2 aprile 2008

Guai a chi tocca Israele!

Non vi è quasi più limite, ormai, ai tentativi di mettere il bavaglio e di censurare ogni legittima espressione di dissenso verso le politiche assassine e i crimini di guerra perpetrati quotidianamente da Israele a danno del popolo palestinese.
Con la ormai celebre argomentazione dell'antisemitismo che si traveste da antisionismo si mira ad impaurire e a criminalizzare chi manifesta il proprio dissenso all'occupazione militare, al neocolonialismo, alle politiche di pulizia etnica e di discriminazione razziale di questo "faro di civiltà" del medio oriente.
Chi osa proporre un semplice boicottaggio alla Fiera del Libro di Torino viene insolentito e minacciato, contrariamente a chi sostiene un boicottaggio di ben altra portata ai danni della Cina, di cui nessuno mette in discussione la legittimità, ma semmai l'opportunità.
Chi manifesta pubblicamente e pacificamente il proprio sostegno alla causa palestinese deve sopportare ogni sorta di provocazioni e di violenza.
Mentre la lobby ebraica dell'informazione mette a tacere ogni notizia che possa minimamente mettere in cattiva luce lo Stato israeliano e i suoi cittadini ebrei.
Così accade che si dia ampio risalto alla notizia del pupazzo che uccide Bush sulla tv di Hamas, ma si tace dell'uccisione a sangue freddo di un Palestinese ad opera di un colono, che per questa "prodezza" viene addirittura premiato con 1.800 shekel da un gruppo rabbinico di estrema destra.
Così come si tace del rabbino che incita i propri concittadini ad "appendere ad un albero i figli del terrorista che ha compiuto l’attacco alla yeshiva Mercaz Harav”.
Ma nessuna tecnica propagandistica e nessun bavaglio censorio riusciranno mai a lavare la bandiera israeliana dal sangue palestinese di cui è macchiata.
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Provocazione sionista e poliziesca a Milano
Milano: sabato 29 marzo, all'interno della campagna nazionale di boicottaggio del governo israeliano nel ruolo di ospite d'onore alla fiera del libro di Torino, si è tenuta un iniziativa di controinformazione in preparazione del corteo nazionale del 10 maggio.
Il comunicato del centro sociale Vittoria:
Il presidio, con continui interventi al megafono, un volantinaggio di massa e l'affissione di striscioni per tutta la piazza, si è svolto davanti alla Feltrinelli di piazza Piemonte per denunciare la sua partecipazione alla fiera del libro, avallando cosi di fatto la legittimazione del governo terrorista israeliano e l'occupazione militare della Palestina e le sue politiche genocide e di apartheid.
Il presidio è stato oggetto, durante tutto il pomeriggio, di continue provocazione da parte di componenti della comunitè ebraica milanese a cui non abbiamo risposto se non con interventi politici di denuncia dell'arroganza e della violenza verbale del sionista di turno incapace di rispondere al carico di responsabilitè criminali del governo israeliano.
Nel tardo pomeriggio però le provocazioni hanno raggiunto un livello insostenibile quando un militante sionista ha platealmente strappato uno striscione di 10 metri su cui c'era la scritta "con il popolo palestinese che resisterà".
A questo punto, all'avvicinarsi dei compagni e delle compagne per allontanare il provocatore, la polizia presente ha caricato a freddo il presidio ferendo al volto e al torace con manganellate e colpi di casco alcuni dei nostri compagni e compagne.
Denunciamo con forza questa provocazione combinata che fa capire come Israele sia e rimanga il nervo scoperto e intoccabile di una politica di aggressione imperialista in tutta l'area mediorientale.
Ribadiamo che siamo e saremo sempre a fianco del popolo palestinese in lotta per la propria autodeterminazione e che in sintonia con la campagna nazionale di boicottaggio lavoreremo per essere in massa al corte nazionale del 10 maggio a Torino.
Boicottiamo Israele. Con il popolo palestinese che resiste.
I compagni e le compagne del Centro Sociale Vittoria

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7 Commenti:

Alle 2 aprile 2008 16:40 , Anonymous Anonimo ha detto...

