7 luglio 2011

Un Ponte per... a sostegno della Freedom Flotilla e della lotta per il riconoscimento dello Stato di Palestina



Dal sito web dell’associazione Un Ponte per…

Libertà per la Freedom Flotilla e riconoscimento dello Stato palestinese

Data: 07 07 2011

Campagna: Un ponte per Chatila

Un ponte per… sostiene la Freedom Flotilla e chiede alle autorità italiane di manifestare alla Grecia il proprio dissenso per aver attentato alla libertà di circolazione di uomini e merci destinata a portare solidarietà al popolo di Gaza.

Le navi della Freedom Flotilla, che intendevano portare la coscienza del mondo sulle coste di Gaza, sono state sequestrate in Grecia a norma di un articolo del codice di navigazione applicabile in caso di guerra o di emergenza interna. I capitani delle navi sono stati minacciati di arresto e di sequestro della licenza, nonché della nave, per anni. Mentre il capitano della nave americana è stato arrestato, tutti i 35 passeggeri della nave canadese hanno dovuto definirsi “capitani” per difendere il loro. Solo la nave francese è salpata verso Gaza, ma non ha potuto rifornirsi di carburante e i suoi 12 passeggeri, senza telecamere satellitari, non reggerebbero un attacco israeliano.

Un ponte per... chiede alle autorità italiane di manifestare alla Grecia il proprio dissenso, come hanno fatto i governi irlandese e francese (pur non condividendo quest'ultimo gli obiettivi della Freedom Flotilla) per questo attentato alla libertà di circolazione di uomini e merci. Dopo la Gaza Freedom March bloccata due anni fa dall'Egitto, la Flotilla viene oggi sequestrata dalla Grecia. Anche questa volta c'è un'offerta che sembra dettata da Israele: potete consegnare un carico di aiuti umanitari, ma non salpare con una flotta che chiede la liberazione della popolazione di Gaza. E' quindi ufficiale: l'assedio israeliano alla Striscia di Gaza è stato esteso all'intero Mediterraneo, Israele è in grado di obbligare i paesi circostanti a violare il diritto internazionale e bloccare pacifisti disarmati con misure sproporzionate.

Per questa scandalosa realtà, e per la facilità con cui la comunità internazionale la accetta, Un ponte per... chiede a chi è solidale con la popolazione palestinese di intensificare le azioni di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) su Israele. Solo un'azione diffusa, capillare, costante produce un impatto sul Governo israeliano e rende meno convenienti, dal punto di vista economico e politico, l'attuale occupazione e oppressione del popolo palestinese. La campagna BDS attacca infatti queste politiche, non la popolazione israeliana. Siamo un'organizzazione che lotta per il rispetto dei diritti umani, contro ogni forma di Apartheid, e siamo convinti che i diritti rivendicati tramite la campagna BDS (fine dell'occupazione, fine dell'Apartheid degli arabi israeliani, diritto al ritorno per i profughi) siano pienamente ottenibili solo con uno Stato Unico, che garantisca pari diritti ai cittadini di origine palestinese e israeliana.

E' altresì vero che al momento le istituzioni palestinesi che governano Cisgiordania e Gaza chiedono con forza alla comunità internazionale il riconoscimento dello Stato Palestinese, l'esca usata da Israele nel cosiddetto “processo di pace” ma impedito nei fatti dall'espansione delle colonie. E' importante che l'Unione Europea, come hanno già fatto più di 100 paesi, sostenga questa richiesta legittima che Abu Mazen porterà al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e poi all'Assemblea Generale. Non ci facciamo illusioni sulla posizione del governo italiano, grande alleato di Israele, ma chiediamo a tutti i partiti politici che credono nei diritti umani di schierarsi a favore del riconoscimento immediato dello Stato indipendente e sovrano di Palestina sui confini antecedenti il 4 giugno 1967, pur senza rinunciare al diritto al ritorno per i profughi. Ci associamo alla campagna internazionale che intende raccogliere un milione di firme da presentare al Parlamento Europeo, in soli due mesi, e invitiamo tutti a firmare l'appello su questo sito:

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Il grosso grasso matrimonio greco di Netanyahu

Era sembrato troppo bello che la Freedom Flotilla 2 – Stay Human fosse riuscita a mettere a segno un colpo, riuscendo a far partire alla chetichella una delle sue navi, la “Dignité”. Purtroppo anche la nave francese, a bordo della quale, tra gli altri, vi sono Olivier Besancenot, già candidato alle elezioni presidenziali in Francia, Nicole Kiil-Nielsen, europarlamentare dei Verdi, e Annick Coupé, sindacalista dell’Union Syndicale Solidaires, alla fine è stata fermata da una cannoniera della guardia costiera greca.


Gli Israeliani sembrano considerare la Freedom Flotilla una vera e propria minaccia esistenziale, e si sono inventati di tutto pur di cercare di fermare la sua partenza alla volta di Gaza.


Prima si è avuto un intenso e proficuo lavorio diplomatico, che ha portato i governi delle nazioni a cui appartengono i partecipanti a questa missione umanitaria, e persino l’Onu, a invitare incredibilmente i propri cittadini a non partire alla volta di Gaza, anziché pretendere da Israele che ne venisse garantita l’incolumità.


Poi si è scatenato il poderoso apparato propagandistico israeliano, di cui tutto si può dire salvo che manchi di fervida fantasia.


Così dapprima Israele ha cercato di propinare all’opinione pubblica l’abissale panzana secondo cui a Gaza, lungi dall’esservi una crisi umanitaria, si trovano ogni sorta di beni e mercanzie e si può vivere quasi da nababbi, poi ha diffuso un video truffaldino in cui un sedicente attivista (rivelatosi poi un esperto di pubbliche relazioni israeliano) sosteneva che gli attivisti imbarcati avessero solidi e strutturati rapporti con i “terroristi” di Hamas e, infine, ha reso noto che gli attivisti della Flotilla erano intenzionati a “spargere il sangue” dei soldati dell’Idf e che a bordo delle navi vi erano sostanze chimiche e incendiarie con cui attaccarli.


Visto che, tuttavia, le trovate propagandistiche non sembravano sortire alcun risultato, Israele si è “rassegnato” a chiedere alla Grecia, puramente e semplicemente, di non far salpare le navi della Flottiglia alla volta della Striscia di Gaza.


Resta allora da capire perché i Greci si siano piegati alle richieste (o al ricatto?) di Israele, facendo la figura di uno stato vassallo e mero esecutore degli ordini israeliani, bloccando le navi della Flottiglia con un provvedimento palesemente immotivato ed illegale.


La risposta è molto semplice: Israele sta mettendo all’incasso la cambiale del suo intervento in favore della Grecia presso l’Unione europea, approfittando dello stato di gravissima crisi finanziaria che il Paese attraversa. Di questo tratta l’articolo che segue, scritto per Ha’aretz dal giornalista israeliano Barak Ravid e qui proposto nella traduzione di Medarabnews.


