettabili” nel quadro di un’atmosfera permissiva in cui ogni azione è lecita e ogni crimine è santificato da Dio.

E’ tanto l’orrore che provo e la ripugnanza per il comportamento di questi vili e barbari assassini che non mi sento di scrivere oltre, limitandomi a riportare quanto scritto in proposito dagli ebrei americani di “Jewish Voice for Peace” e invitando chi legge ad aderire all’invito dell’associazione di inviare una
lettera di denuncia al Presidente Usa Barack Obama.

Voglio aggiungere però una cosa.

Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak, di fronte alla denuncia di “Breaking the Silence”, ha avuto la faccia tosta di ripetere la nota
favoletta secondo cui l’esercito israeliano “è quello con il più alto senso morale del mondo”.

Questo può andare bene per i cantori della becera e vergognosa propaganda sionista, in stile informazione corretta per intenderci, ma in realtà simili affermazioni costituiscono la prova più evidente di come i crimini di guerra commessi da Tsahal a Gaza (e non solo), compresi quelli più atroci ed efferati, hanno sempre avuto la totale copertura e condivisione da parte del governo israeliano.

Sarebbe ora che negli Usa, e in Europa, si prendesse in considerazione l’idea di sottoporre Israele non ad un semplice blocco delle forniture militari – come ha timidamente iniziato a fare la Gran Bretagna – ma ad un boicottaggio economico e politico atto a costringere questo Stato canaglia ed assassino al rispetto del diritto umanitario, dei diritti umani dei Palestinesi, della legalità internazionale.

Non può più essere consentito a nessuno, nemmeno agli ebrei d’Israele, di mandare in giro i propri lanzichenecchi a massacrare i Palestinesi alla stessa stregua di un bambino che brucia le formiche con una lente d’ingrandimento.

Cosa dicono i soldati israeliani su Gaza?
15.7.2009

L’associazione israeliana “Breaking the Silence” ha da poco diffuso una raccolta di testimonianze (1) di soldati israeliani che hanno preso parte all’attacco contro Gaza lo scorso dicembre e gennaio.

Questo non è il primo rapporto che documenta gli orrori inflitti alla popolazione civile di Gaza. Meno di due settimane fa, per esempio, Amnesty International ha presentato un rapporto che documenta l’uso israeliano di armamenti da battaglia contro la popolazione civile intrappolata a Gaza (2).

Oggi i soldati israeliani corroborano le accuse secondo cui l’esercito ha ripetutamente violato il diritto internazionale.

“Sai cosa? Ti senti come un bambino che gioca con una lente d’ingrandimento, bruciando le formiche. Veramente. Un ragazzo di 20 anni non dovrebbe fare queste cose alla gente”.

I soldati raccontano dell’utilizzo di scudi umani (3), dell’uso del fosforo contro le popolazioni civili, della pura e semplice enormità della distruzione.

“Perché il fosforo bianco? Perché è divertente. Fantastico”. “Era orribile, come in quei film sulla II guerra mondiale dove non restava niente. Una città totalmente distrutta”.

I soldati riferiscono anche degli sforzi dell’unità del rabbinato militare di trasformare l’attacco in una guerra santa tra i “figli dell’oscurità” e i “figli della luce”.

“(Ci dissero) Nessuna pietà, Dio vi protegge, qualunque cosa facciate è santificata”.

L’elenco continua.

Abbiamo ascoltato le stesse storie, sia dagli abitanti di Gaza sia dai soldati israeliani (4).

Il generoso aiuto degli Stati Uniti – i dollari delle tasse americane – hanno reso possibile tutto questo. Le armi fabbricate negli Usa sono state utilizzate per attaccare i civili di Gaza, gli stabilimenti produttivi, le scuole e gli edifici amministrativi.

Il governo britannico ha cancellato alcuni contratti di fornitura di armi con Israele.

Non è ora che i membri del Congresso prestino attenzione? Chiedi un’inchiesta sull’uso dei proventi delle tasse Usa per finanziare i crimini di guerra a Gaza.

Sydney Levy
Jewish Voice for Peace

(1) Breaking the Silence Testimonies

(2) Amnesty International Gaza report

(3) Ha'aretz: Israeli soldier: "We used Gazans as human shields."
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1100300.html
Original article removed from Ha'aretz, but available in full here:
http://www.indybay.org/newsitems/2009/07/14/18607903.php)

(4) BBC Breaking the Silence on Gaza Abuses

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