9 aprile 2009

Israele, ovvero il trionfo dell'assassinio e della barbarie.

E’ notizia di questi giorni che le Nazioni Unite hanno affidato a Richard Goldstone, ex Procuratore del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia e per il Ruanda, il compito di indagare sui crimini di guerra commessi dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza durante l’operazione “Piombo Fuso”.

In questi 23 giorni di ininterrotto e spietato massacro, Israele si è reso responsabile della morte di ben 1.417 Palestinesi, di cui soltanto 236 erano militanti combattenti, pari al 16,7% del totale degli uccisi.

Numerose organizzazioni non governative, da Amnesty International a Human Rights Watch, da Physicians for Human Rights a finire persino ad una associazione di avvocati americani, hanno prodotto pagine e pagine di rapporti con un’unica conclusione - Israele ha commesso a Gaza crimini di guerra spaventosi – ed un’unica richiesta: va condotta al più presto un’indagine indipendente ed accurata per determinare quali e quanti crimini siano stati commessi e per chiamarne a rispondere i responsabili.

Perché Israele – in persona del Procuratore militare Avichai Mandelblit – in poco più di una decina di giorni ha chiuso l’inchiesta sui crimini di guerra avvenuti nella Striscia nel corso delle operazioni e raccontati da alcuni soldati israeliani, affermando che si trattava null’altro che di “voci”.

Perché Israele nega di aver fatto sistematicamente uso di armamenti proibiti (fosforo bianco, proiettili DIME, granate a flechettes) in zone densamente popolate, il che rappresenta un evidente crimine di guerra, e questo nonostante siano disponibili evidenze fotografiche e report documentati sul campo che evidenziano l’esatto contrario.

Che gli assassini si autoassolvano è abbastanza normale, resta alla comunità internazionale il dovere di documentare i crimini di guerra commessi e di punire i responsabili. Perché non vi sarà mai pace in medio oriente se il concetto di legalità internazionale e di giustizia continuerà a restare un vuoto simulacro.

Israele rende il mondo una giungla.

Daniel Reisner è il capo della «divisione Diritto Internazionale» dell’Avvocatura Generale Militare delle forze armate israeliane; si tratta di un corpo di venti legali a cui i capi di Tsahal si rivolgono per sapere fino a che punto possono spingersi nelle loro violazioni del diritto bellico e nelle atrocità.

Di recente, Reisner ha detto: «Se fate qualcosa abbastanza a lungo, il mondo finirà per accettarlo. Il diritto internazionale nel suo complesso è basato sulla nozione che un atto che è vietato oggi, diventa permesso se è compiuto da un numero sufficiente di Paesi... Il diritto internazionale procede per violazioni. Noi abbiamo inventato la tesi degli assassini mirati, ed abbiamo dovuto “spingerla”. All’inizio c’erano delle imperfezioni che rendevano difficile inserirlo (l’assassinio) nel quadro legale. Otto anni dopo, è perfettamente nei limiti della legittimità».

A rivelare questa agghiacciante ammissione «ad uso interno» è un giurista internazionale, il professor George Bisharat, docente di legge allo Hastings College of Law di San Francisco. In un articolo apparso sul San Francisco Chronicle (1), il professore ha accusato Israele di «brutalizzare» il diritto di guerra, secondo un piano deliberato e cosciente, onde distorcerne le norme a proprio vantaggio.

«Dal 2001», scrive Bisharat, «gli avvocati militari israeliani hanno premuto per riclassificare le operazioni militari a Gaza e nei Territori Occupati, dal modello legale obbligatorio per le norme di occupazione al modello ammesso per il conflitto armato. Sotto il primo modello, i soldati di un esercito occupante devono non uccidere, ma arrestare gli oppositori, e generalmente hanno l’obbligo di usare il minimo di forza necessaria per sedare i disordini».

«Nel conflitto armato, una forza militare è pur sempre trattenuta dal diritto bellico, che comprende il dovere di distinguere fra combattenti e civili, e il dovere di evitare attacchi che causano danno sproporzionato alle persone e alle cose civili; ma il modello permette un più rilevante uso della forza».