Netanyahu’s big fat Greek Wedding


Netanyahu ha investito nel suo rapporto con la Grecia nel corso dell’ultimo anno e mezzo, e la sua scommessa alla fine ha pagato visto che la Grecia blocca la partenza dai suoi porti della Flotilla per Gaza.


di Barak Ravid – 1.7.2011


Il primo ministro Benjamin Netanyahu a volte sembra quasi troppo arrogante, e più sicuro di sé di quanto non gli giovi. Tuttavia, contrariamente al solito, questo finesettimana egli in realtà aveva una giustificazione per la sua superbia.


L’investimento personale di Netanyahu nel suo rapporto con il primo ministro greco George Papandreou nell’ultimo anno e mezzo, attraverso il quale ha intensificato le relazioni diplomatiche con questa nazione europea in grave crisi, sembra aver dato il colpo di grazia alla flottiglia di Gaza.


Nel suo discorso di giovedì sera, in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi alla Scuola di Volo dell’Aeronautica israeliana, Netanyahu ha discusso gli sforzi diplomatici in atto per impedire alla flottiglia di Gaza di salpare. L’unico leader che Netanyahu ha citato per nome nel suo discorso è stato il greco George Papandreou.


Solo un giorno prima, il primo ministro israeliano aveva parlato con il suo omologo greco, implorandolo di dare un ordine che impedisse alle navi di salpare dalla Grecia verso la Striscia di Gaza. A differenza del passato, Papandreou ha risposto positivamente, e un alto funzionario israeliano coinvolto nei colloqui tra il primo ministro greco e Netanyahu ha dichiarato che Israele sapeva già dal pomeriggio di giovedì che la Grecia stava progettando di bloccare le navi dirette dai suoi porti verso la Striscia.


La storia d’amore tra Netanyahu e Papandreou ebbe inizio nel febbraio del 2010, quando i due si incontrarono casualmente al ristorante “Puskin” di Mosca. Netanyahu approfittò del loro incontro per parlare con il primo ministro greco dell’estremismo turco contro Israele, e i due divennero ben presto amici.


Il leader israeliano e quello greco si sono parlati almeno una volta alla settimana da quando si sono incontrati a Mosca.


La flottiglia turca diretta a Gaza nel maggio del 2010 suscitò gravi preoccupazioni tra i ranghi dell’intelligence e dell’esercito in Grecia, i quali iniziarono a esercitare pressioni sul governo affinché rafforzasse i legami diplomatici con Israele. Papandreou non aveva bisogno di molto per farsi convincere.


Nel luglio del 2010 egli giunse a Gerusalemme, in quella che fu la prima visita ufficiale di un primo ministro greco in Israele in 30 anni. Poche settimane dopo, Netanyahu si recò ad Atene, e trascorse un’intera giornata con Papandreou e altri funzionari su un’isola vicina.


I diplomatici israeliani possono attestare che lo sbocciare dell’amicizia tra i due paesi nel corso del passato anno e mezzo è stato a dir poco spettacolare. Lo scambio di informazioni di intelligence è aumentato, l’aeronautica militare israeliana ha condotto una serie di esercitazioni congiunte con l’aeronautica greca, e Netanyahu ha chiesto l’assistenza di Papandreou per trasmettere diversi messaggi al presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas.


Molti dei colloqui tra Netanyahu e Papandreou nei mesi scorsi hanno ruotato attorno alla grave crisi finanziaria di cui la Grecia sta attualmente soffrendo. Netanyahu ha recentemente deciso di venire in aiuto del suo nuovo amico in una riunione dei ministri degli esteri e dei leader europei, chiedendo loro di fornire aiuti finanziari alla Grecia.


“Netanyahu è diventato il lobbista della Grecia presso l’Unione Europea”, ha affermato un diplomatico israeliano.


Nelle ultime settimane, mentre gli sforzi per fermare l’imminente spedizione della flottiglia filo-palestinese a Gaza giungevano a un punto critico, Netanyahu ha colto i benefici del suo investimento nei rapporti greco-israeliani, e la sua scommessa su questo paese europeo si è rivelata vincente.


Egli è stato in grado di creare una valida alternativa alle relazioni con la Turchia, sotto vari aspetti, mostrando a Erdogan che Israele non esiterà a stringere un rapporto molto stretto con il suo più grande nemico in Occidente.


E quando è giunto il momento della verità, la Grecia ha dato seguito alle promesse ordinando che a tutte le navi in partenza verso Gaza venisse impedito di lasciare i suoi porti. La decisione della Grecia, insieme con l’annuncio dell’organizzazione umanitaria turca IHH che la Mavi Marmara non sarebbe partita, e con il comunicato del presidente di Cipro che vietava alle navi di dirigersi a Gaza, ha segnato quasi del tutto il destino della flottiglia.


“Gli organizzatori della flottiglia non hanno tenuto conto del fatto che la Grecia del luglio 2011 non è la Grecia del maggio 2010″, ha affermato un alto funzionario israeliano che ha lavorato intensamente negli ultimi mesi per evitare che la missione della flottiglia di Gaza avesse luogo.


“Oggi c’è un Grecia diversa, per quanto riguarda Israele”, ha aggiunto. “Gli organizzatori della flottiglia non lo hanno capito, e ora ne stanno pagando il prezzo”.


Barak Ravid è un giornalista israeliano; è corrispondente diplomatico del quotidiano Haaretz; in precedenza ha lavorato per il quotidiano Maariv


(Traduzione di Roberto Iannuzzi)

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4 luglio 2011

Elenco manifestazioni contro "l'arresto" della Freedom Flotilla da parte del governo greco

Dal sito ufficiale della Stefano Chiarini, la nave italiana che fa parte della Freedom Flotilla 2 - Stay Human.

Il Mediterraneo non è proprietà di Israele
Freedom Flotilla Italia – Comunicato stampa 1 luglio 2011

La nave Statunitense “Audacity of Hope” ha deciso di tenere fede al proprio nome ed è salpata, per essere bloccata dopo un quarto d’ora di navigazione dalle autorità portuali greche che hanno intimato agli attivisti di tornare in porto ad Atene minacciando l’equipaggio ed i passeggeri con le armi. Stesso tentativo e stesso esito per la nave canadese Taharir.

Intanto una nota del Ministero per la sicurezza interna greco mostra tutta la subalternità del governo di Papandreou alle politiche israeliane, dichiarando che la Grecia vieta alle barche della Freedom Flotilla 2 di salpare per Gaza. Nel mare greco, in queste ore, si sta giocando un vero e proprio braccio di ferro tra i sostenitori del diritto internazionale e quelli del diritto di Israele, diritti che come è dimostrato sin dalla nascita dello Stato di Israele non fanno che confliggere.

Come ignora Gianni Letta che risponde alla sollecitazione della Freedom Flotilla Italia con un comunicato dove dice che non è in grado di garantire la sicurezza degli italiani diretti a Gaza “…trattandosi di iniziative in violazione della vigente normativa israeliana”.

