17 dicembre 2008

Proteggere i diritti dei Palestinesi: un obbligo universale.


A 60 anni dall’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (10 dicembre 1948), è davvero impressionante constatare quanti e quali diritti fondamentali siano ancora oggi negati ai Palestinesi, quanto drammatica sia la situazione umanitaria della Striscia di Gaza, quanto criminale e mostruoso sia l’assedio imposto da Israele a un milione e mezzo di Palestinesi, nell’inspiegabile indifferenza e nel complice silenzio dei governi occidentali.

Questo è il tema di un articolo scritto l’11 dicembre da Karen AbuZayd, Commissario Generale dell’UNRWA, l’Agenzia dell’Onu che si occupa dei profughi palestinesi, e apparso sul sito dell’agenzia Ma’an News, qui proposto nella traduzione offerta da Arabnews.

Oggi ai Palestinesi vengono negati diritti fondamentali quali quello alla vita e alla sicurezza, a non essere sottoposti a tortura o a punizioni crudeli o degradanti, a non essere arbitrariamente privati della libertà personale, a non subire interferenze arbitrarie nella vita privata e familiare, alla libertà di movimento, a non essere arbitrariamente privati delle proprietà, a godere di un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della propria famiglia, al lavoro, all’istruzione.

E non è un caso, con particolare riferimento alla situazione di Gaza, che si moltiplichino le voci di biasimo e di
critica verso Israele anche da parte di chi, essendo a capo di organismi dell’Onu o di agenzie umanitarie, è uso solitamente a toni diplomatici.

Di recente Richard Falk – Relatore Speciale dell’Onu sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi – ha avuto modo di affermare riferendosi all’assedio di Gaza: “una tale politica di punizione collettiva, iniziata da Israele per punire gli abitanti di Gaza per gli sviluppi politici all’interno della Striscia, costituisce una continua, flagrante e massiccia violazione del diritto umanitario internazionale così come stabilito dall’articolo 33 della IV Convenzione di Ginevra”.

“…Uno sforzo urgente dovrebbe esser compiuto dalle Nazioni Unite per rendere effettiva quella norma concordata circa la ‘responsabilità di proteggere’ una popolazione civile che viene punita collettivamente da azioni che costituiscono un Crimine contro l’Umanità”.

Per tutta risposta, Israele non gli ha consentito di recarsi come previsto a Ramallah e a Gaza, e lo ha espulso dal Paese neanche fosse un malfattore.

Per quanto ancora dovremo consentire a Israele di ergersi al di sopra di ogni legge e di ogni regola di pacifica convivenza, calpestando i diritti fondamentali di un intero popolo lasciato in balia dei suoi spietati carnefici?


Proteggere i diritti dei Palestinesi è un obbligo universale

11.12.2008

La giornata di oggi segna il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, un documento fondamentale del nostro tempo, nel quale la comunità mondiale ha riconosciuto che “l’intrinseca dignità e gli uguali ed inalienabili diritti di tutti i membri della famiglia umana” sono “il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”.

Fedele alla sua nobiltà di spirito, tale documento dichiara che “l’avvento di un mondo nel quale gli essere umani saranno liberi dalla paura e dal bisogno” è “la massima aspirazione dei popoli”.

Sessant’anni dopo, il divario fra la retorica e la realtà, soprattutto nel caso del popolo palestinese, dovrebbe essere motivo di un esame di coscienza globale. La necessità di cancellare questo divario e di dare un significato sostanziale alla tutela dei palestinesi non è mai stata più grande.

L’ex Alto Commissario per i Diritti Umani, Mary Robinson, ha dichiarato che quella che si sta distruggendo a Gaza è un’intera civiltà. Desmond Tutu ha definito questa distruzione “un abominio” (Desmond Tutu fu il primo arcivescovo anglicano di colore di Città del Capo; acquisì fama mondiale come oppositore dell’apartheid; nel 1984 gli fu assegnato il premio Nobel per la pace; egli fece la dichiarazione citata in questo articolo al termine di una visita a Gaza in qualità di inviato dell’ONU, alla fine del maggio 2008 (N.d.T.) ).

