6 maggio 2008

Aggiornamento campagna "Gaza vivrà" (3)

GAZA VIVRA’
Campagna per la fine di un embargo genocida

info@gazavive.com
http://www.gazavive.com/

Oltre 800 persone a Genova, 600 persone a Vicenza, una piena riuscita di tutte le altre tappe del tour della delegazione di Gaza.
Un calore ed un entusiasmo straordinario a sostegno della lotta di resistenza del popolo palestinese e di Gaza in particolare.
Questi numeri rappresentano un grande fatto politico, un notevole salto di qualità nel lavoro di sostegno della causa palestinese. Questi numeri – frutto della mobilitazione della comunità araba e musulmana del nostro paese – ci dicono che la strada intrapresa è quella giusta. La strada è quella dell’unità della parte migliore della società italiana, quella che ancora crede nei valori di uguaglianza, libertà e fratellanza con le comunità immigrate che, respingendo la paura in cui il potere vorrebbe confinarle, possono dare oggi un contributo fondamentale alla lotta di liberazione dei popoli.
Continuiamo così!

Questo bollettino contiene:
1. Sabato 10 a Torino ASSEMBLEA PER LA FINE DELL’EMBARGO
2. SEMPRE IL 10 MAGGIO A TORINO
3. GAZA VIVRA’ – Continua il tour italiano della delegazione del Popular Committee Against Siege di Gaza

LA PAROLA A GAZA
Assemblea per la fine dell’embargo
Torino, sabato 10 maggio

- Per ascoltare la voce di chi vive quotidianamente l’oppressione
- Per conoscere la situazione nella Striscia, vero lager del XXI secolo
- Per capire le ragioni della resistenza palestinese
- Per condannare il golpe attuato contro i legittimi vincitori delle elezioni del gennaio 2006
- Per continuare la lotta contro l’embargo genocida

Per tutti questi motivi, per ricordare il 60° anniversario della Nakba, per protestare contro la Fiera Internazionale del Libro dedicata ad Israele ci ritroveremo a Torino sabato 10 maggio.
Aderiamo a tutte le iniziative di protesta contro la Fiera del Libro, ma vogliamo mettere la situazione di Gaza al centro della mobilitazione.
L’embargo, il lento genocidio che si sta consumando, è infatti il più grande atto di accusa sia nei confronti dello stato sionista che di chi in Italia sottolinea ogni giorno il proprio integrale sostegno ai criminali israeliani.
Chi ha voluto dedicare ad Israele la Fiera ha compiuto una chiara operazione politica ed ideologica. Rovesciamogliela contro partendo dalla denuncia dei crimini che questo stato sta compiendo.
Iniziamo a rispondere da Torino – città gemellata con Gaza – ad una politica sorda verso gli oppressi e servile con gli oppressori.

TORINO
Sabato 10 maggio – ore 10-14
Centro Italo Arabo Dar al Hikma
Via Fiocchetto 15
(zona Porta Palazzo)

ASSEMBLEA - MANIFESTAZIONE

Interverranno:
Gamal Elkoudary, parlamentare palestinese e presidente del Comitato contro l’assedio di Gaza
Giulietto Chiesa, giornalista e parlamentare europeo
Gianni Vattimo, filosofo

Presiedono Leonardo Mazzei e Angela Lano

Interverranno inoltre:

Ugo Giannangeli – Gaza Vivrà
Mohammad Hannoun – ABSPP (Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese)
Alberto Tradardi – ISM Italia (International Solidarity Movement – Italia)
Maria Grazia Ardizzone – Campo Antimperialista
Un rappresentante della Comunità Islamica
Vainer Burani – Giuristi Democratici

Nel corso dell’assemblea è previsto un collegamento con Gaza, con l’intervento di un esponente del governo palestinese.

Promuovono:
Comitato Gaza Vivrà
Abspp – Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese

Aderiscono:
Soccorso Popolare, Padova – Fondazione Luigi Cipriani – Campo Antimperialista – ISM Italia (International Solidarity Movement – Italia) - Collettivo Iqbal Masih, Lecce – Associazione Juthur – Laboratorio Marxista – Associazione Zaatar - Antonia Sani, presidente WILPF (Women’s Intern. League for Peace and Freedom) – Legittima Difesa – Lupo, Osimo (AN) – Gp Caav (Gruppo promotore Coord. Antimperialista Antifascista Alto Vicentino)


Sempre il 10 maggio a Torino

Il Comitato Gaza Vivrà aderisce e partecipa al corteo che prenderà il via alle ore 15 da Corso Marconi (angolo Madama Cristina).