Si può certamente condividere la ferrea e a volte ottusa difesa dei governi israeliani che abusano del loro diritto alla difesa.
Ma sentire ancora parlare di lobby ebraica... ragazzi, per dincibacco, queste sono terminologie usate dai nazionalsocialisti per giustificare la soluzione finale!!! Per carità distinguiamoci nella nostra dura critica ai governi israeliani da ogni possibile antisemitismo... che c'è, è evidente in molte delle rivendicazioni delle sinistre mondiali contro Israele.
Bisogna avere degli amici che abitano là per capire come ormai anche i cittadini israeliani siano vittime di signori del conflitto che speculano su questa crisi cronica. Un mio coetaneo che è nato a Haifa che razza di respnsabilità ha su decisioni che 60 anni fa hanno significato pogrom e sofferenza per i palestinesi? Nessuna.
E' fondamentale non mettere mai in discussione il diritto della gente a vivere e difendersi, così come sosteniamo la lotta di coloro che anelano a una patria.
Ma ormai dobbiamo anche ammettere che gli stessi rappresentanti dei palestinesi, OLP in testa, hanno rubato, sono stati corrotti, e hanno fatto quasi nulla per il loro popolo, imboscando i miliardi a pioggia della Comunità Europea. Hamas è una eccezione sturmentale. Perché chiunque professi la morte di Israele lavora per la cronicizzazione della crisi e non per la pace. Israele deve restare dov'è. Non si può prescindere da questo. E' un dato di fatto tragico, ma incontestabile.
Gli stessi ebrei illuminati sanno che la loro nazione sarebbe dovuta nascere ovunque tranne che in quel luogo. Ma ora è tardi per queste speculazioni sturmentali. La pace si costruisce dall'accettazione della realtà. Solo così la si può cambiare anche in modo rivoluzionario.

Ma per favore, smettiamola con queste leggende delle lobby ebraiche! A meno che non s'intenda il termine anglosassone, come gruppo di influenza, come coalizione, tentativo delle comunitò ebraiche di sostenere in tutto e per tutto la vita di Israele. Beh, spesso questo atteggiamento è orbo e un po' discriminatorio nei confronti dei palestinesi, ma non si può non comprendere.

Chi è di sinistra deve stare dalla parte della gente comune. E non farsi strumentalizzare. La gente comune che è nata in Israele vede i propri amici e parenti saltare in aria per via di missili. Sai quanto gliene puà fregare delle cause del conflitto? Tutti hanno diritto alla sicurezza. Sono i politici e i signori della guerra che hanno interesse a che tutto questo continui.

IO critico da sempre i governi israeliani. Sono da sempre per il popolo palestinese. Ma sono radicalemnte critico anche nei contronti di Hamas, criminali travestiti da populisti. Sono deluso dall'OLP e dalle rappresentanze dei palestinesi. Corrotti e bugiardi. Nessuno può scordare che quel disastro del medio oriente è nato dopo unn massacro inaudito e che nessuno avrebbe avuto il coraggio di fermare il processo, seppure sbagliato.
Noi siamo dalla parte delle vittime. Noi siamo dalla parte dei discriminati. E l'Olocausto è accaduto ieri, non mille anni fa. Io sono ebreo per tutta la vita, proprio in quanto di sinistra. E ogni lieve accenno antisemita mi farà scattare in piedi.
Sopno sicuro che la pace si comincia a costruire dall'accettazione di Israele. Soltanto così si potrà mettere in luce la repressione, le forzature, l'illegalità delle azioni militari dei governi israeliani. Soltanto difendendo il simbolo di Israele, si potrà evidenziare le ingiustizie e gli omicidi di stato nei confronti dei palestinesi.
E per favore, smettiamola anche di parlare di pulizia etnica! E' un assurdo terminologico, provocazione pura. trattasi di sistematica repressione, di illegalità, di omicidi mirati e non mirati, ma mai e poi mai di pulizia etnica o di nuovo olocausto! Queste sono terminologie da bandire dal nostro vocabolario!
Luca
http://tiaspettosottocasa.splinder.com/

 
Alle 2 aprile 2008 16:43 , Anonymous Pensatoio ha detto...

