5 ottobre 2010

La Israel Lobby italiana arruola nuovi adepti.

Giovedì 7 ottobre, alle ore 18:00, gli “Amici di Israele” si raduneranno a Piazza di Pietra a Roma per “dare il proprio contributo contro la campagna di demistificazione” in atto contro lo stato ebraico, con lo slogan “per la verità, per Israele”.

Ma quale “verità” ci racconteranno? Forse elogeranno la moralità e la moderazione dell’esercito israeliano, che in pochi giorni a cavallo tra il 2008 e il 2009 si è limitato a uccidere oltre 1.400 Palestinesi, di cui ben
352 bambini. Oppure esalteranno il carattere civile e democratico di un Paese che, unico al mondo, conduce una occupazione militare diretta di territori altrui, che si concede di tenere in carcere un Premio Nobel per la Pace, e il cui esercito non arretra nemmeno davanti all’infamia di usare bambini come scudi umani.

Come nota la lettera aperta del Forum Palestina sull’argomento, che riportiamo qui sotto, la Israel Lobby italiana è ben rappresentata, in modo bipartisan, in tutto l’arco costituzionale, ma ha ben poca influenza sulla società civile, all’interno della quale, pur se faticosamente (a causa della manipolazione e dell’occultamento delle notizie da parte dei media di regime), si fa sempre più strada la consapevolezza dell’iniquità e della ferocia dell’occupazione israeliana.

E così, per dare un maggior appeal alla manifestazione e per cercare di migliorare l’immagine di Israele (impresa, a dire il vero, titanica…), gli organizzatori della manifestazione, e in primis il colono israeliano illegale On. Nirenstein, accanto ai soliti Veltroni, Ferrara, Cicchitto, Buttiglione e compagnia, hanno cercato di arruolare alcuni volti nuovi che si suppone possano riverberare la simpatia e la popolarità di cui godono sullo stato-canaglia israeliano.

Spiace, dunque, che a questa operazione propagandistica si siano prestati personaggi di chiara fama come Roberto Saviano e Umberto Veronesi, nonché vari musicisti tra i quali Lucio Dalla, Massimo Ranieri e Raiz (ex Almamegretta).

Non si riesce davvero a capire come, ancora oggi, vi sia gente disposta ad arruolarsi sotto le bandiere del sionismo, a difesa di uno stato-canaglia i cui crimini sono facilmente conoscibili da chiunque attraverso le pagine web non di siti di ispirazione antisemita, ma di quelle di ong di chiara fama e sicura imparzialità come B’tselem o Human Rights Watch, o attraverso i documenti ufficiali dell’ONU e dell’OCHA.

P.S. Sullo stesso argomento, come segnalatomi in un commento dall’amica arial, si veda anche la ferma
presa di posizione degli Ebrei contro l’occupazione (Rete Eco).

Giovedi 7 ottobre a Roma, la Israel Lobby italiana, resa più attiva dalla presenza in Parlamento dell’on. Fiamma Nirenstein, (che in Israele vive nella colonia illegale di Gilo a Gerusalemme), ha organizzato un evento apertamente a sostegno dello Stato di Israele e della sua politica.

Che l’establishment israeliano si senta con l’acqua alla gola nelle sue relazioni internazionali e con il comune senso della giustizia che fortunatamente ancora agisce nell’umanità, era evidente da tempo. Ma gli "amici di Israele" in Italia non possono sottrarsi al senso di realtà che mette in contraddizione la politica israeliana con i più elementari criteri di giustizia.

La narrazione sionista sulla nascita e l’esistenza dello Stato di Israele si è retta fino a ieri su alcuni punti di forza che stanno però cedendo di fronte all’evidenza dei fatti:
1) La nascita di Israele come risarcimento del debito di sangue verso le comunità ebraiche perseguitate e sterminate dal nazifascismo e dal milieu reazionario e antiebraico esistente e agente in Europa;
2) La continua espansione territoriale di Israele rispetto ai confini stabiliti dall’ONU nel 1948 presentata come necessità vitale di “autodifesa” di un baluardo del modello occidentale dentro al “mare della barbarie arabo-islamica”.
3) Il rifiuto di Israele di ottemperare alle risoluzioni dell’ONU come esercizio della “specificità israeliana” nel contesto delle relazioni e della comunità internazionale
4) Israele presentato come paese perennemente minacciato e messo in pericolo dentro e fuori i suoi confini.

