15 gennaio 2009

Il cimitero è pieno!


“I soldati stanno facendo un lavoro eccezionale, con numerosi successi nell’infliggere danni ad Hamas … Ma c’è ancora lavoro da fare” (Dichiarazione del comandante delle forze armate israeliane Gabi Ashkenazi davanti alla Knesset, The Guardian, 13 gennaio).

“Quello che ho visto oggi è stato scioccante. E’ inaccettabile vedere così tante persone ferite. Le loro vite dovrebbero essere risparmiate e la sicurezza di coloro i quali se ne prendono cura garantita” (Dichiarazione di Jakob Kellenberger, Presidente della Croce Rossa Internazionale, durante una visita nella Striscia di Gaza il 13 gennaio, OCHA Field Update, 14 gennaio).

“Non possiamo andare in ospedale (a causa dei bombardamenti, n.d.r.) … Non possiamo muoverci” (Telefonata di Mauro Dalla Torre, chirurgo della Croce Rossa Internazionale, in diretta al notiziario di rainews24 delle ore 15:00).

“Il cimitero è pieno. Per favore, non seppellite qui perché non c’è posto (da un avviso appeso al cancello di un cimitero a Gaza, La Repubblica, 14 gennaio).

Nel ventesimo giorno dell’operazione “Piombo Fuso”, una giornata di bombardamenti intensissimi, cresce ancora il tributo di sangue che i civili inermi di Gaza sono chiamati a rendere dai valorosi soldati dell’esercito israeliano: 1.080 sono i Palestinesi uccisi e oltre 4.900 i feriti.

Bombardati dall’esercito israeliano, come d’uso, edifici civili, moschee, ospedali: secondo un funzionario del ministero della salute del governo di Hamas, nella sola giornata di oggi sono andati distrutti 15 tra ambulatori e ospedali.

Colpita anche la sede dell’UNRWA a Gaza, bersaglio di alcune delle micidiali granate al fosforo sparate in gran quantità dagli Israeliani: le macerie, nel momento in cui scrivo, bruciano ancora. Secondo Olmert (e quando mai…) da lì sparavano i miliziani di Hamas, ma gli ha risposto seccamente John Ging, presente nell’edificio al momento del raid: “commenti senza senso”.

Ci si interroga se esista una linea rossa, un limite umanitario e morale che nemmeno Israele è disposto a varcare, ma di fronte a tali devastazioni e a crimini di tale portata c’è da dubitarne fortemente.

L’unica cosa sicura e dimostrata dagli eventi di questi giorni è che la comunità internazionale non interverrà in alcun modo su Israele per evitare che la oltrepassi.

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4 Commenti:

Alle 15 gennaio 2009 18:38 , Anonymous Anonimo ha detto...

appena ho visto il telegiornale, non ho parole, Israele colpisce anche la sede dell'UNRWA(per chi era scetico nella supremazia di israele anche nei confronti delle organizzazioni internazionali ecco, oggi l'ha datto la sua risposta)in modo esplicito, e puro Olmert si giustificava che non lo sapevano...(ma basta prendersi in giro, Israele non solo che conosce tutto ciò che lavora e respira a Gaza, ma controlla tutto il mondo e quando dico tutto e tutto(pensiamo agli Stati Uniti, Francia; Italia ecc..é un segnale chiaro che sta dando a tutto il mondo ch'è pronto a combatere contro tutti se azardano a rompere i suoi piani. E amici miei atenti perchè siamo davanti a un nuovo(vecchio) nazismo che non risparmierano nessuno di noi se non lo pensiamo come Israele. E sono convinta che userano qualsiasi mezo per controllare tutto il mondo. Se lo scopo d'Israele fosse rovinare Hamas l'avrebbe fatto da tanto tempo senza causare la morte di 1000 persone, ma è questo lo scopo uccidere più palestinesi possibili e qualsiasi altra gente che le contesta. Sinceramnte preferisco di non parlare di Hamas non perchè nello mio piccolo bagage non c'è uno studio atento ai sistemi politici e alle teorie di democrazie, ma perchè credo che non ha più senso di continuare a parlare in aria(Israele per me è un dittatura fascista e basta)basta vedere l'insieme delle ordinamento interno, il rispetto per le minoranze, per i refugiati per la concorrenza politica,è chiaro da quale parte si clasifica. Spero con tutto il cuore che avrà fine questa guerra e che il mondo comincia a pensare sul serio... Alla fine non ci dobbiamo stupire nelle nascite dei estremismi nessuno supporta l'umilianza, la vita è fatta per vivere con dignità.

 
Alle 15 gennaio 2009 18:56 , Anonymous Anonimo ha detto...

