1 agosto 2008

Il conflitto israelo-palestinese e l'immagine degli Usa nel mondo arabo.

L’articolo che segue è stato pubblicato dal noto analista politico Rami G. Khouri il 7 luglio sul sito dell’agenzia di news internazionali Agence Global e viene proposto nella traduzione offerta dal sito Arabnews.

In esso, Khouri rileva come il conflitto israelo-palestinese sia ancora un argomento centrale e di grande rilevanza per l’opinione pubblica araba, e che la cieca politica di appoggio degli Stati Uniti a Israele e ai suoi desiderata fa sì che questi due paesi vengano collegati nella mente di molti arabi “in un modo che rende difficile separare la collera nei confronti dell’uno da quella nei confronti dell’altra”.

Andrebbe aggiunto che tali considerazioni si attagliano perfettamente anche all’Europa, in un periodo storico in cui – per varie ragioni – la Ue ha del tutto rinunciato a quel ruolo di honest broker del conflitto israelo-palestinese che pure avrebbe potuto rivestire con buone possibilità di successo, preferendo una politica estera nella regione totalmente schiacciata sulle posizioni degli Usa e, conseguentemente, di Israele.

E se gli aiuti umanitari forniti ai Palestinesi servono a tacitare le coscienze degli Europei, non basteranno certo a evitare che il giudizio critico e l’astio del mondo arabo nei confronti degli Usa si estendano anche al nostro continente.

Ivi compresa naturalmente l’Italia, che vorrebbe ritagliarsi un ruolo da pontiere tra l’Occidente e il mondo arabo, pur vantando un Parlamento come quello attuale caratterizzato dal più alto tasso di filoisraelismo che la storia repubblicana ricordi, concentrato come è, con straordinaria unanimità, sulla “sicurezza” di Israele e totalmente dimentico della sicurezza dei Palestinesi, della tutela dei loro diritti umani fondamentali, delle loro sacrosante richieste di libertà e di autodeterminazione.


Militanza e resistenza nel “Vero Medio Oriente”.
7 luglio 2008

Una delle lezioni più inquietanti che si imparano da una permanenza a Washington è che la maggior parte delle persone che formano o influenzano la politica americana in Medio Oriente non ha, in realtà, nessuna esperienza diretta della regione. Conoscono molto poco i suoi popoli e i loro orientamenti politici di base – come conferma, in maniera dolorosa, l’esperienza della guerra in Iraq.

La politica americana in Medio Oriente resta definita in larga misura da tre forze principali: lobbies e interessi filo-israeliani negli Stati Uniti, che si fondono quasi totalmente con le posizioni governative di Israele; un bisogno quasi ‘genetico’, per quanto comprensibile, di rispondere agli attacchi terroristici dell’11 settembre, colpendo politicamente e militarmente obiettivi mediorientali; e la crescente determinazione a contrastare e contenere l’Iran e i suoi alleati arabi sunniti e sciiti.

Una conseguenza significativa della profonda vicinanza degli interessi di Washington con Israele è stata quella di ignorare l’opinione pubblica nella regione, il che, di conseguenza, produce un maggiore atteggiamento critico nei confronti della politica americana. Non è chiaro se i politici americani trascurino l’opinione pubblica mediorientale per motivi di ignoranza e di poca esperienza diplomatica, oppure per dettati strutturali di conformità alla politica israeliana.

Questa situazione è poco accettabile, dato che ormai conosciamo molto bene i sentimenti della maggioranza delle popolazioni del Medio Oriente. Un fattore significativo nel determinare l’atteggiamento della gente nei confronti degli Stati Uniti è la politica di questi ultimi riguardo a Israele ed alla Palestina. Altri temi influenzano, poi, il modo in cui i mediorientali vedono gli Stati Uniti – come ad esempio l’Iraq, il petrolio e la promozione di regimi democratici o autocratici – ma il conflitto israelo-palestinese resta un fattore enormemente determinante per l’immagine che noi mediorientali abbiamo dell’America.

Inoltre, si è recentemente formata una nuova, storica, attitudine mentale, in conseguenza della crescente e coerente critica nei confronti degli USA e di Israele: una tendenza alla militanza e alla resistenza che continua a diffondersi nella regione, trascendendo le divisioni fra iraniani e arabi, fra sciiti e sunniti o fra laici e religiosi, che sono così spesso messe in luce ed esagerate nella visione distorta che Washington ha del Medio Oriente.