«Israele ha forzato il passaggio (dal primo al secondo «modello legale», ndr) allo scopo di giustificare i suoi assassinii nei territori palestinesi, in chiara violazione del diritto internazionale. Israele pratica gli “assassinii mirati” dagli anni ’70 – invariabilmente negando di averli compiuti –, ma di recente ha aumentato la loro frequenza, ed usando mezzi così spettacolari (come gli attacchi aerei) da rendere futile la negazione».

«Il presidente Bill Clinton, nel 2001, incaricò la Commissione Mitchell di investigare le cause della seconda intifada palestinese e fare raccomandazioni sul come riportare la calma nell’area. Gli avvocati israeliani difesero la loro tesi del “modello del conflitto armato”. La Commissione criticò l’applicazione totalitaria di quel modello alla sollevazione, ma non lo ripudiò».

«Oggi la maggior parte degli osservatori, non esclusa Amnesty International, accetta tacitamente la rappresentazione israeliana del conflitto di Gaza come “conflitto armato”» (2).

Nell’ultimo attacco agli inermi di Gaza Israele ha ulteriormente forzato il quadro, persino delle norme di guerra. I suoi stessi soldati hanno cominciato a testimoniare di aver ricevuto «regole di ingaggio» che configuravano una «licenza di uccidere» indiscriminata.

Uno dei soldati ha ammesso: «Il bello di Gaza è questo: vedi una persona per strada, che cammina lungo un sentiero. Non occorre che abbia un’arma, non occorre che tu la identifichi in alcun modo; puoi semplicemente spararle».

Questo atteggiamento, per il professor Bisharat, è pianificato:

«A Gaza Israele ha tentato di nuovo di trasformare il diritto internazionale attraverso violazioni. Ad esempio, i suoi avvocati militari hanno autorizzato il bombardamento di una cerimonia di fine-corso di allievi di polizia, uccidendo almeno 63 giovani uomini palestinesi. Secondo il diritto internazionale, questa deliberata uccisione di poliziotti civili è crimine di guerra. Ma Israele tratta tutti i dipendenti pubblici, del governo guidato da Hamas, come terroristi, e quindi come combattenti. Segretarie, impiegati, giudici, infermieri ospedalieri erano tutti, agli occhi di Israele, bersagli che possono essere legittimamente liquidati».

E non si tratta solo di dipendenti del governo di Hamas, aggiunge Bisharat:

«I giuristi israeliani hanno istruito i comandanti che qualunque palestinese che non avesse evacuato un edificio nonostante il preavviso di un imminente bombardamento, era uno “scudo umano volontario”, dunque partecipante al combattimento, e quindi legalmente eliminabile. Un metodo di “preavviso” usato dagli artiglieri israeliani, che loro chiamano “bussare dal tetto”, consisteva nello sparare con armi pesanti prima ad un angolo dell’edificio e poi, dopo pochi minuti, colpire i punti strutturalmente vulnerabili. Immaginare che i civili di Gaza, bloccati dalle truppe israeliane nella Striscia e circondati dal caos della battaglia, potessero capire questo come “avvertimento” è perlomeno ridicolo.

«Israele ha una lunga storia di violazioni impunite del diritto internazionale – di cui la più flagrante è la ultradecennale occupazione con “colonie” ebraiche della Cisgiordania. Bisogna riconoscere che il mondo per lo più ha rifiutato di legittimare le violazioni israeliane. Purtroppo il nostro governo (USA) fa eccezione, in quanto ha regolarmente dato copertura diplomatica agli abusi di Israele. Il nostro governo ha posto il veto a 42 risoluzioni del Consiglio di Sicurezza ONU, per riparare Israele dalle conseguenze dei suoi comportamenti illegali».

