3 giugno 2009

Andate a Hebron.


Hebron è una città della Cisgiordania situata a circa 30 km. a sud di Gerusalemme, che tradizionalmente ha sempre rappresentato il centro di riferimento commerciale per l’intera Cisgiordania meridionale.


Dopo la guerra dei sei giorni, un gruppo di ebrei che si fingevano turisti – guidati dal rabbino Moshe Levinger – occupò il principale hotel di Hebron, rifiutandosi di abbandonarlo. Da allora, e nel corso degli anni, Israele ha stabilito circa una ventina di insediamenti colonici dentro e intorno alla Città Vecchia di Hebron, difesi da un abnorme numero di truppe e tutelati da un regime di separazione e di restrizione della libertà di movimento dei Palestinesi che ha provocato il collasso economico dell’area e ha indotto numerosi residenti ad abbandonare la città.


Basti pensare che, secondo una ricerca condotta nel novembre-dicembre 2006 dall’ong israeliana B’tselem, ben 1.014 unità abitative nel centro di Hebron (il 41,9% del totale) risultavano abbandonate dai loro proprietari, 659 solo nel periodo della seconda Intifada. Analogamente, gli esercizi commerciali chiusi a causa delle restrizioni alla libertà di movimento risultavano essere pari a 1.829 (il 76,6% del totale), di cui 1.141 durante la seconda Intifada, 440 per ordine dell’esercito israeliano.


Nell’area di Hebron controllata da Israele (la cd. zona H2) vi sono ben 93 ostacoli stradali, di cui 9 rappresentati da checkpoint permanentemente presidiati dall’esercito israeliano, con un incremento del 19% rispetto al marzo di quest’anno ed un conseguente peggioramento delle condizioni di vita dei Palestinesi e della loro libertà dio movimento.


I coloni israeliani di Hebron – godendo dell’impunità loro garantita dai soldati di Tsahal – sono particolarmente aggressivi nei confronti dei Palestinesi, e in questi anni hanno messo in campo tutta una serie di violenze fisiche e verbali nei confronti dei residenti, tranquillamente picchiati o fatti oggetto di lanci di pietre o di liquidi organici; i soldati e la polizia israeliani non solo non intervengono mai a difesa dei Palestinesi ma, al contrario, essi stessi si macchiano quotidianamente di eccessivo uso della violenza, di arresti e detenzioni arbitrari, di trattamenti umilianti inflitti a chi non può reagire.


Hebron rappresenta il simbolo dell’illegalità degli insediamenti colonici israeliani, delle violazioni delle norme di diritto internazionale poste a tutela dei diritti umani delle popolazioni civili sotto occupazione, dell’impatto rovinoso che le politiche israeliane hanno nei confronti dei diritti umani fondamentali dei Palestinesi, il diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza personale, al libero movimento di persone e cose, alla salute, alla proprietà.


Ma, soprattutto, Hebron rappresenta il simbolo di come può evolversi il rapporto tra Israeliani e Palestinesi se non si porrà un freno alla strisciante pulizia etnica ed alla colonizzazione della West Bank.


E’ questo il tema dell’articolo pubblicato il 14 maggio scorso dal giornalista israeliano Ori Nir sul sito dell’agenzia di news Common Ground News Service, qui proposto nella traduzione offerta dal sito Medarabnews.


Andate a Hebron.
14.5.2009


HEBRON - Andate a Hebron. Osservate come alcune centinaia di coloni israeliani ultra-nazionalisti, una minoranza in una città palestinese di 160.000 abitanti, hanno trasformato la vita dei suoi residenti palestinesi in un inferno.


Andate a Hebron. Guardate come una piccola minoranza ebraica domina un’oppressa maggioranza araba, e capirete il motivo per cui Israele ha bisogno di una soluzione a due stati, al fine di sopravvivere in futuro come uno stato ebraico democratico.


Andate a Hebron. Vedrete come i coloni ebrei e il governo militare di Israele hanno usato la forza per trasformare quello che era il centro della città – e il centro degli affari e del commercio della Cisgiordania meridionale – in un’enclave ebraica. I palestinesi non sono autorizzati a percorrere a piedi, e tanto meno in automobile, la strada principale del centro di Hebron. Sono costantemente e quotidianamente vittime di molestie da parte dei coloni e dell’esercito.


Se volete vedere come diventeranno i rapporti fra israeliani e palestinesi se non iniziamo ad invertire l’attuale escalation dell’occupazione israeliana in Cisgiordania, andate a Hebron.


Se avete a cuore il futuro di Israele, se il vostro pensiero politico è determinato dal senso di ciò che è fattibile, di ciò che è giusto e di ciò che è morale, se per voi i valori ebraici significano qualcosa, andate a Hebron.


Parlate con i coloni. Ascoltate la loro visione. Parlate con i palestinesi. Chiedete loro della loro vita quotidiana. Chiedete loro del risentimento, dell’odio, della disperazione e del sentimento di vendetta che lo status quo sta infondendo nei loro cuori e nelle loro menti. Parlate con i soldati, i paracadutisti dai berretti rossi – i migliori soldati di Israele – che sono costretti a lavorare in questo luogo deprimente, le cui abilità di combattenti vengono sprecate per controllare le borse della spesa di anziane donne palestinesi, e per tentare di impedire a giovani coloni di commettere atti vandalici nei negozi palestinesi o di lanciare pietre contro gli arabi di Hebron.


