27 maggio 2009

Che ci fanno gli spioni di Israele in Libano?

Agli inizi della scorsa settimana, il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, aveva ammonito sulla possibilità che Israele stesse compiendo dei preparativi per una nuova guerra contro il Libano.

Le poche fonti che hanno riportato la
notizia avevano ricollegato le dichiarazioni di Nasrallah alle imponenti manovre militari in programma in Israele nel periodo compreso tra il 31 maggio e il 4 giugno prossimi. Nessuno, o quasi, in particolare sulla stampa a diffusione nazionale, ha ritenuto valesse la pena di raccontare anche che, in queste ultime settimane, in Libano è stata scoperta e smascherata una rete di spie che lavorava al soldo di Israele, inducendo il governo libanese a presentare una protesta formale alle Nazioni Unite.

E, ancora una volta, per venire a conoscenza delle malefatte dello stato israeliano, dobbiamo far ricorso alla stampa estera, in questo caso ad un articolo di Omayma Abdel Latif pubblicato su al-Ahram Weekly e qui proposto nella traduzione offerta dal sito
Medarabnews.

UNA GUERRA SOTTO UN ALTRO NOME
Al-Ahram Weekly, 21-27 maggio 2009

Ultimamente è difficile che passi un solo giorno senza che venga rivelata la scoperta di un’ulteriore cellula di spionaggio che opera in Libano per conto di Israele. Undici reti, composte da 15 sospettati, sono state scoperte dalle ISF (Internal Security Forces) libanesi nell’arco di un mese. Secondo fonti vicine a Hezbollah, “ciò che è stato rivelato è solo la punta dell’iceberg, poiché ulteriori cellule e uomini saranno arrestati”. Questi sviluppi giungono mentre il paese è in preda alla febbre elettorale per le consultazioni del 7 giugno. Essi coincidono anche con quelle che sono state definite le più imponenti manovre militari israeliane dal 1948.

Ad essere sinceri, non è una grossa novità scoprire cellule di spionaggio israeliane in Libano. Ciò che contraddistingue le reti scoperte recentemente, tuttavia, è il loro numero record ed il fatto che esse coprivano quasi tutto il Libano, da Beirut alla Bekaa, e – cosa ancora più importante – il sud, ovvero il territorio di Hezbollah. Mentre gli agenti israeliani vuotavano il sacco, il silenzio israeliano era assordante. L’unica reazione israeliana è stata di aprire il confine settentrionale per gli agenti in fuga diretti in patria lunedì scorso.

Le indagini iniziali rivelano intense attività di spionaggio. Dopo la guerra del luglio 2006, l’establishment militare israeliano comprese che parte dell’insuccesso nell’infliggere un duro colpo all’arsenale missilistico di Hezbollah era dovuto ai fallimenti dell’intelligence sul campo. Essa non ebbe più obiettivi da segnalare al sesto giorno di guerra, e non riuscì a paralizzare la capacità della resistenza di lanciare razzi. All’inizio del 2007, Israele decise di attivare le sue “cellule in sonno” in Libano. Ristabilì i legami con alcuni ex agenti e lavorò per reclutarne altri. Mentre queste reti operavano separatamente, Israele lavorò per insediare degli attori chiave come Ali Jarrah, Adib Al-Alam e Ziad Al-Homsy (Adib Al-Alam è un generale in pensione, arrestato ad aprile; Ziad Al-Homsy è il vicesindaco di Saadnayel, una cittadina nella Bekaa; per un ulteriore approfondimento si vedano anche “Security and Defense: Spying trouble in Lebanon” , apparso sul Jerusalem Post, e “Spies’ Roots Reach Deep in Lebanon”, apparso sul New York Times (N.d.T.) ), che avrebbero lavorato al reclutamento di altri. Il tipo di strumenti di spionaggio high-tech che è stato trovato in mano ad alcuni sospettati, e l’addestramento che avevano ricevuto, suggeriscono molto chiaramente che Israele era alla disperata ricerca di nuovi dati e di nuovi obiettivi.

Rimangono molti interrogativi riguardo alla scoperta di queste reti di spionaggio, soprattutto perché alcune di esse erano note a Hezbollah, ed erano sotto il suo vigile sguardo fin dal 2006. In secondo luogo, che tipo di attività era assegnato a queste reti, e fino a che punto Israele è riuscito, attraverso i suoi agenti, a violare la sicurezza della resistenza o addirittura dello Stato libanese, alla luce del fatto che alcuni dei suoi agenti lavoravano nelle istituzioni statali? Ad esempio, Al-Alam ha lavorato nel Servizio della Sicurezza Generale per 25 anni, mentre un altro agente, Haitham Al-Sohmorani, ha servito nelle ISF.

