22 febbraio 2006

La dieta israeliana.

Nonostante Israele, in poco più di un mese e mezzo (dal 1° gennaio al 19 febbraio di quest’anno), abbia già assassinato ben 41 Palestinesi contro un solo Israeliano ucciso (in un accoltellamento a bordo di un autobus), i suoi governanti hanno avuto la bella faccia tosta di iscrivere sé stessi tra i buoni e l’Anp “targata” Hamas tra i cattivi.
E poiché l’Autorità palestinese è divenuta una “autorità terrorista”, e il terrorismo va combattuto con ogni mezzo, il Consiglio di Gabinetto presieduto dal Primo Ministro Olmert, nella seduta del 19 febbraio, ha deciso di adottare alcune misure punitive nei confronti dell’Anp (ma, soprattutto, del popolo palestinese), tra cui spicca la decisione di “congelare” ogni trasferimento di fondi da Israele all’Autorità palestinese.
Si tratta, in particolare, di dazi doganali, iva e imposte – per un ammontare complessivo pari a oltre 660 milioni di dollari (dati 2005) – che Israele raccoglie per conto dell’Anp e che successivamente, in base ad un accordo siglato a Parigi nel 1994, vengono ritrasferiti ai Palestinesi dopo aver dedotto i costi per l’elettricità, l’acqua e l’assistenza medica forniti da Israele, più un ulteriore 3% a titolo di compenso per il servizio svolto.
Sono somme ingenti, come si vede, ammontanti secondo la World Bank a circa il 30% dell’intero budget annuale dell’Anp, somme spettanti al popolo palestinese e che Israele non ha alcun diritto di trattenere.
Non sorprende, pertanto, che la decisione israeliana abbia sollevato le rimostranze non solo del Presidente Abu Mazen, secondo cui l’Anp va incontro ad una grave crisi finanziaria, ma anche dell’inviato speciale dell’Onu per il medio oriente Alvaro De Soto, dell’ex Presidente Usa Jimmy Carter e persino di alcuni deputati del Parlamento israeliano, come ad esempio Zahava Gal-On (Meretz-Yahad) che, giustamente, ha parlato di una “punizione collettiva” a danno del popolo palestinese.
Secondo il quotidiano israeliano Ha’aretz, a margine di una riunione del cd. “Team Hamas” (formato dal Capo di Stato Maggiore dell’Idf, dal direttore dello Shin Bet e da vari ufficiali) con il Ministro degli esteri Tzipi Livni, Dov Weisglass – Consigliere del Primo Ministro e capo del team – avrebbe commentato questa misura punitiva paragonandola ad un “appuntamento dal dietologo; i Palestinesi diventeranno un po’ più magri, ma non moriranno” (cfr. l’ottimo articolo di Gideon Levy “As the Hamas team laughs”, Ha’aretz 19.2.2006).
Weisglass non è nuovo a simili “battute”; fu lui, infatti, in un intervista di Ari Shavit su Ha’aretz (vedi http://palestinanews.blogspot.com/ “Il vero nemico della pace in Palestina” 6.10.2004), a dichiarare che il ritiro israeliano da Gaza non era altro che un espediente buono per congelare il processo di pace, almeno fino a quando “i Palestinesi non diventeranno Finlandesi”…
Sconcerta e indigna, tuttavia, anche da parte di un tipo come Weisglass, che si possa fare della stupida ironia sulle sofferenze e la miseria del popolo palestinese, che si possa paragonare il furto di parte delle entrate fiscali dell’Anp ad una dieta forzata, cui sottoporre una popolazione che vanta un tasso di disoccupazione del 23%, che per il 43% vive al di sotto della soglia di povertà, che per il 15% vive in estrema povertà, cioè non ha i mezzi economici sufficienti ad assicurarsi il mero sostentamento (World Bank report, dicembre 2005).
La comunità internazionale, del resto, fa ben peggio.
Il 16 febbraio la Camera dei Rappresentanti Usa, a schiacciante maggioranza (418 voti a 1), ha deliberato di fermare ogni aiuto finanziario all’Autorità palestinese, come conseguenza diretta della vittoria di Hamas alle elezioni politiche del 25 gennaio; e il Governo ha già chiesto indietro circa 50 milioni di dollari erogati per taluni progetti in infrastrutture.
Come se ciò non bastasse, il segretario di Stato Condoleezza Rice ha organizzato un vero e proprio tour per convincere gli altri Stati, segnatamente quelli arabi, a non finanziare un governo palestinese guidato da Hamas, minacciandoli delle “dovute” conseguenze; i risultati già si vedono dato che – è notizia di ieri – il Presidente egiziano Mubarak ha prontamente deciso di rifiutare un incontro con una delegazione di Hamas.
Considerato che anche la Ue, pur se con maggior riluttanza rispetto agli Stati Uniti, ha già deciso di bloccare ogni aiuto finanziario all’Anp, risulta chiara la gravità della situazione e il concreto rischio di un collasso economico dell’amministrazione palestinese; al riguardo, basterà rilevare che i singoli Paesi europei, l’Ue e gli Usa, nel periodo 1994 – 2005, hanno fornito il 65% del totale degli aiuti finanziari da donatori esteri, e che l’anno scorso il totale di questi finanziamenti ha costituito il 53% del totale delle entrate di bilancio dell’Anp.
E’ davvero sconcertante notare come l’esito di un processo pacifico e democratico come le elezioni palestinesi abbia determinato la totalità dei governi occidentali ad adottare una misura punitiva ingiusta e pericolosa come il blocco degli aiuti finanziari all’Autorità palestinese.
Hamas, peraltro, in questi giorni, sta disperatamente cercando fonti alternative di finanziamento, e probabilmente finirà per trovarle, almeno in parte, presso l’Iran e la Siria: se questo è il risultato che si voleva ottenere…
Se non ci fosse in ballo il destino e la vita stessa di una popolazione già abbastanza provata da una pluridecennale occupazione miliare, sarebbe pure curioso considerare la situazione che deriverebbe da un totale blocco degli aiuti finanziari stranieri; va considerato, infatti, che, a norma dell’art.55 della IV Convenzione di Ginevra, il dovere di assicurare alla popolazione palestinese sufficienti quantità di cibo, medicinali e altri generi indispensabili graverebbe per intero su Israele, la Potenza occupante, ma data l’alta considerazione che Israele ha per le convenzioni e, in genere, per la legalità internazionale, non pare comunque che sia il caso di arrivare a questi estremi.
Quello che disturba, comunque, è l’arroganza, lo spietato cinismo, l’insensibilità verso le sofferenze e la miseria della popolazione palestinese mostrata da Israele, così ben evidenziata dalla stupida ironia del Consigliere Weisglass, alla cui battuta pare abbiano riso di gusto tutti i partecipanti alla riunione del “Team Hamas”.
Ma se l’unico approccio che i governanti di Israele riescono ad adottare nei rapporti con l’interlocutore palestinese è quello degli atti unilaterali, delle forzature della legalità internazionale, degli assassinii mirati e non, ben presto non ci sarà più niente da ridere, per nessuno.

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