Ho sostenuto per anni che la comparsa di un nuovo spirito di sfida, resistenza e autoaffermazione populista rappresenta lo sviluppo strategico più importante nel Medio Oriente. Un enorme numero di arabi, iraniani e turchi – centinaia di milioni di persone – si sono liberati del loro passato di accondiscendenza passiva fatto di sofferenze, debolezza, marginalizzazione e vittimizzazione. Invece, essi sono determinati a prendere in mano il loro destino ed a sfidare e a mettere in scacco coloro che vorrebbero tenerli confinati nel loro precedente stato vulnerabile e disumanizzato.
A livello interno, sempre più persone nel Medio Oriente richiedono attivamente e, quando possibile, si sforzano di ottenere, una vita e una società che offra loro più dignità e diritti umani. Questi ultimi includono questioni fondamentali quali la sicurezza, le opportunità, le esigenze socio-economiche e l’espressione della propria identità culturale o politica. A livello regionale, questo spirito di resistenza per l’autoaffermazione è più difficile da manifestare o attualizzare, ma emerge molto chiaramente negli atteggiamenti delle persone, che sono ora adeguatamente colti dai sondaggi di opinione.

Una nuova potente analisi di questo fenomeno è stata appena pubblicata a Washington dalla Brookings Institution, e merita seria attenzione da parte di chiunque sia interessato al Medio Oriente. Lo studio di Shibley Telhami, rispettato professore dell’Università del Maryland e membro del Saban Center presso la Brookings Institution, si intitola ‘Does the Palestinian-Israeli Conflict Still Matter? Analyzing Arab Public Perceptions’ (‘E` ancora importante il conflitto israelo-palestinese? Un’analisi delle percezioni dell’opinione pubblica araba’). Questo studio passa in rassegna i dati dei sondaggi di opinione raccolti in sei paesi arabi durante il periodo 2002-2008.

Telhami conclude che “il conflitto arabo-israeliano rimane un tema centrale per molti arabi …[ e ] il prisma attraverso il quale molti arabi vedono il mondo”.

Ed aggiunge che il pubblico arabo coerentemente, ed in grande maggioranza, giudica gli Stati Uniti in base alle sue politiche, non ai suoi valori, e che il ruolo del conflitto arabo-israeliano nel formare il punto di vista della gente riguardo agli Stati Uniti resta molto importante. La maggioranza dell’opinione pubblica araba crede che gli Stati Uniti abbiano invaso l’Iraq per rafforzare Israele; gli arabi vedono Israele e gli Stati Uniti come le maggiori minacce nei loro confronti. Israele e gli Stati Uniti sono collegati nella mente di molti arabi “in un modo che rende difficile separare la collera nei confronti dell’uno da quella nei confronti dell’altra”.

I leader di Hezbollah, di Hamas e dell’Iran sono ai primi posti nella lista di coloro che godono del rispetto degli arabi. Telhami spiega che si tratta fondamentalmente di un segnale che gli arabi amano i militanti che sfidano gli Stati Uniti e Israele. Questo senso di sfida militante sembra diffondersi nella regione. Inoltre Telhami aggiunge che nel mondo arabo sembra allargarsi la frattura tra opinione pubblica ‘militante’ e regimi conservatori.

L’importanza di questi risultati sta nella loro coerenza nel tempo, e nella loro verifica attraverso differenti metodi di indagine.

Ovviamente, i politici di Washington e la sua zelante intellighentia sembrano propensi a ignorare queste realtà, agendo invece sulla base di inclinazioni filo-israeliane e di tentativi di forzare la mano – e sono liberissimi di farlo. Il prezzo, tuttavia, appare più ovvio a coloro che desiderano vedere il vero Medio Oriente così com’è: una massiccia militanza e un atteggiamento di sfida diffusi in tutta la regione, saldamente radicati nella resistenza all’aggressione israelo-americana.

Rami G. Khouri è un analista politico di origine giordano-palestinese e di nazionalità americana; è direttore dell’Issam Fares Institute of Public Policy and International Affairs presso l’American University di Beirut, ed è direttore del quotidiano libanese “Daily Star”

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10 Commenti:

Alle 26 novembre 2008 18:35 , Anonymous luca ha detto...