hai ragione vittorio

 
Alle 3 aprile 2008 01:18 , Blogger vichi ha detto...

x Pensatoio: grazie per il sostegno!
x Luca: premessa fondamentale, smettiamola una buona volta con questo "evidente" antisemitismo che motiverebbe buona parte di coloro che criticano Israele.
Sono proprio i dividendi ancora fruttuosi dell'industria dell'Olocausto ad avvelenare il dibattito su Israele e a impedire che ogni argomentazione critica nei confronti dello stato israeliano possa essere discussa serenamente e pacatamente per ciò che è, e non in base alle motivazioni che avrebbero spinto il bieco antisemita di turno a proporla.
Io non sono minimamente antisemita, ma non ho alcun debito da saldare nei confronti della comunità ebraica, e francamente non riesco a capire cosa c'entri l'Olocausto con il conflitto israelo-palestinese, se non come comoda scusa per tacitare le voci critiche contro le politiche di Tel Aviv.
Ciò detto:
1) mi pare indubitabile che esista una "lobby" ebraica, sia in politica (espressamente dichiarata, a volte ma non sempre) sia nell'informazione.
Non è qui il caso di fare nomi, perchè se no si viene accusati di compilare "liste di proscrizione", ma è sotto gli occhi di tutti come gran parte delle notizie che potrebbero mettere Israele in cattiva luce vengono sistematicamente ignorate dalla televisione, pubblica o privata che sia, e dai giornali.
Non è possibile, e non è accettabile, che passino sotto silenzio l'espansione degli insediamenti colonici, i 120 Palestinesi uccisi da "hot winter" (di cui 34 bambini), i malati che muoiono a Gaza per colpa dell'assedio israeliano, denunciato persino dalla WHO, e che l'unica notizia degna di essere pubblicata sia quella del pupazzetto di Hamas che uccide Bush!
Certo, si può sempre ritenere che sia Dio a proteggere il suo popolo eletto, anche dai possibili danni mediatici...
2) Un must del sionismo militante è la denuncia della corruzione dei dirigenti palestinesi.
A parte che la corruzione (e lo spreco di pubblico denaro) non è certo un qualcosa che attenga solo alla realtà palestinese - e qui in Italia dovremmo saperne parlare - uno dei motivi che hanno determinato la vittoria di Hamas alle legislative è stato proprio la corruzione dei dirigenti di Fatah.
Hamas, che tu definisci un'accolita di criminali e populisti, ha vinto legittimamente le elezioni, eppure è stato prima boicottato da Israele e dai governi occidentali, poi ha dovuto contrastare un tentativo di colpo di stato ordito da Dahlan e compari su mandato Usa (vedere lo "scoop" di Vanity Fair).
Eppure Hamas era disponibile, e lo aveva dichiarato a più riprese, ad una tregua, chiedendo solo (e ragionevolmente) che essa valesse non solo per Gaza, ma anche per la West Bank.
Sul punto, basta leggere quanto dichiarato da Alvaro De Soto nel suo "End of mission report" del maggio 2007.
3) Io sono per una soluzione a due stati del conflitto israelo-palestinese, non perchè la condivida in pieno, ma perchè è l'unica ragionevolmente percorribile con qualche speranza di buon fine.
Dunque "accetto" Israele.
Vorrei però capire cosa proponi per raggiungere l'obiettivo della nascita dello Stato palestinese.
Perchè io leggo, ieri su Ha'aretz, che Khaled Meshal è d'accordo ad una soluzione che veda lo Stato palestinese sui confini del 1967.
Ed invece, da parte israeliana, vedo la continua espansione degli insediamenti, condita da ripetute dichiarazioni secondo cui Israele manterrà i blocchi di colonie e, dunque, si prepara già a contravvenire alle risoluzioni Onu in materia.
Vedo che continuano gli omicidi "mirati", il massacro di civili inermi, la punizione collettiva di un milione e mezzo di palestinesi a Gaza, il mantenimento - ed anzi l'aumento -di ben 580 checkpoints e altri ostacoli nella West Bank, contrariamente a ogni promessa più e più volte dichiarata nel tempo di smantellarli.
Se spontaneamente Israele non muove un passo verso la pace e le legittime istanze dei Palestinesi, non credi che ciò costituisca un elemento di formidabile vantaggio e incitamento per chi propugna, da parte palestinese, il conflitto armato?
4)Di "nuovo olocausto" hanno parlato altri, ed anzi anche alcuni ebrei, non io.
Per quanto riguarda la "pulizia etnica" vorrei segnalarti, tanto per dire, le politiche adottate nei confronti dei beduini del Negev.
Oppure, tanto per dire, il caso delle decine di migliaia di Palestinesi che sono circondati in enclavi strette dal muro di "sicurezza", ovvero intrappolate tra la green line e il muro stesso.
Decine di migliaia di persone che non hanno libero e/o facile accesso alla loro terra, alle città vicine, ai luoghi di lavoro, alla sanità, all'istruzione, e che per ciò stesso vengono costrette ad abbandonare i loro luoghi natii per non morire (letteralmente) di fame.
Che termine vogliamo usare per questo?
Non si aiuta la causa della pace demonizzando il proprio "avversario".
Ma non la si aiuta nemmeno chiudendo entrambi gli occhi di fronte all'atteggiamento razzista e discriminatorio degli ebrei di Israele nei confronti della minoranza araba al proprio interno, e dei Palestinesi all'esterno.
Vorrei ricordarti che l'Israeli democracy index 2007 ha mostrato, tra le tante belle cose, che il 75%degli ebrei israeliani non abiterebbero nello stesso edificio con cittadini arabi (tra questi, a quanto pare, c'è pure il buon Yehoshua...), mentre il 55% ritiene che "il governo israeliano dovrebbe incoraggiare gli Arabi ad emigrare".
Razzismo? Pulizia etnica? Ma no, dai!
Non mi aspettare sotto casa...
:-)
Vichi

