24 novembre 2005

Operazione di routine.

Da ieri, 23 novembre, sono in corso duri scontri a Jenin, nel West Bank, città che più e più volte, in questi ultimi anni, ha dovuto subire duramente il peso degli attacchi dell’esercito israeliano e i cui abitanti hanno pagato un pesantissimo prezzo in termini di vite umane.
Secondo fonti dell’esercito israeliano (citate da ha’aretz, 23/11), doveva trattarsi di una semplice “operazione di routine”, mirata alla ricerca di terroristi palestinesi: beh, alla faccia della routine, se vogliamo considerare che i soldati di Tsahal avevano l’appoggio di 70 jeep, 25 semicingolati e vari bulldozer!
Il risultato più eclatante del raid dell’Idf è stato l’arresto di un importante esponente della Jihad islamica, il 31enne Abu Rob, che gli Israeliani considerano direttamente coinvolto in vari attentati terroristici, tra cui quello di ottobre a Hadera.
L’arresto non è stato in verità molto semplice, dato che Abu Rob si è arreso stamattina solo dopo un assedio durato circa 20 ore intorno all’edificio in cui si era rifugiato, e dopo che i militari israeliani avevano sparato alcuni missili anticarro all’interno dell’edificio stesso.
Naturalmente i giornali israeliani hanno dato grande risalto alla notizia dell’arresto del militante della Jihad, ma molto minor rilievo al fatto che ieri, durante l’operazione, è rimasto ucciso un civile palestinese, assolutamente non coinvolto negli scontri.
E’ successo infatti che, all’annuncio del coprifuoco imposto dalle forze armate israeliane, molti residenti hanno iniziato a tirare pietre contro gli automezzi blindati di Tsahal, e i prodi soldati israeliani, more solito, hanno risposto sparando all’impazzata.
Risultato: 12 Palestinesi feriti più o meno gravemente e un morto, il 28 enne Salah Fuqaha, ucciso da un proiettile alla schiena; secondo testimoni palestinesi, Fuqaha era un giovane che soffriva di disturbi mentali e non era tra quelli che tiravano pietre, né stava partecipando in alcun modo agli scontri, come peraltro dimostrerebbe il fatto che è stato ucciso con un colpo di fucile alla schiena.
Naturalmente diversa è la versione dell’esercito israeliano, secondo cui i Palestinesi erano tutti coinvolti in scontri a fuoco con le truppe: sarà anche vero, certo che è ben strano che morti e feriti stiano sempre dalla parte dei Palestinesi…
Secondo l’organizzazione palestinese per i diritti umani PCHR, nel periodo 17 – 23 novembre l’esercito israeliano ha ucciso quattro Palestinesi, tra cui due militanti eliminati extra-giudizialmente e due civili, ne ha feriti undici, tra cui 4 ragazzini, e ne ha arrestati 35, inclusi 18 minorenni.
Nel frattempo, il panorama politico israeliano si è improvvisamente animato, con l’emergere di Peretz a capo del Labour e con la decisione di Sharon di fondare un proprio partito, uscendo definitivamente dal Likud.
Grosse novità, dunque, ma che pare non siano destinate a interessare i Palestinesi, dato che nessun politico israeliano ha inteso spendere neanche una parola per cercare di fermare il quotidiano massacro della popolazione civile dei Territori; anzi, c’è solo da sperare che la prossima campagna elettorale (in Israele si voterà alla fine del marzo 2006) non si giochi anche sulla pelle (e con il sangue) di questo popolo ormai abbandonato a sé stesso.
“Operazione di routine”, si diceva all’inizio, beh, certo, ormai l’assassinio di civili palestinesi nei Territori occupati è divenuta davvero una triste routine quotidiana.

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