Salve.
Sono capitato sul suo blog per caso e sono rimasto piuttosto sconcertato.
Volevo porle alcuni quesiti, spero avrà la gentilezza di rispondermi, perchè ho la sensazione che la pensiamo in maniera opposta e vorrei capire perchè.

1)Perchè gli ebrei devono accettare la diaspora e conquista, mentre gli arabi no?
Perchè se gli arabi cercano di conquistare terre ebraiche va bene mentre la conquista ebraica è un sopruso?
2)Perchè Gerusalemme e Tel Aviv entrambe città fondate da ebrei (anche se in epoche diverse) dovrebbero essere abitate da una maggioranza araba, mentre nessun ebreo può entrare, per esempio a Ramallah?
3)Perchè gli arabi hanno diritto ad avere il "ritorno" in israele anche se hanno vissuto solo due anni lì, mentre ebrei nati e vissuti in egitto, giordania, Iraq.. sono potuti essere cacciati ed espropriati senza che nessuno aprisse bocca?
4)Considerando che la regione spartita (chiamata palestina)secondo il piano inglese comprendeva anche Giordania e Sirya, e che già giordania e Syrya sono state assegnate ESCLUSIVAMENTE alla popolazione araba, per quale ragione anche Israele dovrebbe tollerare una maggioranza araba?
5)Perchè solo gli israeliani vengono biasimati per i profughi palestinesi, quando questi sono stati generati (e MAI accolti) anche dai paesi arabi?
6)Per quale ragione nella storia dell'umanità Israele deve essere l'unico paese a venire aggredito, vincere la guerra PERDERE terra,e poi beccarsi pure il biasimo?
7)Per quale ragione se gli Ottomani conquistano geruslaemme e cacciano cristiani ed ebrei va bene, ma se gli inglesi la riconquistano agli ottomanie cacciano gli arabi (cosa che tra l'altro NON hanno fatto) invece è una barbarie?

Grazie mille della corte risposta.

 
Alle 27 novembre 2008 12:40 , Blogger vichi ha detto...

Gentile Luca, il mondo è bello perchè è vario, e non è detto che tutti dobbiamo trovarci a pensarla alla stessa maniera su una determinata questione, l'importante è discuterne civilmente, come lei fa.
Come forse avrà avuto modo di notare, chi scrive e questo blog nel suo complesso non si occupa quasi mai di questioni storiche, perchè purtroppo, mai come in questo caso, la storia viene brandita a mo' di spadone per fare a fette le argomentazioni degli "avversari".
Potrei qui ricordarle che, recentemente, lo storico israeliano Shlomo Sand, in varie pubblicazioni ed articoli, ha affermato come lo stesso concetto di "popolo ebraico" sia addirittura una "invenzione" (sono parole sue), ma probabilmente questo non ci aiuta.
Il mio punto di partenza è semplicemente il ripristino della legalità internazionale, e principalmente l'attuazione della risoluzione Onu n.242 del 1967, che sottolinea un principio fondamentale dei nostri tempi che è l'inammissibilità dell'acquisizione di territori a mezzo della guerra e che, conseguentemente, richiede ad Israele di ritirarsi sui confini segnati dalla cd. linea verde.
Ciò anche perchè io credo fermamente - e non solo perchè è scritto nella nostra Costituzione - che la guerra non possa e non debba mai essere il mezzo per risolvere le controversie tra i popoli.
Detto questo, non è che io detesti Israele per partito preso, ed anzi ne riconosco i caratteri di un Paese civile, democratico ed avanzato.
Certamente però non reputo degno di questi suoi caratteri, ad esempio, l'atteggiamento razzista, che permea persino la legislazione e le pratiche amministrative, rivolto verso la minoranza araba.
Così come non posso accettare i crimini di guerra e le quotidiane violazioni dei diritti umani ai danni dei Palestinesi che vivono nei Territori occupati.
E, mi creda, così sarebbe anche se a commettere tali crimini e tali violazioni fosse il mio Paese.
E, infine, la soluzione del conflitto israelo-palestinese cd. "a due stati", che prevede la nascita di uno Stato palestinese a Gaza e nei territori che Israele ancora chiama Giudea e Samaria, e che abbia come capitale Gerusalemme est, è una soluzione che conviene anzitutto ad Israele stesso.
Perchè infine possa fare la pace con il mondo arabo e liberare tutte le energie, attualmente focalizzate su un dominio colonialista senza senso, indirizzandole verso il progresso economico e civile della regione.
Ma lei, caro Luca, si chiede mai perchè, nel mondo intero, così tante persone indirizzino il loro risentimento e la loro indignazione - talora il loro odio - verso Israele?
O ritiene si tratti di un antisemitismo preconcetto, direi quasi "genetico"?

