1 giugno 2010

Frattini, fai qualcosa di italiano (e per gli Italiani)!

In un articolo pubblicato nel 2008 su Ha'aretz (Frattini's manifesto), Adar Primor osservava come il ministro degli esteri italiano Franco Frattini avrebbe potuto facilmente vincere il titolo di “ministro più sionista d'Europa”.

E di ciò Frattini ha dato prova anche di recente, bollando come “razzista” la decisione di Coop e Conad di sospendere la vendita di alcuni prodotti ortofrutticoli israeliani provenienti dai Territori palestinesi occupati.

Con ciò difendendo un'azienda straniera (la Agrexco) e diffamando – con grave danno d'immagine – due aziende italiane, costrette precipitosamente a fare marcia indietro (la Coop comprando addirittura un'intera pagina della Repubblica e di altri quotidiani).

In queste ore che seguono il massacro di almeno dieci attivisti della Freedom Flotilla, invece, Frattini non ha potuto fare a meno di prendere ufficialmente una posizione simile a quella degli altri Paesi Ue, deplorando “in modo assoluto l'uccisione di civili” e chiedendo l'apertura di un'inchiesta.

E, in realtà, mentre il premier turco Erdogan parla senza mezzi termini di “terrorismo di stato” israeliano, tutti i governi del mondo occidentale e l'ottimo Segretario Generale dell'Onu sembrano fare dichiarazioni fotocopia, tutti come sono “scioccati” e/o “addolorati”.

Certo, magari qualche cosa in più si potrebbe fare, come prendere ad esempio la Grecia che ha annullato l'esercitazione congiunta con l'aviazione israeliana “Minoan 2010”, iniziata il 25 maggio e che avrebbe dovuto aver termine il 3 giugno.

Non vogliamo chiedere tanto al nostro ministro degli esteri, ma una cosa sì che è suo dovere farla senza indugio alcuno: chiedere con forza immediate notizie sulla salute dei passeggeri italiani della Freedom Flotilla e adoperarsi per il loro immediato rientro in Italia.

Perchè di loro non si sa ancora assolutamente nulla, non è certo nemmeno il loro numero, e la famiglia di Angela Lano – la coraggiosa giornalista di Infopal – denuncia in un comunicato che “malgrado le varie agenzie di stampa italiane ripetano che gli italiani sequestrati dalle autorità israeliane “stanno bene”, la famiglia di Angela Lano … informa che la Farnesina e l'Ambasciata d'Italia in Israele non sono in possesso di informazioni al riguardo”.

E allora, ministro, coraggio, si attivi e ci rassicuri sulla sorte di Angela Lano, di Manolo Luppichini, di Manuel Zani e di Joe Fallisi, è suo dovere rappresentare e difendere questi nostri coraggiosi compatrioti, che hanno rischiato la vita per uno stupendo gesto di solidarietà umana verso la popolazione di Gaza, stremata dall'assedio criminale di Israele.

E, già che c'è, chieda al suo sottosegretario Alfredo Mantica di presentare immediatamente le proprie irrevocabili dimissioni. Perchè è assolutamente vergognoso che un rappresentante dello Stato italiano arrivi a dichiarare che la morte di (almeno) dieci pacifisti era inevitabile perchè “il principio della rappresaglia israeliana è un principio conosciuto nel mondo”.

Secondo Mantica, si può “discutere sulla reazione israeliana ma pensare che tutto avvenisse senza una reazione di una qualche natura era una dilettantesca interpretazione di chi ha provocato questa vicenda”.

Una vera e propria apologia della pirateria internazionale e dell'assassinio che rende la presenza di Mantica all'interno della compagine governativa non più sostenibile, né politicamente né, soprattutto, moralmente.

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10 Commenti:

Alle 1 giugno 2010 06:28 , Anonymous Anonimo ha detto...

Chiaro che ora i soliti scribbacchini delle varie sezioni internazionali della propaganda Mossad si daranno da fare.....eccome...a cercare di sistemare le loro verita`....come quella dei 10.000 0 100.000 kassam piovuti sulle loro teste...che non hanno fatto nemmeno un centesimo di quello che "produce" un confetto con la stella loro....mah...continuate così....che siete gia`tantissimo amati...........

Ming Tzu

 
Alle 1 giugno 2010 20:47 , Blogger crazy horse ha detto...

Un popolo che si da una Costituzione al cui primo punto c'è la volontà di distruggerne un' altro non è degno di alcun rispetto. Questo è il caso di Hamas, non per niente è considerato terrorista da tutta la comunità internazionale.

 
Alle 1 giugno 2010 20:51 , Anonymous Anonimo ha detto...

