25 maggio 2006

Uno squarcio di onesto giornalismo.

Abbiamo più volte denunciato la lacunosa, se non addirittura assente, informazione sugli assassinii e sui crimini di guerra quotidianamente commessi dall’esercito israeliano in territorio palestinese.
Talvolta accade, tuttavia, che qualche corrispondente Rai riesca a svolgere onestamente il proprio lavoro; è il caso di Filippo Landi che stanotte, su rainews24 (approfittando dell’assenza di Claudio Pagliara…), è riuscito nell’impresa di riportare correttamente la notizia del raid israeliano di ieri a Ramallah, che è costato la vita a quattro civili Palestinesi ed ha provocato il ferimento di un’altra cinquantina di persone.
Non è peregrina questa premessa, perché la propaganda israeliana ha parlato dei fatti di Ramallah come di uno scontro a fuoco (“gunbattle”) tra soldati di Tsahal e militanti palestinesi, ma la realtà è ben diversa.
E’ successo mercoledì, infatti, che soldati israeliani sotto copertura – i famosi “travestiti” dell’unità di élite Duvdevan – sono entrati in pieno giorno a Ramallah per effettuare l’arresto di un militante della Jihad islamica, Mohammed Shubaki.
Giunti nella centrale Manara Square, i soldati sono stati “assaliti” da numerosi civili palestinesi, che hanno iniziato a tirare pietre all’indirizzo degli israeliani, i quali hanno risposto sparando ad altezza d’uomo, con il risultato di uccidere quattro Palestinesi e di ferirne un numero compreso tra 35 (secondo Ha’aretz) a 50 (secondo rainews).
L’esercito israeliano si è giustificato sostenendo di aver dovuto fronteggiare non solo dei lanci di pietre, ma anche numerosi colpi di fucile, e che, nonostante tutto, i prodi soldatini di Tsahal si sono limitati a sparare in aria.
Delle due l’una, o l’esercito israeliano mente (come al solito…) o i Palestinesi hanno imparato a volare!
Del resto, la prova che gli israeliani abbiano mentito ancora una volta sta nel fatto che una quindicina circa di Palestinesi sono stati feriti da proiettili rivestiti di gomma, e tale tipo di munizionamento si usa per fronteggiare casi di sommossa, non certo negli scontri a fuoco con militanti armati.
Va rilevato, inoltre, che un solo soldato israeliano è rimasto lievemente ferito negli scontri, ed è stato ferito … da una pietra; anche qui i casi sono due, o gli israeliani mentono, o i fucilieri palestinesi hanno davvero una mira molto scarsa, considerato che non riescono mai a colpirne neanche uno dei soldati dell’Idf…
Immediate reazioni al raid di Ramallah sono giunte dal Quisling palestinese Abu Mazen, che ha accusato Israele di accrescere la tensione e di far saltare la tregua (ma quale tregua?), e dal Ministro degli esteri egiziano Gheit, che ha accusato l’esercito israeliano di “uso sproporzionato della violenza”, sai che novità!
Ed in effetti niente di nuovo è accaduto, nell’ipotesi benevola i soldati israeliani hanno perso la testa e hanno aperto il fuoco all’impazzata, nell’ipotesi peggiore ha prevalso, come troppo sovente accade, la voglia di veder scorrere il sangue del proprio “nemico”.
Ma il risultato non cambia, l’ennesimo illegale raid nei Territori occupati, l’ennesimo crimine di guerra israeliano, l’ennesimo assassinio deliberato di civili disarmati.
Il blocco degli aiuti finanziari all’Anp e la disastrosa situazione umanitaria nei Territori palestinesi, da una parte, sta facendo scivolare lentamente i Palestinesi verso il baratro della guerra civile, rendendo sempre più plausibile un intervento del Presidente Abu Mazen teso a far cadere il legittimo governo di Hamas (vedi http://palestinanews.blogspot.com/2006/05/quei-morti-dimenticati.html), ma, dall’altra, sta portando all’esasperazione la popolazione civile palestinese, accrescendo vieppiù l’odio contro gli Israeliani oppressori ed assassini e rendendo più che probabile una ulteriore escalation di violenza e di morte.
Dopo il raid di ieri a Ramallah, il bilancio di nemmeno cinque mesi di valorose operazioni dell’esercito israeliano nei Territori occupati sale a 126 Palestinesi morti ed almeno 550 feriti, mentre le perdite israeliane ammontano a 13 persone uccise, otto in Israele e cinque nei Territori occupati (fonte siti web della Mezzaluna Rossa e di B’tselem).
Ci si chiede dove gli Usa, la Ue, il Quartetto e quanti altri abbiano il coraggio di chiedere ad Hamas, e solo ad Hamas, la cessazione della violenza, ci si chiede cosa aspetti la comunità internazionale ad intervenire su questo Paese di ladri, razzisti ed assassini che prende il nome di Israele per imporre la cessazione del massacro della popolazione civile palestinese ed il ripristino di un minimo di legalità e di rispetto dei diritti umani.
Ma davvero non sappiamo più cosa pensare.

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