27 luglio 2008

Gaza libera! Un aggiornamento.

Dal blog di guerrillaradio riprendo queste brevi note scritte dall’amico Vittorio, in procinto di partire, insieme ai suoi compagni del Free Gaza Movement, per una spedizione umanitaria a Gaza.

Note scritte nei giorni in cui l’UN Relief and Works Agency (UNRWA) rende noto, nel suo ultimo
rapporto pubblicato il 24 luglio, che alla fine del 2007 il tasso di disoccupazione nella Striscia di Gaza ha raggiunto il livello senza precedenti del 45,3%, mentre il numero delle famiglie il cui reddito si situa al di sotto della soglia di povertà è pari al 51,8%. Circa il 35% dei nuclei familiari si trova addirittura sotto la soglia della povertà estrema, rappresentata da un reddito mensile di $457 per una famiglia di sei persone, e questo nonostante i significativi aumenti riscontrati nel livello di aiuti umanitari e di emergenza.

Note scritte nei giorni in cui John Ging, direttore operativo dell’UNRWA a Gaza, ha
dichiarato che “i poveri qui a Gaza non godono dei benefici della tregua e le loro condizioni di vita continuano a peggiorare, dal momento che Israele ancora non consente le forniture di tutti i generi di beni essenziali e di cibo a Gaza”, criticando aspramente Israele, inoltre, per le scarse quantità di carburanti fornite alla Striscia, pari a circa il 25% di quanto precedentemente consentito.

La realtà insomma è che, spenti i riflettori dei media e distolta l’attenzione dell’opinione pubblica, Israele continua a strangolare la Striscia di Gaza e a imporre una criminale punizione collettiva a un milione e mezzo di Palestinesi, pur avendo ottenuto in cambio quanto aveva chiesto, e cioè la cessazione dei lanci di Qassam verso il proprio territorio.

Per questo l’iniziativa del Free Gaza Movement assume una importanza basilare e va sostenuta in ogni modo, ivi inclusa la meritoria donazione di sia pur piccole somme di danaro.

Aiutiamo Gaza e i Palestinesi!


In viaggio per lenire la catastrofe innaturale di Gaza.
25/7/2008

Si apprende così tanto dal dolore proprio,
nel sondare le radici dell'urlo,
setacciando le cocenti delusioni,
seppellendo i propri morti,
giorno per giorno,
cadavere per cadavere, cicatrice per cicatrice,
le vittime delle speranze incolte,
costatando che le illusioni non sono altro che stelle comete di un firmamento fossile,
sogni cadenti, appunto, suicidi.

A frequentare il dolore si diventa come laureati in dolore,
senza mai aver frequentato alcuna facoltà universitaria,
se non la propria esistenza, avara di gioie, generosa di asperità,
di cruda amarezza.
Per alcuni il destino è benevolo,
per altri cinico e beffardo.

Quale destino è più cinico e beccamorto dei palestinesi imprigionati a Gaza?

Ci sono vite più spendibili di altre, più dedite al sacrificio avendo testato sulla propria pelle tutta la sofferenza del mondo, e non riuscendo a scrollarsela di dosso, si impegnano per prevenirla, lenirla a chi sta più a cuore.

Sulla mia stessa barca, solcando onde di una marea di speranza, di giustizia, di legalità per un popolo oppresso, ci saranno dei docenti del dolore, tre settantenni vittime sopravvissute alla Nakba, la catastrofe palestinese del '48, e Hedy Epstein, ebrea 84enne sopravvissuta all'Olocausto.
Veri e propri docenti in disperazione ed esilio, che hanno impegnato la loro longeva vita affinchè disperati non ce ne siano più come loro.

E' inconcepibile voler far pagare l'irrisarcibile prezzo della tragedia dell'Olocausto al popolo palestinese, ma l'inerzia della comunità internazionale, se non una vera e propria complicità ai crimini perpetrati da Israele paiono voler avvalorare questa tesi.

Noi, attivisti per i diritti umani e operatori umanitari che per il nostro operato pacifista e non violento in Palestina siamo stati arrestati, incarcerati, e processati dalle corti israeliane, se non uccisi, abbiamo condiviso giorno per giorno, lutto per lutto, devastazione dopo devastazione, tutta la tragedia di un popolo oppresso ma mai e poi mai piegato alla resa dinnanzi al lento ma costante genocidio messo in atto da Israele.

Per tutto quello che abbiamo convissuto, e imparato dai palestinesi, una lezione di stoica resistenza, di umanità generosa, di umiltà fiera, non possiamo voltare le spalle dinnanzi alla loro tragedia, "la questione morale dei nostri tempi", come dice Nelson Mandela.

Oltre ai premi Nobel per la Pace Desmond Tutu e Jimmy Carter, anche un altro premio Nobel per la Pace, Mairead Maguire, ha recentemente espresso il suo sostegno alla nostra missione.

