25 settembre 2009

Campagna per la liberazione di Mohammad Othman.

Il 22 settembre scorso Mohammad Othman è stato arrestato dai soldati israeliani al Ponte di Allenby, il valico di confine tra Giordania e Palestina. Da allora, egli si trova detenuto presso il carcere di Huwara come prigioniero di coscienza, arrestato solamente a causa della sua attività in difesa dei diritti umani.

Mohammad, 33 anni, è il coordinatore giovanile della campagna Stop the Wall e ha dedicato gli ultimi dieci anni della sua vita alla difesa dei diritti umani dei Palestinesi. Nell’ambito della Campagna contro il Muro dell’Apartheid, egli ha lottato contro l’espropriazione delle terre dei contadini palestinesi e contro il coinvolgimento delle imprese israeliane ed internazionali nella violazione dei diritti umani dei palestinesi.

Il suo villaggio, Jayyous, è stato letteralmente devastato dal Muro dell’apartheid e dall’espansione della colonia di Zufim, edificata dalle società di Lev Leviev. Società che si trovano ora a dover affrontare una riuscita campagna di boicottaggio a causa della violazione dei diritti delle popolazioni indigene.

Mohammad stava tornando da uno dei suoi viaggi in Norvegia, nel corso del quale ha incontrato alcuni alti funzionari, incluso il Ministro delle Finanze norvegese Kristen Halvorsen. Il Fondo Pensione nazionale norvegese di recente ha annunciato di aver disinvestito da Elbit, la compagnia israeliana che fornisce sia apparecchi aerei senza pilota e altra tecnologia militare alle forze di occupazione israeliane, come pure i sistemi di sicurezza per il muro e per gli insediamenti colonici.

Questa non è la prima volta che dei Palestinesi attivisti per i diritti umani vengono arrestati al ritorno di viaggi all’estero. Recentemente, Muhammad Srour, testimone oculare per conto della Missione Conoscitiva Onu su Gaza, è stato arrestato sulla via del ritorno da Ginevra. Tale arresto è stato un chiaro atto di rappresaglia contro Srour per aver denunciato le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele. Arrestare i Palestinesi al loro ritorno dall’estero non è che un’altra tattica israeliana per cercare di mettere a tacere gli attivisti palestinesi per i diritti umani. Essa serve a completare la politica globale di isolamento del popolo palestinese dietro checkpoint, muri e filo spinato.

E’ dunque di assoluta urgenza, anche per noi, mobilitarci per aiutare Mohammad Othman, firmando la petizione on-line per la sua liberazione o scrivendo direttamente all’ambasciata israeliana per protestare contro il suo arresto.

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4 Commenti:

Alle 25 settembre 2009 14:33 , Anonymous Andrea ha detto...

Vedremo cosa emergerà alla fine dei processi a loro carico, in Israele non si fanno "prigionieri di coscienza".
Intanto giovedì all’Onu il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto una cosa secondo me importante: “Noi riconosciamo che anche i palestinesi vogliono la loro casa, e vogliamo vivere a fianco dei palestinesi come due nazioni libere. Ma non vogliamo uno stato palestinese che faccia da base al terrorismo iraniano”. Bibi ha ance aggiunto: “Se i palestinesi vogliono uno stato, devono riconoscere lo stato ebraico. Se i palestinesi vogliono davvero la pace, faremo la pace. Ogni volta che un leader arabo ha veramente voluto fare la pace con noi, l’ha avuta”.

 
Alle 26 settembre 2009 08:56 , Anonymous Gary78 ha detto...

"Devono riconoscere lo stato ebraico se vogliono la pace...", è proprio questo il punto, si chiede loro di riconoscere uno Stato razzista fondato sul dominio di una solo etnia. Già nel settecento secondo gli illuministi, da cui deriva la nostra civiltà occidentale, lo stato democratico è una comunità aperta a tutti e tutti gli uomini devono avere gli stessi diritti, indipendentemente dalla religione, dalla razza e da qualsiasi altra differenza etnica.
In israele, invece, non è così, la democrazia vale solo per gli ebrei, per gli arabi è una farsa, hanno limitazioni nell'acquisto di proprietà, retribuzioni ineguali sul lavoro e, di fatto, sono i dirigenti politici ebraici che decidono quanti arabi possono far èarte della Knesset.
Ancora peggio poi per i palestinesi che vivono nei TPO, non si può volere la pace se si mettono in atto quelle condotte criminali e razziste ormai ben documentate.

 
Alle 28 settembre 2009 10:40 , Blogger vichi ha detto...

x Andrea:
mohammad othman è attualmente detenuto nel centro interrogatori di Jalameh, senza alcuna accusa formale. Gli si è soltanto accennato vagamente che esiste qualche informazione di intelligence che lo riguarda, come accade sempre nei casi in cui si prepara una detenzione "amministrativa", quell'obbrobrio giuridico che fa di Israele il paese dell'inciviltà giuridica e dell'arbitrio (nei confronti degli arabi, ovviamente).

Il vero è - come ho già scritto - che Israele tenta in ogni modo di intimidire e di zittire le poche voci degli attivisti, palestinesi e internazionali, che lottano per l'indipendenza e i diritti del popolo palestinese.

Un giornalista vince un premio in Inghilterra per i suoi articoli sulla questione palestinese? Lo si ferma e lo si picchia (vedi "giornalisti nel mirino di israele" 1.7.08).

Un attivista israeliano si batte contro la demolizione delle case dei Palestinesi? Lo si arresta perchè turba "l'ordine pubblico"!

Un palestinese testimonia a Ginevra per conto della commissione goldstone sui crimini efferati dello stato canaglia israeliano? Lo si arresta al ritorno in patria.

Attivisti internazionali cercano di proteggere i contadini di Gaza? Gli si spara addosso, come è successo non molto tempo fa al nostro Vittorio Arrigoni.

Questo vergognoso trattamento riservato agli attivisti non violenti, peraltro, non fa che legittimare il ricorso alla lotta armata contro un'occupazione militare brutale e spietata, che non conosce altra legge se non quella della giungla.

Per il resto, non posso che ripetere le parole di A. Burg, uno stato non può essere cotemporaneamente ebraico e democratico. Ma si continua a far finta di non capire.

 
Alle 1 ottobre 2009 07:15 , Blogger arial ha detto...

sec'è qualcuno che opera illegalmente è l'IDF, visto che il muro della cittadina ,sede di tante manifestazioni, non violente è stato definito illegale dalla Corte di Giustizia israeliana e frutto di una speculazione edilizia, a danno dei palestinesi.

 

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