18 ottobre 2007

Apartheid in Palestina? No, peggio!

L’Unità on-line del 17 ottobre pubblica, a firma di Umberto De Giovannangeli, un’intervista a John Dugard, attuale Relatore speciale delle Nazioni Unite per la tutela dei diritti umani dei Palestinesi, in cui il professore sudafricano – rimarcando la differenza tra la propaganda sionista e la realtà sul terreno – denuncia il costante deterioramento delle condizioni di vita della popolazione palestinese, i quotidiani crimini e le violazioni dei diritti umani da parte di Israele, il completo fallimento del Quartetto nel suo compito di honest broker del conflitto.
Non è la prima volta che Dugard denuncia con forza le reiterate e gravi violazioni dei diritti umani a danno dei Palestinesi, incomprensibilmente ignorate dalla comunità internazionale, la quale, al contrario, ha adottato un incredibile boicottaggio politico ed economico nei confronti dell’Autorità palestinese e dei ministri in quota Hamas, prima, e dei Palestinesi di Gaza, ora.
La pace e il rispetto dei diritti umani – aveva dichiarato il Relatore Onu – non potranno mai costituire un obiettivo raggiungibile se la comunità internazionale non si deciderà una volta per tutte a intervenire per persuadere, ed eventualmente costringere, entrambe le parti ad impegnarsi seriamente a risolvere le questioni che ancora impediscono la nascita di uno Stato palestinese indipendente e sovrano, adottando un approccio equo ed imparziale nei confronti di entrambe le parti in conflitto.
Le affermazioni di Dugard riecheggiano quanto già sostenuto da Alvaro De Soto nel suo "End of Mission Report" del maggio 2007, in cui l’ex inviato dell’Onu per il Medio oriente aveva denunciato il fallimento della diplomazia nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese e le fortissime pressioni degli Usa che avevano trasformato il ruolo di mediatore dell’Onu in una completa “sottomissione” ai desiderata di Israele, condannando nel contempo anch’egli il boicottaggio nei confronti dei Palestinesi, considerato “miope” e insensato.
Dugard, constatando il completo fallimento del Quartetto (Usa, Ue, Onu e Russia), si spinge a proporre un gesto simbolico e provocatorio, l’uscita dell’Onu dal Quartetto, proposta questa che non mancherà di sollevare aspre polemiche, nonché le consuete e trite accuse di antisemitismo rivolte nei confronti di coloro i quali cercano soltanto di raccontare al mondo la verità sui fatti che accadono in Palestina.