Cosa ancora più importante, questa attività di spionaggio sta a indicare una imminente azione militare contro il Libano? Lunedì scorso, il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha ammonito che Israele potrebbe aver avviato una fase di preparativi per “una nuova guerra a sorpresa contro il Libano” – come testimonierebbero le manovre militari che dovrebbero svolgersi dal 31 maggio al 4 giugno – allo scopo di saldare vecchi conti con Hezbollah e ristabilire la sua perduta capacità di deterrenza militare.

Il lavoro per scoprire le cellule di spionaggio è iniziato nel settembre del 2008. La maggior parte degli sforzi è stata condotta dalle ISF, ritenute affiliate al leader della maggioranza Saad Al-Hariri, le quali non godono di una buona reputazione negli ambienti dell’opposizione. Alcuni hanno suggerito che la scelta di tempo per fare questa rivelazione sarebbe strettamente legata alle prossime elezioni in Libano. La versione ufficiale degli eventi, tuttavia, racconta un’altra storia.

Secondo Ashraf Reifi, comandante delle ISF, l’assistenza tecnica e l’addestramento forniti ai quadri delle ISF hanno messo in grado questi ultimi di rintracciare e smascherare cellule di spionaggio. Tuttavia, fonti vicine a Hezbollah ci hanno rivelato che l’assistenza tecnica occidentale fornita alle ISF ha reso effettivamente queste ultime in grado di scovare le spie, ma coloro che hanno fornito questa assistenza non si aspettavano che le ISF avrebbero utilizzato questo addestramento per prendere di mira agenti israeliani. Piuttosto essi volevano che le ISF si concentrassero sulle attività legate alla Siria ed alla resistenza.

Reifi ha affermato che è stato un errore tecnico di alcuni agenti israeliani che ha portato alla scoperta di queste reti. “Queste reti operavano separatamente, in modo tale che se un agente fosse stato preso non sarebbe stato in grado di dire nulla sugli altri. Ma un paio di settimane fa, le ISF hanno intercettato ordini israeliani che chiedevano agli agenti di tenere un basso profilo e di sbarazzarsi di alcuni degli strumenti di spionaggio ad alta tecnologia”, ha dichiarato Reifi.

Mentre alcuni agenti si erano concentrati sulla raccolta di dati riguardanti i principali membri di Hezbollah, altri raccoglievano rilevamenti su alcuni villaggi del sud. Gli agenti più importanti si sono concentrati su attività volte a fomentare le tensioni settarie. Al-Homsy, un ex membro di Al-Mustaqbal (il partito di Saad Al-Hariri), e vicesindaco di Saadnayel, un villaggio nella valle della Bekaa centrale, rappresenta un esempio significativo a questo proposito. Al-Homsy, che è stato arrestato dall’intelligence dell’esercito, è accusato di essere stato un attore chiave nel fomentare la violenza settaria fra Saadnayel, frazione a maggioranza sunnita, e il vicino villaggio di Talabaiya, a maggioranza sciita. I due villaggi giunsero a uno scontro sanguinoso nel 2008. Gli sforzi di riconciliazione non riuscirono ad arginare le ostilità, e si dice che Al-Homsy abbia giocato un ruolo nel fomentare le tensioni. Egli lanciò anche una campagna diffamatoria contro Hezbollah sulla pubblicazione “Al-Erada” (La Volontà), che poi si scoprì essere finanziata da sovvenzioni israeliane.

Il caso di Al-Homsy è il più curioso, poiché egli, da uomo che si vantava di aver speso la propria vita al servizio della resistenza contro Israele, è finito per diventare un agente del Mossad. Ma le ripercussioni del caso vanno ben al di là di Al-Homsy, e sollevano nuovamente l’interrogativo se Israele possa essere dietro gran parte della violenza a cui il Libano ha assistito a partire dall’uccisione dell’ex primo ministro Rafiq Al-Hariri nel febbraio 2005, incluso l’assassinio di 14 personalità libanesi e la violenza settaria che ha rischiato di riportare il paese sull’orlo della guerra civile.

Pochi sono rimasti sorpresi quando Nasrallah ha pesantemente criticato la magistratura libanese in un discorso tenuto venerdì 15 maggio. Molti residenti dei villaggi del sud ritengono la magistratura responsabile per le cellule di spionaggio che non sono state scoperte in passato. Ex agenti che furono consegnati da Hezbollah alla magistratura libanese dopo la liberazione del sud nel maggio del 2000, ricevettero delle sentenze molto leggere, che andavano dai sei mesi ai cinque anni. Hezbollah volle inviare un segnale nel momento in cui decise di non intraprendere azioni extragiudiziarie contro gli agenti di Israele per mostrare rispetto nei confronti delle istituzioni statali, anche quando si trattava di questioni estremamente delicate. Sheikh Naim Qassim, il vice segretario generale di Hezbollah, ha ora invitato la magistratura ad emettere sentenze di condanna a morte nei confronti di alcuni degli agenti smascherati.

