4 giugno 2008

Sospendere l'accordo di associazione Ue-Israele.

L’accordo euromediterraneo di associazione tra la Ue ed Israele, firmato nel 1995 ed entrato in vigore nel 2000, mira essenzialmente a tre obiettivi: lo sviluppo del libero scambio tra gli Stati membri dell’Unione europea e Israele, il rafforzamento della cooperazione e l’instaurazione di un dialogo politico stabile tra le parti.

Tale accordo, in particolare, prevede un trattamento reciproco preferenziale tra la Ue e Israele, la riduzione dei dazi doganali e l’esenzione da essi nei rapporti commerciali; esso ha istituito, inoltre, un Consiglio di associazione, composto da membri del Consiglio della Ue, della Commissione europea e del Governo israeliano, che ha il compito di sorvegliarne l’esatta applicazione.

Attualmente, la Ue è il maggior importatore di beni israeliani, e il secondo più grande esportatore: nel solo 2006, l’ammontare totale delle merci commerciate tra l’Unione europea e Israele è stato pari a 23,5 miliardi di euro.

Da poco più di un mese, Israele e la Commissione europea hanno raggiunto un accordo relativo a mutue concessioni fiscali nel campo dei prodotti agricoli, alimentari e della pesca, in base al quale gli Israeliani contano di esportare in Europa un quantitativo più che raddoppiato di prodotti alimentari e bevande.

Nell’ambito di questo accordo, infatti, il 95% degli alimenti lavorati sarà esente da imposizioni o quote. Già adesso, peraltro, Israele esporta il 75% dei suoi prodotti agricoli freschi e lavorati nei mercati europei; l’accordo nel settore agricolo riguarda circa 1 miliardo di dollari di esportazioni israeliane, mentre il totale delle importazioni dall’Europa ammonta a circa 500 milioni di euro.

Chi scrive ritiene che questa situazione rappresenti per l’Europa un formidabile strumento di pressione per costringere Israele, finalmente, a raggiungere un accordo di pace con i Palestinesi che sia rispettoso delle prescrizioni del diritto internazionale e dei fondamentali diritti umani dei Palestinesi.

Molti dei prodotti esportati con etichetta israeliana, infatti, provengono in realtà da territori palestinesi occupati, e in specie dalla Valle del Giordano; ciò è in contrasto con la norma contenuta nell’art.83 dell’accordo euromediterraneo, che ne limita l’ambito di applicazione al territorio dello Stato di Israele, esclusi dunque i territori occupati nel 1967 e le colonie.

L’articolo 2 dell’accordo, inoltre, prevede che “le relazioni tra le parti … si fondano sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, cui si ispira la loro politica interna e internazionale, e che costituisce elemento essenziale dell’accordo”.

Ora, non c’è chi non veda come la previsione dell’art.2 dell’accordo non trovi affatto applicazione per quanto attiene al trattamento riservato da Israele ai Palestinesi, i cui diritti umani fondamentali vengono quotidianamente conculcati da una occupazione militare brutale e spietata.

Basti pensare al sistema dei check point e delle strade ad uno esclusivo dei coloni nella West Bank, alla punizione collettiva inflitta a un milione e mezzo di Palestinesi nella Striscia di Gaza, alla demolizione di case e infrastrutture (ivi incluse quelle finanziate dalla stessa Ue), allo sradicamento di milioni di piante di ulivo, alla sottrazione di terra e di risorse a causa della costruzione del muro di “sicurezza” e dell’espansione ininterrotta degli insediamenti colonici, agli illegali arresti di massa e alle retate effettuate da Tsahal nei territori occupati (372 Palestinesi arrestati solo a maggio, tra i quali 32 minorenni).

Questo, senza considerare i raid militari e i crimini di guerra quotidianamente commessi dall’esercito israeliano, che nel solo mese di maggio sono costati la vita a ben 45 Palestinesi, ivi inclusi cinque bambini e due donne.

Naturalmente, chi scrive non è contrario per principio ad una sempre maggior integrazione di Israele nel mercato europeo, ma vorrebbe che tale processo fosse subordinato alla reale applicazione dell’art.2 dell’accordo euromediterraneo con Israele.

L’Europa non può continuare ad assistere inerte al quotidiano scempio dei diritti umani dei Palestinesi, alla distruzione della loro economia, alla quotidiana brutalità, devastazione e morte che regna nei Territori occupati.

E’ per questo che vi chiedo di firmare questa petizione, che mira appunto a chiedere la sospensione dell’accordo commerciale tra la Ue e Israele, in segno di protesta contro la continua violazione dei diritti umani e del diritto alla autodeterminazione del popolo palestinese.

Tale sospensione dovrebbe esser mantenuta fino a quando non sarà cessata l’illegale occupazione militare dei Territori palestinesi e l’inaudito assedio alla popolazione di Gaza, e fino a che Israele non si conformerà interamente alle previsioni del diritto internazionale e del diritto umanitario.

Non è chiedere troppo, mi pare.

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3 Commenti:

Alle 4 giugno 2008 15:30 , Anonymous Anonimo ha detto...

mi sembra una pessima idea, invece.
se gli ebrei saranno ridotti alla fame, andranno a rapire i bambini arabi per dissanguarli e divorarli...
caposkaw

 
Alle 4 giugno 2008 15:36 , Blogger vichi ha detto...

Beh, per ora si limitano a rapirli e a sbatterli in carcere, in condizioni vergognose, violando le norme della Convenzione di Ginevra e quelle della Convenzione sui diritti dell'infanzia.
Non ti aiutano mica, le battute come questa!

 
Alle 4 giugno 2008 16:17 , Anonymous paolo ha detto...

Forse se avessi una garanzia dell'equità e del rispetto delle leggi e dei diritti umani dei prodotti israeliani potrei anche acquistarne, ma attualmente se mi accorgo che un prodotto viene da Israele non lo compro (nemmeno i datteri giganti anche se sono buonissimi). E dubito che mai lo farò: di certo non prima che i palestinesi ottengano le terre, le case e la pace che sono nel loro pieno diritto; quindi, e perdonami il pessimismo, mai.

 

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