“Non immaginavamo che tutto il Mediterraneo fosse proprietà di Israele” hanno commentato dalla FF2 gli attivisti internazionali determinati a portare a termine la missione, non solo umanitaria, ma soprattutto politica di fare approdare le navi a Gaza. L’obiettivo è quello di rompere un assedio che si protrae da troppo tempo ai danni di una popolazione che subisce una punizione collettiva, laddove sono proprio il diritto internazionale, le convenzioni e i trattati, nati per salvaguardare le popolazioni oppresse, ad affermare che tutto questo oltre a essere inumano, è fuorilegge.

MOBILITIAMOCI PER FARE PRESSIONE SUL GOVERNO GRECO

Freedom Flotilla Italia indice un presidio davanti all’Ambasciata greca in Via Mercadante a Roma lunedì 4 luglio alle 17,00 e invita alla mobilitazione in tutta Italia

Invitiamo tutte e tutti a scrivere all’ambasciata di Grecia in Italia, all’indirizzo gremroma@tin.it, a telefonare al n. 06-8537551 e ad inviare fax al n. 06-8415927.
Per adesioni: roma@freedomflotilla.it
Contatti: 333/5601759 – 338/1521278

Elenco manifestazioni per fare pressione sul governo greco

BOLOGNA 4 LUGLIO SIT - IN ORE 17,30 DAVANTI AL CONSOLATO GRECO IN VIA INDIPENDENZA 67

MILANO 4 LUGLIO ore 17:30 PRESIDIO davanti al consolato greco in Viale Beatrice d’Este, 1 che dà il via all'assedio permanente del consolato, che durerà fino a quando il governo greco non consentirà la partenza di tutte le navi della coalizione.

NAPOLI 4 LUGLIO ore 18 PRESIDIO in piazza del Gesù in sostegno della FF2

FIRENZE 4 LUGLIO PRESIDIO ore 17:00 davanti al Consolato di Grecia, in via Cavour 38.

PALERMO 4 LUGLIO PRESIDIO ore 17:00 - 20:30 PIAZZA GIUSEPPE VERDI

PARMA 4 LUGLIO PRESIDIO ore 18:00 - 21:00 Piazza GARIBALDI

BARI 4 LUGLIO PRESIDIO h 19 davanti al consolato greco in Via Giovanni Amendola, 172

TORINO 5 LUGLIO ore 18 presidio davanti alla prefettura in piazza Castello a Torino contro il governo italiano complice del blocco della Fredom Flotilla 2. Il governo greco, ricattabile e ricattato, ha obbedito agli ordini di Israele, UE, USA e ONU.ISM-Italia

BRINDISI 5 LUGLIO alle ore 18.00, Consolato Greco, Via Giovanni Tarantini 52 (nei pressi di piazza santa Teresa) PRESIDIO IN SOSTEGNO DELLA FREEDOM FLOTILLA

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29 giugno 2011

Atti di sabotaggio contro la Freedom Flotilla 2

Ieri gli organizzatori della Gaza Freedom Flotilla hanno chiesto alla polizia e alle autorità portuali greche di garantire la sicurezza delle navi e di indagare sul loro recente sabotaggio. Alcuni degli attivisti hanno annunciato che contano essi stessi di fare la guardia alle navi.

Due delle navi, una svedese e una greca, sono state sabotate negli ultimi due giorni. Secondo gli organizzatori, le eliche di entrambe le navi sono state danneggiate, e i tubi di collegamento con i motori sono stati danneggiati a tal punto che si sarebbe potuta verificare un’esplosione una volta iniziata la navigazione, se i danni fossero passati inosservati.

Il sito web Ship to Gaza Sweden ha pubblicato un video che mostra i danni apparentemente arrecati alle navi.

Uno degli organizzatori, Manolis Plionis, ha detto alla DPA che la nave svedese, la Juliano, dal nome dell’attivista ebraico-palestinese assassinato Juliano Mer Khamis, è stata sabotata ieri mattina. “Abbiamo trovato un’incrinatura nell’elica della nave la cui riparazione ci porterà via qualche giorno”, ha affermato. “Questo non ci impedirà di salpare e non cancellerà la flottiglia, potrebbe soltanto farci ritardare di alcuni giorni. Non abbiamo nessuna fretta e partiremo non appena saremo pronti”.

Gli organizzatori hanno evitato di accusare specificamente un Paese o un’organizzazione per i danneggiamenti, ma hanno osservato che tutte le prove portano ad un coinvolgimento israeliano, dato che Israele ha un chiaro interesse a danneggiare la flottiglia, e che le sue unità di commando in passato sono state accusate di aver sabotato alcune navi.

Il capo della Campagna europea End the Siege on Gaza, Dr. Arafat Madi, ha chiesto ieri alle autorità greche di indagare sugli atti di sabotaggio. “Il sabotaggio è pericoloso”, ha detto. “Può provocare un’esplosione e uccidere numerosi attivisti”.

L’esercito israeliano ieri ha rifiutato di commentare le accuse secondo cui Israele sarebbe dietro gli atti di sabotaggio, mentre funzionari del Ministero degli Esteri le hanno respinte senza esitazione, definendole “piagnucolose” e “prive di fondamento”.

Madi ha affermato a sua volta che, a questo punto, la vera sfida non è più tanto quella di arrivare a Gaza, ma di ottenere tutte le autorizzazioni necessarie e di riuscire a lasciare il porto. E’ noto a tutti, infatti, che Israele sta esercitando enormi pressioni sulle autorità greche per impedire la partenza della flottiglia, e gli attivisti in questi giorni stanno sperimentando una serie di imprevisti intoppi burocratici.

E, difatti, fonti del Ministero degli Esteri in Israele hanno espresso grande soddisfazione per i ritardi che la Freedom Flotilla sta accumulando. “Molti dei partecipanti attendono in Grecia da una settimana senza alcuna possibilità di partire per la Striscia di Gaza”, ha affermato un funzionario.

Mentre scrivo, giunge notizia di un terzo sabotaggio alle navi della flottiglia, questa volta in acque turche.

Ma nessun sabotaggio, nessun miserabile trucchetto, nessuna propaganda di questi vili criminali riuscirà a impedire la partenza della Freedom Flotilla 2 alla volta di Gaza.

(Fonte: Ha’aretz)

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La sfida della Freedom Flotilla 2: riaffermare la supremazia del diritto internazionale

Quando si ha a che fare con Israele, le comuni regole del diritto, della morale e del semplice buonsenso vengono travolte e sovvertite, lo sappiamo.

Solo per restare alle ultime settimane,
l’assassinio a sangue freddo di decine di civili inermi che ha macchiato le giornate di commemorazione della Nakba e della Naksa il 15 maggio e il 5 giugno è stato fatto passare da Israele come un atto di “autodifesa” contro l’immotivata “aggressione” da parte di chi, invece, tentava soltanto di manifestare pacificamente per il diritto al ritorno. Senza che alcuno abbia avuto niente da ridire.