Se fossi Benjamin Netanyahu, sarei andato a Hebron prima di andare a Washington per incontrare il presidente Obama, prima di definire il “nuovo approccio” del processo di pace israelo-palestinese a cui egli ha fatto riferimento alla conferenza dell’AIPAC. Credo che anche Netanyahu – sì, persino un cinico come Bibi – si vergognerebbe, come israeliano e come ebreo. Io mi sono vergognato, durante la mia recente visita a Hebron con un gruppo di attivisti di Peace Now e di Americans for Peace Now.


Nel compiere la sua analisi dei rapporti tra la maggioranza e la minoranza a Hebron, raccomando a Netanyahu di leggere questo brano di B. Michael pubblicato in una recente edizione di Yedioth Ahronoth: “Alla vigilia della Festa dell’Indipendenza, l’Ufficio Centrale di Statistica ha affermato che il numero di residenti in Israele ammonta a 7,4 milioni di persone. C’era anche una notizia che rincuorava gli animi in vista delle vacanze: la maggioranza assoluta della componente ebraica è stata mantenuta; gli ebrei rappresentano il 75,5% della popolazione. Solo il 24,5% non è ebreo. Tuttavia, un deplorevole errore si è fatto strada in questi numeri. L’origine di questo errore consiste nello strano “stile di vita” della Linea Verde (il confine che separa lo stato di Israele propriamente detto dai Territori occupati (N.d.T.) ). Tale confine, che è presumibilmente “morto” molto tempo fa, salta fuori dalla tomba (o forse viene riesumato con la forza) ogni volta che fa comodo alle statistiche o alle pubbliche relazioni. Ma le cifre reali sono le seguenti: secondo l’Ufficio Centrale di Statistica e la CIA, il governo israeliano controlla 11,43 milioni di esseri umani. Tra questi, 5,6 milioni sono ebrei, 5,83 milioni sono non-ebrei (2,46 milioni di palestinesi in Cisgiordania, 1,55 milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza, 1,5 milioni di palestinesi cittadini di Israele e 0,32 milioni di “altri non-ebrei”). I dati esatti sono i seguenti: nell’impero israeliano, gli ebrei costituiscono il 49% della popolazione, mentre i non-ebrei il 51%. Ora possiamo cominciare noi ad essere definiti ‘minoranze’”.


Signor Primo Ministro, vada a Hebron. Perché la strisciante “hebronizzazione” di Israele è un cancro. Lei lo sa. E sa anche che non è troppo tardi per fare marcia indietro.


Ori Nir, portavoce di Americans for Peace Now, è stato corrispondente del quotidiano israeliano Ha’aretz per gli affari palestinesi; questo articolo era originariamente apparso sul sito di Americans for Peace Now il 05/05/2009


Titolo originale:
Go to Hebron

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1 Commenti:

Alle 3 giugno 2009 16:23 , Anonymous Andrea ha detto...

Condanno senza riserve i coloni che si comportano in modo inaccettabile, scagliando pietre e aggredendo a Hebron
Condanno gli estremisti per aver provocato alterchi con la popolazione araba del posto, per aver violato moschee, abitazioni, veicoli e persino cimiteri.
Molti dei risposabili delle violenze a Hebron, sia giovedì scorso che delle settimane precedenti, sono giovani fuori controllo che gravitano attorno a questo luogo tribolato, incoraggiati dalle loro autorità spirituali e dai loro mentori politici. Sono pompati di “vitamina M”: follia messianica.
Gli ebrei anti-sionisti del gruppo Naturei Karta si oppongono allo Stato ebraico perché il Signore non ha ancora inviato il Messia. Invece, questi coloni estremisti post-sionisti, sganciati dal tradizionale campo del nazionalismo religioso ebraico, sono arrivati al punto di contrapporsi allo Stato perché interpretano le sue politiche e le sue istituzioni come contrarie al volere del Signore. Da qui derivano i loro comportamenti.
Vi è uno scollamento ormai inconciliabile fra coloro che sono disposti a praticare o giustificare la violenza dei coloni estremisti e la stragrande maggioranza del pubblico israeliano; tra coloro che si sono ormai sganciati dall’impresa sionista, certamente imperfetta, con le sue forze armate e le sue istituzioni politiche, e la stragrande maggioranza di chi vuole preservare lo stato di diritto anche quando, per dirla con Dickens, “il diritto è somaro”.

Nel frattempo, mi sembra importante non perdere di vista due altri elementi fondamentali. Primo, che la vasta maggioranza degli israeliani che vivono in Giudea e Samaria (Cisgiordania) è composta da cittadini pienamente rispettosi della legge. Secondo, che – in ogni caso – agli ebrei deve essere garantito il libero accesso alle Tombe dei Patriarchi di Hebron. L’intollerabile comportamento dei coloni estremisti non cancella questo diritto. Per lungo tempo, ancor prima che cristianesimo e islam arrivassero sulla scena, Hebron è stata – e rimane – una chiave di volta della civiltà ebraica.

 

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