Alle ore 21, sempre presso il Centro Italo Arabo Dar al Hikma, andrà in scena lo spettacolo “Ingannati” del gruppo teatrale Narramondo, tratto da “Uomini sotto il sole” di Ghassan Kanafani.
Per la scheda completa leggi
http://www.narramondo.it/scheda_ingannati.html

GAZA VIVRA’
Continua il tour italiano della delegazione del Popular Committee Against Siege di Gaza

Si sono già tenuti i primi sei incontri con la delegazione proveniente da Gaza.
Gamal Elkoudary e Sameh Habeeb hanno trovato ovunque grande interesse ed una notevole partecipazione sia numerica che politica. In alcuni casi (vedi sopra) la partecipazione è stata assolutamente straordinaria.
Continuiamo così!

Calendario dei prossimi incontri:

- Martedì 6 maggio – ore 21 - FIRENZE, Sala Est-Ovest della Provincia, via dé Ginori 12

- Mercoledì 7 maggio – ore 19,30 - REGGIO EMILIA, presso la Moschea

- Mercoledì 7 maggio – ore 21,30 – REGGIO EMILIA, Centro Sociale AQ 16, via F.lli Manfredi 14

- Giovedì 8 maggio – ore 21 – BOLOGNA, Circolo culturale Iqbal Masih, via della Barca 24/3

- Venerdì 9 maggio – ore 13 – MILANO, Incontro con la Comunità islamica

- Sabato 10 maggio – ore 10 – TORINO, Centro Italo Arabo Dar al Hikma, via Fiocchetto 15

- Lunedì 12 maggio – ore 21 – MILANO, Sala da confermare

- Martedì 13 maggio – ore 21 – CASALE MONFERRATO (AL), Salone Anffas, via Leardi 8

- Venerdì 16 maggio – ore 21 – PADOVA, Sala comunale “Pertini”, quartiere Mortise

- Sabato 17 maggio – ore 18 – OSIMO (AN), Sala Astea, via Guazzatore 20

- Lunedì 19 maggio – LECCE

- Mercoledì 21 maggio – TARANTO

- Venerdì 23 maggio - NAPOLI

(aggiornamento al 5 maggio 2008)

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23 aprile 2008

Aggiornamento campagna "Gaza vivrà"

GAZA VIVRA’
Campagna per la fine di un embargo genocida

info@gazavive.com
http://www.gazavive.com/

LA PAROLA A GAZA

- Per ascoltare la voce di chi vive quotidianamente l’oppressione
- Per conoscere la situazione nella Striscia, vero lager del XXI secolo
- Per capire le ragioni della resistenza palestinese
- Per condannare il golpe attuato contro i legittimi vincitori delle elezioni del gennaio 2006
- Per continuare la lotta contro l’embargo genocida

Per tutti questi motivi, per ricordare il 60° anniversario della Nabka, per protestare contro la Fiera Internazionale del Libro dedicata ad Israele ci ritroveremo a Torino sabato 10 maggio.
Aderiamo a tutte le iniziative di protesta contro la Fiera del Libro, ma vogliamo mettere la situazione di Gaza al centro della mobilitazione.
L’embargo, il lento genocidio che si sta consumando, è infatti il più grande atto di accusa sia nei confronti dello stato sionista che di chi in Italia sottolinea ogni giorno il proprio integrale sostegno ai criminali israeliani.
Chi ha voluto dedicare ad Israele la Fiera ha compiuto una chiara operazione politica ed ideologica. Rovesciamogliela contro partendo dalla denuncia dei crimini che questo stato sta compiendo.
Iniziamo a rispondere da Torino – città gemellata con Gaza – ad una politica sorda verso gli oppressi e servile con gli oppressori.

TORINO
Sabato 10 maggio – ore 10-14
Centro Italo Arabo Dar al Hikma
Via Fiocchetto 15
(zona Porta Palazzo)

ASSEMBLEA - MANIFESTAZIONE

Interverranno tra gli altri:
Gamal Elkoudary, parlamentare palestinese e presidente del Comitato contro l’assedio di Gaza
Giulietto Chiesa, giornalista e parlamentare europeo
Gianni Vattimo, filosofo

Nel corso dell’assemblea è previsto un collegamento con Gaza, con l’intervento di un esponente del governo palestinese.