Analogamente, ora, Israele dipinge i partecipanti alla Freedom Flotilla 2 come un’accolita di terroristi e di antisemiti, e minaccia di usare la forza per bloccare l’arrivo delle navi a Gaza. E, anche in questo caso, non solo i governi delle nazioni i cui cittadini saranno a bordo delle navi della flottiglia – tra cui purtroppo anche l’Italia – evitano accuratamente di ammonire Israele a garantirne l’incolumità, ma addirittura alcuni di essi preferiscono piuttosto ammonire i propri cittadini a non partecipare alla spedizione della Freedom Flotilla!

Eppure la sfida che gli eroi della Freedom Flotilla 2 si apprestano ad affrontare è di importanza fondamentale, ed attiene non già al solo obiettivo umanitario, ma anche e soprattutto alla questione più fondamentale, se debba cioè prevalere la forza del diritto o il diritto del più forte.

Di questo tratta l’articolo che segue, scritto da Richard Irvine per il sito web del Palestine Chronicle e qui proposto nella traduzione di
Medarabnews.

La sfida della Flottiglia di Gaza: un’agenda politica radicale
di Richard Irvine – 24.6.2011

Recentemente ho spesso pensato di essere entrato in un universo parallelo. Un universo in cui ciò che sarebbe illegale è legale; in cui la vittima è il criminale; in cui Golia deve difendersi da Davide.

I palestinesi hanno certamente subito quest’esperienza negli ultimi 100 anni, ma nelle ultime settimane le denunce di Israele contro la prossima flottiglia di Gaza, giunte sulla scia della condanna israeliana dei profughi morti sulle alture del Golan, hanno spinto l’incredulità al punto di rottura.

Quando Israele ha ucciso 14 profughi disarmati nella giornata della Nakba, e poi ha superato se stessa in una replica della propria performance tre settimane più tardi, mi aspettavo che la comunità internazionale avrebbe parlato; che avrebbe espresso la propria condanna, e avrebbe riaffermato la promessa della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, secondo cui ognuno ha il diritto di lasciare il proprio paese e di farvi ritorno. Ma ho atteso invano.

Al di là dei borbottii del Quartetto, e del patetico appello di Ban Ki-moon alla “moderazione”, la voce più stridente certamente è stata quella di Israele. Indignata per il fatto di dover uccidere civili disarmati, ha trasformato il “tiro al piccione” contro i profughi in una difesa della sovranità israeliana, e i profughi in aggressori – colpevoli della “provocazione” di tentare di esercitare i loro diritti umani.

Oggi, mentre la flottiglia di Gaza si avvicina, la stessa trasformazione di attivisti inermi in pericolosi ed irresponsabili estremisti è già in atto da tempo. Mentre Israele si esercita nelle sue operazioni navali, intensifica anche la sua offensiva diplomatica e mediatica. L’ambasciatore di Israele alle Nazioni Unite, Ron Prosor, ripete minacciosamente il linguaggio usato prima della strage dello scorso anno, definendo la flottiglia “una provocazione” e invitando la comunità internazionale a fare tutto ciò che è in suo potere per fermarla.

Ovviamente omessa in questo discorso, è la dichiarazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa che il blocco di Gaza è illegale; o quella dell’ex capo dell’UNRWA a Gaza, John Ging, che l’anno scorso ha invitato gli attivisti a rompere il blocco. In effetti, già dimenticato è anche il fatto che la precedente aggressione di Israele alla Mavi Marmara era sia illegale, sia – secondo la relazione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite – omicida.

In altre parole, tutto il contesto giuridico oggettivo necessario perché l’opinione pubblica e la comunità internazionale possano giudicare le azioni degli attivisti e di Israele è assente. Invece quella che viene presentata è la storia di un’Israele sotto attacco – o addirittura di un’Israele sotto assedio. Come dice Prosor: “L’obiettivo della flottiglia non è quello di consegnare aiuti umanitari, ma di stimolare e sostenere un’agenda politica radicale”.

Tale agenda politica radicale è l’applicazione delle convenzioni internazionali e dei diritti umani.
E, naturalmente, Israele ha avuto i suoi successi. L’organizzazione umanitaria turca IHH si è tirata fuori dalla flottiglia, molto probabilmente per le pressioni del governo turco che, alla luce della rivolta siriana, sembra desideroso di sanare i rapporti con Israele. Ancor più preoccupante, però, è stato il vile appello rivolto da Ban Ki-moon ai paesi mediorientali affinché facessero tutto il possibile per fermare la flottiglia (28/05/2011).

Allo stesso modo, i protettori di Israele nei media non hanno tardato a strombazzare le dichiarazioni dei politici israeliani e a diffamare gli attivisti della flottiglia come “esponenti dell’estrema sinistra”, “antisemiti” o “terroristi”. L’ammiraglio israeliano Eliezer Marom l’ha definita “una flottiglia dell’odio i cui unici obiettivi sono di scontrarsi con i soldati delle Forze di Difesa Israeliane, di creare provocazioni sui media, e di delegittimare lo Stato di Israele” ( Ha’aretz, 19/06/2011).

Purtroppo, in tutta questa tempesta mediatica, ciò che viene delegittimato non è Israele, ma il diritto internazionale. Per quanto ne so, nessun paese ha rilasciato una dichiarazione che ammonisse Israele a non attaccare i propri cittadini, ma diversi paesi hanno ammonito i propri cittadini a non prendere parte alla flottiglia e ad evitare qualsiasi viaggio in direzione di Gaza. Questo atteggiamento invia un messaggio inquietante. Nel caso di un attacco israeliano, questo approccio attribuisce la colpa di eventuali vittime tra gli attivisti agli attivisti stessi. In effetti si tratta di governi che si lavano diplomaticamente le mani di fronte a ciò che potrà accadere, dando allo stesso tempo ad Israele un alibi bell’e pronto che le consente di ricorrere alla violenza nella misura in cui le fa più comodo. Un fenomeno, che nel contesto di Gaza, è tutt’altro che insolito.

Eppure il diritto umanitario internazionale richiede che tutti gli Stati “rispettino e assicurino il rispetto” delle leggi di guerra; la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo richiede che tutti gli Stati promuovano “il rispetto e l’osservanza universali dei diritti umani e delle libertà fondamentali”. Perciò, quando i governi si lavano le mani di fronte a Gaza e agli attivisti che cercano di aiutare la sua gente, essi si lavano le mani anche di fronte a questi impegni.