Peggio, dice Bisharat: «Il nostro governo (americano) è già indotto ad imitare l’esempio israeliano in Afghanistan e altrove, con gli assassinii mirati. Una linea di condotta che aliena i civili, uccisi e feriti senza colpa in questi attacchi, e rafforza la determinazione del nemico a farci danno con ogni mezzo possibile».

E conclude: «Noi non vogliamo che poliziotti civili siano bombardati negli Stati Uniti? Non vogliamo che un giorno qualcuno ci “bussi dal tetto”? Allora, per il bene nostro e del mondo, l’impunità di Israele deve finire».

Non finirà, lo sappiamo. Ma nelle parole di Bisharat riconosciamo la voce del katechon, di «ciò che trattiene» l’Anticristo. E’ una voce ormai debole, solitaria; non ha al suo servizio, per farsi rispettare, più alcuna forza pubblica. La sua sola forza è la verità, e questo la fa splendere ancora di più: è l’estrema ammonizione della civiltà romano-cristiana, di cui Israele compie gli ultimi scempi.

Nei giorni dei massacri di Gaza, diversi rabbini hanno incitato i soldati allo sterminio dei civili e degli inermi, e alla violazione delle convenzioni internazionali, con questo sofisma: queste norme sono state imposte dai goym, perché per loro la guerra è una specie di futile gioco, di gara sportiva, da condurre secondo regole; ma per noi ebrei, che siamo pacifici, la guerra è questione di vita o di morte; è in pericolo l’esistenza stessa di Israele.

Il professor Bisharat ricorda che l’Occidente romano-cristiano ha fatto della guerra non un futile gioco, ma una «istituzione», soggetta a diritto; e che il diritto di guerra non sono le regole di una gara sportiva, ma le stesse della civiltà: lo jus gentium. Gli stati legittimi, accettandole, riconoscono i nemici come legittimi; e aderendo ad esse, accettano di non compiere atrocità sui civili nemici, contando di risparmiare così la loro stessa popolazione civile, se le fortune belliche si rovesciassero. Quella che Israele infrange, in fondo, l’estrema applicazione del principio: «Non fare agli altri quel che non vorresti fosse fatto a te».

Bisharat ricorda che la progressiva cancellazione nelle coscienze del diritto di guerra significa, semplicemente, l’avvento incontrastato e trionfale della barbarie.

«Questo salto legale», scrive, «se accettato, incoraggerà altri occupanti a imitare Israele, che ha reso “esterno” il controllo militare e buttato ogni responsabilità sulla popolazione occupata» (3).

Il male omicida, ora, dilagherà senza che le vittime possano nemmeno gridare che subiscono ingiustizia.

Il sofisma dei rabbini sopra citato non è stata una scusa «ad hoc» per giustificare gli ultimi massacri di Gaza; è incardinato nella coscienza perenne che l’ebreo ha di sé.

Già nel 2001 rabbi Ovadia Yosef, rabbino-capo dei sefarditi nonché fondatore del partito «shas» estremista, ha proclamato il dovere religioso di «sterminare gli arabi», aggiungendo: «E’ vietato aver pietà di loro» (BBC, 11 aprile 2001).

Sul numero del 26 febbraio 1980 di «Bat Kol», la rivista studentesca della Barl Illan University, il rabbino dell’università, Israel Hess, scrisse (in ebraico) un saggio dal titolo: «Genocidio: un comandamento della Torah». Il rabbino commentava il passo del Deuteronomio (25: 17-19) che recita: «Quando il Signore ti avrà concesso la quiete da tutti i nemici che ti circondano, nella terra che il Signore ti dona, tu cancellerai (perfino) il ricordo di Amalek sotto il cielo. Non dimenticare!». Per « Amalek», spiegava il rabbino, si deve intendere ogni popolo che fa guerra ad Israele (4).

E’ stato un altro docente della Bar Illan, Adiel Schremer, a collegare questa volontà spietata, durata nei secoli, alle speranze stesse messianiche di Israele: fin dal medio evo «la redenzione escatologica (ebraica) è stata costruita in termini di totale eradicazione delle nazioni (...). Se si spera nella redenzione imminente di Dio, e si è ispirati dall’idea di una totale disfatta dei nemici di Israele come parte essenziale di tale redenzione, le inclinazioni violente non sono soppresse, ma in un certo senso favorite» (sic). (5).

