24 aprile 2008

Felice Pasqua a voi e "piacevole imprigionamento" a noi.

La lettera che segue è stata scritta da Bassam Aramin, attivista dei Combatants for Peace e padre di Abir, una bambina di 11 anni uccisa l’8 febbraio 2007 da un proiettile sparato da un soldato israeliano mentre usciva dalla sua scuola nel villaggio di Anata, la cui morte non ha avuto finora giustizia (e mai l’avrà).

In essa, Bassam augura una felice Pasqua a tutti gli ebrei ma, nel contempo, denuncia come questa festività costituisca occasione per imporre ai Palestinesi di tutta la Cisgiordania il blocco totale dei valichi e il divieto assoluto di circolazione.

Per ben una settimana, infatti, e cioè per la durata delle celebrazioni della Pasqua ebraica, le autorità militari israeliane adottano speciali misure di sicurezza, sigillando i villaggi della Cisgiordania e impedendo completamente il transito ai Palestinesi, che in tal modo si ritrovano imprigionati e non hanno neanche quella minima possibilità di movimento garantita, in tempi “normali”, dai check points e dal sistema delle strade ad uso esclusivo dei coloni.

La Pasqua ebraica, ci dice Bassam, è una festa di libertà e liberazione, ed è paradossale che proprio questa festa divenga l’occasione, ancora una volta, per riaffermare il dominio coloniale israeliano sui Territori occupati e per negare questa stessa libertà al popolo palestinese, da 40 anni (e chissà per quanto ancora) sotto occupazione.


Felice Pasqua a voi e "piacevole imprigionamento" a noi
Di Bassam Aramin

Traduzione dall’arabo in inglese di Miriam Asnes
Traduzione dall’inglese all’italiano a cura dell’Ufficio di Luisa Morgantini

Quanto è bello e meraviglioso l’esodo dalla schiavitù alla libertà e quanto è gloriosa la liberazione dalle catene della schiavitù!
Quanto è paradisiaco l’essere liberati dall’occupazione e quanto bene vi è nella giustizia che succede all’oppressione!
Quanto è bello riguadagnare l’opportunità di esprimere sé stessi liberamente dopo anni di repressione e sfruttamento, e di essere salvati dalla morte dopo un lungo massacro!

I concetti attorno ai quali ruota ognuna di queste frasi sono Libertà e Liberazione, concetti che ogni essere umano merita di avere, grandi ideali che riguardano ogni individuo così come ogni intera società.
E se noi guardiamo ai valori fondamentali delle festività ebraiche troveremo che grande attenzione è posta proprio su libertà e liberazione e sull’opposizione alla schiavitù e all’oppressione.

Ma la realtà che noi viviamo è l’esatto contrario. In un modo che non cessa mai di stupire, non c’è fine al comportamento oppressivo di coloro i quali hanno originato queste festività e che parlano in nome di quei valori.
Perché oggi l’occupazione israeliana è una fusione di schiavitù e oppressione e asservimento e prigionia e la privazione della libertà dell’intero popolo palestinese in modo tale che ad essi sia impedito di muoversi liberamente e portare avanti la loro vita quotidiana?

E’ come se l’intero concetto di libertà non si applicasse ad altri che al popolo ebraico di Israele.

Prendete per esempio la festività della Pasqua ebraica, la celebrazione della liberazione che è in corso in questi giorni. Gli ebrei di tutto il mondo sono raccolti, di famiglia in famiglia, attorno alla tavola del Seder, la mensa della libertà. Soprattutto ogni partecipante al rito deve immaginarsi come se fosse uno schiavo in Egitto, e ricordare che oggi è un uomo libero, Ben Khorin.

E i membri delle famiglie israeliane, come tutti gli Ebrei nel mondo, discutono del valore della libertà di tutti gli esseri umani, senza differenza alcuna – con l’eccezione dei palestinesi i quali vengono spostati al di là di questa equazione morale.
Forse perché agli occhi degli Israeliani (e io mi auguro di non dire mai “degli ebrei”), noi non apparteniamo alla famiglia umana.

Perciò dall’inizio delle celebrazioni della Pasqua ebraica è stata decretata la chiusura completa dei Territori Palestinesi, non possiamo spostarci perché tutti noi siamo impediti dalle restrizioni di movimento imposte dai soldati dell’esercito di occupazione israeliano. E tutto questo in nome di un bisogno assoluto e nobile: che il Popolo Eletto possa celebrare la sua festività della libertà e commemorare la sua liberazione e il suo esodo dalla schiavitù alla libertà, anche al costo di opprimere un altro popolo.

Si vede che il notissimo detto secondo cui la libertà di un uomo finisce dove inizia la libertà di un altro non è ancora penetrato nelle menti e nei cuori dei celebranti ebrei Israeliani.
Perciò colgo l’occasione per chiedere agli ebrei israeliani che stanno celebrando questa festività di libertà di rispondere alla mia domanda: Come potete questa notte celebrare la vostra libertà a spese della libertà di un altro? La libertà umana è un valore che è stato creato per voi e per voi soli? Come potete anche solo pensare di celebrare la vostra festività quando i vostri vicini soffrono a causa della chiusura? Avete mai pensato che i valori che questa festività incarna sono in totale opposizione al vostro comportamento reale?

E ad ogni ebreo progressista che prova vergogna per le azioni del governo di occupazione che decreta chiusure per commemorare la Pasqua ebraica, io chiedo loro: Come le vostre voci possono arrivare ad essere udite ad alti livelli contro la continuazione dell’oppressione del popolo palestinese?

Mi auguro che il prossimo anno il popolo palestinese possa celebrare la sua indipendenza dall’occupazione israeliana e che questa sarà la più grande e dolce celebrazione nella storia del nostro popolo – noi che dedichiamo le nostre vite giorno dopo giorno al conseguimento della nostra libertà.

E aspettando che quel giorno arrivi, io auguro ai miei amici una felice celebrazione e chiedo loro di augurare a noi una “tranquilla chiusura”.

Etichette: , , ,

Condividi

0 Commenti:

Posta un commento

Iscriviti a Commenti sul post [Atom]

Link a questo post:

Crea un link

<< Home page