2 agosto 2011

Non esiste crisi finanziaria che possa determinare la riduzione degli aiuti Usa a Israele

Da poche ore è giunta la notizia tanto attesa dai mercati di tutto il mondo: l’incubo default degli Stati Uniti è svanito, grazie all’accordo raggiunto in extremis tra democratici e repubblicani che prevede un innalzamento del tetto massimo dell’indebitamento pubblico accompagnato da un parallelo taglio dello spesa.


Più in dettaglio, il rialzo del tetto del debito da parte del Congresso avverrà in due tempi. In una prima fase, immediata, si avrà una prima tranche di aumento di 900 miliardi di dollari, accompagnata da tagli di spese pubbliche pari a 917 miliardi.


La seconda tranche di aumento del tetto del debito, tra i 1.100 e i 1.500 miliardi, è condizionata a nuovi tagli di spese per un ammontare equivalente, che verranno definiti da una commissione paritetica nominata dai quattro leader democratici e repubblicani di Camera e Senato.


Ma neanche la grave crisi finanziaria e la necessità di effettuare consistenti tagli di bilancio valgono a mettere in dubbio gli aiuti finanziari che annualmente gli Stati Uniti elargiscono generosamente allo stato ebraico, destinati a rimanere invariati anche per il 2012 al fine di “assicurare che il nostro alleato Israele mantenga il suo vantaggio militare qualitativo”, secondo quanto dichiarato dalla repubblicana Nita Lowey.


E infatti, in una dichiarazione congiunta, il repubblicano Hal Rogers, Presidente della Commissione Stanziamenti della Camera dei Rappresentanti, e la sua collega di partito Kay Granger, Presidente della sotto-Commissione per le operazioni estere, hanno garantito che i 3,075 miliardi di dollari di aiuti ad Israele previsti per il prossimo anno resteranno intatti, secondo quanto previsto dallo State and Foreign Operations Act 2012.


Va ricordato che l’ex Presidente Usa George W. Bush aveva concordato con l’allora primo ministro israeliano Ehud Olmert un pacchetto di aiuti da 30 miliardi di dollari spalmati su 10 anni, a partire dal 2007, e l’attuale Presidente Barack Obama sembra voler onorare fino in fondo questo impegno, nonostante la grave crisi economica e finanziaria che attanaglia gli Usa.


Cambiano i Presidenti, dunque, ma per l’alleato israeliano si ha sempre un occhio di riguardo, e persino per Obama è più facile tagliare i fondi per il Medicare piuttosto che quelli che servono a garantire ad Israele il suo “vantaggio qualitativo” in campo militare.


Anche se l’unica attività a cui attualmente si dedica l’esercito israeliano è l’assassinio dei giovani palestinesi e il rapimento e i maltrattamenti dei bambini.

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