Dunque, l’attuazione della Promessa è attesa non solo come dominio di Israele sul mondo, ma questo dominio è inteso come libertà di genocidio dei goym. E sicuramente il capo degli avvocati militari ha in mente questa speranza «religiosa» quando invita i comandanti a violare deliberatamente le convenzioni internazionali, onde instaurare il nuovo diritto universale, quello che varrà nel Regno di Davide esteso al mondo.

E per accelerare questo trionfo, occorre che «un numero sufficiente di nazioni» siano indotte a violare «il diritto internazionale». Dunque che tutto il mondo sia spinto alla barbarie pre-romana e pre-cristiana.

«Il diritto internazionale nel suo complesso è basato sulla nozione che un atto che è vietato oggi, diventa permesso se è compiuto da un numero sufficiente di Paesi... Il diritto internazionale procede per violazioni».

Queste frasi di Reisner sono auto-incriminanti secondo il diritto di Norimberga, e di fatto, se «il diritto internazionale procede per violazioni», sono la cancellazione delle norme di Norimberga; di fatto, scagionano i nazisti là condannati come criminali di guerra.

Se ciò non preoccupa Reisner, è perchè ritiene il trionfo di Israele definitivo: Sion non avrà mai bisogno in futuro della pietà e della giustizia che oggi nega ai suoi nemici, anzi a tutti i goym, perché la Promessa sta per essere realizzata.

Il suo regno «è di questo mondo», e il suo regno sui goym si configurerà come oppressione senza limiti e sterminio.

In questa visione, occorre ammonire gli ingenui cattolici giudaizzanti che abbracciano i fratelli maggiori e sostengono che «l’elezione di Israele da parte di Dio non è venuta mai meno». Va denunciato in particolare il gruppo tedesco che si auto-nomina «Comunità Cattolica di Integrazione» (e a cui Papa Ratzinger ha moltiplicato i segni di simpatia), la quale in piena coscienza, e con piena solidarietà agli ebrei, ammette: «Israele accetta con passione il mondo come dono di Dio. Israele sa che se non sottomettesse il suo mondo esteriore, e quindi la società al Regno di Dio, la sua fede sarebbe ristretta e fuori della realtà» (6).

Dicono bene, i «cattolici d’integrazione», proprio così Israele intende il suo riscatto: la sottomissione della società umana a Sion, del mondo di qua, di questo mondo carnale, al dominio del popolo eletto.

Un dominio che comincia con l’abolizione delle leggi in difesa dei deboli e degli inermi, e che si propone il genocidio, non è forse il Regno dell’Anticristo nel senso più concreto e letterale? L’adesione «appassionata» alla «speranza di Israele» non dispone quei «cattolici» ad una apostasia inaudita, ad applaudire l’Anomos, il senza-legge?

«Viene l’apostasia», come disse San Paolo, «e si rivela l’Uomo di Iniquità, il figlio della perdizione, colui che si oppone e si innalza su tutto ciò che è chiamato Dio o che è oggetto di culto, fino a dichiarare dio se stesso».