Quindi cerchiamo di considerare la sfida della flottiglia di Gaza per quello che realmente è: essa non riguarda la possibilità che alcune navi raggiungano Gaza con successo, o che vengano consegnate alcune tonnellate di aiuti; né riguarda la delegittimazione di Israele. In effetti tale sfida riguarda la questione più fondamentale di tutte: se debba prevalere lo stato di diritto o la legge del più forte. In fin dei conti, non è solo l’assedio a Gaza che gli attivisti della flottiglia stanno sfidando, ma l’assedio al diritto internazionale. Dunque, sì, sono d’accordo con Ron Prosor: quella della flottiglia è “un’agenda politica radicale”.

Richard Irvine è un autore irlandese; è titolare di un corso alla Queen’s University di Belfast intitolato “The Battle for Palestine”, che esplora l’intera storia del conflitto; ha lavorato come volontario nei campi profughi palestinesi in Libano e in Cisgiordania

(Traduzione di Roberto Iannuzzi)

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28 giugno 2011

Appello per la protezione della Freedom Flotilla 2

I tentativi organizzati da Israele e l’impressionante apparato propagandistico volto a ostacolare la partenza della Freedom Flotilla 2 alla volta di Gaza non lasciano nulla di intentato, dagli atti di sabotaggio alle pressioni politiche sui governi, dalle azioni legali ai video fake immessi su YouTube.

E’ dunque più che mai importante fornire alla flottiglia in partenza il sostegno popolare più ampio possibile, anche e soprattutto perché siano garantiti i diritti umani e l’incolumità dei partecipanti.

La petizione on line rivolta al Presidente Napolitano affinchè le istituzioni italiane “facciano pressione politica su Israele per assicurare che i passeggeri a bordo della Freedom Flotilla per Gaza non siano attaccati violentemente dai militari israeliani” ha superato le 5.400 firme. La petizione chiede al Presidente della Repubblica di intervenire per garantire la sicurezza degli attivisti ed il loro diritto di arrivare a Gaza, in conformità alle leggi internazionali.

Un’altra iniziativa a sostegno della Freedom Flotilla è stata lanciata dalla famiglia di Vittorio Arrigoni, il volontario italiano assassinato a Gaza lo scorso aprile, insieme al Premio Nobel Dario Fo, a Franca Rame, Moni Ovadia, i sindaci di Napoli e Genova Luigi de Magistris e Marta Vincenzi, Vincenzo Vita ed altri senatori del PD e del Gruppo Misto, Padre Alex Zanotelli, il portavoce dell’Italia dei Valori Leoluca Orlando, i musicisti Fiorella Mannoia e Toni Esposito, Don Nandino Capovilla di Pax Christi, Alessandra Mecozzi e Giorgio Cremaschi della Fiom – Cgil, che hanno sottoscritto l’appello che segue.

CON LA FREEDOM FLOTILLA STAY HUMAN

Dal 2006 la popolazione della Striscia di Gaza vive sotto assedio. Questo assedio, illegale secondo il diritto internazionale, è una punizione collettiva di tutta la popolazione, privata dei suoi diritti fondamentali: libertà di movimento, diritto alla salute, diritto all’educazione ed al lavoro. La situazione è stata resa ancora più insostenibile dall’attacco israeliano «Piombo fuso» che, due anni fa, ha fatto di Gaza un grande campo di rovine, con più di 1.400 morti e migliaia di feriti.

Nel maggio 2010, con un’iniziativa non violenta ed umanitaria, la Freedom Flotilla ha cercato di rompere l’assedio, ma l’esercito israeliano ha attaccato i battelli in acque internazionali, uccidendo 9 passeggeri e ferendone molti altri.

Questa «violazione grave dei diritti dell’uomo» secondo il Consiglio dei Diritti dell’Uomo dell’ONU, ha provocato le proteste dei governi e dei popoli del mondo. Sotto la pressione internazionale, il governo israeliano ha finto di alleggerire il blocco di Gaza, ma sia l’ONU che le agenzie umanitarie confermano che la situazione è sempre gravissima.

Proseguendo nell’impegno di far cessare l’assedio di Gaza, migliaia di associazioni della società civile internazionale si sono unite per allestire una nuova Freedom Flotilla, che partirà alla fine di questo mese verso Gaza. Dalla nuova Freedom Flotilla, che ha assunto il nome Stay Human in omaggio alla memoria di Vittorio Arrigoni, farà parte una nave italiana, la «Stefano Chiarini». La coalizione italiana che sostiene la «Stefano Chiarini» è formata da quasi duecento fra associazioni, comitati di solidarietà, forze politiche e sindacali.

Noi, rappresentanti dei cittadini, personalità politiche ed intellettuali, denunciamo la situazione umanitaria ed umana drammatica imposta ai Palestinesi di Gaza non a causa di una catastrofe naturale ma da una politica illegale di imprigionamento e di azioni militari. Questa politica non sarebbe stata possibile senza la passività della comunità internazionale e dei governi dell’Unione Europea, che hanno condannato l’assedio di Gaza soltanto a parole, senza fare nulla per farlo cessare. Oggi è urgente agire per la fine di questo assedio.

Nella nostra diversità di approcci, risolutamente attaccati al diritto internazionale ed alla sua applicazione piena ed intera così come prevista dalla Carta delle Nazioni Unite, facciamo appello a sostenere l’iniziativa non violenta dei passeggeri che prenderanno il mare fra poche settimane e chiediamo alle autorità italiane di garantire la vita, l’incolumità e la sicurezza dei nostri connazionali impegnati in una missione umanitaria e non violenta.

Chiediamo alle cittadine ed ai cittadini italiani di mobilitarsi in solidarietà con i volontari della Freedom Flotilla Stay Human, per la fine dell’assedio di Gaza e per una pace giusta e duratura in Medio Oriente, attraverso il riconoscimento del diritto del popolo palestinese alla vita, alla terra ed alla libertà.

Invito tutti i lettori del blog ad aderire all’appello, inviando una email al seguente indirizzo: appelloff2@libero.it

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21 giugno 2011

Freedom Flotilla 2: Gaza Island




Sulla Freedom Flotilla 2 sono state spese molte parole e probabilmente sono stati realizzati numerosi video, questo, a mio giudizio, è il più divertente.

Nell'attesa della partenza, il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) fa l'elenco dei vari cantanti che questa estate hanno in programma dei concerti in Israele - da Bob Dylan a Paul Simon, da Laurie Anderson a Kiri Te Kanawa, da Moby ai Duran Duran, tutti affettuosamente etichettati come "vecchi coglioni" - e li invita a cancellarli, seguendo l'esempio di altri illustri colleghi, e a imbarcarsi sulle navi della Freedom Flotilla.

L'effetto della parodia è sicuramente divertente, anche se alla fine - ricordando il massacro di Piombo Fuso - resta sempre un po' l'amaro in bocca.



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Freedom Flotilla 2: Message in a Bottle




A fine giugno la Freedom Flotilla 2 - Stay Human partirà alla volta di Gaza, con 22 italiani a bordo della Stefano Chiarini a rappresentare i Palestinesi che vivono in Italia e tutti gli Italiani che non riescono a restare indifferenti di fronte ai crimini dell'occupazione israeliana e all'infame assedio di un milione e mezzo di persone che vivono nella Striscia.

