31 dicembre 2005

Capodanno.

Il 2005 si chiude in bellezza per Israele, con l'ennesimo raid omicida della IAF nella Striscia di Gaza.
Nella notte del 31 dicembre, infatti, l'aviazione israeliana ha compiuto una incursione nella cd. "no-go area" arbitrariamente e illegittimamente stabilita da Israele nel nord della Striscia di Gaza, uccidendo due Palestinesi, il 26enne Motaz Hamdouna e il 22enne Hamza Hamdouna, e ferendone altri tre.
Qualche giorno prima, sotto il tranquillizzante nome di "operazione cieli azzurri", Israele aveva reso nota la sua determinazione di creare una zona cuscinetto lungo il confine settentrionale con la Striscia, approssimativamente profonda tre chilometri e larga otto, all'interno della quale si riservava di compiere raid e bombardamenti volti a impedire il lancio dei razzi artigianali Qassam, imponendo ai civili palestinesi di abbandonare le loro case sotto pena di essere colpiti.
Nella settimana compresa tra il 22 e il 28 dicembre, si sono così avuti ben 15 raid dell'aviazione israeliana nella Striscia di Gaza, con numerosi edifici, infrastrutture e strade danneggiate; dieci sono stati i Palestinesi rimasti feriti più o meno gravemente, e tra essi quattro ragazzini.
Si tratta dell'ennesima violazione del diritto internazionale umanitario commessa da Israele, sotto un duplice aspetto.
In primo luogo, perchè costringere la popolazione ad abbandonare la propria terra e le proprie case - sotto pena di mettere a rischio la personale incolumità - costituisce, a giudizio di chi scrive, una punizione collettiva, come tale vietata dal diritto internazionale.
In secondo luogo, perchè attacchi militari condotti contro civili, ovvero con la consapevolezza che essi possono comunque causare danni sproporzionati alla popolazione civile, costituiscono dei veri e propri crimini di guerra.
Ancora una volta, peraltro, il ritiro "epocale" dell'esercito e dei coloni israeliani da Gaza si rileva per quello che già a suo tempo avevamo denunciato, e cioè una vera e propria farsa (vedi archivio ottobre 2004).
E mentre speriamo che quanti avevano osato proporre il macellaio Sharon per il Nobel per la pace (uno su tutti, l'ineffabile Magdi Allam) comincino almeno un po' a vergognarsi, non possiamo non constatare con amarezza come ancora i nostri giornalisti di regime presentino questo vero e proprio bluff come uno degli eventi che hanno segnato in positivo il 2005.
Un ritiro farsa, dunque, visto che l'esercito israeliano usa quotidianamente la Striscia di Gaza quasi fosse un poligono di tiro.
Un ritiro farsa, visto che Israele mantiene strettamente il controllo aereo e marittimo sulla Striscia, facendo tra l'altro strage di innocenti pescatori (vedi la cronaca del 10 dicembre su http://palestinanews.blogspot.com/2005/12/otto-giorni-che-valgono-ben-pi-di-un.html ).
Un ritiro farsa, visto che anche i valichi di frontiera come Beit Hanoun vengono aperti e chiusi a piacimento di Israele, che si riserva di "sigillare" Gaza come misura punitiva in spregio persino ai recenti accordi sui valichi di transito di cui si era fatta garante la stessa Condoleezza Rice.
Si chiude il 2005, dunque, così come era iniziato, nel segno della morte e della distruzione, portando la conta dei Palestinesi uccisi per mano israeliana a 254, e quella dei feriti a 989 (fonte statistica: sito web della Mezzaluna rossa).
E il 2006 non sembra promettere nulla di buono.

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