"se questo è un uomo"...un opera di Primo Levi scrittore italiano di razza ebrea. l'opera parla della segregazione degli ebrei e dell'olocausto. Io personalmente non condivido le idee fanatiche di Hitler anzi penso che un uomo di qualsiasi razza sia è pursempre un uomo e non dovrebbe essere maltrattato e umiliato ma...penciamoci, oggi 2010 sembra essere tornati all'età nazista. Ogni giorno centinaia e centinaia di palestinasi di ogni età muoiono in condizioni orribili!...ci sono uomini feriti in fin di vita lasciati perire sotto il sole senza cure mediche finchè giunge la fine...ditemi se questo è un uomo...ora sono gli ebrei che circa 70 anni fa erano vittime di queste tragedie ma adesso sono loro a fare del male, il mondo se ne sta a braccia incrociate vorrei che tutte le persono pensino cosa voglia dire essere privati della propria dignità e ditto di vivere una vita decente. Noi uomini dovremmo prestare un pò di più attenzione verso queste persone...anche perchè abbiamo la responsabilità di aiutare i nostri fratelli!
Meriem Nazih 14 anni

 
Alle 1 giugno 2010 21:35 , Blogger Carla ha detto...

Che dire… continuo a seguire le news e tremo all’idea che possano cavarsela con un buffetto anche in questa occasione. Mi chiedo fino a che punto si può continuare a coprire, a mitigare e in qualche modo a giustificare questo schifo. Spero che in tutta Italia la partecipazione ai vari cortei sia numerosissima perché penso che in questo momento storico sia determinante la presenza di quanta più gente possibile per far sentire che ne abbiamo abbastanza di semplici tirate d’orecchi ad uno Stato assassino che invece meriterebbe di decadere una volta per tutte. E spero che Frattini accantoni un po’ del suo amore per Israele e si renda conto che non si possono mantenere toni soft quando continua a morire gente che vuol fare qualcosa di buono, mentre si guarda ai crimini commessi da Israele sempre con un occhio chiuso, a cominciare dal fatto che tutto ciò è accaduto in acque internazionali e che i soldati israeliani non avevano alcun diritto di calarsi sulla Mavi Marmara. Non si può più permettere ad Israele di parlare del terrorismo degli altri quando l’unico vero terrorista (e fondamentalista) è proprio lui!

 
Alle 2 giugno 2010 00:15 , Anonymous Andrea ha detto...

Non si è trattato di "pirateria internazionale": sul piano giuridico il territorio di Gaza è sottoposto da Israele a blocco Navale. Il blocco navale è una pratica di guerra antica (risale almeno alle guerre napoleoniche) e legittima (sancita dal Congresso di Parigi del 1856). Esso consente alla potenza bloccante di catturare o anche affondare tutte le navi che cercano di violare il blocco anche in mare aperto, senza limiti di acque territoriali. Chi viola il blocco è un contrabbandiere in zona di guerra e agisce contro la legge, è dunque un obiettivo legittimo della forza militare. Il blocco riguarda tutte le navi, anche quelle neutrali (http://it.wikipedia.org/wiki/Blocco_navale). Israele ha seguito tutte le procedure del blocco, comunicandolo molte volte e in particolare segnalandolo agli stati interessati e anche alle navi della flottiglia, come si vede da questo video: http://www.youtube.com/watch?v=qKOmLP4yHb4&feature=player_embedded. In generale le forze militari hanno diritto di ispezione anche in alto mare e fuori dalle acque territoriali le navi di passaggio. Questi diritti si chiamano “diritto di visita” e in casi di conflitto possono diventare legittime “operazioni di interdizione marittima” (Maritime Interdiction Operation, per definizioni e limiti di queste istituzioni giuridiche vedi le voci relative sul glossario di diritto del mare della Marina italiana: http://www.marina.difesa.it/editoria/rivista/gloss/a.asp e qui: http://en.wikipedia.org/wiki/Maritime_Interdiction_Operations.
La logica del blocco navale a Gaza deriva dal fatto che dopo il ritiro israeliano di quattro anni fa vi si è stabilito con un colpo di stato il regime terrorista di Hamas, che assale i militari ma anche i civili israeliani con razzi, colpi di mortaio e agguati. Il territorio di Gaza è stato dichiarato ufficialmente dal governo israeliano zona nemica e per questa ragione sottoposto a varie operazione militari. Neppure un testo così antisraeliano come il Rapporto Goldstone ha negato a Israele il diritto di autodifesa, che è basilare nella carta dell’Onu, e quindi non ha potuto negare la legittimità dell’Operazione Piombo fuso (se non delle sue forme) e del blocco navale e terrestre, che mira a impedire rifornimenti di armi e materiali che potrebbero aggravare l’aggressione.

 
Alle 2 giugno 2010 09:36 , Anonymous Shalom Israele ha detto...