 
Alle 3 aprile 2008 10:50 , Anonymous l'incarcerato ha detto...

Avevo scritto questo post e non mi aspettavo che tutti fossero d'accordo! E ne sono felice!


Due popoli, un solo Stato

Ieri a Gaza gli Israeliani hanno fatto di nuovo un incursione uccidendo almeno 100 civili. Io dico basta a questo mattatoio, dico basta a questo gioco infinito di attentati e risposta con altri attentati, dico basta all'arroganza di uno Stato che non vuole riconoscere la Palestina, che di fatto è una nazione! Dico basta ad uno Stato creato a tavolino dall'ONU manipolato dall'Inghilterra, all'epoca una nazione colonialista che col cavolo voleva riconoscere l'indipendenza, ad esempio, di una nazione come l'India. Ci voleva un uomo come Ghandi a renderla autonoma. Il governo Israeliano ogni anno ricorda, giustamente, la Shoà. Una terribile piaga della Storia, ma questa parola letteralmente vuol dire "Distruzione"e loro vogliono "distruggere" sistematicamente la Palestina. Inutile rievocare questa giornata della memoria quando non fanno altro che ripeterla. Sarò impopolare ma non me ne frega un cazzo! Non sono per due Stati e un popolo. Ma per due popoli, ma con un solo Stato. E la bandiera non deve essere la stella di David, ma nera, bianca e verde. Solo così ci sarà una vera pace.

 
Alle 3 aprile 2008 15:39 , Anonymous Anonimo ha detto...

Mi dispiace ma ci continuiamo a dividere. Sono anche io un lettore di Ha'aretz e anche io plaudo alle posizioni di israeliani (per favore non usare alternativamente ebrei e israeliani) pacifisti che condannano duramente i propri governi, criticano i coloni e la loro espansione (nonostante la posizione ufficiale di Israele) e cominciano loro stessi in primo luogo a domandarsi se il futuro di gente come loro debba essere e restare quella di un paese sotto assedio e in guerra permanente.