Il Coordinatore Umanitario per i territori palestinesi occupati, Maxwell Gaylard, ha affermato che a Gaza si sta verificando “una massiccia aggressione” contro i diritti umani.

Più di recente, il Commissario Europeo Louis Michel ha definito il blocco di Gaza come “una forma di punizione collettiva contro i civili palestinesi, che è una violazione della Legge Umanitaria Internazionale”.

Le statistiche sulle uccisioni avvenute nei territori palestinesi occupati debbono certamente spingerci ad interrogarci sul nostro impegno a difendere il diritto alla vita, il più fondamentale di tutti i diritti, protetto da un ampio spettro di strumenti giuridici internazionali. Più di 500 palestinesi sono stati uccisi soltanto quest’anno, fra cui 73 bambini, in conseguenza del conflitto. Più del doppio rispetto alle statistiche del 2005. Sull’altro fronte, 11 israeliani hanno perso la vita quest’anno.

Il cessate il fuoco non ufficiale a Gaza è stato accolto favorevolmente sia dagli israeliani che dai palestinesi. A difesa dell’inviolabilità della vita umana, noi speriamo che esso continui sostanzialmente a resistere, malgrado le recenti violazioni.

Il diritto alla libertà di movimento sancito dall’articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo rimane anch’esso soltanto una lontana speranza per molti palestinesi. Il disumano blocco di Gaza che, come hanno affermato molti alti responsabili dell’ONU, punisce in maniera collettiva un milione e mezzo di persone, e gli oltre 600 posti di blocco che costituiscono un ostacolo fisico al movimento in Cisgiordania, ci ricordano tristemente l’incapacità della comunità mondiale di difendere questo articolo.

Con circa 10.000 palestinesi nelle prigioni israeliane, fra cui 325 bambini, la dichiarazione che “ognuno ha il diritto alla libertà ed alla sicurezza della persona”, e che nessuno dovrebbe essere sottoposto a trattamenti crudeli, disumani o degradanti, oggi risuona tristemente. Ad aggravare questi abusi vi sono statistiche che attestano l’assenza di tutela riguardo ad un’ampia fascia di diritti sociali ed economici. Un numero straordinariamente alto di abitanti di Gaza – più di metà della popolazione – vive attualmente al di sotto della soglia di povertà.

Questa è una crisi umanitaria. Ma si tratta di una crisi che è deliberatamente imposta da alcuni attori politici e dalle scelte che essi hanno compiuto. E’ il risultato di politiche che sono state imposte al popolo palestinese. Non è forse ora di riconsiderare queste politiche e di cercare un nuovo approccio? Non è ora di interrogarci nuovamente sul nostro impegno a difesa dei nobili principi della Dichiarazione Universale?

D’importanza centrale, fra tutti questi diritti, è il diritto all’autodeterminazione, il diritto ad uno Stato, del quale i palestinesi sono stati privati attraverso 60 anni di esilio e di espropri. I diritti sono protetti al meglio nel contesto di uno Stato, e noi dell’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East), incaricati di portare assistenza fino a quando la questione dei profughi non sarà risolta nel contesto di un accordo di pace definitivo, siamo consapevoli di questo come qualsiasi altro operatore umanitario che lavora oggi in Medio Oriente.

L’abisso che separa le parole dalle azioni desta incredulità in molti palestinesi. Rinchiusi all’interno di Gaza, o in attesa davanti ai checkpoint della Cisgiordania, essi sono in prima linea fra quelle aree in cui l’assenza di protezione è avvertita più acutamente. Il risultato è stato un crudele isolamento dalla comunità mondiale, alimentato dall’inazione del sistema internazionale. Un isolamento che conduce ad un senso di disperazione e di abbandono. In simili circostanze, il radicalismo e l’estremismo prendono piede facilmente.