1) George Bisharat, «Changing the rules of war», San Francisco Chronicle, 4 aprile 2009.
2) Tipico di questo atteggiamento, o di mentalità acquisita per assuefazione alle atrocità israeliane, è – per esempio – l’idea che qualche razzo fatto in casa lanciato da palestinesi, o persino le pietre tirate da un ragazzino (spesso in risposta a terribili provocazioni ebraiche) sono deplorati come «atti di Guerra», moralmente equivalenti alle mostruose rappresaglie israeliane, anche se consistono nell’abbattimento di case e nel tiro di bombe al fosforo.
3) Una delle «innovazioni» talmudiche è infatti la finzione che Israele abbia spontaneamente rinunciato all’occupazione di Gaza; menzogna continuamente ripetuta dalla propaganda israeliana e dai suoi servi occidentali. In realtà ha solo esternalizzato l’occupazione militare, visto che controlla tutti i valichi di confine, lo spazio marino, lo spazio aereo di Gaza, e persino la fornitura di acqua, luce, carburanti; e inoltre si arroga il «diritto» di entrare in Gaza a volontà, bombardare e procedere ai massacri, quando i prigionieri di Gaza eleggono un governo sgradito all’occupante. Con questa finzione, Sion pretende di esentarsi dai doveri dell’occupante secondo le convenzioni.
4) Il genocidio degli armeni, compiuto dai cripto-giudei che presero il potere in Turchia instaurando un governo «laico», fu giustificato nel mondo ebraico col fatto che gli armeni erano gli amalekiti biblici. «Armenia is also sometimes called Amalek in some sources» (Encyclopedia Judaica, Volume 3, voce «Armenia», Gerusalemme 1971). «Since the Armenians are considered descendant of the Amalekite, they are called among the Jews of the Orient also Timeh» (Isaac Makkon, «The Universal Jewish Encyclopedia», volume1, New York 1939. La parola ebraica «timeh» significa «tu cancellerai», con riferimento al passo del Deuteronomio sopra citato. Gli armeni dovevano essere «cancellati», per gli ebrei orientali, che tributavano loro un odio ostinato.
5) Adiel Schremer, «Eschatology, Violence and Suicide – an Early Rabbinic Theme and is influence in the Middle Ages» (sul web: research.yale.edu/ycias/database/Files/MESV6-2.pdf).
6) Trovo notizie di questo allarmante gruppo «cattolico» nel libro di Gianni Valente, «Ratzinger professore», San Paolo, 2008, pagine 162-165. Valente è un giornalista ciellino di «30 giorni», e il suo libro – testimone simpatizzante dell'ideologia giudaizzante di Ratzinger – è tristemente rivelatore.

(http://www.effedieffe.com/content/view/7052/167/)

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10 Commenti:

Alle 10 aprile 2009 08:18 , Anonymous Anonimo ha detto...

in turchia erano cripto-giudei?
miezzeca!
ma la coca la prendi per via orale o per via rettale (dato che hai il cervello nel culo....)?
ahr ahr ahr!

 
Alle 10 aprile 2009 08:41 , Anonymous Anonimo ha detto...

per anonimo said che, senza alcun dubbio, è persona di elevata capacità mentale, estrema finezza espressiva ed educazione raffinata e nobile:
COMPLIMENTI!

 
Alle 10 aprile 2009 09:07 , Anonymous Anonimo ha detto...

AHò , se fai ragionamenti de'culo, meriti risposte de'culo!
tra un po' tirerai fuori che i ggiudei so' la bestia 666...
dai facce ride'!

 
Alle 12 aprile 2009 13:23 , Anonymous Anonimo ha detto...

prrrrrrrrrrrrrr

 
Alle 13 aprile 2009 10:03 , Blogger arial ha detto...

non da haaretz (sintesi personale)Abbiamo recentemente appreso che un ufficiale e tre combattenti appartenenti alla Duvdevan hanno meritato una citazione per aver evitato di mettere in pericolo palestinesi innocenti in Cisgiordania.Nel primo caso a Nablus' i soldati hanno ferito il sospettato, ma non la moglie, Nel secondo caso, il team ha fatto irruzione in un appartamento dove la moglie e i figli piccoli di un sospetto erano presenti. Sebbene un fucile M-16 sia stato trovato , i militari non hanno sparato risparmiando così la vita di innocenti .In sintesi merita un encomio il non aver ucciso civili senza colpa Implicitamente potremmo credere che un soldato dell'IDF avrebbe normalmente aperto il fuoco contro donne e bambini , ma nei casi citati i soldati sono riusciti a superare questo istinto e,pertanto, hanno ottenuto un riconoscimento .Lo stupore delle gerarchie militari per questo comportamento ci racconta di una realtà che va oltre le tante smentite del procuratore militare e della commissione di inchiesta dove si esalta la moralità e la purezza del nostro esercito Inoltre, l'unità Duvdevan risulta l' unica squadra e che in due distinti e ben documentati casi non ha ferito innocenti. Sì, difficile da credere. Una volta non sparare sugli innocenti era la norma e chi tragrediva veniva punitohttp://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3698882,00.html

ne ho almeno 50 di articoli di fonte israeliana
cattolica, laica ufficiale: bendarsi gli occhi non fa bebe ad israele