Questi quattro punti hanno agito per anni cercando di costruire intorno ad Israele una legittimità morale e internazionale che i fatti hanno però sistematicamente logorato e sgretolato. Per verificarlo è sufficiente guardare una mappa della regione, rammentare il massacro dei palestinesi a Gaza, il sanguinoso raid sulla nave Mavi Marmara, i bombardamenti sul Libano, la pulizia etnica dei palestinesi in corso a Gerusalemme etc. etc. etc. etc. etc.

In questa narrazione su Israele mancano sempre e completamente gli abitanti esistenti nella Palestina storica, cioè i palestinesi, i quali – come minimo – avrebbero tutto il diritto di vivere ed avere un proprio Stato almeno sui confini decisi dall’ONU nel ’48 oppure in un solo Stato in cui convivano democraticamente tutti coloro che abitano in quel territorio senza discriminazioni religiose, etniche, politiche.

La legittima terra palestinese in questi sessanta anni è stata sottratta quasi completamente da Israele riducendola a qualche agglomerato urbano in mezzo al territorio israeliano. Non solo. I palestinesi dovrebbero anche rinunciare a qualsiasi ambizione di sovranità e indipendenza per ridursi alla condizione di eterni profughi da affidare alle agenzie delle Nazioni Unite e al business delle ONG. Nella migliore delle ipotesi dovrebbero scomparire come istanza nazionale e finire assimilati dagli stati arabi confinanti.

Il risarcimento dell’Europa verso le comunità ebraiche è stato dunque pagato da un altro popolo – quello palestinese – e da una complicità che ha consentito ad Israele di agire e usufruire sistematicamente di un doppio standard nel rispetto della legalità internazionale e dei diritti umani.

Questi dati di fatto – che sono e potrebbero essere conosciuti e documentati in modo più che inoppugnabile – hanno via via logorato la narrazione colonialista e sionista delle leadership israeliane e dei loro apparati ideologici di stato. Risultato? La comunità internazionale e l’umanità non riconosce più ad Israele la condizione di sentirsi uno “Stato più uguale degli altri”. La complicità o l’inerzia dei governi europei – e ovviamente degli USA – o l’attivismo aggressivo delle lobby filo-israeliane nei vari paesi, non basta più a permettere che, come ha detto lo storico israeliano Ilan Pappe, Israele possa continuare a fare quello che fa.

Ecco dunque che anche nel paese “migliore alleato di Israele in Europa” come l’Italia, la lobby filo-israeliana deve tentare il tutto per tutto per opporre al crescente, elementare e comune senso della giustizia verso i palestinesi, una propria dottrina ufficiale alla quale va piegata la politica, la cultura, l’informazione, la diplomazia.

Chi sono gli amici di Israele?

Sta qui la natura dell’evento del 7 ottobre messo in piedi dall’on. Nirestein e dal ristretto gruppo di "amici di Israele", un gruppo che da anni cerca di agire con la stessa efficacia della “Israel Lobby” negli Stati Uniti. Il problema è che la sua influenza è forte nel ceto politico e nei giornali patinati ma è debolissima nella società anche e proprio a causa della crescente divaricazione tra ceto politico, sistema dei mass media e la gente normale.

L’on. Nirestein e le autorità israeliane hanno dunque ritenuto opportuno cercare di arruolare in una narrazione ingestibile nuove personalità che possano godere di maggiore simpatia nella società di quanta ne ispirino e raccolgano i soliti Veltroni, Rutelli, Ferrara, Cicchitto, Buttiglione, Battista, Mieli etc.

Ed ecco che alcune personalità si prestano a questo arruolamento nel fronte di coloro che sistematicamente tacciono sulle sofferenze e le ingiustizie contro il popolo palestinese.

