10 giugno 2009

Aiutiamo Ezra Nawi!

A volte capita di venire a conoscenza di persone che dedicano la loro vita alla difesa dei diritti umani dei poveri e degli oppressi, e che per ciò stesso suscitano in noi sentimenti di profonda stima ed ammirazione.

E’ questo il caso di Ezra Nawi, un ebreo israeliano di origini irachene attivista dell’organizzazione pacifista Ta’ayush, attivo da anni in difesa dei diritti umani delle popolazioni che abitano nella regione conosciuta come South Mount Hebron, all’estremità meridionale della Cisgiordania.

Le popolazioni beduine che abitano in quella zona desolata vivono sotto occupazione da 42 anni, e sono tutt’ora prive di elettricità, acqua corrente e altri servizi basilari. Come se ciò non bastasse, questi poveri Palestinesi vengono continuamente tormentati dai coloni israeliani, ivi presenti in violazione sia del diritto internazionale che della stessa legge israeliana, spalleggiati dalle forze di sicurezza e dai soldati israeliani che, lungi dal difenderli dagli attacchi dei settlers, cooperano con questi cani razzisti in una lenta ma incessante opera di pulizia etnica.

In questo video tratto da YouTube si possono vedere le fasi dell’arresto di Ezra, colpevole soltanto di aver tentato (invano) di impedire che i soldati israeliani e i loro bulldozer demolissero alcune povere baracche dei Beduini nel villaggio di Um El Hir e invece, nonostante le evidenze del filmato, accusato di aver aggredito un ufficiale israeliano.

Gli amici di Ezra hanno lanciato una campagna (http://salsa.democracyinaction.org/o/301/t/9462/campaign.jsp?campaign_KEY=27357) per inviare migliaia e migliaia di lettere alle ambasciate israeliane di tutto il mondo, prima che egli venga processato il prossimo mese di luglio e, quasi certamente, condannato per un reato che non ha commesso.

Le popolazioni beduine – nei Territori occupati così come all’interno di Israele – sono soggette a continue vessazioni da parte delle autorità israeliane. L’Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA – Protection of Civilians) ci informa che, nel solo periodo compreso tra il 27 maggio e il 4 giugno:

- le forze di sicurezza israeliane hanno distribuito 5 ordini di evacuazione e sette ordini di fermo lavori - che riguardano un totale di 151 persone tra le quali 80 bambini – nella comunità beduina di Al Hadidiya (popolazione: 162!); da notare che nel dicembre del 2006 l’Alta Corte di Giustizia israeliana aveva respinto il ricorso di alcuni Beduini contro un precedente ordine di demolizione, argomentando che l’area in questione era definita come agricola dai piani regolatori risalenti al periodo del Mandato britannico (!) e che le strutture da demolire costituivano una potenziale minaccia per il vicino insediamento colonico di Ro’i;

- il 4 giugno le autorità israeliane hanno demolito 13 strutture residenziali, 19 recinti per animali e 18 forni tradizionali (taboun) nella comunità beduina di Khirbet ar Ras al Ahmar, nella Valle del Giordano; in conseguenza, ben 18 famiglie (circa un terzo degli abitanti del villaggio), inclusi 67 bambini, sono rimasti senza un tetto sotto cui dormire;

- le autorità israeliane hanno emanato ordini di demolizione per sei famiglie beduine nel governatorato di Qalqiliya, per strutture presenti a ‘Arab Ramadin Janubi e ‘Arab Abu Farda; questi ordini di demolizione hanno riguardato almeno 25 Palestinesi e, tra essi, 15 bambini.

La lotta di Ezra Nawi a difesa delle popolazioni beduine dei Territori occupati merita di essere resa pubblica e sostenuta, ed è per questo che invito tutti i lettori di questo blog a scrivere all’ambasciata israeliana per farlo liberare.

Nel video, ad un certo punto, Ezra è seduto in un camion militare con le mani legate, ed esclama: “anch’io sono stato un soldato, ma non ho mai demolito case, c’è una grande differenza”, aggiungendo poi “l’unica cosa che resterà qui sarà l’odio”.

I soldati israeliani ridono, e allora Ezra si arrabbia e chiede cosa ci sia da ridere, forse il fatto che alcuni bambini saranno costretti a dormire all’aperto, e qualcuno risponde “io domani sarò a casa”.

I bravi e valorosi soldati di Tsahal, colonna di quello Stato-canaglia, razzista ed oppressore, che si chiama Israele.

Condividi

14 Commenti:

Alle 11 giugno 2009 09:50 , Anonymous Andrea ha detto...

Ritengo che la cosa migliore sia fare una colletta pubblica per pagare la difesa di Ezra dinanzi ai tribunali israeliani.