 
Alle 13 aprile 2009 10:19 , Blogger arial ha detto...

e su hebron vedere ,tanto per cominciare, testimonianze della comunità di Papa Giovanni xxiii
http://www.operazionecolomba.com/index.php?option=com_content&task=blogcategory&id=31&Itemid=38

e questo è un rabbino
http://www.peacelink.it/palestina/a/28414.html

sul ruolo del sionismo evangelico e messianico
http://www.haaretz.com/hasen/objects/pages/PrintArticleEn.jhtml?itemNo=746312

come ti ho detto posso continuare all'infinito e forse è da rivedere il cuore e uscire dalla circoncisione di Amir...

 
Alle 16 aprile 2009 14:32 , Anonymous Andrea ha detto...

Hai ragione, non è possibile sottovalutare l´ingegnosità e la determinazione del popolo palestinese. Per esempio, nessuno di voi ha potuto leggere la notizia comparsa ieri sui giornali israeliani: una barca da pesca palestinese carica di qualche tonnellata di esplosivo è saltata per aria in mare, mentre si dirigeva a nord di Gaza per una missione suicida, tallonata da unità della marina israeliana. La barca esplosiva è l´ultimo geniale marchingegno terrorista fabbricato dai palestinesi. Pensate, hanno incominciato ad ammazzare gli ebrei prima delle fondazione di Israele con semplici coltelli e armi da fuoco. Nel ´48 sono passati alla guerra regolare negli eserciti arabi, con aerei e carri armati - ripetendo questa prova quattro volte nei vent´anni successivi, purtroppo con esiti non proprio trionfali. Ma nel frattempo avevano imparato a dirottare gli aerei e le navi e a scegliere come vittime i viaggiatori di passaporto israeliano e nomi ebraici. Avevano anche capito che lo sport è un grande amplificatore sociale e ammazzarono una dozzina di atleti a Monaco (oggi, più economicamente, si limitano a promuovere boicottaggi, a Malmoe, a Doha... e a Pescara). Invasero Israele dal mare in gommone, pur di sfracellare la testa di qualche ragazzino ebreo. Poi provarono a fare dei loro mini-stati in Giordania e Libano la base per azioni di commando. Ingiustamente impediti di dirottare gli aerei e di scannare gli atleti dalla reazione fascista dell´Occidente, scacciati dagli stati arabi troppo rammolliti, non si scoraggiarono: passarono prima alle manifestazioni di ragazzini, ottimo mezzo propagandistico, poi agli attentati suicidi, con quella grande invenzione, la cintura esplosiva piena di pezzi di ferro, per straziare meglio la carne di chi capitava nel raggio dello scoppio. Bloccati anche lì dall´orribile muro dell´"apartheid" (nel senso che mette da due parti diverse attentatori e vittime potenziali, vi sembra educato?) scoprirono che coi razzi e coi tunnel potevano superare i muri e ammazzare lo stesso ebrei e israeliani. A corto di razzi hanno scoperto di recente che si possono ammazzare gli ebrei anche coi bulldozer. E ora, le barche da pesca... Ammirevole ingegno, non è vero? E che determinazione: la barca non esclude il coltello, i razzi non impediscono gli attentati, non agiscono solo gli uomini, ma anche le donne e i bambini; ogni mezzo è buono! Davvero la stampa eurabiana non dice a sufficienza quanto è grande il popolo palestinese, come sono inventivi i suoi martiri, com´è viva la sua lotta, com´è umanitaria e pacifica la sua educazione.