A loro è dedicato questo video, realizzato in parte con le immagini del film di animazione "Closed Zone", sulle note della celebre canzone dei Police.

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30 maggio 2011

Petizione Freedom Flotilla Italia al Presidente Napolitano

La riapertura del valico di Rafah, avvenuta sabato scorso, è certamente un’ottima notizia per gli abitanti della Striscia di Gaza.

E, tuttavia, ancora molto c’è da fare per restituire ai Palestinesi di Gaza un livello di vita appena accettabile e dignitoso.

Israele continua a vietare le importazioni verso Gaza di numerosi materiali, tra cui soprattutto l’acciaio, il cemento e altri materiali da costruzione necessari per riparare alle enormi distruzioni causate dai raid israeliani. Del pari, anche le esportazioni sono vietate, se si eccettuano modesti quantitativi di fragole e di fiori. Il risultato di questo blocco disumano e illegale si evidenzia con drammatica immediatezza nel tasso di disoccupazione, attualmente al 30,8%, e nella percentuale di residenti della Striscia che dipendono per vivere dagli aiuti umanitari, pari addirittura al 70% del totale della popolazione.

Israele, inoltre, continua a controllare lo spazio aereo e la fascia marittima che oltrepassa le tre miglia nautiche, con gravi ripercussioni, tra l’altro, per l’industria della pesca. L’esercito israeliano impone arbitrariamente il divieto di ingresso ai Palestinesi all’interno di una “zona-cuscinetto” profonda fino a un chilometro all’interno della Striscia di Gaza, impedendo agli agricoltori di coltivare i terreni situati in quell’area.

La prossima partenza della Freedom Flotilla 2, dunque, mantiene intatta la sua fondamentale importanza di missione umanitaria e, insieme, di denuncia dei crimini umanitari di Israele.

E la petizione che segue, rivolta al Presidente Napolitano, chiede che venga garantita l’incolumità dei mezzi e delle persone che parteciperanno alla missione della Flotilla. Vorremmo ricordare che il rapporto dell’Onu su quanto accaduto alla precedente missione e, in particolare, sul massacro avvenuto a bordo della nave turca Mavi Marmara, ha trovato Israele colpevole di vari, gravissimi crimini, tra cui l’uccisione illegale di nove attivisti e la tortura, crimini che andrebbero perseguiti a norma dell’articolo 147 della IV Convenzione di Ginevra.

E, invece, i nove martiri della Mavi Marmara attendono ancora giustizia. Vorremmo almeno che non si consentisse a Israele di ripetere un tale eccidio. E’ per questo che ho firmato la petizione che segue, ed è per questo che invito anche voi a farlo, al seguente indirizzo:
http://www.petizionepubblica.it/?pi=P2011N10516

Petizione Freedom Flotilla Italia al Presidente Napolitano

Firmate la petizione al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, affinchè intervenga a sostegno della Gaza Freedom Flotilla II – Restiamo Umani , che partirà nella seconda metà di Giugno alla volta della Striscia di Gaza sotto assedio.

La Flotilla è composta da un minimo di dieci navi con a bordo dignitari, dottori, professori, artisti, giornalisti e attivisti, oltre a materiale da ricostruzione ed aiuti umanitari. Partirà da diversi porti Europei verso Gaza come atto di disobbedienza civile non violenta per persuadere la comunità internazionale ad adempiere ai propri obblighi nei confronti della popolazione Palestinese e porre fine ad un assedio illegale di Gaza da parte di Israele, che dura da più di 4 anni.

Questo è il secondo tentativo di organizzare una Flotilla, da cittadini internazionali a cittadini Palestinesi, organizzata su vasta scala da parte dei movimenti di massa internazionali. Partecipano 14 gruppi nazionali coordinati in una coalizione internazionale. Trasporterà circa 1000 passeggeri e includerà una nave italiana, la “Stefano Chiarini”, con a bordo decine di italiani dedicati a questa battaglia per la giustizia civile. (vedi http:www.freedomflotilla.it)

L’ultima Freedom Flotilla, partita nel maggio 2010, era composta da 7 imbarcazioni che trasportavano circa 700 passeggeri da 36 nazioni diverse. I commandos Israeliani attaccarono le navi sparando, uccidendo nove passeggeri, ferendone più di 50 e imprigionando tutti gli altri. Questa tragedia ha posto la situazione di Gaza in primo piano sulla scena mondiale ed Israele sotto considerevole pressione affinchè alleggerisse il disumano assedio di Gaza, cosa che la comunità internazionale non era riuscita a fare negli ultimi 3 anni.

Le autorità Egiziane hanno deciso di riaprire i passaggi terra/aria con Gaza, ciò non cambia di molto la realtà di Gaza che continua ad essere sotto assedio:

1. Il valico di Rafah (confine Egitto-Gaza) è l’unica apertura di Gaza verso il mondo esterno e attualmente ci sono ancora restrizioni.
2. La sola apertura di Rafah non cambia le condizioni per una ripartenza dell’economia Palestinese. Rafah non ha le infrastrutture per sostenere l'economia di Gaza, non c'è linea ferroviaria, porto o possibilità di passaggi di grandi quantità di merce.
3. Israele blocca attualmente l’accesso a Gaza via terra e via aria. Senza aeroporto o porto funzionanti, Gaza non può avere una vita normale
4. Israele impedisce il libero spostamento dei Palestinesi da Gaza alla Cisgiordania (territori Palestinesi occupati). Ciò rende impossibile l’unità della Palestina.

Vi chiediamo di firmare questa petizione per dimostrare il crescente sostegno pubblico per porre fine all’assedio di Gaza e in favore dei diritti dei Palestinesi. Chiediamo che le istituzioni italiane facciano pressione su Israele per assicurare che i passeggeri non siano attaccati violentemente e che la Freedom Flotilla II – Restiamo Umani, in partenza a fine giugno 2011 riesca ad arrivare a Gaza, in conformità con il diritto internazionale.

TESTO DELLA PETIZIONE
28 maggio 2011

Egregio Presidente Giorgio Napolitano,

Chiediamo che le Istituzioni Italiane facciano pressione politica su Israele per assicurare che i passeggeri a bordo della Freedom Flotilla per Gaza non siano attaccati violentemente dai militari Israeliani.

La Freedom Flotilla II- Restiamo Umani, partirà alla fine di Giugno con a bordo circa 1000 passeggeri che chiedono la fine del brutale assedio di Gaza. Le Organizzazioni Internazionali, tra cui le Nazioni Unite, hanno condannato il blocco Israeliano della Striscia di Gaza. Le nostre istituzioni devono far pressione su Israele affinchè rispetti le leggi internazionali e lasci passare la Flotilla diretta a Gaza.