 
Alle 27 novembre 2008 13:50 , Anonymous Luca ha detto...

La storia però non può essere ignorata a comando. O stabiliamo che dobbiamo inchinarci al principio di giustizia storica "chi c'era rpima a diritto a tornare", oppure prendiamo atto che la giustizia storica non esiste e ci pieghiamo al pragmatico "le guerre e i trattati stabiliscono i confini". Fare come fa lei, e fanno in molti, di far partire la storia in una data recente scelta a comodo (per lei il 67 per altri il 48) lo trovo un pochino ridicolo, come se gli italiani avessero diritto a richiedere indietro l'Istria.
Quanto al tirotno della "legalità internazionale" mi permetta ma la pace c'è quando le due parti in lotta lo decidono, non quando il mondo lo pretende senza muovere un dito. Con quale diritto il "mondo" esige qualcosa da Israele? Se la guerra die sei giorni fosse stata persa nessuno avrebbe protetto gli ebrei dallo sterminio, ma una volta che la guerra viene vinta si esige che Israele si ritiri. E quando Israele, mi preme sottolineralo, accetta di lasciare in mano all'aggressore un territori vasto quanto tutto il suo territorio invece che congratularsi per la bontà (ripeto: mi racconti quando mai questo è successo nella storia, un vincente che ridà indietro TUTTO il conquistato a un perdente, l'Egitto nella fattispecie)lo si continua a biasimare. Francamente, è come se qualcuno cercasse di sparare a suo figlio suo figlio lei lo difendesse con un abastonata all'aggressore e lo Stato iniziasse a dirle che la bastonata era eccessiva e deve pagare i danni. Ma torniamo a noi, ad una domanda non ha risposta, potrebbe spiegarmi perchè dei profughi arabi la colpa è solo israeliana? E mi spiegherebbe perchè nessuno biasima egitto, giordania, iraq, iran per i profughi ebrei?

Per quanto riguarda la costituzione, essa può dire un po' quello che vuole, anche che i sassi cadono verso l'alto, ma il mondo gira per regole sue e i sassi continueranno a cadere verso il basso. Piacerebbe sapere, inoltre, se la usa condanna va anche verso i terroristi che si fanno scudo dei figli, o verso gli eroici arabi che invece di attaccre le FDI ammazzano i coloni, e hanno dichiarato che non si fermeranno fino allo sterminio, perchè "ogni ebreo è un nemico". Mi domando, insomma, come mai di fronte a chi minaccia e persegue pulizia etnica, oltretutto in modo vile, lei biasima chi invece creca soltanto di difendere la propria terra, il poprio lavoro e la prorpia sicurezza.

Passiamo al razzismo.
E' un'accusa che mi lascia veramente basito. Come è possibile che in un area dove ad alcune categorie è negata la VITA (gay, lesbiche, atei, comunisti), in un' area dove gli ebrei sono stati spogliati di TUTTO e cacciati, dove le donne ebraiche (se vuole la faccio parlare con mia nonna) sono state stuprate e cacciate in quanto sudice ebree, in un area dove il razzismo arabo e islamico ha connotati nazisti si venga a parlare di razzismo ebraico?
A cosa si riferisce? al noleggio della terra per i soli ebrei?
Pensi, in Israele sono talmente razzisti che studenti arabi palestinesi studiano nelle università ebraiche, sono talmente razzisti che vivono in israele 1.2 milini di arabi, sono talmente razzisti che lasicano professare tutte le religioni, fino anche l'ateismo. Giriamo il problema, perchè non critica l'autorità palestinese che non consente agli ebrei di vivere a Ramallah? Perchè non parla di Iran e del loro razzismo verso gli ebrei, o verso gli omosessuali?Lei suppongo sia ateo, vada a Tehran e gridi "sono ateo", poi se torna ne riparliamo.