Promuovono:
Comitato Gaza Vivrà
Abspp – Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese

per le adesioni scrivere a:
info@gazavive.com
info@abspp.org

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GAZA VIVRA’
Tour italiano di una delegazione del Popular Committee Against Siege di Gaza

Ci siamo.
Nei prossimi giorni Gamal Elkoudary, parlamentare palestinese e presidente del Comitato, e Sameh Habeeb, coordinatore dello stesso, saranno in Italia.
Si tratta di un importante risultato politico, frutto certamente della campagna internazionale di lotta contro l’embargo e di sostegno alla resistenza palestinese.
Il tour – che avrà luogo dal 29 aprile al 24 maggio – sarà una grande occasione per dare voce a Gaza, per conoscere la situazione direttamente da chi la vive sulla propria pelle, per rinnovare la solidarietà politica ed umana a chi resiste in questo luogo dove si consuma da mesi l’oppressione più grande, l’ingiustizia più manifesta.

Il tour toccherà 18-20 città. Ad oggi il calendario è definito solo fino a lunedì 12 maggio.
Comunicheremo il calendario completo, con l’indicazione delle sale, nei prossimi giorni.

Calendario degli incontri (prima parte):

- Martedì 29 aprile PERUGIA

- Mercoledì 30 aprile SPOLETO

- Giovedì 1 maggio POGGIBONSI (SI)

- Venerdì 2 maggio LUCCA

- Sabato 3 maggio GENOVA

- Domenica 4 maggio VICENZA

- Martedì 6 maggio FIRENZE

- Mercoledì 7 maggio BOLOGNA

- Giovedì 8 maggio REGGIO EMILIA

- Sabato 10 maggio TORINO

- Lunedì 12 maggio CASALE MONFERRATO (AL)

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2 aprile 2008

Guai a chi tocca Israele!

Non vi è quasi più limite, ormai, ai tentativi di mettere il bavaglio e di censurare ogni legittima espressione di dissenso verso le politiche assassine e i crimini di guerra perpetrati quotidianamente da Israele a danno del popolo palestinese.
Con la ormai celebre argomentazione dell'antisemitismo che si traveste da antisionismo si mira ad impaurire e a criminalizzare chi manifesta il proprio dissenso all'occupazione militare, al neocolonialismo, alle politiche di pulizia etnica e di discriminazione razziale di questo "faro di civiltà" del medio oriente.
Chi osa proporre un semplice boicottaggio alla Fiera del Libro di Torino viene insolentito e minacciato, contrariamente a chi sostiene un boicottaggio di ben altra portata ai danni della Cina, di cui nessuno mette in discussione la legittimità, ma semmai l'opportunità.
Chi manifesta pubblicamente e pacificamente il proprio sostegno alla causa palestinese deve sopportare ogni sorta di provocazioni e di violenza.
Mentre la lobby ebraica dell'informazione mette a tacere ogni notizia che possa minimamente mettere in cattiva luce lo Stato israeliano e i suoi cittadini ebrei.
Così accade che si dia ampio risalto alla notizia del pupazzo che uccide Bush sulla tv di Hamas, ma si tace dell'uccisione a sangue freddo di un Palestinese ad opera di un colono, che per questa "prodezza" viene addirittura premiato con 1.800 shekel da un gruppo rabbinico di estrema destra.
Così come si tace del rabbino che incita i propri concittadini ad "appendere ad un albero i figli del terrorista che ha compiuto l’attacco alla yeshiva Mercaz Harav”.
Ma nessuna tecnica propagandistica e nessun bavaglio censorio riusciranno mai a lavare la bandiera israeliana dal sangue palestinese di cui è macchiata.
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Provocazione sionista e poliziesca a Milano
Milano: sabato 29 marzo, all'interno della campagna nazionale di boicottaggio del governo israeliano nel ruolo di ospite d'onore alla fiera del libro di Torino, si è tenuta un iniziativa di controinformazione in preparazione del corteo nazionale del 10 maggio.
Il comunicato del centro sociale Vittoria:
Il presidio, con continui interventi al megafono, un volantinaggio di massa e l'affissione di striscioni per tutta la piazza, si è svolto davanti alla Feltrinelli di piazza Piemonte per denunciare la sua partecipazione alla fiera del libro, avallando cosi di fatto la legittimazione del governo terrorista israeliano e l'occupazione militare della Palestina e le sue politiche genocide e di apartheid.
Il presidio è stato oggetto, durante tutto il pomeriggio, di continue provocazione da parte di componenti della comunitè ebraica milanese a cui non abbiamo risposto se non con interventi politici di denuncia dell'arroganza e della violenza verbale del sionista di turno incapace di rispondere al carico di responsabilitè criminali del governo israeliano.
Nel tardo pomeriggio però le provocazioni hanno raggiunto un livello insostenibile quando un militante sionista ha platealmente strappato uno striscione di 10 metri su cui c'era la scritta "con il popolo palestinese che resisterà".
A questo punto, all'avvicinarsi dei compagni e delle compagne per allontanare il provocatore, la polizia presente ha caricato a freddo il presidio ferendo al volto e al torace con manganellate e colpi di casco alcuni dei nostri compagni e compagne.
Denunciamo con forza questa provocazione combinata che fa capire come Israele sia e rimanga il nervo scoperto e intoccabile di una politica di aggressione imperialista in tutta l'area mediorientale.
Ribadiamo che siamo e saremo sempre a fianco del popolo palestinese in lotta per la propria autodeterminazione e che in sintonia con la campagna nazionale di boicottaggio lavoreremo per essere in massa al corte nazionale del 10 maggio a Torino.
Boicottiamo Israele. Con il popolo palestinese che resiste.
I compagni e le compagne del Centro Sociale Vittoria