Il regista inglese Ken Loach ci ha inviato un contributo in sterline e ha espresso il suo supporto.

Su questo sito non siamo soliti chiedere denaro, ma i compagni di Free Gaza Movement mi comunicano che alla vigilia della partenza siamo sotto di alcune migliaia di dollari, per cui chiedo a chi ne ha la possibilità di versare una piccola somma tramite questo indirizzo:

http://www.freegaza.org/index.php?module=our_mission

Il fine della nostra missione è quello di rompere l’assedio in cui è imprigionata Gaza, aprire il suo porto, restituirle sovranità, un barlume di libertà.
Oltre a portare con noi delle reti, e se riusciremo a sbarcare per prima cosa vorremo scortare a pescare con noi i pescatori palestinesi, desideriamo andare ad aiutare nelle scuole, negli ospedali, sulle ambulanze.
Sulla via del ritorno verso Cipro, vogliamo portare con noi tutti quei palestinesi che necessitano di cure mediche urgenti ed immediate.

Ci sono terribili catastrofi naturali a questo mondo, come terremoti e uragani, inevitabili.
A Gaza è in corso una catastrofe umanitaria perpetrata da Israele ai danni di un popolo che vorrebbe ridotto alla più completa miseria, sottomissione.
Il mondo intero non può ignorare questa tragedia, e se lo fa, non includeteci in questo mondo.
Chiediamo solo che alcune semplici imbarcazioni approdino a Gaza con il loro carico di pace, amore, empatia, che a tutti i palestinesi siano concessi gli stessi diritti di cui godono gli israeliani, e qualsiasi altro popolo del pianeta.

Vittorio Arrigoni
(attivista per i diritti umani e blogger)

blog:http://guerrillaradio.iobloggo.com/
website della missione: http://www.freegaza.org/
mail: guerrillaingaza@gmail.com

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3 Commenti:

Alle 28 luglio 2008 10:45 , Blogger Vincenzo ha detto...

Carissimo, spero non ti dispiaccia se riporto il tuo ultimo post nel mio spazio. Credo sia fondamentale diffondere il più possibile queste notizie…grazie.

 
Alle 28 luglio 2008 12:43 , Blogger vichi ha detto...

Caro Vincenzo, certo che non mi dispiace, anzi hai proprio ragione tu, bisogna cercare il più possibile di diffondere notizie su questa iniziativa del free gaza movement, in atto per lo più ignorata, così come è ignorata del resto la disumana condizione dei Palestinesi di Gaza.
Un caro saluto.

 
Alle 28 luglio 2008 23:40 , Blogger vichi ha detto...

Da Infopal, 28/7/2008

L’onorevole al-Khudari: sulla nave per rompere l’assedio ci saranno imam, rabbini, parlamentari, pacifisti e profughi palestinesi.

Gaza - Infopal. L’onorevole Jamal al-Khudari, presidente del Comitato popolare per affrontare l’assedio, ha dichiarato che la "Nave per rompere l’assedio" partirà da Cipro verso Gaza tra il 5 e il 10 di agosto, e porterà aiuti sanitari per i bambini della Striscia di Gaza.

Sull'imbarcazione viaggeranno personalità di diverse nazionalità.

Ieri, a Gaza, durante la conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa, Al-Khudari ha spiegato che partiranno da Cipro due navi - una carica di aiuti sanitari e l’altra di personalità del mondo dell’informazione, imam, rabbini, pacifisti, medici, parlamentari e profughi palestinesi.

Al-Khudari prevede che le autorità israeliane vieteranno alle due imbarcazioni di attraccare a Gaza, ma ha spiegato che gli organizzatori, il comitato "Gaza libera", sono attrezzati per un eventuale assedio in mezzo al mare e i giornalisti potranno ugualmente trasmettere in diretta.

E ha aggiunto che, nel caso in cui le navi riescano a raggiungere Gaza, al ritorno trasporteranno i malati che non riescono a partire per ricevere le cure mediche all'estero.

Il presidente del Comitato ha spiegato cha i gazesi accoglieranno le navi sia in mare, su dieci grandi barche cariche di giornalisti, rappresentanti delle associazioni per rompere l’assedio, con il presidente e i membri del Comitato popolare contro l’assedio, e altre personalità di spicco, sia sulla spiaggia con una massiccia presenza popolare.

Su una delle due navi saranno presenti, tra gli altri:

il prof. Jeff Halper, coordinatore del Comitato israeliano contro la demolizione delle case palestinese
Greta Berlin, una delle fondatrici del movimento "Gaza Libera", pacifista, difensore dei diritti dei profughi, membro del Movimento Internazionale di Solidarietà (ISM), Ing. Munir ad-Dib, profugo palestinese originario di Haifa con cittadinanza americana
Tomas Hilsom, volontario ed esperto di Diritto internazionale, insegna negli Stati Uniti.
Usama Qashu', Paul Lourdet, membri del movimento di Gaza Libera e dell'ISM

 

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