Quanto ai diritti umanitari violati: mi chiarirebbe di cosa sta parlando di preciso? Sa che le FDI hanno distribuito acqua viveri e medicinali ai profughi? Sa che le FDI hanno costruito due scuole per gli arabi? Sa che le FDI prima di qualsiasi azione di rappresaglia avvertono in modo che i civili si possano allontanare? CHi li viola i diritti umani, insomma, le milizie arabe che amamzzano studenti o le FDI?

Quanto ai due stati.
Israele ha porposto la cosa più volte, è l'autorità palestinese sobillata dagli Iraniani a non volerla. L'ingegner Arafat ha rigettato qualsiasi proposta che non fosse del tipo "israele deve essere distrutta", e le milizie estremiste continueranno enlla loro opera di terrosimo sempre e comunque. La pace conviene più agli arabi questo mi pare palese, Israele ha un tenroe di vita supeiore a quello di molti paesi europei grazie all'ingegno dei suoi abitanti -e non grazie al petrolio-ma la cerca di più Israele, ma anche questo non evidentmente è sufficiente.

E en passant: lei parla di dominio colonialista, io parlo di occupazione abusiva araba.

Al d là del fatto che nel mondo ci sono anche eprsone che sono filo israeliane, e che forse adesso anche l'Europa inizia a rendersi conto di cosa significa trattare con chi non vuole altro che la tua distruzione, con i fanatici e con gli Islamici fondamentalisti, l'antisemtismo in Europa è diffusissimo e ha motivazioni recondite e culturali sulle quali potrei scrivere un libro.Potremmo paralre della preghiera per i "perfidi giudei", della calunnia del sangue, dei savi di sion, o più sempcliemnte del fatto che con buona pace di Sand gli ebrei sono un popolo, e sono sempre stati percepiti come tale, e odiati come tali, un popolo esterno nel proprio stato. E poco conta se fosse un popolo laboriso, studioso, pacifico, produttivo e anche un po' geniale (non nel senso razzista del termine ma perchè ha sempre dovuto fare i conti con le difficoltà che come è noto aguzzano l'ingegno): in caso di crisi l'ebreo era il capro espiatorio, carne da macello.

Le faccio due proposte:
1)visto che la sicilia è stata araba in passato, faccia accogliere i profughi arabi in sicilia
2)vada in Israele e poi a Ramallah e provi a aprlare di pace, provi a chiedere ai cosìddetti "palestinesi" che cosa vogliono e poi provi a epnsare di essere un Israeliano.

Mi scuso per la prolissità, purtroppo non ho il dono della sintesi, e se posso esserle sembrato aggressivo (mi redno conto che alle volte capita): è passione.

Arrivederci.

 
Alle 27 novembre 2008 15:49 , Anonymous Luca ha detto...

Dopodichè a meno che non mi dica esplicitamente che le fa piacere che io continui a scrivere smetto.
Storia dal futuro, di Aku el Sor.

Giorno 0.
"Pacifisti di tutto il mondo unitevi!" era il grido!
La apce è l'unico modo per risolvere le questioni con il mondo arabo!
"E' necessario smantellare le forze armate e investire nella pace!"
Il mondo a Israele "abbandonate la sicurezza e avrete sicurezza, abbandonate la forza e vivrete amati e protetti".

Giorno 1
Il grando giorno finalmente era arrivato. La piazza di Tel Aviv, gremita di persone festanti, rispelndeva dei vivaci colori della pace, la Peace carry ship, faceva entrare l'Imam Al Shitini nella moschea insieme ai leader del pacifismo oltranzissta guerrigliero di resistenza armata (Pogra)e al capo dell'anp Rabdullah al Din.
Lo scioglimento delle FDI, la distruzione del Mossad e la capitolazione dello SHin Bet erano finalmente realtà, la firma di pace coi palestinesi prevedeva la libera circolazione di qualsiasi arabo nel territorio di israele opportunamente ridisegnato sui confini del 67, alcuni coloni hanno sofferto, ma per il supremo valore della Pace si può calpestare qualche sionista.

Giorno 2.
Alcuni attentaori palestinesi hanno mietuto decine di vittime a Tel Aviv, pare siano legate al movimento oltranzista "Cani Israeliani". Al Din promette di fermarli in conferenza.
Nel tempo dell'intervista altri 8 attentati.