Comunque, sempre con riferimento alla Cisgiordania, succedono cose che ritengo parimenti inquietanti in questi giorni:

- un responsabile palestinese, Jamal Muheisen, ha annunciato che le forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese hanno arrestato tre donne affiliate a Hamas che avevano pianificato un attentato suicida contro le forze di polizia palestinesi in Cisgiordania;

- è stato arrestato in Cisgiordania dalle forze di sicurezza dell'Autorità Palestinese un terrorista che ha rivelato d’aver ricevuto 1,5 milioni di $ da Hamas per effettuare attacchi nella città di Nablus (Cisgiordania) nel tentativo di rovesciare il regime di Mahmoud Abbas (Abu Mazen);

- Moussa Abu Marzouk, un leader di Hamas all’estero, ha esortato lunedì il presidente Usa Barack Obama a parlare direttamente con l'organizzazione terroristica dicendo che essa rappresenta il popolo palestinese. Moussa Abu Marzouk ha tuttavia precisato che Hamas non intende rinunciare alla violenza, una delle condizioni poste da Washington per avviare un dialogo con il gruppo.

 
Alle 12 giugno 2009 10:09 , Blogger vichi ha detto...

Nella lettera di Hamas ad Obama, susseguente al suo discorso al Cairo, si può leggere:
"noi del governo di hamas ci stiamo impegnando a ricercare una giusta soluzione del conflitto, che non sia in contraddizione con la comunità internazionale, né con le idee illuminate espresse al riguardo dalla Corte internazionale di Giustizia (che ha dichiarato gli insediamenti colonici illegali e parimenti lo ha fatto per la porzione di muro costruito in territorio palestinese, n.d.r.), dall'Assemblea Generale delle nazioni Unite e dalle già citate organizzazioni umanitarie. Siamo pronti a coinvolgere nel nostro impegno tutti gli altri partiti, sulla base del rispetto reciproco e senza alcuna precondizione".

Si tratta, dunque, ancora una volta di una chiara apertura al dialogo e al negoziato. Che però non può prescindere, per aver luogo, dall'adozione di alcuni passi concreti, primi fra tutti la fine dell'assedio a Gaza e lo stop all'espansione delle colonie.

Perchè forse ci si dimentica che, in questo momento, c'è un Paese occupante che viola la legalità internazionale e un popolo che vive sotto occupazione, stremato, affamato e massacrato.

Spetta, dunque, a Israele fare il primo passo e dimostrare la buona volontà di porre fine ad una occupazione militare che dura da più di 40 anni e di giungere ad un vero ed equo accordo di pace.

"Rinunciare alla violenza", nelle condizioni attuali, significherebbe soltanto arrendersi senza condizioni e rinunciare al legittimo diritto di resistenza che è riconosciuto ad ogni popolazione i cui territori siano invasi ed occupati.

 
Alle 14 giugno 2009 09:34 , Anonymous Ulisse9 ha detto...

Ciao Vichi,
segnalerò questo tuo post nel mio Blog in un aggiornamento sulle operazioni sioniste a Gaza e in Cisgiordania.
Buona giornata,
Francesco

 
Alle 14 giugno 2009 19:47 , Anonymous Andrea ha detto...

Vichi, questo mio post è triste e (realmente) filopalestinese. Voglio chiederti di portare con me il lutto di un ragazzino palestinese di tredici anni, ucciso l'altro giorno a Kalkilya, sulle colline del West Bank di fronte a Tel Aviv. Il nome del ragazzino è Raed Wael Sawalha. E' stato ucciso e prima ferocemente torturato perché accusato di essere "collaboratore" di Israele. I palestinesi ammazzati per questa ragione sono stati centinaia negli scorsi anni; è dal 1936, ben prima della naqbah che gli islamisti hanno autorizzato chiunque ad ammazzare chi venda terra agli ebrei (e questa è ancora una legge dell'Autorità Palestinese) e questo è già un segno sufficiente della volontà palestinese di fare la pace con Israele. Ma Raed Wael Sawalha aveva tredici anni. Tredici anni. Che collaborazione, che tradimento può commettere un tredicenne che abita in un paesone qualunque? Raccontare ai "criminali sionisti occupanti" di come giocano a pallone i suoi amici? O magari flirtare con una "puttana ebrea"? C'è di peggio. Sai chi ha ucciso e torturato Raed Wael Sawalha? E' stata la sua famiglia, incluso il padre e lo zio. Capisci: il padre di un ragazzo tredicenne, con la complicità di tutta la famiglia, tortura a morte proprio figlio per aver "collaborato" con Israele! E' della volontà di pace di questa gente che Israele deve fidarsi, secondo le anime belle da Obama fino agli scout della parrocchia all'angolo....

 
Alle 15 giugno 2009 09:53 , Blogger vichi ha detto...