C'è un piccolo ma che non consideri. Per quanto ingiusto, illegale, discriminatorio e dittatoriale possa essere l'aggressione e la pressione di Israele nei confronti dei palestinesi, si tratta di uno stato sotto assedio, con più di un paese che lo mette apertamente in discussione (nella sua esistenza e non nelle sue scelte militari e di service) e con la gente che ha paura e che sta sempre di più covando (probabilmente grazie alla demagogia delle destre e degli integralisti) una diffidenza se non un odio nei cofronti degli arabi.
Nessun paese in guerra è immune da questo. I giapponesi in USA erano presi a sassate dopo Pearl Harbour.

Hamas è un accolita di criminali. C'è poco da dire. Non ha mai detto l'unica cosa che deve dire: accettiamo l'esistenza di Israele e partiamo da questo dato di fatto per costruire la pace.
Non si può trattare con chi non ti considera degno di vivere. Dovunque sia la ragione.

Io penso che lo stato palestinese debba avere una qualsivoglia parvenza di continuità. Cosa difficile. Penso anche che il ritorno dei profughi sia un punto controverso e dirimente. Sì, devono tornare, ma non possono tornare. E' una bella contraddizione. Ma non possono oggettivamente tornare sulle loro terre. Possono tornare nel nuovo e ancora tutto da costruire stato palestinese. Ma se si insiste nel volerli far tornare in Israele, le cose non avanzano.
Io sono per i piccoli passi. Il ritiro di Israele da Gaza è un piccolo passo. Qualsiasi sia la ragione per cui c'è stata. E certo, nonostante le violazioni continue dei confini.
Ma è un passo avanti oggettivo. Non c'è altro. Solo piccoli passi. Solo una lenta e inesorabile costruzione della pace. Che parte inevitabilmente dall'accettazione incondizionata di Israele. Perché Israele è la parte forte e c'è bisogno della sua collaborazione per costruire la pace.

Parliamo di lobby. Il tuo concetto è negativo. Io penso che ogni gruppo, cultura, partito ecc ecc abbia il diritto di coalizzarsi e influenzare l'opinione pubblica a suo favore. Sperando che lo faccia legalmente e lecitamente. Non si può impedire agli ebrei conservatori di fare la loro politica di sostegno incondizionato a Israele. Così come non si può impedire a me o a chi la pensa come me di provare solidarietà verso i cittadini israeliani che vivono in un paese assurdamente in conflitto, e allo stesso tempo indignarsi per la cecità e la illegalità dell'uso della forza dell'esercito di un paese che farebbe bancarotta oggi stesso senza i miliardi a fondo perduto degli USA.

Repressione, tradimento dei diritti umani, omicidi mirati, bombardamenti di case, ricatto economico... sono fattori usati da israele per garantirsi una sicurezza incerta e poco pacifica, ma 'pulizia etnica' è proprio un altro discorso. A parte che parlare di etnia palestinese fa un po' sorridere. C'è un popolo che non è un popolo, perché lo stato palestinese non è mai esistito. Non stiamo certo parlando di kurdi o di tibetani.
Dai, le sinistre (e l'estrema destra) hanno sempre usato la questione palestinese come mezzo per attaccare le amministrazioni USA (e gli la lobby ebraica i fascisti).

Io oggi, considerandomi di estrema sinistra, dico che tutti noi portiamo un debito simbolico nei confronti degli ebrei, che loro sono il simbolo della sconfitta dell'umanità e sono stati e saranno sempre un bel monito. Non possiamo mai cadere nell'errore di diventare manichei e dividere buoni e cattivi. Giusto sbagliato.

Qui c'è risolvere una crisi scandalosa per il genere umano. A volte bisogna anche essere creativi e propositivi, al di là delle proprie idee e degli steccati. E bisogna capire se un atteggiamento pur giustifica non abbia come conseguenza l'irrigidimento dell'altra parte portando alla reiterazione del conflitto.

Luca

 
Alle 3 aprile 2008 16:48 , Blogger vichi ha detto...

Mio caro Luca, dividersi e discutere partendo dai rispettivi punti di vista non è mai un problema, lo rappresentano semmai i sottintesi poco chiari.
Cosa significa "per favore, non usare alternativamente ebrei e israeliani"?
Se Israele fosse uno stato per tutti i suoi cittadini si potrebbe usare il solo termine "israeliani", ma così non è, e la minoranza degli arabi israeliani è una minoranza costituita da cittadini di serie b.
A parte il fatto, poi, che talvolta è necessaria tale distinzione, come ad esempio nel caso da me citato dell'Israeli democracy index.