Giorno 3.
I palestinesi, ora maggiroanza, votano lo scioglimento del Knesset e della legge, ora la sharia domina Isarele. Ma per la Pace ben venga.

Giorno 4.
Stupro di massa nella comunità ex kibbutz di Koyda, le donne provano a chiedere aiuto alla polizia che risponde "ci spiace, la nuova legge prevde che siate voi a dover essere punite..". Le donne sono state tutte lapidate. Koyda scompare.

Giorno 5.
Miliziani legati alle forze armate Iraniane hanno messo assegno svariati attentai, il numero degli ebrei è calato del 30%, l'econoima ristagna.
Al Din e il presidente Iraniano Al Itlè sostengono che la povertà della zona non è da imputarsi alla distruzione dei sistemi di irragzione costruiti dagli ebreie distrutti dalle milizia bensì alla perfida cospirazioni Sionista che vuole impoverire il mondo Islamico.

Girono 6
Come risposta alla cospirazione truppe Siryane sono entrate nell' ormai ex Israele, le milizie palestinesi le acoclgono "questa terra è nostra, morte al sionista". Ogni singolo ebreo viene ricercato, castrato e ucciso se uomo, stuprata e ucciso se donna. La comuintà internazionale e la Progra vietano di parlare di genocidio: si tratta di violenze passeggere da condannare, sì, ma non bisogna muovere un dito.
Fonti vicine al rpgora sostengono che i cani ebrei hanno fatto sicurmante di peggio, anche se sul momento non gli sovviene.

Giorno 7.
Esodo di massa degli israeliani verso l'europa. Improvviso abbassamento del prezzo del combustibile solido.Riaperti i forni.
Ebrei scompaiono misteriosamente in Italia, Germania e Russia.
Che non si parli di pulizia etnica o olocausto, altrimenti si viene accusati di sionismo.

Giorno 8.
L'autorità iraniana proclama festa nazionale: Essendo la presenza Israeliana scesa sotto il 20% non ha più senso parlare di Israele. La grande palestina islamica è realtà. I rimanenti ebrei sono convertiti o uccisi.
Decine di commentatori filopalestinesi restano senza lavoro, ma festeggiano la liberazione dall'occupazione Israeliana e la fine della questione palestinese: FINALMENTE REGNA LA PACE.

Giorno 9.
Problemi in Spagna.
L'organizzazione per la liberazione della spagna ritene i territori occupi militarmente e vuole la liberazione dei territori arabi.
Nel comunicato si legge "la reconquista vero atto imperial-colonialista dei crociati, ha tolto ai legittimi propietari arabi la loro terra."

La progra chiede pace nella regione: "Spagnoli dovete abbandonare le armi è necessario smantellare le forze armate e investire nella pace abbandonate la sicurezza e avrete sicurezza, abbandonate la forza e vivrete amati e protetti".

e così via fino all'ultimo.

 
Alle 28 novembre 2008 11:14 , Blogger vichi ha detto...

Gentile Luca, lei può scrivermi quando vuole e quello che vuole, naturalmente nei limiti del buon gusto e della legalità.
Poi, magari, riuscirà a scrivere anche qualcosa di più intelligente.
Perchè evocare forni o ebrei che spariscono mi pare francamente abbastanza ridicolo, oltreché di cattivo gusto.
Così come, peraltro, vorrei farle notare che oggi - all'esatto opposto di quel che lei ipotizza - è già realtà che chi si azzardi a criticare Israele e le sue politiche brutali e colonialiste venga subito tacciato, più o meno velatamente, di antisemitismo, e se non pesa bene le parole rischi addirittura di finire in galera.
Ciò detto, nessuno chiede a Israele di disarmarsi o di sciogliere lo Shin Bet; magari si auspicherebbe soltanto che dalle modalità di interrogatorio dei suoi aguzzini scomparisse ogni forma di tortura...
Esiste un piano di pace arabo che - in cambio del riconoscimento di Israele e della pace con tutti i Paesi arabi - chiede soltanto il ritiro dai territori occupati nel 1967 e la costituzone di uno Stato indipendente con Gerusalemme est come capitale.
Noterà bene che nel piano di pace proposto dai sauditi manca ogni cenno al ritorno dei profughi palestinesi in Israele, ma soltanto una "equa risoluzione" della questione, che dunque potrebbe risolversi anche con degli indennizzi e il ritorno di una quota simbolica di profughi.
Questo piano, in realtà, non è che la riproposizione di quanto già da tempo richiederebbero le svariate rioluzioni Onu in materia.
E, dunque, oggi sono abbastanza chiare le condizioni per ottenere una pace stabile e duratura, senza alcun bisogno di disarmarsi né di affrontare una ennesima diaspora.
Se, viceversa, Israele intende mantenere la presa sui territori palestinesi e sulle loro risorse, se intende continuare a"giudaizzare" Gerusalemme est, se intende continuare nell'infame e inaudito assedio a Gaza, certamente è in condizioni di forza e lo può fare liberamente, grazie anche all'aperto appoggio degli Usa e all'ignavia della Ue.
Ma non può certo pretendere l'amore e la benevolenza delle popolazioni arabe, né il rispetto e la considerazione di buona parte dei cittadini del resto del mondo.

