2 dicembre 2009

Dov'è finita Hamas in Cisgiordania?

Parallelamente alla presa del potere nella Striscia di Gaza, Hamas in questi ultimi anni ha dovuto subire duri colpi in termini di arresti e di chiusura di sedi, esercizi commerciali, associazioni caritatevoli, ad opera sia dei soldati israeliani sia delle forze di sicurezza palestinesi.

L’attuale “invisibilità” e la inattività di Hamas nella West Bank sono dovuti alla necessità di mantenere un basso profilo o il movimento islamico è in semplice attesa che l’attuale governo retto da Abu Mazen finisca con il logorarsi definitivamente dietro alle estenuanti e dilatorie trattative di pace con Israele?

E’ questo il tema dell’articolo che segue, tratto dalla rassegna stampa del sito
Medarabnews.

Un interrogativo che serpeggia tra i palestinesi in questi giorni è per quale motivo il Movimento di Resistenza Islamica (Hamas) – un gruppo che alcuni vedono con sospetto e altri con simpatia – sia diventato quasi invisibile in Cisgiordania. Certo, Hamas ha subito una serie di duri colpi in questi ultimi anni. In seguito alla cattura del soldato israeliano Gilad Shalit nel giugno del 2006, Israele ha arrestato circa un migliaio di membri del movimento, inclusi alcuni delegati eletti del Consiglio Legislativo Palestinese (PLC). E da quando Hamas ha assunto il controllo di Gaza, nel giugno del 2007, a seguito di un sanguinoso conflitto con Fatah, le forze di sicurezza palestinesi in Cisgiordania hanno organizzato campagne di arresti contro il gruppo. Hamas sostiene di aver subito 30.000 casi di interrogatori, arresti, chiusure di aziende e confische di beni finanziari. Ancora oggi, 600 dei suoi membri sono detenuti nelle carceri dell’Autorità Palestinese (ANP), e 150 delle organizzazioni ad esso affiliate sono tuttora chiuse.

Ciononostante, Hamas è più di una semplice organizzazione militante, o di un fornitore di servizi sociali. E’ una vasta rete di membri e seguaci con un programma ideologico e politico in grado di raccogliere 444.000 voti alle elezioni legislative del 2006. Ha un largo seguito popolare, soprattutto tra i palestinesi contrari agli accordi di Oslo e delusi dalla corruzione dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Ma se è così, dove sono finiti in Cisgiordania Hamas e i suoi sostenitori?

Secondo fonti interne ad Hamas, il movimento ha congelato le proprie attività, in linea con una strategia risalente al 1989 che definisce le modalità attraverso cui gestire le crisi. Esso seguì questa strategia nel 1992, ad esempio, quando Israele esiliò 416 attivisti di Hamas e della Jihad Islamica nel sud del Libano dopo il rapimento e l’uccisione del soldato di frontiera israeliano Nassim Tolidano. Hamas non è pronto – sostiene uno dei suoi leader – a mobilitare i suoi sostenitori secondo una linea d’azione definita, per timore di esporli alla possibilità di essere arrestati dall’ANP o da Israele. Hamas è anche riluttante a far rischiare il posto di lavoro ai suoi seguaci, dato che già 1.200 di loro sono stati licenziati da posti governativi in Cisgiordania.

L’adozione di questa strategia preventiva per limitare i danni è dovuta in parte alla convinzione di Hamas che il presidente palestinese Mahmoud Abbas, a differenza del suo predecessore Yasser Arafat, non esiterebbe a distruggere il gruppo, qualora cominciasse a dargli troppo fastidio. Arafat, d’altra parte, prestava maggiore attenzione nel trattare con Hamas per due motivi: temeva di essere visto come un agente dell’occupazione israeliana, se avesse affrontato Hamas con la forza, e usava Hamas come una carta per rafforzare la sua posizione negoziale con Israele, presentandosi come l’unico in grado di contenere il gruppo.

Hamas è scomparso in Cisgiordania anche perché è convinto che la situazione attuale alla fine volgerà a suo vantaggio, soprattutto alla luce dell’incapacità di Abu Mazen di avviare seri colloqui di pace con Israele. L’incapacità del presidente degli Stati Uniti Barack Obama di esercitare pressioni su Israele per fermare la costruzione degli insediamenti in Cisgiordania, ha lasciato nella disperazione Abu Mazen, portandolo ad annunciare che non si candiderà alle prossime elezioni presidenziali.

Il calo di credibilità dell’ANP vale anche per Fatah, a cui non è stato permesso di opporsi alle forze di occupazione o ai coloni, a causa del tentativo dell’ANP di risolvere le controversie con Israele attraverso i negoziati, piuttosto che con la resistenza armata. Ciò che nuoce a Fatah è anche il fatto che esso viene associato all’Autorità Palestinese di Ramallah, vista da molti come un’istituzione corrotta. Gli alti funzionari dell’ANP sono sproporzionatamente benestanti rispetto al resto del popolo palestinese, il quale soffre di un tasso di disoccupazione del 25%, che lascia una famiglia su tre in condizioni di povertà.

