21 giugno 2007

Una questione di percentuali (2).

Mi trovo a dover ritornare sul post “Una questione di percentuali” per precisare che non si tratta di una analisi che assuma di avere il carattere della scientificità, né di un parallelo storico e di una analogia tra nazismo e sionismo, come del resto dovrebbe esser chiaro ad ogni persona di normale intelletto.
Come ho già detto – ma a volte ripetere non solo aiuta ma è addirittura indispensabile – il pezzo era solo una provocazione che, nelle sue intenzioni, era volta a suscitare un dibattito sull’efferatezza e la brutalità del crimini dell’occupazione israeliana e del diverso e più favorevole standard di giudizio con cui i crimini del regime sionista vengono considerati se non, talora, addirittura giustificati.
Evidentemente ho commesso un errore, dato che le risposte e le critiche che ho ricevuto non sono state del tenore che avevo ipotizzato.
Ed anche quelle che non ho ricevuto.
Mi riferisco in particolare ad un imbecille, tale Skeight, che in poche decine di righe ha trovato modo (oltre che di offendermi gratuitamente) di accusarmi di avere intenti negazionistici, di ricercare ogni motivazione più stupida e risibile a supporto delle proprie “convinzioni innate” (l’ostilità e/o l’odio verso gli ebrei, è dato supporre), di fare il gioco della “destra nazionalista israeliana”. Ohibò!
Ora, è chiaro che ogni critica è legittima, ed anzi chi rende pubbliche le proprie idee lo fa anche e soprattutto per ottenerne un vaglio critico.
Ma buona norma di cortesia vorrebbe che si rendesse edotto il destinatario delle critiche che gli vengono mosse, magari postando un commento al pezzo “incriminato” oppure inserendo il link dello stesso in modo che l’estensore possa agevolmente risalire alle diverse “blog reactions”.
Invece il nostro amico non ha voluto inserire il link al blog per non “fargli pubblicità” (anche se poi cita il nome del blog stesso, Palestina libera, che inserito nella pagina di ricerca di Google conduce agevolmente alla meta): davvero una cosa ridicola, che tradisce, ahimé, la profondità intellettuale della persona.
Tra l’altro, alcune delle argomentazioni usate da Skeight risultano alquanto fastidiose e sgradevoli, come quanto si straparla di zombie e di Palestinesi che respirano, mangiano e bevono (e meno male che, bontà sua, Skeight ammette che le due ultime cose i Palestinesi sono forzati a farle in modica quantità!).
Anche qui, una persona di normale intelletto avrebbe compreso che si parlava dei Palestinesi sotto occupazione come “morti viventi” intendendo riferirsi ad una morte civile, ad esseri umani che non sono più titolari di diritti basilari come il diritto alla libertà di circolazione, alla salute, all’accesso all’istruzione e al lavoro, alla dignità, financo privi dello stesso diritto alla vita e all’incolumità fisica.
Ma, infine, il punto centrale della discussione è un altro.
Come ho già avuto modo di sostenere a proposito della vicenda dell’U.C.O.I.I., nessuno si sogna di paragonare gli ebrei ai nazisti.
E’ indubbio tuttavia che, da un punto di vista della “qualità” dei crimini commessi, Israele ed il suo esercito hanno messo in campo tutta una serie di brutalità, di assassinii illegali, di punizioni collettive, di massacri in un numero ed in una varietà davvero raccapriccianti per uno Stato che si presume costituisca un “faro di civiltà” nel medio oriente.
Lasciando da parte i numeri, in questi anni chi ha seguito le vicissitudini del popolo palestinese e le “prodezze” di Tsahal ha potuto assistere a crimini ed atrocità senza paragoni, bambini uccisi mentre andavano a scuola o addirittura seduti al loro banco, oppure mentre giocavano per strada, interi nuclei familiari sterminati nelle loro case o su una spiaggia dai bombardamenti indiscriminati dell’Idf, oppure uccisi nel sonno da una bomba della Iaf, donne e bambini uccisi sol perché si erano avvicinati troppo al muro di “sicurezza”, esecuzioni sommarie di militanti mascherate da operazioni di arresto andate “male”, ed altro ancora.
E mentre tutto questo è accaduto e continua ad accadere ogni giorno (tra il 14 e il 20 giugno Tsahal ha causato la morte di ben 14 Palestinesi, di cui 5 ragazzini, nel più assoluto silenzio dei media) noi dovremmo star lì col bilancino a pesare i termini e i paragoni, per non urtare la suscettibilità di alcuno o per non fare il gioco della destra nazionalista e degli ultraortodossi israeliani o, peggio, per non far trasparire quello che, con tutta evidenza, è un antisemitismo innato.
Ma per favore!

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3 Commenti:

Alle 21 giugno 2007 16:43 , Blogger freenfo ha detto...

Ciao, per quello che può valere, ha poca importanza etichettare o confrontare il nazismo alle attuali "procedure" utilizzate da Israele. Io li chiamo semplicemente "Crimini contro l'umanità", mi piacerebbe veder giustiziato chiunque utilizzi la tortura, lo stupro, l'intimidazione razziale, la coercizione, l'arresto e le svariate azioni di guerra, come un criminale da punire e rinchiudere a vita in una cella. Mi dispiace che tu abbia ricevuto queste accuse e posso immaginare la tua rabbia nel leggere quelle parole, credo di aver capito, leggendo i tuoi ottimi editoriali, che la tua ricerca miri alla giustizia e all'equità, la sofferenza del popolo palestinese e di tutti i popoli oppressi mi stringe il cuore giorno dopo giorno. Oppressi perché non hanno le stesse condizioni di partenza, le stesse armi, testate atomiche e soldi finanziati dai neocon americani. In questo scenario è difficile essere imparziali, per natura mi schiero dalla parte del più debole, ahimè da anni il più debole è il popolo e i bambini palestinesi. Spero questo episodio non condizioni la tua opera instancabile e professionale nell'informazione sulle vicende mediorientali. Con immensa stima, ti saluto. Freenfo

 
Alle 22 giugno 2007 10:06 , Blogger vichi ha detto...

Grazie per le belle parole e l'incoraggiamento!
Al di là della questione specifica, è chiaro che l'accusa di antisemitismo è usata, in mala fede, per cercare di tacitare chiunque intenda denunciare i crimini dello stato sionista.
Quello che stupisce, con riguardo alle persone in buona fede, è la difficoltà a capire come la lotta per l'affermazione delle ragioni e dei diritti del popolo palestinese possa essere motivata da ansia di giustizia, fratellanza, pace tra i popoli, e non già da biechi e oscuri motivi legati a un avversione "innata" verso il mondo ebraico.
Un caro saluto,
Vichi

 
Alle 18 novembre 2009 16:29 , Anonymous Anonimo ha detto...

La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu

 

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