 
Alle 29 novembre 2008 13:50 , Anonymous Luca ha detto...

(tra vitrgolette le sue parole).
"Poi, magari, riuscirà a scrivere anche qualcosa di più intelligente"
Già.
Comunisti e cattolici hanno una cosa in comune:chi non la pensa ocme loro o è immorale o è stupido.
G.Orwell.

"Perchè evocare forni o ebrei che spariscono mi pare francamente abbastanza ridicolo, oltreché di cattivo gusto"
Infatti infatti. In India sono morti 5 ebrei che NIENTE avevano a che fare col sionismo, solo eprchè erano ebrei. Ma non parlaimo di razzismo, caccia all'uomo o tentativo di puliza etnica per carità.

"chi si azzardi a criticare Israele e le sue politiche brutali e colonialiste venga subito tacciato...di antisemitismo, e...rischi addirittura di finire in galera."
Fuori nomi di persone che sono finite in galera per questa ragione.
Io se vuole le dico quelli di chi è finito MORTO in quanto ebreo.

"magari si auspicherebbe soltanto che dalle modalità di interrogatorio dei suoi aguzzini scomparisse ogni forma di tortura..."
Prove di questa "tortura"?
E, per sapere, lo chiedete anche agli arabi? O gli arabi possono fare quel che gli pare? (per una volta:risponda!)

"Esiste un piano di pace arabo".
Lo conosco ed è follia pura.
Israele -dopo essere stata AGGREDITA, ricordiamolo che è VITTIMA- e aver vinto dovrebbe rinunciare a TUTTI i territori necessari alla sua sicurezza.
Oltretutto rinunciando alle alture del golan si troverebbe senza acqua (i Giordani hanno già una volta tentato di deviare il fiume pur di non farlo entrare in ISraele!!)

"Noterà bene che nel piano di pace proposto dai sauditi manca ogni cenno al ritorno dei profughi palestinesi in Israele"

Si sbaglia di grosso, e questo forse dovrebbe invitarla a studiare meglio il poblema.
Il piano saudita recita "giusta soluzione del problema dei profughi palestinesi in conformità alla risoluzione 194 dell’Assemblea Generale dell’Onu" il che significa appunto diritto al ritorno.

Ma le dico di più in parte potrebbe anche essere accettato da Israele, soprattutto epr uqnato riguarda Gaza. Ma la domanda è: visto che una ENORME parte degli arabi non accetta quel piano e vogliono la distruzione di Israele, quando avverrà il nuovo attacco chi difenderà israele?
Lei? Ci viene?

"infame e inaudito assedio"
Gli arabi abbandonino la lotta armata, cessino di minacciare i coloni e la popolazione civile e Israele cesserà immediatamente "l'assedio" a GAza.

Quanto alla benevolenza, già ci hanno massarcato una volta, se per avere benevolenza dobbiamo farci massacrare una seconda volta mi perdoni ma: a quel paese l'amore.

 
Alle 1 dicembre 2008 10:30 , Blogger vichi ha detto...