Circa 30 italiani, attivisti per la giustizia sociale, prenderanno parte a questa missione a bordo di una barca, la “Stefano Chiarini”. Chiediamo il Suo intervento per garantire la loro sicurezza e il loro arrivo a Gaza, come è nel loro pieno diritto, in conformità alle leggi internazionali.

In fede

Coordinamento Italiano Freedom Flotilla II – Restiamo Umani e sostenitori
I firmatari

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5-6 giugno: impedire "l'occupazione" israeliana di Milano

ISM-Italia - Roma, domenica 5 giugno 2011
Hotel Massimo D'Azeglio - Via Cavour 18 (nei pressi della Stazione Termini)

Seminario:
Le rivoluzioni nel mondo arabo

Impedire "l'occupazione" israeliana di Milano

Welcome e registrazione: 17:30 - 18:00

Sessione di apertura: 18:00 - 18:30
Perchè questo seminario - Alfredo Tradardi (ISM-Italia)
A Vittorio Arrigoni - Hanno ucciso tutti di Ibrahim Nasrallah - Cam Lecce (Deposito dei Segni)

Sessione 1: Le rivoluzioni nel mondo arabo - 18:30 - 20:30
Coordina Wasim Dahmash (Università di Cagliari)
Le rivoluzioni nel mondo arabo - George Galloway (Viva Palestina)
Le rivoluzioni arabe e la questione palestinese - Ghada Karmi (Università di Exeter)
La rivoluzione egiziana - Sherif Salem (regista egiziano)
Interventi e dibattito

Break - 20:30 - 21:30

Sessione 2: Actions - 21:30 - 23:00
Coordina Wasim Dahmash
Per uno stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica - Ghada Karmi
BDS-Convogli-Flottiglie: la strategia di Viva Palestina - George Galloway
Verso la Freedom Flotilla 2 - Enzo Brandi (ISM-Italia)
Impedire "l'occupazione" israeliana di Piazza del Duomo di Milano - Alfredo Tradardi
Interventi e dibattito

Per iscriversi al seminario inviare una email a:
sem5giugnoroma@gmail.com

Ai partecipanti sarà chiesto di contribuire alle spese del seminario, agli studenti con 5 euro, agli adulti con 10 euro.


ISM-Italia - Milano, lunedì 6 giugno 2011

Piazza dei Mercanti, ore 18:00
Impedire "l'occupazione" israeliana di Milano
Comizio con Ghada Karmi, George Galloway e Alfredo Tradardi

San Carlo - Sala Auditorium - Corso Matteotti 14 (nei pressi di p.zza S. Babila)

Seminario
Le rivoluzioni nel mondo arabo
Impedire "l'occupazione" israeliana di Milano

Welcome e registrazione: 20:30 - 20:45

Sessione di apertura: 20:45 - 21:00
Perchè questo seminario - Alfredo Tradardi (ISM-Italia)

Sessione 1: Le rivoluzioni nel mondo arabo - 21:00 - 23:00
Coordina Gabriella Bernieri (ISM-Italia)
Le rivoluzioni nel mondo arabo - George Galloway (Viva Palestina)
Le rivoluzioni arabe e la questione palestinese - Ghada Karmi (Università di Exeter)
Netanyahu ha detto no, no e ancora no! Washington esulta! - Giorgio Frankel (giornalista)
Impedire "l'occupazione" israeliana di Piazza del Duomo di Milano - Diana Carminati (ISM-Italia)
Interventi e dibattito

Per iscriversi al seminario inviare una email a:
sem6giugnomilano@gmail.com

Ai partecipanti sarà chiesto di contribuire alle spese del seminario, agli studenti con 5 euro e agli adulti con 10 euro.

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9 maggio 2011

Gaza, stiamo arrivando. Con Vittorio nel cuore

Il comunicato del Forum Palestina e le adesioni alla manifestazione nazionale del 14 maggio, in vista della prossima partenza della Freedom Flotilla 2.

Con l’approssimarsi della manifestazione nazionale del 14 maggio, vogliamo rivolgere un appello a tutte le associazioni, le forze politiche e le personalità che hanno aderito al progetto della Freedom Flotilla per far cessare l’assedio di cui i Palestinesi della Striscia di Gaza sono vittime da anni.

Le dichiarazioni del Ministro degli Esteri egiziano sull’ipotesi di un’apertura permanente del valico di Rafah ci incoraggiano ancora di più nel nostro progetto di raggiungere la Striscia via mare, sfidando il blocco israeliano insieme a tutte le organizzazioni della coalizione internazionale della Freedom Flotilla 2 – Stay Human

Il governo israeliano sta decidendo come affrontare la Flotilla, in un quadro regionale segnato da profondi sconvolgimenti, fra i quali la rinnovata unità delle forze politiche palestinesi, dopo anni di divisioni, unità che preoccupa oltre ogni misura l’occupazione israeliana. Non dimentichiamo come l’unità della resistenza sia stato un obiettivo per cui si sono mobilitati tanti giovani palestinesi, e come a questo obiettivo abbia dedicato le sue energie il nostro compagno, fratello ed amico Vittorio Arrigoni. Vittorio sarà sempre con noi, nei nostri cuori, nelle piazze, sulle nostre navi ed in tutte le nostre battaglie per la liberazione della Palestina e per una pace giusta in Medio Oriente.

I dirigenti israeliani si sono rivolti all’ONU ed ai governi, pretendendo che impediscano la partenza delle nostre navi, e il governo italiano ha prontamente risposto all’appello di Tel Aviv.

L’assalto dell’esercito israeliano alla prima Freedom Flotilla, lo scorso anno, è costato la vita a nove attivisti. Anche oggi, il governo israeliano rivendica la legittimità dell’assedio e nega la crisi umanitaria in cui versa Gaza a causa dell’assedio, e attribuisce alla flotilla intenti terroristici, preparando così il terreno per nuove iniziative di forza, immaginando che, come è sempre avvenuto in questi anni, alle blande condanne dei governi non farà seguito alcuna sanzione.

Il solo strumento di difesa che abbiamo è la solidarietà della società civile e delle forze democratiche. Vorremmo che questa solidarietà si manifestasse in tutta la sua ampiezza nella manifestazione del 14 maggio, ed è per questo motivo che chiediamo a tutti di esercitare il massimo sforzo affinché quel giorno vi sia la più ampia e determinata partecipazione. Chiediamo a tutte le organizzazioni di farci pervenire la propria adesione e di impegnarsi per far confluire a Roma il maggior numero di persone. Sono già in molti ad essersi attivati, a dimostrazione di quanto sia forte il bisogno di manifestare la propria solidarietà ai Palestinesi, ma c’è ancora molto da fare.

Il momento critico che sta attraversando la democrazia italiana, segnato prepotentemente dalla guerra e dalla volontà di impedire importanti consultazioni popolari, rende necessario mettere in campo la forza dei movimenti e della società civile.