“Capisco che vogliate spazzarci via dalla carta geografica, solo non aspettatevi che vi aiutiamo a farlo”. Il fatto che questo antico concetto – contenuto in una frase indirizzata dalla caustica Golda Meir alla dirigenza palestinese – sia ancora rilevante oggi dà il senso delle dimensioni della tragedia patita in Terra Santa da così tanti decenni. In effetti è la stessa idea – battersi incessantemente per impedire la progettata distruzione di Israele – che sta alla base della drammatica decisione militare fatta dal governo israeliano, decisione che ancora una volta ne ha fatto il bersaglio dell’ira di tanti in tutto il mondo.
Come ha detto di recente lo storico Joan B. Culla, vi possono essere molte diverse reazioni alla controffensiva delle Forze di Difesa israeliane nella striscia di Gaza, e alcune di queste sono legittimamente critiche. Ma, vista l’abbondanza di reazioni isteriche prive di qualunque parvenza di riflessione razionale bensì piene di manicheismo e di pregiudizi, si impone qualche interrogativo.
Ari Shavit ha scritto di recente su Haaretz (1.01.09) che l’operazione a Gaza è una campagna “giusta” ma anche “tragica”. Dissento dal termine “giusta”. Come disse Golda Meir, “noi non vogliamo la guerra, neanche quando la vinciamo”. Un’incursione militare che provoca centinaia di morti non può mai essere considerata “giusta”, anche se mira alla distruzione della macchina militare di Hamas.
Forse però può essere considerata inevitabile. Forse per questo, in Israele, anche la sinistra pacifista ha preso una posizione prudente.
La decisione di attaccare Hamas è stata presa da una società israeliana esausta, esasperata per l’impossibilità di trovare una vita d’uscita (dopo il fallimento di negoziati, concessioni, ritiri) né un motivo di speranza. Ed esasperata per la consapevolezza che l’altra parte tenta instancabilmente di realizzare il suo sogno: la distruzione di Israele.
Ed ecco allora gli interrogativi, rivolti in particolare a coloro che, nelle città europee, scendono in piazza con i cartelli che proclamano il loro odio per Israele (molti dei quali, per la verità, sono i soliti noti, rivoluzionari in pantofole sempre pronti a levare i pugni contro Israele, oggi in imbarazzante connubio con vari ambienti dell’estremismo islamista fondamentalista).
Costoro scendono in strada proclamandosi a favore della libertà della Palestina. Ma sono anche per la libertà dei palestinesi?
Dove erano negli anni scorsi, mentre montava il mostruoso fenomeno del fondamentalismo che – dopo essersi imposto col massacro dei suoi avversari interni – oggi opprime la società palestinese nella striscia di Gaza?
Cosa ha a che fare Hamas con la libertà? Non ha piuttosto molto a che fare con l’islamismo jihadista di tendenza nazi-fascista?
Si difende la libertà dei palestinesi addestrando i bambini a commettere attentati suicidi? schiavizzando le donne?
Si difende la libertà difendendo l’Iran, che appoggia Hamas anche finanziariamente? Cosa ha a che fare la libertà con i terroristi Hezbollah?
Coloro che protestano nelle strade dicono anche di farlo per “solidarietà”. Bene, solidarietà con chi? Con Mahmoud Abbas (Abu Mazen), il presidente dell’Autorità Palestinese, che è stato il primo ad attribuire a Hamas la responsabilità di questo conflitto, e che critica la controffensiva israeliana con molta più misura e razionalità di quanto non facciano i manifestanti europei con quei cartelli?
Solidarietà con i palestinesi, che non sono esattamente felici di vedere gli aiuti internazionali sequestrati da Hamas e usati per costruire eserciti e preparare attacchi? Ci si domanda davvero dove finiscono quei fondi?
Solidarietà con i palestinesi significa difendere i terroristi e giustificare Hamas e le sue aggressioni? La pace si difende sostenendo i capi palestinesi che nella pace non credono, e lo dichiarano apertamente?
Certo che è più facile schierarsi contro Israele. Certo che la maggior parte della gente, di fronte a realtà complesse, preferisce il semplicismo dei “forti e cattivi” contro i “buoni e deboli”. Ma i dati di fatto sono testardi. E i dati di fatto dicono che Israele si è ritirato dalla striscia di Gaza lasciandosi dietro strutture economiche funzionanti, che Hamas ne ha fatto terra bruciata, e che ha approfittato del ritiro per approntare un esercito votato alla distruzione. E che, migliaia di missili dopo, continua a farlo.
Fu assordante il silenzio di questi manifestanti durante i lunghi anni in cui, non il blocco dei confini (a sua volta una conseguenza), bensì il regime golpista instaurato da Hamas portava alla rovina la striscia di Gaza.
Ciò che avviene a Gaza è una tragedia. Ma è una tragedia che non è iniziata con la controffensiva israeliana. Dare la colpa a Israele è comodo e semplice, ma inutile. Giacché il principale nemico, i palestinesi, ce l’hanno al loro interno.