La spedizione della Freddom Flottila era qualcosa di assolutamente grottesco e ridicolo. Dalle indagini risulta che la stragrande maggioranza dei farmaci che trasportava erano scaduti, quindi addirittura potenzialmente nocivi.
Inoltre la spedizione era stata organizzata da un gruppo turco collegato alla Jihad globale e quindi tra i "pacifisti" vi erano anche centinaia di persone che tutto cercavano tranne che la pace. infatti i genitori di Gilad Shalit avevano scritto una lettera agli organizzatori della spedizione affinchè si impegnassero per il rilascio del figlio, ma essi non hanno risposto, perchè ovviamente per loro conta solo la sofferenza degli arabi.Fanno solo ridere.......

 
Alle 2 giugno 2010 10:24 , Anonymous Ale ha detto...

Nella prima intervista da quando è stato ferito, lunedì, nel corso del raid per fermare la flottiglia che mirava a forzare il blocco anti-regime di Hamas a Gaza, il capitano R., che guidava il commando calato dall’elicottero sul ponte superiore della nave Marmara, racconta la battaglia che ha avuto luogo sull’imbarcazione.
Secondo R., le persone che erano a bordo della Marmara hanno preso parte a centinaia all’aggressione contro di lui e i suoi soldati, al punto che sono stati costretti a usare le armi per salvarsi la vita.
“Decine di persone pestavano ogni soldato sul tetto della nave – racconta dal suo letto nell’ospedale Rambam di Haifa – Avevano spranghe, asce e coltelli. Io sono stato il secondo a scendere lungo la corda, uno del mio gruppo era già là sotto e ne aveva addosso diversi. All’inizio è stato un corpo a corpo, ma poi ne sono arrivati sempre di più. Mi sono trovato a lottare con un certo numero di fanatici, armati di pugnali e randelli”.
R. dice che i soldati erano preparati ad incontrare una resistenza passiva e magari anche forme di resistenza più violenta, ma certamente non un linciaggio di massa di quella portata. “Sapevamo che erano attivisti pacifisti – dice – Sebbene volessero forzare il blocco su Gaza, pensavamo che avrebbero opposto una resistenza passiva, magari anche forme di aggressione verbale: non ci aspettavamo nulla del genere. Erano tutti determinati ad ucciderci. Ci siamo trovati di fronte dei terroristi fanatici decisi ad ucciderci e abbiamo fatto tutto il possibile per evitare danni inutili”.
R. dice che almeno tre quarti di quelli che erano a bordo della nave hanno fatto ricorso alla violenza, “ciascuno con un coltello o una spranga in mano”.
R. è il soldato che è stato scaraventato dal ponte, come si vede distintamente in un filmato messo a disposizione dalle Forze di Difesa israeliane. “Mi trovavo davanti a un gruppo di persone armate di coltelli e spranghe. Ho armato il fucile quando ho visto che uno di loro stava venendo verso di me brandendo un pugnale e ho sparato un colpo. Allora una ventina di altri mi sono venuti addosso da ogni direzione e io mi hanno buttato sul ponte di sotto. A quel punto ho sentito una stilettata nello stomaco. Era un coltello. Sono riuscito a estrarre la lama, poi in qualche modo ho raggiunto il ponte inferiore, dove ce n’erano altri ancora. Questo avveniva quando i soldati avevano preso il controllo della nave eccetto il ponte inferiore. Io e un altro soldato siamo riusciti a districarci in tempo e a buttarci nell’acqua, dove poi le nostre forze ci hanno raccolto. Un altro soldato è stato pestato fino a perdere conoscenza. Altri hanno dovuto dargli copertura, finché siamo riusciti a tirarlo fuori di là.
Nonostante il tragico risultato, il capitano R. ritiene che i suoi soldati si siano comporti in modo legittimo. “Abbiamo operato bene – conclude – secondo quanto ci è stato insegnato e nel rispetto dei valori che ci sono stati instillati: abbiamo usato le armi solo contro coloro che minacciavano la nostra vita, solo in quel caso abbiamo sparato”.

(Da: YnetNews, Ha’aretz, 1.6.10)

 
Alle 2 giugno 2010 11:10 , Anonymous Ale ha detto...

Ecco dei simpatici missili trovati nelle navi dei pacifinti.

http://www.flix.co.il/tapuz/showVideo.asp?m=3423928

Curioso di sapere come giustificherà ciò il nostro Vichi.

 
Alle 3 giugno 2010 10:52 , Anonymous Anonimo ha detto...

Hai visto Vichi....iu tu rissi ca iddi vinevunu ndi tia.....no unu ..in cincu fonu....stai diventando importante...e pericoloso ai loro occhi di persone cresciute con la Veritas....

 
Alle 3 giugno 2010 11:11 , Blogger ®osadimaggio63 ha detto...

Condivido pienamente il tuo post del giorno...
Di fronte a tutto ciò si rimane veramente senza parole...

 

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