Detto questo, non mi pare proprio che Israele sia uno "stato sotto assedio", né la sua incolumità mi pare messa assolutamente in discussione.
Non sono certamente i Palestinesi a rappresentare una minaccia per Israele, e le esternazioni periodiche di Ahmadinejad sono puramente di facciata (ampiamente, peraltro, ricambiate da periodiche minacce israelo-americane di invasioni e/o bombardamenti).
Non sono io a doverti ricordare, inoltre, che la superiorità tecnologica e militare israeliana è indiscussa e formidabile, e che Israele detiene - unica potenza mediorientale - un arsenale atomico di tutto rispetto, stimato in un paio di centinaia di testate.
E, infine, chi si sente sotto assedio e in pericolo non avrebbe dovuto aver remore ad accettare l'offerta araba di riconoscimento generalizzato di Israele in cambio della nascita dello Stato palestinese sui territori del 1967.

Tu parli di "guerra", ma non c'è una guerra in atto tra israeliani e palestinesi, bensì una occupazione militare spietata, brutale e illegittima, l'unico caso esistente oggi al mondo!

Hamas è un "accolita di criminali" dici, e perchè mai, perchè lotta per l'indipendenza del popolo palestinese?
Perchè non si piega ai diktat occidentali?
Chiunque abbia lavorato sulla questione israelo-palestinese da un punto di vista "terzo" - penso a De Soto, Dugard, Holmes e quanti altri - ha sempre e costantemente denunciato l'errore di escludere Hamas dal tavolo dei negoziati e l'assurdo boicottaggio imposto a Gaza.
Anche qualcuno in Israele, ogni tanto, comincia a porsi la questione.

Trattare sulla questione dei profughi si può, ma partendo dal principio del diritto al ritorno, e non certo escludendolo a priori, perchè se no non si ha un negoziato, bensì una imposizione, peraltro contraria ai dettati di svariate risoluzioni Onu.
Se ci aggiungi la questione di Gerusalemme e il fatto che Israele ha già deciso di quali territori impadronirsi oltre la green line, beh, allora la pace è davvero lontana!

L'attività di lobbying è legittima, lo è meno la censura preventiva e fraudolenta che tiene all'oscuro la pubblica opinione dei "fatti sul terreno", delle violazioni umanitarie, dei crimini di guerra, che quotidianamente avvengono nei territori occupati.

Non esiste un "popolo palestinese"? Beh, se è per questo c'è anche chi sostiene che non esista un "popolo ebraico", e che Israele è piena di ebrei raccattati in giro per il mondo, che con la Palestina non hanno mai avuto niente a che vedere, ma questo tipo di argomentazione non mi pare conducente.

Per il resto, hai ragione, a volte è facile cadere nel manicheismo quando ci si occupa del problema palestinese, mi ci metto anch'io senza problemi.
E, dunque, se ancora oggi non vi è un accordo di pace tra Israeliani e Palestinesi, possiamo anche ipotizzare che le colpe vadano equamente divise.
E tuttavia, crimini e diritti negati a parte, se le due parti non riescono ad addivenire ad una composizione pacifica del conflitto, compito della comunità internazionale dovrebbe essere quello di favorire tale soluzione e,se del caso, imporla con le dovute pressioni e misure punitive.
Ma oggi quello che manca è proprio un honest broker del conflitto.
E, soprattutto, manca del tutto la volontà di premere su Israele per fargli muovere il benché minimo passettino verso la pace e la soddisfazione delle legittime istanze del popolo palestinese.

 
Alle 3 aprile 2008 19:47 , Anonymous Anonimo ha detto...

Beh già cominciamo a ragionare, che mi piace molto di più.