IN PALESTINA VITA PIU’ DURA CHE CON L’APARTHEID
Umberto De Giovannangeli

Una richiesta che scatenerà polemiche: l’Onu si ritiri dal Quartetto per il Medio Oriente (Usa, Russia, Ue, Onu) nel caso in cui non vengano presi in maggiore considerazione i diritti umani dei palestinesi. Una richiesta tanto più significativa, e allarmante, perché ad avanzarla è John Dugard, inviato speciale delle Nazioni Unite per la tutela dei diritti umani nei Territori palestinesi. Avvocato sudafricano, docente di Diritto internazionale, paladino della lotta all’apartheid, Dugard visita la Cisgiordania e Gaza da sette anni e redige i suoi dettagliati rapporti sulla situazione. “Dalla mia ultima visita - afferma - ho ricavato una impressione drammatica: nel popolo palestinese è diffuso un sentimento di disperazione causato dalla violazione dei diritti umani. Ogni volta che vado la situazione sembra essere ulteriormente peggiorata”. Un peggioramento che investe sia la Cisgiordania che Gaza: “Gaza - sottolinea Dugard - è una prigione isolata dal mondo e che Israele sembra averne buttato via le chiavi”.
Professor Dugard, alla fine del mese lei presenterà il suo rapporto alle Nazioni Unite sullo stato dei diritti umani nei Territori. Qual è la situazione?
“Gravissima, direi disperata. Una percezione netta che ho maturato da una visione diretta della situazione. Ciò che più mi ha colpito è l’assenza di speranza del popolo palestinese. Tutti noi dovremmo interrogarci sulle ragioni di questo degrado” .
Qual è la sua risposta?
“Non vi è dubbio che questa situazione di sofferenza e disperazione è frutto della violazione dei diritti umani e in particolare delle restrizioni israeliane alla libertà di movimento dei palestinesi”.
Le autorità israeliane ribatterebbero che questa situazione è dovuta alla necessità di contrastare gli attacchi terroristici. I kamikaze palestinesi non sono certo un’invenzione israeliana.
“Non metto in discussione il diritto di Israele di difendere la sua sicurezza, ma ritengo che il governo israeliano continui a gestire la sua sicurezza con un uso sproporzionato della forza”.
A cosa si riferisce in particolare?
“Penso ai centinaia di check-point che spezzano in mille frammenti territoriali la Cisgiordania, penso a Gaza, prigione a cielo aperto dove sopravvivono a stento un 1milione e 400 mila palestinesi. Sì, Gaza è una prigione della quale Israele sembra aver buttato via le chiavi”.
Gaza, soprattutto dopo il colpo di mano militare di Hamas, molto si è detto e scritto. Meno della Cisgiordania. Lei l’ha visitata recentemente. Qual è la realtà che ha registrato sul campo?
“La Cisgiordania è oggi frammentata in quattro settori: il Nord (Jenin, Nablus e Tulkarem), il Centro (Ramallah), il Sud (Hebron) e Gerusalemme est che assomigliano sempre di più ai Bantustan del Sudafrica. Le restrizioni alla circolazione imposte da un rigido sistema di autorizzazioni, rinforzato da circa 520 check point e blocchi stradali, assomigliano al sistema del "lascia-passare" (in vigore nel Sudafrica dell’apartheid) applicato con una severità che va molto al di là…”.
La sua è un'accusa molto grave, alla quale più volte in passato Israele ha ribattuto con durezza accusandola di forzature inaccettabili viziate da un evidente pregiudizio.
“Vede, io non ho alcun pregiudizio anti-israeliano e rigetto con sdegno le accuse strumentali di antisemitismo. I miei rapporti non hanno nulla di ideologico, essi sono basati su fatti circostanziati, su una documentazione ineccepibile. Israele rivendica la sua democrazia ma i principi su cui si fonda non valgono per la popolazione palestinese dei Territori. Con grande amarezza, mi creda, devo affermare che molti aspetti dell’occupazione israeliana superano quelli del regime di apartheid. Si pensi alla distruzione in larga scala da parte israeliana di case palestinesi, lo spianamento di terreni fertili, le incursioni e gli omicidi mirati dei palestinesi, per non parlare del muro eretto per l’80% in territorio palestinese. Il Muro è, attualmente, costruito in Cisgiordania e Gerusalemme est in maniera da inglobare la maggior parte delle colonie nella sua cinta. Inoltre, i tre grandi blocchi di insediamenti di Gush Etzion, Ma’aleh Adumim e Ariel dividono il territorio palestinese in enclave, distruggendo così l’integrità territoriale della Palestina. Tutto ciò, lo ribadisco, produce sofferenze, umiliazioni e, ed è quello che più mi ha colpito nella mia recente visita nei Territori, la perdita di speranza da parte del popolo palestinese. A tutto ciò va aggiunto che, di fatto, il popolo palestinese è sottoposto a sanzioni economiche, e ciò è il primo esempio di un simile trattamento applicato a un popolo occupato. Verso i palestinesi dei Territori, Israele non si comporta come una democrazia ma come una potenza colonizzatrice”.
Dalla Cisgiordania a Gaza e allo scontro interno al campo palestinese. Uno scontro che aggiunge sofferenza a sofferenza. Qual è in proposito la sua valutazione?
“Se vuole sapere il mio modesto punto di vista, le dirò che a mio avviso la Comunità internazionale sta commettendo un errore gravissimo, che renderà ancor più ostica la ricerca di un accordo di pace con Israele”.
Quale sarebbe questo errore?
“Aver deciso di appoggiare solo una fazione palestinese, quella del Fatah. Questo ruolo non compete all’Onu”.
A fine mese lei illustrerà il suo rapporto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. A quale conclusione è giunto?
“Al segretario generale Ban Ki-moon chiederò di ritirare le Nazioni Unite dal quartetto, se il Quartetto dovesse fallire nel tentativo di avere la massima attenzione per la situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi”.
Lei appare alquanto pessimista sulla possibilità di una svolta nella tutela dei diritti umani in Palestina. Perché?
«Perché sull’inazione del Quartetto in questo campo pesa l’influenza politica degli Stati Uniti. Una influenza negativa».

Pubblicato il: 17.10.07

Etichette: , , ,

Condividi

7 Commenti:

Alle 18 ottobre 2007 12:32 , Anonymous riverinflood ha detto...

Questa tragedia finirà soltanto se la pietà da entrambi i fronti sopravanzerà sull'odio. La ragione non è più parte vitale di questi contendenti, i quali ormai si autotrascinano verso la reciproca distruzione. Israele forse, anzi sicuramente, sopravviverà al Popolo palestinese, ma sicuramente a sua eterna vergogna. E i suoi alleati, probabilmente, innalzeranno un monumento alla "voglia di pace israeliana". I Palestinesi, sono soli, malgrado tutto, ad affrontare il loro futuro. Mi chiedo chi oggi ha realisticamente la capacità di porre fine a questa tragedia infinita.