Dobbiamo ammettere che non ci meraviglia affatto l’adesione di quello che è stato giustamente e recentemente definito “un eroe di carta” come Roberto Saviano in questa armata dei silenti (ma sensibili ai potenti), o di un artista incline ormai al fascino della "potenza temporale" dello spirito come Lucio Dalla. Decisamente incomprensibili appaiono le adesioni di musicisti come Raiz (ex Almamegretta) e Massimo Ranieri o del prof. Veronesi.

Né può soprendere che ad aprire i lavori dell’evento “degli amici di Israele” sia un aperto erede del franchismo spagnolo come l’ex premier iberico Josè Aznar, autore di un recente pamphlet contro l’indigenismo in America Latina che riafferma tutta la narrazione razzista e colonialista nel rapporto tra occidente e latinoamerica.

I nuovi amici di Israele che accettano di arruolarsi in questa compagine, devono convivere con la propria coscienza e la propria complicità con il silenzio sulle ingiustizie tuttora subite dai palestinesi o espellerle dalla propria visione del mondo…esattamente come hanno fatto e stanno facendo i protagonisti della politica israeliana, anche nel nostro paese.

Nessuna complicità con il silenzio e l'apartheid

In Italia, fortunatamente, non esistono e agiscono solo i chierici e i soldati del silenzio. Esiste ed agisce un tessuto associativo e reti di solidarietà che hanno fatto della battaglia di giustizia e verità sulla questione palestinese un terreno non residuale né minoritario. Sono stati in grado di riempire intere piazze nelle città italiane e non solo esclusive sale convegni; sono attivi nella crescente campagna internazionale di boicottaggio, sanzioni, disinvestimento dell’economia di guerra israeliana; leggono e sanno scegliere autori di libri o produzioni artistiche giudicandone la coerenza morale oltre che le capacità; partecipano alla vita politica e culturale del paese; visitano spesso, documentano e raccontano quello che vedono nei territori palestinesi sottoposti all’occupazione militare e all’apartheid israeliani o nei campi profughi palestinesi; utilizzano efficacemente il mainstream annullando il ferreo controllo sull’informazione ufficiale; si muovono in Europa e nel mondo moltiplicando e amplificando le singole iniziative di protesta; espongono e ostentano la kefijah o la bandiera palestinese perchè sono vissute nella società come una emblemi di giustizia e di libertà e non di oppressione come quella israeliana. La forza dei loro argomenti è immensamente superiore a quella degli "amici di Israele". Costoro se ne facciano una ragione e chi ha un minimo di coscienza scelga di disertare l’esercito del silenzio, dell'occupazione e dell'apartheid.

Il Forum Palestina

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14 Commenti:

Alle 5 ottobre 2010 23:17 , Anonymous Andrea ha detto...

Semmai è vero il contrario, perché la delegittimazione di Israele si basa su un grottesco rovesciamento di verità e giustizia nella regione, dove i ruoli di vittima e carnefice sono stati invertiti. L’odio ossessivo verso Israele diffusosi oggi in gran parte del mondo occidentale deve essere contrastato con la massima urgenza e tutta la forza possibile, e quindi urlerò anch'io con tantissimi amici...per la VERITA' e per ISRAELE!

P.S. Fiamma abita a Gilo e non è quindi una "colona": Gilo è un quartiere di Gerusalemme come Trastevere è un quartiere di Roma.
Ma capisco che per Forum Palestina, che sbava e ha travasi di bile per la manifestazione in commento, invece Gilo' è illegale, perché tutto Israele è illegale per loro.

 
Alle 6 ottobre 2010 12:39 , Blogger vichi ha detto...

Poveri israeliani, vittime della disinformazione! Infatti sono i palestinesi a occupare abusivamente la terra che Dio ha affidato loro, a tenerli sotto il giogo di un'occupazione militare brutale e feroce, a massacrarli con il fosforo bianco, i proiettili all'uranio impoverito e ogni altra diavoleria bellica disponibile sul mercato!

Bella barzelletta, complimenti! Voglio solo ricordarti che Gilo si trova OLTRE la green line e dunque è illegale secondo i canoni del diritto internazionale.

Altro che Trastevere!

 
Alle 6 ottobre 2010 13:59 , Blogger Antonio Caracciolo ha detto...