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15 febbraio 2008

Antisemitismo: la solita, indegna accusa.

Non è la prima, e non sarà l’ultima volta, che avviene: chi osa protestare contro Israele, l’occupazione illegale dei Territori palestinesi, la punizione collettiva di un milione e mezzo di persone innocenti, i quotidiani crimini di guerra commessi dal suo esercito è destinato a sbattere contro la trita e ritrita accusa di antisemitismo, la clava usata dagli apologeti di Israele per tacitare la libertà di critica contro l’operato di questo Stato-canaglia.

E tuttavia fa davvero impressione la generale levata di scudi contro il boicottaggio proposto alla partecipazione di Israele come ospite d’onore alla prossima Fiera del Libro di Torino, questo vociare becero e scomposto che, a partire dai quotidiani a maggior diffusione in Italia come il Corsera e La Repubblica, arriva addirittura ad accostare questa legittima, civile e pacifica dimostrazione alle leggi razziali italiane, all’odio antiebraico, all’antisemitismo.

Così come lascia sgomenti il fatto che queste anime belle si dimostrino, al contempo, indifferenti al trattamento a cui è sottoposta la popolazione della Striscia di Gaza, lasciata senza luce, senz’acqua, senza medicinali, affamata, massacrata.

Ed è davvero insopportabile, a breve distanza dalla ricorrenza in cui siamo chiamati, come ogni anno, a commemorare la Shoah e a batterci il petto gridando “mai più!”, che il cinismo e l’ipocrisia dei media e della politica di casa nostra giudichi assolutamente giustificata, se non opportuna, la condanna dei Palestinesi di Gaza a vivere nelle miserevoli condizioni di un campo di concentramento, dove, a somiglianza del campo di cui narra il film “Schindler’s List”, si rischia ogni giorno di morire per la casualità di un colpo di cannone o di un missile targato Israele.

In questo senso, mi pare opportuno segnalare il bell’articolo di Paola Canarutto recentemente apparso su Il Manifesto.



Il 24 gennaio, con il segretario di European Jews for a Just Peace, ho presentato all'Oms, a Ginevra, la nostra lettera contro l'assedio di Gaza.

Li abbiamo ringraziati per aver condannato il taglio dell'elettricità agli ospedali, sollecitandoli a trattare anche della mancanza di acqua potabile e dello sfascio delle fognature.

Poiché sono medico, ho suggerito di denunciare anche la carenza di cibo e l'impossibilità di scaldare le case (mentre Israele minaccia di far mancare, fra poco, anche il gas da cucina): anche questo nuoce alla salute.

L'alto funzionario ha commentato che le loro dichiarazioni sono sempre esito di faticose mediazioni: Israele fa parte dei comitati.

Tornando a casa, mi sono sentita scema: ero andata a Ginevra per dire all'Oms che la fame è nociva!
Alla riunione con gli organizzatori della Fiera del Libro, il consigliere regionale Chieppa del Pdci, il Comitato di solidarietà con il popolo palestinese di Torino ed io avevamo chiesto di porre gli scritti palestinesi sullo stesso piano di quelli israeliani.

La risposta è stata un No secco.

Al governo israeliano, la Fiera serve da autocelebrazione, per far dimenticare le atrocità compiute. Parteciparvi, anche con spirito «critico», vuol dire stare al gioco.

Non basta far credere al mondo intero che Yehoshua (che vuole il muro), Oz e Grossman siano pacifisti: ad Israele, gli oppositori servono per dimostrare la propria «democraticità». Non si finisce in carcere perché si è di B'Tselem. Halper può manifestare per i palestinesi: lui, non lo arrestano.