Ma tutto questo può essere cambiato, e la tutela dei diritti è il punto da cui partire. Facciamo in modo che la protezione dei diritti dei palestinesi sia il denominatore comune di tutti i nostri interventi. Traduciamo in realtà la visione di coloro che firmarono la Dichiarazione Universale. La prolungata incapacità di farlo va a universale vergogna di tutti noi.

Karen AbuZayd è Commissario Generale dell’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency); in precedenza la AbuZayd aveva lavorato per l’Ufficio dell’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati (UNHCR)

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10 Commenti:

Alle 25 dicembre 2008 13:33 , Anonymous salma ha detto...

credo che nessun paese fa qualcosa per proteggere questi diritti, tutti parlano e nessun riesce a fare qualcosa, si vede che il parlare non serve a niente con uno stato come israele. da tantissimi anni che viviamo così con semplici diritti negati.. e secondo te adesso cambierà qualcosa!?!

Long Live Palestine!
Free Palestinaaaaaaaaaaaa

 
Alle 27 dicembre 2008 18:39 , Anonymous Anonimo ha detto...

Il comportamento israeliano è inqualificabile e nessuno obietta, nessuno interviene: come ci hanno vaccinato bene con la storia dell'olocausto! Adesso gli aguzzini sono loro, e nessuno dice niente.

 
Alle 28 dicembre 2008 19:24 , Anonymous Luca ha detto...

Si vergogni.
Le vittime sono vittime della guerra, come semrpre.
E la colpa è di chi la guerra l'ha voluta a tutti i costi:Hamas.

Voi invece fate questo assurdo ragionamento per cui la colpa della guerra è..di chi la vince.
Come se la colpa delle guerre Napoleoniche fosse degli Inglesi...
Facciamo così datemi il vostro indirizzo e io inzio a lancarvi i Quassam in casa, poi vediamo se me lo lasciate fare o se cercate di fermarmi.
W Israele, l'unico stato dal Marocco all'indonesia dove un gay possa gridare di esserlo, dove un comunista possa fondare un partito e dove a un ateo sia ocnsientito di vivere da ateo.
PS. Ma se l'occidente vi fa così schifo, perchè non levate le tende e ve ne andate a vivere in Iran da iraniani/e? Noi non sentiremo la vostra mancanza.

 
Alle 28 dicembre 2008 19:55 , Blogger vichi ha detto...

Per Luca: il suo gentile ragionamento si potrebbe agevolmente capovolgere. Se vi piace così tanto Israele, perchè non vi trasferite lì e vi togliete dalle scatole?
Gentilezze a parte, sostenere che la tregua l'abbia rotta Hamas è il leit-motiv della propaganda israeliana, ribadito anche stasera al tg1 da Tzipora Livni.
Ma si tratta di una colossale fandonia.
La "tregua" l'ha rotta Israele, con le sue ripetute incursioni a partire dal 4 novembre (vedi "Uno strano concetto di tregua", 5 novembre).
Lasciando da parte il fatto che, in costanza di "tregua", Israele si è ben guardata dal consentire il libero passaggio di persone e merci dai valichi per Gaza, come promesso.
Criminali genocidari, eccoli i suoi amici israeliani!

 
Alle 29 dicembre 2008 12:14 , Anonymous Luca ha detto...

"Per Luca: il suo gentile ragionamento si potrebbe agevolmente capovolgere. Se vi piace così tanto Israele, perchè non vi trasferite lì e vi togliete dalle scatole?"

-Ragionamento capzioso. A me piace l'Occidente e dunque ci sto, se a voi fa così schifo prego quella è la porta.
Ps. Io in Israele c'ho vissuto, posto meraviglioso, se non fosse per la paura di svegliarsi abbracciati ad un Quassam.

"sostenere che la tregua l'abbia rotta Hamas è il leit-motiv della propaganda israeliana,"

Ahahahahahah. L'ha detto HAMAS stessa "per noi la tregua è finita" :D:D:D:D Si vede che sono anche loro in combutta col Mossad e l'ordine degli illuminati..