1) 1948 = “pulizia etnica della Palestina”
2) novembre 1956 = eccidio di Kahn Younis, ignoto ai più, ma ora raccontato nel libro fumetto di Joe Sacco;
...
3) “Piombo Fuso"
4) “Mavi Marmara”
+ 1000, 10.000, 100.000 episodi ignoti.

Ma vale la pena di sottolineare che la storia incomincia molto prima del 1948: è agli esordi del progetto sionista, che si può far partire dal primo insediamente del 1882.

Dell’articolo non mi è piaciuto qualche inciso che rivela la persistenza di un “pregiudizio” storiografico, che è poi un potentissimo alleato di Israele per fare quello che ha fatto e per costruire all’estero una copertura politica, diplomatica e militare che è in fondo il vero responsabile della attuale condizione di Gaza e dei palestinesi.

Chi è in grado di capire e riflettere, lo faccia!

 
Alle 7 ottobre 2010 09:22 , Anonymous g ha detto...

caro Carlo , ho capito e riflettuto,uno che non capisce che gli sbagli , compresi orrori e massacri ,sono da tutte e due le parti e non da una sola parte, come fate te e Vichi,non potrà mai essere ascoltato da uno come me che cerca di essere obbiettivo.
come cerco di esserlo per i curdi, per i tibetani, per i ceceni,per gli iracheni, etc etc.
il problema è uno solo :antisemitismo,agli ebrei per colpe addossate dalla chiesa nel passato, non è permesso avere uno stato, non è permesso avere un esercito, non è permesso avere soldi,non è permesso mai sbagliare
Che cavolo di fastidio Vi dà un piccolo stato ebraico in un mondo enorme? forse Vi fà paura? ACCETTO RISPOSTE E COMMENTI

 
Alle 7 ottobre 2010 12:47 , Blogger vichi ha detto...

Gentile da parte tua accettare risposte e commenti!

Da parte mia, si chiederebbe soltanto al piccolo e inerme stato di israele di rispettare la legalità internazionale e di rientrare entro i confini segnati dalla green line.

E poi, possibilmente e se non è troppo sforzo, di essere uno stato democratico e rispettoso delle esigenze e dei diritti di TUTTI i suoi cittadini, indipendentemente dalla loro razza e/o religione.

Perchè, ti ricordo, prima che nascesse lo stato ebraico risiedevano in quello che ne costituisce il territorio, centinaia di migliaia di arabi che continuano a risiedervi legittimamente.

E oltre 750.000 che ne sono stati cacciati e a cui la DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO garantirebbe il ritorno alle loro terre.

 
Alle 7 ottobre 2010 16:35 , Anonymous g ha detto...

si ok, ma vale anche per gli 800.000 ebrei cacciati e depredati dai paesi
arabi.
E poi se Israele deve accettare i profughi, perchè il futuro stato palestinese non può accettare i coloni nei suoi confini?che vivono lì da 40 anni.

 
Alle 7 ottobre 2010 16:39 , Anonymous g ha detto...

inoltre perchè Israele deve essere democratico e accettare tutto ,mentre nel mondo arabo niente di non islamico è accettato e tollerato?
perchè non protesti per quello?
perchè non fai un blog a favore della libertà religiosa e per la libertà di voto nelle' democrazie 'arabe?

 
Alle 7 ottobre 2010 17:54 , Blogger vichi ha detto...

Hai già fatto altre volte questa domanda e già ti ho risposto che, se vuoi, gli strumenti per aprire un blog li hai a disposizione sul web e potrai dedicarti in prima persona a questo compito, evitando di ingolfare il mio blog con commenti che nulla hanno a che fare con l'argomento trattato.

Ciò posto, gli arabi che vivevano nei luoghi che ora costituiscono lo stato israeliano hanno diritto di restarvi e, in quanto cittadini a pieno titolo di Israele, di godere degli stessi diritti civili e politici degli ebrei.

A meno che tu non sia fautore, al pari dei razzisti capeggiati da Lieberman, della deportazione dei non ebrei al di fuori dello stato israeliano.

Aggiungo anche, come mostrato in un articolo di qualche tempo fa, che persino nel tanto vituperato iran vive una numerosa comunità ebraica, a cui non viene chiesto di abiurare la propria fede né di prestare incredibili giuramenti allo stato iraniano come "stato islamico".