Maledetto ipocrita, il tuo è un post "filopalestinese", vero pezzo di merda!

Se davvero lo fosse, avresti potuto ricordare un articolo dell'indipendent dell'8 giugno scorso, contenente il resoconto della confessione di due sergenti della Brigata Kfir che raccontavano come - durante un'operazione nel villaggio di Hares - i soldati israeliani avessero legato, bendato e picchiato decine di ragazzini palestinesi, alcuni di 14 anni di età.

Oppure avresti potuto ricordare il recentissimo rapporto di Defence for Children International, secondo cui, ogni anno, circa 9000 Palestinesi vengono processati da due corti israeliane nella West Bank, e tra essi 700 (SETTECENTO!) bambini.

Bambini che, dal momento del loro arresto - che tipicamente avviene alle prime luci dell'alba nella loro casa - devono subire maltrattamenti e in alcuni casi TORTURE, testimoniati nel report e in resoconti similari di altre ong di tutela dei diritti umani quali b'tselem.

Bambini - anche di dodici anni di età - a cui durante gli interrogatori questo Stato-canaglia di assassini e farabutti nega l'ausilio di un difensore e la possibilità di ricevere visite familiari.

Bambini che, dopo la sentenza, vengono in massima parte detenuti all'interno di Israele, IN CHIARA VIOLAZIONE DELLA QUARTA CONVENZIONE DI GINEVRA.

E' giusto uccidere un essere umano per aver collaborato con il nemico? Certo che no, come parimenti non è giusto uccidere un essere umano - bambino o anziano che sia - bruciandolo vivo con il fosforo bianco.

E' giusto, però, ricordare come Israele ottenga le sue "colleborazioni", con la promessa di un lavoro, o con il ricatto, o con la corruzione, o con la promessa di fornire al collaborante le cure mediche per sé stesso o per i suoi familiari, cure che sarebbero dovute in base al diritto internazionale.

E i servizi segreti e le ss di questi nazisti sono davvero bravi ad ottenere le informazioni che vogliono:
"Un soldato mi puntava contro il fucile. La canna del fucile era a pochi centimetri dalla mia faccia. Ero così terrorizzato che cominciai a tremare. Il soldato si prendeva gioco di me e diceva: "Stai tremando? Dimmi dov'è la pistola prima che ti spari" (testimonianza di Ezzat H., 10 anni, dal report "Palestinian Child Prisoners" d.c.i.).

Ed è con questi figuri, biechi assassini e spietati torturatori, che i Palestinesi dovrebbero fare la pace!

 
Alle 15 giugno 2009 15:22 , Anonymous Andrea ha detto...

Tralasciando gli insulti che mi rivolgi, ti segnalo che come ormai tutti hanno capito i torti e le ragioni sono reciproche in questo conflitto. Ovviamente in Israele esistono tribunali e leggi per reprimere eventuali eccessi delle forze armate (vedi recenti sentenze della Corte Suprema di condanna di molti soldati).
In ogni caso, ti segnalo anche che i ragazzini sono buona carne da macello per quelli di Hamas, ottimi per smontare/rimontare velocemente i Kassam e per fare attentati, si pongono meno domande degli adulti e passano più inosservati.
Eccone un esempio:

http://www.youtube.com/watch?v=eTGbP55HGi8

 
Alle 17 giugno 2009 07:47 , Blogger arial ha detto...

a proposito del ragazzino di 13 anni , episodio orrendo uscciso, i sepolcri imbainacati (il commento è tratto da informazione corretta ed è di U V) l'autore dimentica che i responsabili sono stati arrestati daLL'ANP che ha stigmatizzato l'episodio, ma ai sepolcri imbainacat questo non interessa

 
Alle 17 giugno 2009 16:12 , Anonymous Andrea ha detto...

Vichi, dovresti saperlo che Hamas è solita reclutare ragazzini, sono veloci a montare/smontare kassam, a passare negli stretti tunnel a Rafah e si pongono meno domande degli adulti quanno fanno i kamikaze.
Comunque, a proposito di pace: racconta Clinton (il presidente, non il segretario di Stato) in "My life" che nei colloqui di Camp David del 2000, Barak venne col suo compito fatto: una proposta per la pace, che comportava la costituzione dello Stato Palestinese su circa il 90% del West Bank e su Gaza. Arafat non aveva preparato nessuna proposta, si limitava a dire "No" e "Non basta". Grande maestro Arafat, tant'è vero che ha avuto il Nobel per la pace, lui che era andato a parlare all'Onu con un Kalasnikov in mano (e al Parlamento italiano con una pistola al fianco...). E infatti Abu Mazen non fa altro che imitarlo: nessuna proposta è mai uscita dalla sua bocca, solo un "non abbastanza" di fronte a qualunque cosa dicesse il governante israeliano di turno (compreso Olmert, che gli aveva promesso praticamente il 100% dei Territori).