La manifestazione del 14 maggio è un appuntamento importante per gli amici del popolo palestinese e della pace, per tutti quelli che credono nella democrazia, nella libertà, nella giustizia sociale e nei diritti umani. Un appuntamento da non mancare.

Il Coordinamento Nazionale della Freedom Flotilla Italia – Stay Human

Elenco dei pullman per la manifestazione



Prime adesioni pervenute:

Forum Palestina

Associazione Palestinesi in Italia

Free Gaza Movement Italia

ISM-Italia

Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese

Associazione Zaatar Onlus

Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese

Comitato Brindisi per Gaza

Associazione Amicizia Sardegna – Palestina

Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus (Firenze)

Comitato Palestina Bologna

Coordinamento Campagna BDS Bologna

Comitato “Con la Palestina nel cuore”

Comitato Pistoiese per la Palestina

Rete di Solidarietà con la Palestina e Pace nel Mediterraneo di Pescara

Campagna Solidarietà Palestina Marche

Comitato Perugia Palestina

Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese di Torino

Gruppo musicale Handala

Collettivo Politico Fanon – Napoli

Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli

Partito della Rifondazione Comunista

Federazione della Sinistra

Partito Comunista dei Lavoratori

Sinistra Ecologia Libertà

Partito dei Comunisti Italiani

Rete dei Comunisti

Comunisti – Sinistra Popolare

Confederazione Unione Sindacale Italiana – U.S.I.

Per il Bene Comune

Patria Socialista

Forum Ambientalista

Sinistra Critica, Bari – Organizzazione per la Sinistra anticapitalista

Brigate di Solidarietà Attiva – Lazio

Gruppi di Azione per la Palestina – Parma

Un Ponte per…

Deposito Dei Segni Onlus

Comité de Solidaridad con la Causa Árabe /Spagna

Campo Antimperialista

Materiali Resistenti

Coordinamento Secondo Policlinico di Napoli

Assemblea Permanente NO F35 (Novara)

Forum Palestina Novara

Associazione Joe Strummer Magenta

Movimento per la tutela dei diritti dei Musulmani

Associazione LiberaRete

Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos di Campi Bisenzio

Libera TV

Rete No War – Roma

Circolo ARCI Handala – Imperia

Associazione Italia – Cuba – Circolo di Roma

Associazione YAKAAR Italia – Senegal

Women International League for Peace and Freedom (WILPF)

Coordinamento BDS Italia

Campagna Stop Agrexco Italia

Comitato Fiorentino Fermiamo la guerra

Centro di Solidarietà Internazionalista Alta Maremma

Associazione Italia -CUBA, Circolo di Parma

Parma X Gaza

Collettivo Comunista (marxista-leninista) di Nuoro

C.I.R.C. Internazionale

RESET - Collettivo Giovanile Territoriale

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29 aprile 2011

Sabato 14 maggio manifestazione nazionale a Roma per chiedere la fine dell'assedio di Gaza

Con il vento del sud


Con Vittorio e la Palestina nel cuore


Con la Freedom Flotilla per la fine dell’assedio di Gaza


Sabato 14 maggio manifestazione nazionale a Roma

Quello che viviamo non è un momento qualsiasi. Quello che viviamo è un momento di grandi lotte, grandi speranze, ma anche grandi oppressioni.

Il vento del sud, quello che si alza dalle sollevazioni che percorrono da mesi il mondo arabo, è destinato ad arrivare anche sulla nostra sponda del Mediterraneo. E’ un messaggio di liberazione che chiama all’unità, alla solidarietà, alla fratellanza, alla lotta contro l’ingiustizia.

Chi si riconosce in questi ideali è dunque chiamato all’azione.

C’è un luogo dove l’oppressione è concentrata come da nessun’altra parte, e dove massimo è il bisogno della solidarietà internazionale: questo luogo è la Palestina, ed in particolare la Striscia di Gaza sottoposta da anni al barbaro e disumano assedio di Israele.

Proprio per contribuire a porre fine a questo assedio, nella seconda metà di maggio una flotta composta da navi provenienti da più di 25 paesi si dirigerà verso Gaza per portare solidarietà ed aiuti umanitari al milione e mezzo di persone rinchiuse in quella immensa prigione a cielo aperto. E’ la Freedom Flotilla 2, che vuole continuare l’opera della prima flottiglia attaccata lo scorso anno dalla marina israeliana, con l’assassinio impunito di nove attivisti.

Affinché questa missione abbia pieno successo occorre una vasta mobilitazione, una continua pressione e vigilanza sui governi dei paesi coinvolti. Un’azione tanto più necessaria in Italia, con un governo che si distingue per il suo totale e acritico sostegno anche alle più feroci operazioni (vedi Piombo fuso) dei governi israeliani.

Il nord ed il sud del Mediterraneo devono unirsi in un’unica battaglia di liberazione.

Oggi, mentre i popoli arabi chiedono libertà, democrazia e giustizia sociale, le grandi potenze rispondono con i bombardamenti, con oscure manovre per osteggiare il cambiamento, con la criminalizzazione degli immigrati che fuggono dalla miseria e dalla guerra. Mentre la storia si muove davanti ai nostri occhi, i governi occidentali ripropongono la loro logica di sfruttamento neo-colonialista dei popoli e delle loro risorse.

Il 14 maggio manifesteremo per la Freedom Flotilla, ma manifesteremo anche per dimostrare che l’Italia non è né Berlusconi, né chi ha approvato la partecipazione alla guerra della Nato, perché c’è un popolo che si oppone all’oppressione ed alla guerra e che vuole la libertà per il popolo palestinese.

Per la fine dell’assedio di Gaza!

Per il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese!

Per il sostegno alle lotte dei popoli arabi per la libertà e la giustizia sociale!

ROMA, 14 MAGGIO

Manifestazione nazionale:

Coordinamento Nazionale della Freedom Flotilla Italia

Per adesioni, richiesta di manifesti e volantini scrivete a : roma@freedomflotilla.it

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1 dicembre 2010

Incontro internazionale con la Freedom Flotilla 2

Tratto dal sito di Forum Palestina.

Insieme alle sei associazioni fondatrici della Coalizione che ha creato la Freedom Flotilla - Free Gaza Movement, European Campaign to End the Siege on Gaza, IHH, Ship to Gaza Sweden, Ship to Gaza Greece e International Commitee to End the Siege on Gaza - sono centinaia le associazioni della società civile internazionale che partecipano alla costruzione della seconda flotta che, la prossima primavera, dirigerà verso la Striscia di Gaza assediata. Dall’Italia, parteciperà una nave che porterà il nome di Stefano Chiarini, il giornalista del Manifesto che ha impegnato la sua vita nella difesa dei diritti del popolo palestinese e di tutti i popoli oppressi.

Invitiamo tutte e tutti a partecipare all’ incontro a Roma con i rappresentanti della coalizione internazionale che organizza la Freedom Flotilla 2, sabato 11 dicembre alle ore 15,30 in via Galilei n. 53.

Freedom Flotilla Italia

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