 
Alle 7 ottobre 2010 17:58 , Blogger vichi ha detto...

I profughi palestinesi hanno diritto a tornare nelle loro terre perché vittime di una pulizia etnica che la comunità internazionale ha colpevolmente e incredibilmente dimenticato.

I coloni risiedono invece illegalmente in una terra che non era loro, e che è stata conquistata militarmente dagli eserciti israeliani.

E, vivaddio, uno dei principi cardine della civiltà moderna è quello della inammissibilità dell'acquisizione di territori a mezzo della guerra, sancito a partire dalla risoluzione onu 242 del 1967.

Ma a voialtri cantori del sionismo più oltranzista i termini diritto e civiltà non dicono assolutamente nulla.

 
Alle 8 ottobre 2010 09:53 , Anonymous g ha detto...

ancora eviti di rispondere alle mie domande , le ripeto :e gli 800.000 ebrei cacciati dai paesi arabi non hanno diritto a tornare ed essere risarciti di tutti i beni che gli hanno rubato?
nella storia ogni nazione che , pur attaccando per prima, ha perso una guerra ha dovuto subire perdite di territori.
parli spesso dell'onu, ti faccio un esempio:se siamo in dieci a votare un qualcosa,8 la pensano come te ,2 come me , come pensi che finisca la votazione?all'onu ogni nazione ha diritto ad un voto, gli stati islamici sono 32 , quelli ebraici 1,quelli che fanno affari con il petrolio 100, come pensi che sia la votazione?

 
Alle 8 ottobre 2010 10:43 , Anonymous g ha detto...

io, cmq,non ho velleità di aprire un blog, mi piacerebbe che coloro che predicano pace, come te,siano più obbiettivi riconoscendo i torti e le ragioni di tutti e due i popoli, e non schierati da una sola parte come te ed altri.
non è in questo modo che si aiuta verso quello che io mi auguro, la pace, ma così facendo si genera odio e rancore verso una sola parte.
così facendo non aiuti o forse è proprio quello che vuoi? odio.
Scusa ma è una parola che non fa parte del mio vocabolario.

 
Alle 8 ottobre 2010 12:04 , Blogger vichi ha detto...

Denunciare i crimini di israele e l'iniquità dell'occupazione militare dei territori significa seminare odio?

Promuovere o appoggiare manifestazioni pacifiche di boicottaggio contro un paese al di fuori della legalità significa seminare odio?

A me non pare.

Parlando in generale, sono proprio i "tifosi" di israele - come quelli riunitisi ieri a roma - che allontanano sempre più la pace, giustificando ogni massacro, ogni crimine, ogni occupazione, in nome dell'inviolabilità e della difesa dello stato israeliano.

Ma un accordo di pace equo, e la risistemazione dei confini lungo la green line, sarebbe una garanzia di sicurezza in primis proprio per israele.

E, invece, siamo ancora fermi ai tempi di Moshe Dayan, che affermava di preferire Sharm el Sheikh senza la pace alla pace senza Sharm!

 
Alle 8 ottobre 2010 12:23 , Blogger vichi ha detto...

Per quanto riguarda l'esodo degli ebrei dai paesi arabi, per inciso vorrei ricordarti che vi sono storici che sostengono che questa emigrazione sia stata "favorita"da agenti del sionismo, persino con minacce ed attentati.

Ma il punto non è questo.

La questione dei profughi ebrei riguarda semmai, per l'appunto paesi come l'egitto o la libia, non riguarda certo i palestinesi, hce non possono pagare (ancora!) per colpe altrui.

E, d'altra parte, la questione viene sollevata strumentalmente da Israele proprio per non essere costretta a riconoscere il diritto al ritorno dei profughi palestinesi.

 
Alle 8 ottobre 2010 15:34 , Anonymous g ha detto...

Ogni scusa è buona, sempre colpa dei quei cattivoni,del loro potere occulto, tu vedi male da per tutto,non ti viene in mente che forse non è tutto come pensi,se sei in malafede tu non è detto lo siano tutti. a me si qualche volta, ho la capacità di critica e obbiettività. pensaci e dimentica qualche volta i tuoi tornaconto

 

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