 
Alle 18 ottobre 2007 18:05 , Blogger Antonio Candeliere ha detto...

Questa tragedia non finirà mai fino a quando Israele non cambierà rotta.

 
Alle 22 novembre 2007 23:05 , Anonymous Anonimo ha detto...

Purtroppo i palestinesi non sono soli, se fossero soli da mo che avrebbero fatto la pace con ISreale e avrebbero crato il loro stato!!!!!!!!!
Il fatto di avere dietro di loro l'universo mondo che li ha fatti diventare delle vittime (de che nun se sa visto che in quanto a odio e violenza non sono secondi a nessuno) e basta!
Senza i miliardi di eurabia, Stati Uniti e paesi arabi forse avrebbero mosso il culo e avrebbero cominciato a lavorare
Israele non vuole certo la fine dei palestinesi, quindi non ha nulla di cui vergognarsi.
Chi si dovrebbe vergognare sono coloro che odiano Israele!

 
Alle 3 febbraio 2008 20:51 , Anonymous Anonimo ha detto...

Chi si dovrebbe vergognare sono i governi arabi, tutte dittature rigorosamente antidemocratiche, che da 60 anni ,invece di aiutare i Plestinesi a fare la pace, li hanno strumentalizzati facendo leva sulla loro ignoranza , facendoli diventare stupidamente feroci, e spingendoli con ogni mezzo a compiere fin dalle origini azioni infami(ricordare Monaco 1972, o i dirottamenti aerei , o infine la turpe invenzione dei kamikaze, ai quali viene promesso un ridicolo paradiso pieno di vergini, e a proposito alle donne kamikaze cosa promettono, dei bei maschioni?)e boicottando con ogni mezzo qualsiasi trattativa di pace ,tanto agli sceicchi del petrolio che gliene frega se crepano un po' di Palestinesi, anzi più ne crepano meglio è , come in Libano quando Hamas lanciava i missili dalle terrazze dei condomini, sperando che gli aerei israeliani facessero qualche bella strage!E come mai che Abu Mazen, che vuole la pace sul serio, si deve difendere da Hamas?Il torto e la ragione non si possono dividere con un taglio netto, e soprattutto in questo caso.

 
Alle 4 febbraio 2008 02:15 , Blogger vichi ha detto...

Caro anonimo, quando non si ha niente da dire se non ripetere giaculatorie propagandistiche, per giunta aggiungendo di proprio alcunesolenni cazzate, è meglio rinunciare e stare zitti!
Leggere per credere; "...in Libano quando Hamas lanciava i missili dalle terrazze dei condomini...".
Una sola cosa giusta hai detto: che Israele una bella strage non se la fa mai mancare!

 
Alle 4 febbraio 2008 20:38 , Anonymous Anonimo ha detto...

Vichi sei veramente un poveraccio!molto più di quanto non credessi !Secondo te con gli insulti e le volgarità, alle quali ricorri quando ti pungono sul vivo, credi di aiutare i palestinesi?Informati, sui fatti del libano, ma non dai palestinesi, che non ti diranno mai la verità, ma informati da un consulente militare , possibilmente di un paese neutrale, su come sono andate le cose, e apri gli occhi sulla realtà di Hamas, una accozzaglia di fanatici ai quali non frega niente dei poveri Palestinesi, basta che ne crepino un po' con regolarità, purchè non si giunga mai alla pace.E sai perchè? Perchè il loro sogno è lo stesso del nano di Teheran!E piantala di accusare chi non è d'accordo con te di non aver niente da dire,sei tu che non sai più come fare , oltre a insultare, per dipingere gli Israeliani come il male assoluto, e i Palestinesi come il bene assoluto. E piantala anche di considerare " ridicola " la scusa della sicurezza, come scrivi in altre parti del blog,quando il muro ha impedito per un anno gli attentati dei kamikaze, e guarda caso gli attentati sono ripresi giusto oggi , dopo che una parte di quel muro è stata abbattuta.Apri gli occhi:in questa situazione nessuno è innocente , anzi il più pulito ha la rogna, solo che agli Arabi gli rode di più perchè hanno voluto le guerre e le hanno sempre perse,tutte.

 
Alle 6 febbraio 2008 01:40 , Blogger vichi ha detto...

Un giorno qualcuno spiegherà ad anonimo che Hamas con la recente guerra in Libano non ha avuto proprio niente a che fare...
Per il resto, posso solo consigliargli di leggere i dettagliati report di Human Rights Watch sugli efferati crimini di guerra compiuti dall'esercito israeliano in Libano, e in particolare sull'uso criminale delle cluster bomb in aree civili, che non trova paragoni in nessuno dei conflitti della storia contemporanea.

 

Posta un commento

Iscriviti a Commenti sul post [Atom]

Link a questo post:

Crea un link

<< Home page