Chi è arrestato, torturato e ucciso senza processo, sono gli abitanti dei Territori Occupati, coloni esclusi: sono quelli della «razza» e della religione «sbagliata». Ma, poiché questi non hanno la cittadinanza, Israele si proclama «democratico». Lo è persino con i cittadini non ebrei. Sempre che non mettano in causa l'ebraicità dello stato: in tal caso, se sono importanti, rischiano di finire come Bishara, accusato - con una scusa - di tradimento, onde il suo partito, il Balad, finisse allo sbando (come puntualmente è avvenuto); o, se non lo sono, come i palestinesi cittadini israeliani, uccisi dalla polizia all'inizio dell'Intifada. Per queste uccisioni, Israele ha deciso che nessun poliziotto sarà processato.

Lo sterminio degli ebrei è un crimine incomparabilmente più grave della nakba. Ma Israele ne usa il ricordo, non per rifiutare alleanze con fascisti e simili (che dire dell'alleanza con il regime di Videla? del viaggio di Fini? dell'amicizia di Berlusconi, al governo con una Lega razzista?), ma per cacciare i palestinesi.

A compiere lo sterminio furono tedeschi (e polacchi, italiani, etc.): non palestinesi. Responsabili della nakba, invece, furono coloro che vollero uno stato a maggioranza ebraica, e chi li sostenne (Stalin compreso). I palestinesi funsero da capro espiatorio, come dalle prescrizioni del Levitico: quello su cui scaricare i peccati, prima di mandarlo a morire nel deserto. Peccati, notare, non compiuti affatto dal capro (Lv 16, 10.21s.).

La levata di scudi contro il boicottaggio della Fiera suona male: si prese una posizione analoga nel 2006, quando Israele, con gli Usa e l'Unione Europea (anche l'Italia, cioè) boicottarono i palestinesi, per il voto a Hamas?

Allora, nei Territori Occupati, chiusero scuole ed ospedali: i dipendenti non erano pagati. Durante la prima Intifada, Israele aveva chiuso - per anni – scuole e università palestinesi.

Il rettore dell'università di Al-Quds, Nusseibeh, è in ottimi rapporti con Israele: ha firmato un'iniziativa di pace con Ayalon, ex capo dei servizi segreti. Ciononostante, dentro l'università c'è il muro; per entrare e uscire, gli studenti devono passare un posto di blocco. Stante il muro e i checkpoint, occorrono ore per raggiungere, da Betlemme, l'università di Al-Quds; e sono pochi chilometri.

Questi, va da sé, non rientrano fra i boicottaggi culturali: il mondo – diversamente da Parlato – non considera i palestinesi i nuovi ebrei.

I dirigenti della Fiera hanno tenuto a dirci che questa è fortemente sostenuta dalle autorità istituzionali del Piemonte, sindaco di Torino incluso.

Un paio di anni fa, il Comune di Torino aveva fatto sì che diverse organizzazioni scrivessero un testo per insegnanti («Israele/Palestina. Palestina/Israele». Sussidio Informativo, edito dalla Città di Torino e dal Coordinamento di Comuni per la Pace).

Del libretto, dichiaratamente per la non violenza, avevo preparato il capitolo sui movimenti pacifisti israeliani. Quando lo presentammo, nel settembre 2006, il presidente della comunità ebraica insorse. Ad un incontro successivo, invece, non sono stata invitata. Mi dicono che è andato dal sindaco l'ambasciatore israeliano, per spiegargli l’«inopportunità» del testo, perché «non equidistante».

Risultato: il librino è sparito. Nemmeno chi ha scritto il libro sa se il Comune l'ha mandato al macero, o se ne ha sepolto le copie in un ripostiglio, scelto fra quelli più abitato dai topi.
Per molti, non si può chiedere ad un evento letterario, come la Fiera, di essere «equilibrata». Ma se un testo non piace all'ambasciatore israeliano, basta l'accusa di mancato equilibrio perché il Comune si faccia piccolo piccolo, chieda scusa, e nasconda il libro.

È chiaro che in questo caso non si parla di «censura», di «inutilità» di un boicottaggio antidemocratico. Non s'ha da boicottare Israele: chi lo fa rischia di essere definito «antisemita», magari «nazista». Far scomparire un testo, e (più grave) impedire ai palestinesi di andare a scuola, non è boicottaggio culturale. È normale «democrazia» israeliana (esportata, almeno in un caso, anche qui da noi). E, per Parlato, gli ebrei israeliani sono diversi dai sudafricani bianchi. È vero. Sono peggiori: in Sudafrica lo scopo era di sfruttare i neri, non di espellerli.

Paola Canarutto
Ebrei contro l’occupazione

(Titolo originale: “Boicottaggio, una levata di scudi che suona male” – Il Manifesto, 13.2.2008)

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