13 ottobre 2004

La strage degli innocenti.

Gli ultimi dati disponibili sull'incursione militare israeliana in atto nella Striscia di Gaza, aggiornati al 12 ottobre, ci dicono che su 116 Palestinesi uccisi, 29 erano bambini; su 381 Palestinesi feriti, ben 128 sono bambini.
Ziyad Ala' Shams, 14 anni, di Gaza City, Mahmoud Abu Tyour, 10 anni, di Khan Yunis, Saber Ibrahim Asaliya, 13 anni, di Jabaliya, Lu'ay Ayman an Najjar, 4 anni, di Khan Yunis, Hasan Jum'a al Sharatha, 13 anni, di Jabaliya, Samah Samir Nassar, 9 anni, di Beit Hanoun, e tanti altri ancora sono le vittime della barbarie e della ferocia dell'esercito israeliano, dell'uso indiscriminato di armamenti pesanti in centri abitati in spregio ad ogni convenzione di diritto umanitario, dei crimini di guerra quotidianamente commessi da Tsahal.
Stamattina è morta una bambina palestinese di 11 anni, Ghadeer Jaber Mokheimer, che ieri era stata ferita gravemente allo stomaco e al petto, mentre era a lezione in una scuola gestita dall'Unrwa, da alcuni colpi sparati da una postazione dell'esercito israeliano vicino all'insediamento colonico di Neve Dekalim.
Non si tratta certo dell'unico "incidente" di questo genere provocato dai valorosi soldatini di Tsahal, sempre nella stessa area di Khan Yunis.
Domenica il 16enne Jihad Sa'id Sarhan era stato ferito leggermente mentre era seduto nel suo banco; in un altro di questi attacchi criminali, il 7 settembre, era stata ferita alla testa una bambina di 10 anni, Raghda Adnan al Assar, morta il successivo 22 settembre per la gravità delle ferite riportate.
Il 1° giugno di quest'anno, in un'altra scuola gestita dall'Unrwa a Rafah, erano stati feriti due bambini palestinesi di 10 anni, mentre nel marzo del 2003 la 12enne Hoda Darwish era stata colpita alla testa da un colpo di fucile sparato da una postazione dell'esercito israeliano vicino Khan Yunis, ed era rimasta cieca.
Il fatto più grave ed atroce, tuttavia, è accaduto qualche giorno addietro, ma si è conosciuto soltanto ieri, grazie ad alcuni soldati che ne hanno parlato alla radio israeliana in condizioni di anonimato.
Martedì 5 ottobre veniva uccisa a Rafah la 13enne Ayman al Hams, mentre stava andando a scuola.
Il suo corpo senza vita era rimasto per terra almeno due ore prima che i soldati israeliani consentissero ai sanitari di portarla via e, successivamente, da fonti mediche si era venuto a sapere che il corpo della povera Ayman era stato crivellato da almeno 20 pallottole.
Ora sappiamo il perchè.
I soldati israeliani, appartenenti alla Brigata Givati e in servizio presso l'avamposto dell'Idf di Girit, hanno raccontato che il loro comandante si è avvicinato alla bambina stesa a terra e le ha sparato dapprima due colpi in testa, poi è ritornato indietro e le ha scaricato addosso l'intero caricatore del fucile automatico, "confermandone" la morte.
"Confirm to kill" è lo slang militare con cui si usa definire l'esecuzione sommaria di un nemico colpito...
Non vi sono parole per esprimere lo sdegno e la rabbia per questo ennesimo crimine di guerra commesso dall'esercito israeliano, mentre la comunità internazionale - al di là delle solite condanne di rito - continua a guardare da un'altra parte e si interroga sulle cause del terrorismo.
Come si è visto, l'assassinio di bambini innocenti sta divenendo una triste "prassi" nelle azioni militari israeliane, così come non sono mai stati casi isolati le "conferme delle uccisioni" - ossia le esecuzioni sommarie - di combattenti palestinesi feriti, come i report dell'Onu e di Human Rights Watch su Jenin avevano dimostrato.
Resta solo da capire per quanto ancora sarà consentito ad Israele di perseverare, nella più totale impunità, in questa vera e propria strage degli innocenti.

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