E ‘ difficile stabilire se i membri di Hamas stiano organizzando azioni contro gli israeliani, data la natura segreta dell’organizzazione. E ‘ chiaro, tuttavia, che i palestinesi in questo momento non prevedono che Hamas organizzi manifestazioni o azioni simili, sebbene alcuni possano rimpiangere gli attentati suicidi, considerati come il modo più efficace per combattere un nemico molto più potente.

A questo proposito, Hamas sembra confidare nel fatto che, giustificando la sua assenza con la repressione da parte di Israele e dell’Autorità Palestinese, essa sarà maggiormente compresa ed accettata a livello popolare. In realtà, i sondaggi hanno mostrato un aumento della popolarità di Hamas in Cisgiordania, di fronte a un suo calo a Gaza. I palestinesi della Cisgiordania vedono Hamas come il simbolo della resistenza alla dominazione di Israele e degli Stati Uniti, mentre gli abitanti di Gaza – che hanno già avuto la possibilità di sperimentare il governo Hamas – lo vedono simile, se non peggiore, a quello della corrotta leadership dell’Autorità Palestinese.

Infine, mentre emerge dalla tempesta, Hamas ritiene di poter utilizzare a suo vantaggio diversi possibili scenari futuri:

- Se l’ANP si scioglie, Hamas sarà in grado di proporsi come alternativa all’OLP, rivendicando così il suo rifiuto di impegnarsi nei negoziati di pace.

- Se, come appare ormai improbabile, Abbas dovesse tenere le elezioni generali nel gennaio del 2009 (le elezioni sono state effettivamente rinviate a tempo indeterminato (N.d.T.) ), è possibile che Hamas le boicotti e ne metta in dubbio la legittimità, soprattutto se la metà dell’elettorato palestinese (a Gaza) non vi parteciperà.

- Se le elezioni si svolgeranno invece nel giugno del 2010 (come specificato nell’accordo di riconciliazione redatto dall’Egitto), Hamas avrebbe il tempo sufficiente per trovare un accordo con Israele che prevedrebbe il rilascio di Shalit in cambio di 450 prigionieri palestinesi. Tale accordo potrebbe rafforzare le chance elettorali di Hamas e aumentare la sua legittimità come leader della resistenza palestinese.

- Se, invece, non ci saranno elezioni, Hamas potrebbe utilizzare il continuo deteriorarsi della situazione per mettere in discussione la legittimità di Abbas. Hamas può sostenere che, al contrario, i suoi membri eletti del PLC continuano a godere di legittimità. La costituzione palestinese prevede infatti che il PLC resti in carica finché i nuovi membri non prestano giuramento, mentre il presidente dell’ANP può rimanere in carica solo per quattro anni.

Omran Risheq è uno scrittore e analista palestinese

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5 Commenti:

Alle 2 dicembre 2009 18:59 , Blogger arial ha detto...

è possibile diffondere quest'appello per ricordare gaza il 20 dicembre?
http://groups.google.com/group/bocchescucite/browse_thread/thread/2e9999cc3008e32b/2aae6a0de64b3dc1?show_docid=2aae6a0de64b3dc1

 
Alle 2 dicembre 2009 21:27 , Anonymous Anonimo ha detto...

Hamas = terrorismo

vi basti questo

 
Alle 3 dicembre 2009 14:04 , Anonymous Andrea ha detto...

Ormai è chiara la netta presa di distanza da Hamas non solo da parte di Egitto e Arabia Saudita, ma anche da parte degli abitanti di Gaza e dell'ANP. Con Hamas, in sostanza, è rimasto solo l’Iran di Ahmadinejad. La questione di fondo è questa: c’è un unico problema mondiale, che qui ha la faccia di Hamas, a Mumbai ne ha un’altra, a New York una terza, a Madrid e Londra altre ancora. Il mondo non vuole occuparsene, con l’eccezione degli Stati Uniti che pure hanno commesso molti errori, soprattutto quello di non capire che il pericolo non era l’Irak ma piuttosto l’Iran.

 
Alle 3 dicembre 2009 14:25 , Anonymous edoardo ha detto...

Ciao vichi, scusami per il commento off topic, volevo segnalarti che Giovedì prossimo 10/12 alle ore 20:30 in Piazzetta San Faustino a Brescia, nell'ambito della tenda della solidarietà tra i popoli (www.tendadeipopoli.it, il sito fa ancora riferimento all'edizione 2008), si terrà, in sala Piamarta, una serata di testimonianze di volontari italiani che sono stati in Palestina, promossa dall'Associazione di amicizia Italia-Palestina.
Sto cercando di diffondere l'informazione il più possibile.

Grazie
Edoardo

 
Alle 7 dicembre 2009 13:41 , Blogger arial ha detto...

Puoi diffondere?
http://www.peacelink.it/paxchristi/a/30779.html

 

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