"ribadito anche stasera al tg1"
Lei mi ricorda un tale che entra in autostrada e alla radio sente "attenzione un pazzo è appena entrato in autostrada contromano" e lui evitando decine di automobili:"uno solo? duemnilaaa!!!"

"Ma si tratta di una colossale fandonia.La "tregua" l'ha rotta Israele, con le sue ripetute incursioni a partire dal 4 novembre"

No la tregua l'ha rotta, insieme alle scatole, Hamas con il lancio continuo di Quassam. Hamas ha preparato il letto di esplosivo che ora gli esplode sotto il sedere.

"Lasciando da parte il fatto che, in costanza di "tregua", Israele si è ben guardata dal consentire il libero passaggio di persone e merci"
Avessero cessato il lancio dei razzi sarebbero potuti passare. Ogni santa volta che Israele permetteva il passaggio il numero di lanci aumentava.
Inoltre forse le sfugge ma Gaza confina anche con l'egitto odve ci sono un check point legalee 3 tunnel sotterranei.Se ci facevano passare le armi perchè il cibo no?
E, comunque, sappia che la "fame" di gaza è più una bufala che altro: li guardi come sono belli pasciuti, fossero davvero così alla fame dovrebbero essere almeno magri.Ora non ho tempo, ma se trovo un video di "gaza" durante "l'assedio" che dimostra come la fame sia un'invenzione lo pubblica?

"Criminali genocidari, eccoli i suoi amici israeliani!"
Fossero davvero genocidiari il problema degli arabi di palestina sarebbe già stato risolto: non ce ne sarebbero più.
Flet victus victor interiit.
Se lo sconfitto piange significa che il vincitore non ha affondato il colpo. Ci rifletta, dovesse perdere Israele non potrebbe piangere gli ebrei sarebbero uccisi tutti.
Saluti.

 
Alle 2 gennaio 2009 11:22 , Blogger vichi ha detto...

"Se lo sconfitto piange significa che il vincitore non ha affondato il colpo".

Ecco, ora magari si dovrebbe pure ringraziare Israele per non aver "affondato il colpo"!
Certo, potrebbero pure usare le cluster bomb (se ne hanno ancora, dopo il paio di milioni lanciate in Libano...) oppure, ancora meglio, una bella atomica tattica.
Dai, su, così ci togliamo dagli impicci una volta per tutte!

 
Alle 2 gennaio 2009 19:16 , Anonymous Luca ha detto...

Ringraziare no.
Ma forse potrebbe fare riflettere le vittime della propaganda araba sulla "malvagità" degli israeliani, e vi farebbe usare termini come "pulizia etnica" e "genocidio" con finalmente un po' di cognizione di causa.
Perchè sentir parlare di "genocidio" a Gaza, o di "pulizia etnica di 50 anni" farebbe ridere se non facesse piangere.
Ps. Se Gaza è "genocidio" e "sterminio" per gli Armeni che termine coniamo?
Pps. L'atomica tattica non è stata lanciata nonostante Israele sia stata aggredita almeno tre volte. Lasciate che l'abbia l'Iran, poi vediamo quanto ci mette ad usarla.
Saluti.

 
Alle 2 gennaio 2009 23:55 , Blogger vichi ha detto...

La definizione non è mia, ma dello storico Ilan Pappe.
Che, per la precisione, parla di politiche genocidarie "misurate".
Io preferisco il termine "genostillicidio", 110 morti per hot winter, 430 per cast lead (tobe continued...), e in mezzo due o tre assassinii a settimana tanto per non predere l'abitudine.
Oltre all'espansione degli insediamenti, le politiche striscianti di trasferimento, la sottrazione di terre, il blocco dei valichi a Gaza.
Il fatto stesso che Israele si stima abbia almeno due o trecento testate, rende risibile l'appigliarsi alle esigenze di sicurezza di Israele.
Di sfuggita, non si capisce perchè l'Iran debba essere boicottato quando Israele gli ispettori dell'IAEA non li lascia entrare neanche per una gita...
Chi minaccia oggi Israele? I Palestinesi, la Siria? O il temibile Iran che quando organizza test di lancio dei suoi missili gli stessi analisti militari usa e israeliani affermano trattarsi di semplice atto propagandistico.
Ma per favore!