(Da: Haaretz, 14.01.09)

 
Alle 15 gennaio 2009 21:12 , Anonymous Anonimo ha detto...

il nemico dei palestinesi e di tutto il mondo in via di sviluppo è il cosidetto il mondo occidentale. Quasi ci fa credere che israele gli stia faccendo un favore ritirarsi dalla strisca di gaza ma non dite che israele è uno stato occupante creato con una resuluzione nel 1948, con tutto il rispetto per Haaretz ma prenderla come fonte d'informazione è molto parziale. La sciavitù delle done o dei bambini è non sapere dare una risposta per il futuro e limitarsi la libertà anche di muoversi. L'umilianza che si fa nei aeroporti d'israele e terribile, in cisgiordania(dove sono stata) non ti puoi muovere senza chiedere il permesso, devi passare nelle strade separate ed ogni volta vengono inserite delle cologne illegalmente contro ogni diritti stabilito dalle organizzazioni internazionale. Abu Mazen è una delle tante bambole messe per recitare un ruolo passivo, e chi ancora non la capito midispiace d'avvero. Qua si fanno vedere solo gli israeliani moderati ma andate un pò a vedere come si vive nelle cologne e per chi ancora non lo sa, le donne vengono viste solo come machine da riprodure(questa si ch'è schiavitù. Il fosforo bianco non è un crimine???. Certamente ho sempre credutu che anche in israele ce ne sono persone che lo pensano diversamente ma la media e talmente controllata dove lascia poco spazio all'alternative diverse nel modo di pensare.Golda Meir non merita nemeno essere citata, e riccordo che non si tratta di deboli e forti ma di una causa ingiusta che nel tempo verra persa come ci ha sempre dimostrato la storia. Direi che i fatti bastano e parlano chiaro di chi'è la responsabilità, e non sono solo i revuluzionari con le pantofole a combatere ma tutte le persone che ancora si sentono un pò umane, stare indifferente a certe cause e avere la coscienza sporca ed io non vorrei averla

 
Alle 16 gennaio 2009 11:11 , Blogger vichi ha detto...

Haaretz è un giornale equilibrato, che da spazio alle diverse opinioni di tutte le componenti della società israeliana. Anche di coloro che fanno disinformazione e propaganda.

Perchè sostenere che Hamas abbia "sequestrato" gli aiuti internazionali alla popolazione di Gaza è una pura e semplice menzogna.

Per chi non lo sapesse, dopo l'isolamento imposto ai "terroristi" di Hamas da parte dei governi occidentali, gli aiuti internazionali si sono attuati mediante un meccanismo denominato TIM, che prevedeva la corresponsione dei sussidi DIRETTAMENTE ai beneficiari.

E' divertente, peraltro, la tesi di marca sionista secondo cui Hamas si preoccuperebbe solo di armarsi e non del benessere della popolazione civile.

Ed è divertente perchè è stato proprio Israele, nei mesi precedenti questo bagno di sangue, a chiudere decine e decine di centri di assistenza, orfanotrofi, biblioteche, istituti di beneficenza gestiti da Hamas nella West Bank, proprio quella rete di welfare che aveva contribuito alla vittoria del partito di Hamas alle elezioni politiche del 2006, in contrasto con la corruzione di Fatah.

E' altresì una menzogna che Israele si sia ritirato da Gaza "lasciandosi dietro strutture economiche funzionanti": hanno smontato tutto, pezzo per pezzo, lasciandosi dietro solo una sinagoga (!) e alcune serre, profumatamente pagate da alcuni finanziatori internazionali.

Ma, quel che più conta, il ritiro israeliano da Gaza è stato poco più di una farsa, a beneficio della pubblica opinione interna e soprattutto internazionale.

In questi ultimi anni, Israele ha continuato ad essere potenza occupante nei confronti della Striscia, controllandone i confini aerei e marittimi nonché lo spazio aereo, restringendo e poi impedendo del tutto l'import/export delle merci, vietando ogni collegamento e ogni trasferimento di persone da Gaza alla Cisgiordania e viceversa.

E compiendo, del resto, periodici raid militari a caccia di "terroristi", sparando su poveri pescatori disarmati, sparando ad agricoltori inermi se solo si avvicinavano troppo al confine, e pazienza se non riuscivano a coltivare la propria terra.

L'ultima tregua mediata dall'Egitto è stata rotta da Israele, con i raid militari che, a partire dal mese di novembre del 2008, hanno ucciso decine e decine di militanti.

Israele ha usato e usa armamenti proibiti, come i devastanti proiettili DIME o le granate al fosforo, ha distrutto edifici civili, moschee, scuole, ospedali, ha sparato a casaccio e massicciamente all'interno di un territorio che è il più densamente popolato al mondo.

E, dunque, di chi è la colpa del massacro stile nazista in atto a Gaza? O magari è colpa del destino cinico e baro?

Il giurista Cassese qualche giorno fa notava che assistiamo alla crisi del diritto umanitario, che prevede norme puntuali a protezione dei civili in zone di guerra, ma non contempla un efficace sistema sanzionatorio per chi lo viola.

E il sangue delle centinaia di civili innocenti massacrati a Gaza, donne, bambini e anziani inermi, ricade su Israele ma anche sui governi occidentali che hanno consentito questa orribile strage.

E su quanti ancora insistono, negando ogni evidenza, a giustificare o addirittura ad osannare un crimine contro l'umanità per il quale, personalmente, non avrò pace finché non ne avrò visto i responsabili politici e militari portati di fronte ad un tribunale penale internazionale per risponderne ed esserne giudicati.

 

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