Certo se per lei il fatto che alcuni Ebrei innocenti sono morti in India significa che sono tornati i forni...
Eppure proprio i tragici fatti di Mumbay dovrebbero far riflettere.
Oggi le vere minacce contro Israele e contro gli Ebrei, in tutto il mondo, non provengono certo dai Palestinesi, ma la causa palestinese e l'oppressione di questo popolo rappresentano la principale giustificazione utilizzata dai network terroristici per motivare i loro massacri.
Raggiungere una pace equa e duratura con i Palestinesi sarebbe, dunque, un interesse anche e soprattutto israeliano.
Il piano di pace saudita non chiede altro che il ripristino della legalità internazionale, e una soluzione "equa" del problema dei profughi non significa affatto un ritorno in massa, ma potrebbe anche concretizzarsi attraverso il ritorno di una quota simbolica e indennizzi per gli altri, ma passa almeno attraverso una assunzione di responsabilità da parte di Israele.
Poi, ripeto, Israele può fare quel che vuole, mantenere i territori, mantenere Gerusalemme, continuare l'assedio a Gaza.
Ma non potrà certo pretendere la solidarità del resto del mondo, forse solo quella dei governi "allineati".

 
Alle 2 dicembre 2008 15:30 , Anonymous Luca ha detto...

"Certo se per lei il fatto che alcuni Ebrei innocenti sono morti in India significa che sono tornati i forni..."
Morire a fucilate, esplosi o bruciati cambia così tanto? Il punto è lo stesso: si mira allo sterinio di un popolo:quelloe breo, ovunque esso si trovi. I nazisti, smepcliemnte, avevano a disposizione altri mezzi.

"Eppure proprio i tragici fatti di Mumbay dovrebbero far riflettere."
Dovrebbero far capire che il sionismo è un pretesto, infatti.

"non provengono certo dai Palestinesi, ma la causa palestinese e l'oppressione di questo popolo rappresentano la principale giustificazione"

E pertanto dovremmo cedere ai ricatti? I pericoli per Israele vengono da chi non condanna con sifficiente forza e decisione il terrorismo.

"Raggiungere una pace equa e duratura con i Palestinesi sarebbe, dunque, un interesse anche e soprattutto israeliano."
Israele ha inetersse nella pace. Per questa ha fatto miriadi di tentativi sempre rigettati, quando dall'Olp quando da Hamas. Non possiamo farci niente se gli arabi hanno rifiutato tutte le proposte, e vengono pure dipinti come i "pacifisiti" della situazione.

"Il piano di pace saudita non chiede altro che il ripristino della legalità internazionale, e una soluzione "equa" "
Perdoni ma, un cavolo. Il piano saudita si tartta di masochismo, per Isarele. Almenoe le alture del golan, visto che siamo stati gli aggrediti e che la Sirya ha già tentato una volta di deviare il giordano le possiamo tenere? Oppure dovviamo anche evacuare, che so, Tel Aviv?
Quanto ai profughi, forse le sfugge, ma in Israele vive GIA' UN MILIONE E DUECENTOMILA arabi.
Altri centomila possono essere sopportati, di più no. Ma gli arabi non accetteranno nulla che non sia unr ientro totale, caro VIncenzo.
Ci parli con gli arabi, e vedrà se non ho ragione.

"Ma non potrà certo pretendere la solidarità del resto del mondo, forse solo quella dei governi "allineati".

Non vogliamo solidarietà, non necessariamente, vogliamo essere trattati cong iustizia ed equilibrio, e noi Israeliani vorremmo che le "colpe" (come popolo) fossero riconosciute da entrambe le parti, così come i meriti.
Invece vedo sempre critiche aprioristiche ad Israele, e l'assurgere ad informazione obiettiva quella che altro non è che bassa propaganda filoaraba.

Ad esempio: lei ha mai visto i fake video "palesttinesi" fatti apposta per gli occidentali? quelli con gente che "risorge dalle bare" o che cammina con un colpo di pistola in fronte, per poi crollare al passaggio della telecamera?

Lei sembra, glielo dico sinceramente, uan persona intelligente e sensibile. Usi un po' di queste sue capcità per mettersi ANCHe nei nostri panni, e per provare a capire se forse qualcuno non le sta mentendo.

E si ricordi un vechcio detto romano: "se los confitto piange il vincente non ha affondato il colpo", fossimo cattivi la metà di quel che dicono non ci sarebbe più un problema palestinese: no ci sarebbero più i palestinesi.

 
Alle 12 ottobre 2015 03:34 , Blogger 风骚达哥 ha detto...

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Alle 27 ottobre 2015 02:31 , Blogger Wenhao Guo ha detto...

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