 
Alle 3 gennaio 2009 18:28 , Anonymous Luca ha detto...

Chiunque l'abbia coniato è comunque una belinata. Capisco che lei sia abituato ad obbedire al principio d'autorità, ma ad una mente libera questo non è permesso.
Quanto ai morti.
1)La invito a tenere presente che l'auotrità "paletsinese" li gonfia, proprio per far leva sul vostro senso della pietà. spesso, addirittura, usano parti della "palestian" come veri e propri set cinematografici..
2)In guerra si muore. La colpa dei morti non è mai di questa o di quella parte, è di chi la guerra la vuole,e la guerra l'ha voluta l'Iran con i suoi pupazzetti da lei tanto amati:Hamas.
3)Israele solitamente avvertiva prima di ogni raid. Se Hamas costruisce i suoi hot spot vicino alle scuole apposta per farsi scudo dei minorenni la colpa e il biasimo è tutto suo.

Per quantor iguarda le minacce ecc.. Mi perdoni ma lei di guerra non ci capisce niente. E questo non è nemmeno un male, significa che è una persona pacifica.
Però, l'Iran non ha bisogno del vettore, quello lo ha già: l'essere umano. E una volta avuti gli arricchitori potrà facilmente creare "bombe sporche".
La minaccia c'è. Sia la Sirya che Hamas che l'Iran, chiunque non riconosca ad Israele il diritto di esistere. Israele è un Paese di 7 milioni e dispari abitanti (di cui 1.2 milini arabi), immerso in un mare di arabi musulmani.
Un mare di musulmani le cui televisioni (legga AlJazeera.com)ogni santo giorno ricordano l'odio per Israele e l'occidente, anche in epriodo di pace e tregua. Un mare di muslmani indottrinatiad odiarci fino al punto di ucciderci "ovunque siamo" da koranica memoria.
Dice che Israele non deve temere nulla? :D:D
Faccia una rpova vada in Iran e in persinao urli "sono ebreooo". :D
Quanto all'Iran: Israele non ha MAI minacciato di distruggere nessuno Stato, l'Iran sì. Israele non è guidata da un cricca fanatica che avvalla il suicidio-omicidio, l'Iran sì. Metterli sullo stesso piano è come domandarsi perchè un poliziotto possa avere la pistola mentre il pluriomicida no.
Saluti.

 
Alle 4 gennaio 2009 04:13 , Blogger vichi ha detto...

Stasera non avevo neanche voglia di rispondere al post di chi - come lei - giustifica ogni crimine e ogni barbaro massacro commesso dai nazisti travestiti da soldati israeliani.
Ma mi tocca precisare che nessuna statistica di morti e feriti è "gonfiata", dato che si tratta di numeri presi da B'tselem o dall'OCHA, nessuno dei due iscritto alla lista degli odiatori di Israele.
E' tattica usuale, infatti, di Israele e dei cantori della propaganda sionista mettere in dubbio la portata dei loro crimini, epperò non consentono mai a commissioni indipendenti, nemmeno all'Onu, di investigare sull'accaduto: così è stato per Jenin, per Beit Hanoun, per la strage sulla spiaggia di Gaza e via discorrendo.
Chiudo citando una delle poche cose che Grossman abbia scritto e che io apprezzi: "Molto spesso la paura è una reazione a ciò che immaginiamo o alla nostra memoria, e non alla realtà vera. E la potenza della memoria ingrandisce la paura. La saggezza è quindi saper distinguere tra la paura vera e quella immaginaria".
Ma a chi ha portato il cervello all'ammasso della più becera propaganda, evidentemente la saggezza manca del tutto.

 

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