Chiariamo alcuni punti:
- Ebrei e israeliani sono due concetti separati. Non tutti gli ebrei sono israeliani e neanche filo-israeliani. E comunque la si vuole mettere non tutti i cittadini israeliani sono ebrei. Non scordiamoci la minoranza rom e sinti ecc ecc, oltre agli arabi.
- Hamas ha una posizione troppo strumentale sui kamikaze. Per me si tratta di assassini. la lotta di resistenza si fa attaccando i militari, le basi, al massimo dei luoghi strategici, come sedi politiche ecc ecc... i civili sono uguali sia tra i palestinesi sia tra gli israeliani, anche se da una delle due parti non si muore di fame e di malattie. Per me si deve trattare con Hamas, anche se sono dei criminali di cui mi fido poco, ma l'unico modo per portare a sé gruppi così ambigui è trattare e 'ridurli' alla pratica democratica. Non ci si può scegliere gli interlocutori, e in questo Israele sbaglia.
- Israele è sotto assedio. E' innegabile. Non crolla per uqesto assedio, ma devi immedesimarti nella vita quotidiana dei suoi cittadini per capire se un paese è o non è psicologicamente sotto assedio. Poi che questo venga amplificato e usato strumentalmente, siamo completamente d'accordo. Ma c'è un dato di fatto. La paura dei cittadini israeliani e i missili e le bombe ecc ecc (per avere paura non ti domandi prima se hai ragione o torto ad avere paura, è un'emozione, è istinto, nasce irrazionalmente).

- la guerra. Io non parlo di guerra tra Israele e popolo palestinese. da quanto questo stato maledetto è nato, dal '49 ha dovuto combattere. Ma chi può mantenere una democrazia, un sistema trasparente, una qualche forma di tolleranza dopo 60 anni di conflitti aperti o mascherati? Questo è il terreno ideale per gli estremisti di destra, i militaristi, i guerrafondai. Non ci rendiamo conto che appoggiando idealmente anche le rivendicazioni sbagliate (nei modi) dei palestinesi, spingiamo sempre di più Israele verso una deriva reazionaria. Questa si chiama profezia autoavverantesi.

- Il popolo palestinese. Concordo. Non esiste neanche un popolo ebraico, è un'invenzione piuttosto ardita. Ma risale alla notte dei tempi. E dopo l'Olocausto, anche chi è ebreo e non si sente appartenente ad alcuna comunità, ha sviluppato una forma di appartenenza indotta, reattiva, inevitabile. La storia spesso travia la realtà. Soprattutto quando ci si mettono di mezzo i dittatori e le dittature.
I palestinesi sono un'astrazione. E la Palestina è pura irrealtà. Esistono solo i discendenti di persone che abitavano lì.
Io dico tutto questo solo per dire che si perde tempo ed energie in discussioni pretestuose che sono utili a chi guadagna dal conflitto.
Io penso che chi vuole veramente la pace, debba sforzarsi di andare oltre alle proprie posizioni incrollabili. E cedere su alcuni punti che sono inconciliabili. Almeno temporaneamente. Strategicamente. Vome vuoi tu.

E ripeto. Israele è il paese dominante. Se Israele decide che si fa la pace, la pace si fa. Ecco perché la rappresentanza palestinese ha un dovere verso i suoi cittadini: riconoscere Israele e difenderne la sua incolumità. sembra assurdo ma assurdo non è. Bisogna superare e scavalcare i tanti distruttori della pace mascherati da partigiani e da leader di popolo. Il populismo ha distrutto la sinistra e molte delle sue rivendicazioni. La retorica della lotta partigiana, della resistenza continua ad alimentare i sogni romantici degli adolescenti occidentali e a spogliare di significato la vita dei palestinesi e di molti altir popoli...

magari sembro reazionario, ma sono convinto che prima o poi ci si arriverà a sinistra a capire che la vera rivoluzione è mettersi in discussione e avvicinarsi e dialogare. Accettando il tuo incterlocutore. Come si può pretendere di dialogare con hamas quando Hamas non riconosce Israele ufficialmente? (sempre per prendere voti e avere potere...)
Naaaa io non mi identifico in Hamas. Ma riesco a capire i miei amici attori del teatro comunale di haifa, gente aperta, di larghe vedute, che non ha pregiudizi, che lavora in compagnie miste, che vorrebbe un paese di pace... ma che ha paura. E la paura fa chiudere.
L

 

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