 
Alle 18 giugno 2009 15:30 , Blogger arial ha detto...

ma U V se uno vuole leggerlo, va su informazione corretta, sarebbe il caso di riportare la fonte piuttosto che farlo passare per proprio

le generose offerte di Barak a Camp David"svelate" da documenti ufficiali
http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=5448

questo invece lo dice Tom segev

http://www.haaretz.com/hasen/spages/1090648.html

sintesi in italiano
http://frammentivocalimo.blogspot.com/2009/06/tom-segev-rabin-considero-lipotesi-di.html

sai molti punti si stanno riedendo e se questo governo di destra non si dà una regolata credo che molti documenti saranno portati alla luce da gole profonde..usa ed israeliane e si vedrà chi ha giocato in modo non prprio corretto

 
Alle 18 giugno 2009 15:35 , Blogger vichi ha detto...

Uno dei caposaldi della propaganda sionista è quello relativo al mito delle "generose" offerte di Barak.

E, del resto, Israele ha sempre preteso di negoziare con i Palestinesi sulla base del principio "quel che mio è mio, su quello che è tuo dobbiamo fare un compromesso".

Questo, e non altro, significa voler "concedere" ai Palestinesi il 90% di Gaza e della West Bank, ovvero sottrarre ai Palestinesi una ulteriore porzione di terra rispetto ai confini del 1967 che sarebbero quelli riconosciuti dalla comunità internazionale.

Davvero un'offerta generosa!

Questo per tacere del fatto che Barak - al pari di Netanyahu oggi - non ha mai inteso fare alcuna concessione riguardo a Gerusalemme est e al diritto al ritorno.

Il vero è che, piuttosto, con questo Stato-canaglia che è Israele è e sarà impossibile raggiungere un equo accordo di pace, fino a che la comunità internazionale non si deciderà a intervenire per piegare questi assassini al rispetto del diritto internazionale e della pacifica convivenza tra i popoli.

 
Alle 18 giugno 2009 15:51 , Blogger vichi ha detto...

Per quanto riguarda poi l'esistenza di "tribunali e leggi per reprimere eventuali eccessi" degli assassini di Tsahal, c'è da dire che le condanne di soldati israeliani per condotte illecite si contano sulle dita di una mano, tant'è vero che quando accade che un soldato venga accusato per furto - come è accaduto di recente - i giornali sbandierano la notizia in prima pagina tanto è clamorosa.

Esiste un rapporto di Human Rights Watch sull'argomento, dall'eloquente titolo "Promoting impunity - the israeli military's failure to investigate wrongdoing", che racconta la verità sull'impunità e sulla vera e propria licenza di uccidere concessa ai soldati israeliani.

Tra il 29 settembre del 2000 e il 30 novembre del 2004 più di 1.600 civili palestinesi - tra i quali almeno 500 bambini - sono stati uccisi dall'Idf; l'esercito israeliano ha investigato soltanto 74 casi di uccisioni illegali, meno del 5% del totale dei civili uccisi.

Le condanne sono state solo 6, e la più grave ammontava a 20 mesi di detenzione. Per fare un esempio, nel maggio del 2004 un soldato israeliano di nome Zvi Koretzki è stato riconosciuto colpevole per l'uccisione negligente di un sedicenne palestinese: è stato condannato a ben ... due mesi di reclusione!

Di contro, non di rado, gli obiettori di coscienza israeliani vengono condannati a ben più gravi pene detentive, che possono arrivare anche a dodici mesi.

Questa è la giustizia israeliana, che serve solo a garantire la pressocché totale impunità alla peggiore razza di assassini che il mondo contemporaneo conosca.

 
Alle 18 giugno 2009 22:33 , Blogger arial ha detto...

puoi diffondere questi due video..se ti va?


http://www.haaretz.com/hasen/spages/1094019.html
http://www.gisha.org/2years

 
Alle 19 giugno 2009 11:11 , Blogger vichi ha detto...

Si, lo farò al più presto, quello di Gisha già lo conoscevo.
Un caro saluto e grazie per le tue segnalazioni.

 
Alle 20 giugno 2009 11:55 , Blogger arial ha detto...

grazie a te Vichi...vogliono cancellare il video che ho postato, come si fa a salvarlo, prima che sia troppo tardi? e? un documento importante perchè dimostra la banalità del male ad opera delle forze di polizia e per questo scoccia più di altri video


http://rete-eco.it/it/gruppi-ebraici/dissidenza-ebraica/7183-tell-youtube-to-stop-censoring-videos-about-israel.html

 

Posta un commento

Iscriviti a Commenti sul post [Atom]

Link a questo post:

Crea un link

<< Home page