 
Alle 16 aprile 2009 16:01 , Blogger vichi ha detto...

Arial nel suo commento ci ricorda come ormai, nell'esercito israeliano, sia diventata la norma massacrare i civili e l'eccezione evitare di colpirli, come imporrebbe il diritto umanitario.

Ma non è roba di oggi. Già l'anno scorso Yesh Din ci ricordava come le indagini in casi di uccisioni illegali di Palestinesi da parte dei valorosi e "morali" soldatini israeliani sfociassero in incriminazioni solo nel 6% dei casi, con condanne peraltro nella maggior parte dei casi ridicole.

Qualche anno prima, un report di Human Rights Watch sullo stesso tema recava il significativo titolo di "Promoting impunity", ricordando che il giustificare e/o non indagare seriamente i crimini di guerra commessi dai soldati israeliani equivale a consegnare loro una vera e propria licenza di uccidere gli innocenti.

Andrea ci ricorda tutta la serie di attentati e crimini compiuti negli anni dai militanti palestinesi, e a ragione mette in rilievo come siano dei crimini feroci.

Ma da quant'è che Hamas non compie un attentato, lo ricordi? E perchè si consente che un milione e mezzo di Palestinesi nella Striscia di Gaza siano sottoposti ad un assedio che equivale ad un crimine di guerra, in quanto punizione collettiva?

E la lotta non violenta palestinese, come quella in corso a Bil'in e in altri villaggi insidiati dal muro, che effetti ha sortito?

Andrea (e i filoisraeliani come lui, accecati dalla propaganda sionista, dalla fede religiosa o dalle convinzioni politiche) evitano accuratamente di ricordare come sia oggi Israele a porsi al di fuori della legalità internazionale, a negare l'applicazione di decine e decine di risoluzioni Onu, a porre in essere una occupazione militare diretta - brutale e feroce - che è unica al mondo, a massacrare civili inermi con ogni ben di dio fornito dalle industrie belliche, a sedersi comodamente a godere lo spettacolo mentre il proprio esercito bombarda e uccide i propri vicini.

Salvo poi lamentarsi perchè, nel mondo, c'è tanto livore e ostilità nei confronti degli ebrei...

Quella palestinese è la lotta legittima di liberazione contro un'occupazione militare che va avanti da oltre 40 anni, e rimane una lotta legittima e sacrosanta anche se talvolta attuata, purtroppo, con mezzi criminali e atti ingiustificabili.

Ma per deporre le armi intanto bisogna essere in due; e, soprattutto, la richiesta ai Palestinesi di rinunciare alla lotta armata va accompagnata dalla prefigurazione di un percorso chiaro e temporalmente scandito che porti alla creazione di uno Stato palestinese.

L'esatto contrario che il governo Netanyahu-Lieberman sta facendo in questi mesi.

E allora di che cosa stiamo discutendo?

Il vero è, mio caro Andrea, che dobbiamo salvare i Palestinesi, e insieme la pace in m.o. e nel mondo intero, da questo vero e proprio Stato-canaglia che è divenuto Israele.

 
Alle 18 aprile 2009 08:07 , Anonymous Ulisse9 ha detto...

Per il primo anonimo,
fatti una ricerca digitando Cripto-giudei, e forse capirai qualcosa.
Potresti anche digitare Sabbatai Zevi, e scoprire che era un ebreo, falso messia, che nel 1666, in Turchia, si convertì falsamente all’Islam dando origine alla setta dei dunmeh criptogiudei.
Gli ignoranti ( o i troll) dovrebbero tacere.
Ciao Vichi

 
Alle 20 aprile 2009 13:04 , Blogger vichi ha detto...

Caro Ulisse9, ormai non mi prendo più la briga nemmeno di rispondere a certi post e a certi ignoranti, che non conoscono la storia e si abbeverano a quelle palesi falsità spacciate come fatti storici dai siti della propaganda sionista.

Grazie comunque della precisazione, un caro saluto.

Vichi

 

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