Omayma Abdel Latif è projects coordinator presso il Carnegie Endowment for International Peace; in precedenza è stata vice redattore capo del settimanale egiziano “al-Ahram weekly”; si è occupata in particolare di movimenti islamici, e soprattutto dei Fratelli Musulmani in Egitto

Titolo originale:
War by another name

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4 Commenti:

Alle 27 maggio 2009 16:40 , Anonymous Andrea ha detto...

Fin dall'anno dell'indipendenza, nel 1948, il problema del terrorismo ha piagato il paese, e la sua longa manus ha colpito anche all'estero. I continui sanguinosi atti di violenza esprimono la non accettazione, da parte della minoranza, della sovranità nazionale della maggioranza della popolazione, e l'esigenza di due Stati per due popoli. Il problema dei profughi è annoso e angosciante. Centomila finora i morti nella tragica spirale dell'estremismo. Questa settimana, però, lo Stato ha riaffermato il proprio incontrastato dominio su tutto il territorio nazionale con l'uccisione dei capi del movimento indipendentista, con l'espulsione dalle loro zone residenziali e con la riduzione allo stato di rifugiati dei membri della minoranza. A parte qualche debole eccezione, i mezzi di comunicazione e le organizzazioni internazionali hanno manifestato scarso interesse alla vicenda. Nessuna carovana umanitaria, nessuna raccolta di miliardi di euro per la ricostruzione. Gli 8000 morti solo quest'anno nel conflitto non hanno fatto notizia. Nessuna protesta dell'ONU o della Croce Rossa Internazionale. I nostri sagaci lettori lo hanno capito subito: stiamo parlando del conflitto fra lo Stato dello Sri Lanka e la minoranza Tamil. Ancora un volta abbiamo avuto una testimonianza indimenticabile dell'ipocrisia della politica dei due pesi e delle due misure, e dei suoi portavoce.

 
Alle 27 maggio 2009 18:15 , Blogger vichi ha detto...

Piccola variazione sul tema, adesso non si invitano le persone a parlare del Darfur, ora è la volta dei Tamil.

Tutto fuorchè parlare dello stato-canaglia israeliano, del caso unico al mondo di una occupazione militare diretta di territori altrui, dei crimini di guerra commessi quotidianamente dagli assassini di Tsahal.

Ecco, perchè non ti occupi tu dello Sri Lanka, del Darfur, magari della Cecenia o del Tibet e a noi poveracci ci lasci parlare un po' dei Palestinesi e della loro lotta per la libertà e l'indipendenza?

 
Alle 27 maggio 2009 18:57 , Anonymous Andrea ha detto...

Vichi, parli dei "Palestinesi e della loro lotta per la libertà e l'indipendenza": ma quale "lotta", se finora non c'è mai stata perchè i Palestinesi sono stati defraudati del loro sacrosanto diritto di dar vita a uno stato sovrano, libero ed indipendente, dai loro stessi sedicenti leader, avidi, sanguinari e corrotti che hanno tradito la legittima causa nazionale di quel popolo. Quelli non sono resistenti, quelli sono terroristi e basta!

 
Alle 29 maggio 2009 09:12 , Blogger vichi ha detto...

Che strano, a me pareva che i Palestinesi siano a tutt'oggi privi di un proprio stato indipendente e sovrano perchè Israele occupa militarmente quei territori su cui la comunità internazionale ha stabilito debba sorgere il futuro stato di Palestina.

Sembra però che le cose non vadano più tanto bene per Israele, il nuovo Presidente Usa è ben diverso da Bush e ha dichiarato espressamente che il fulcro centrale della politica americana in m.o. è costituito dalla composizione del conflitto israelo-palestinese e dalla nascita dello stato palestinese.

La qual cosa risulta indigesta al nuovo governo Netanyahu, che si rifiuta persino (almeno ufficialmente) di considerare l'ipotesi.

Bisognerà vedere se la nuova "rotta" dell'amministrazione americana in politica estera si esplicherà in fatti concreti o se quelle di Obama si dimostreranno solo vuole e retoriche affermazioni.

O magari si arriverà, invece, a quella soluzione di un unico stato binazionale che sarebbe quella auspicabile in un mondo migliore da quello in cui viviamo...

 

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