28 gennaio 2009

Quei terroristi di Tijuana.


Uno dei leit-motiv della propaganda sionista per giustificare gli atroci crimini commessi da Israele nella Striscia di Gaza – ossessivamente ripetuto sui media, sui blog e in ogni luogo di pubblica discussione – suona più o meno così: “Nessuno Stato potrebbe accettare che i propri cittadini vengano messi in pericolo e uccisi dal lancio di missili contro il proprio territorio. Cosa avreste fatto voi, al posto di Israele?”.

Lasciamo da parte qui ogni discussione sulla pericolosità di armi temibili come i Qassam, razzi artigianali a base di fertilizzante che, dal 2000 a oggi, hanno fatto all’incirca una decina di vittime.

Quello che qui interessa evidenziare è il carattere ingannevole e mistificante del paragone utilizzato da Israele e dai suoi sostenitori (sempre meno…) all over the world.

E’ questo l’argomento dell’articolo che segue, pubblicato il 14 gennaio dal professor Randall Kuhn sul The Washington Times e qui proposto nella traduzione offerta dal sito Arabnews.

Se mi posso permettere, un bellissimo articolo. Che dovremmo utilmente inviare a ciascuno dei nostri rappresentanti in Parlamento e al caro ministro Frattini.

QUANDO ISRAELE ESPULSE I PALESTINESI
14.1.2009

A seguito dell’invasione israeliana di Gaza, il ministro della difesa Ehud Barak fece questa analogia: “Pensate a ciò che accadrebbe se per sette anni fossero stati lanciati razzi da Tijuana, in Messico, contro San Diego, in California”.

In poche ore, decine di esperti e politici americani avevano ripetuto il paragone di Barak quasi alla lettera. Su questo stesso giornale, il 9 gennaio, Steny Hoyer, leader della maggioranza alla Camera dei Rappresentanti, ed Eric Cantor, capogruppo della minoranza, avevano concluso un articolo di opinione affermando che “l’America non rimarrebbe certamente oziosa, se dei terroristi lanciassero missili oltre il nostro confine in direzione del Texas o del Montana”. Ma vediamo se la nostra classe politica ed i nostri esperti riusciranno a ripetere a pappagallo anche la seguente analogia.

Pensate a cosa accadrebbe se San Diego espellesse gran parte della sua popolazione ispanica, afroamericana, asiatico-americana, e nativa americana, circa il 48% del totale, e la trasferisse con la forza a Tijuana. Non solo gli immigrati, ma anche coloro che vivono in questo paese da molte generazioni. Non solo i disoccupati, i criminali, o coloro che odiano l’America, ma anche professori di scuola, proprietari di piccole imprese, soldati, e perfino i giocatori di baseball.

E cosa accadrebbe se creassimo degli enti governativi basati sulla fede religiosa per contribuire a trasferire dei bianchi nelle case di coloro che abbiamo cacciato? E se radessimo al suolo centinaia delle loro case nelle aree rurali e, con l’aiuto di donazioni caritatevoli provenienti da persone negli Stati Uniti e all’estero, piantassimo foreste là dove in precedenza sorgevano i loro villaggi, creando riserve naturali per il piacere dei bianchi? Sembra abbastanza orribile, non è vero? Potrei essere definito antisemita per il fatto di dire queste verità. Ebbene, io sono ebreo, e lo scenario appena descritto è ciò che molti importanti studiosi israeliani dicono che è realmente accaduto quando Israele espulse i palestinesi dal sud del futuro stato ebraico, spingendoli a forza dentro Gaza. Ma questa analogia è appena all’inizio.

Cosa accadrebbe se le Nazioni Unite tenessero le minoranze scacciate da San Diego in affollati e malsani campi profughi per 19 anni? E se poi gli Stati Uniti invadessero il Messico, occupassero Tijuana e cominciassero a costruire vasti complessi edilizi a Tijuana, nei quali potrebbero vivere solo i bianchi?

E cosa accadrebbe se gli Stati Uniti costruissero una rete di superstrade per collegare i cittadini americani di Tijuana agli Stati Uniti? E se costruissero dei posti di blocco, non solo fra il Messico e gli Stati Uniti, ma anche attorno ad ogni quartiere di Tijuana? Cosa accadrebbe se chiedessimo ad ogni residente di Tijuana, profugo o nativo, di mostrare una carta di identità ai militari americani a discrezione di questi ultimi? Cosa accadrebbe se migliaia di residenti di Tijuana perdessero le loro case, il loro posto di lavoro, i loro affari, i loro figli, la loro dignità a causa di questa occupazione? Sareste sorpresi di venire a sapere dell’esistenza di un movimento di protesta a Tijuana, che a volte diventa violento e carico d’odio? Okay, ora andiamo alla parte incredibile.

Pensate a cosa accadrebbe se, dopo aver espulso tutte le minoranze da San Diego a Tijuana, e dopo averle assoggettate a 40 anni di brutale occupazione militare, semplicemente lasciassimo Tijuana, rimuovendo tutti i coloni bianchi e tutti i soldati; ma, invece di dar loro la libertà, costruissimo un muro elettrificato alto sei metri intorno a Tijuana. Non soltanto sui lati che confinano con San Diego, ma anche attorno a tutti i valichi con il Messico. Cosa accadrebbe se costruissimo delle torri di guardia alte 15 metri, dotate di mitragliatrici, e dicessimo loro che spareremo loro a vista se dovessero avvicinarsi a meno di 100 metri da questo muro? E se quattro giorni su cinque tenessimo chiuso ciascuno di questi valichi di confine, impedendo che arrivino perfino il cibo, i vestiti e le medicine? E se pattugliassimo il loro spazio aereo con i nostri modernissimi caccia, e non permettessimo loro neanche di avere un aereo per spruzzare dall’alto i pesticidi? E se controllassimo le loro acque territoriali con sottomarini e cacciatorpediniere, e non permettessimo loro neanche di pescare?

Sareste del tutto sorpresi di venire a sapere che questi gruppi di resistenza a Tijuana, anche dopo essere stati “liberati” dalla loro occupazione, ma lasciati mezzo morti di fame, continuano a lanciare razzi contro gli Stati Uniti? Probabilmente no. Ma potreste rimanere sorpresi venendo a sapere che la maggioranza della popolazione a Tijuana non ha mai preso in mano un razzo, o un’arma di nessun tipo.

La maggioranza ha invece appoggiato, contro ogni speranza, dei negoziati per una soluzione pacifica che garantirebbe sicurezza, libertà, ed uguali diritti ad entrambi i popoli, in due stati indipendenti che vivrebbero fianco a fianco come vicini. Questa è un’analogia accurata dell’aggressione militare israeliana a Gaza di questi giorni. Forse, molto presto, il buon senso prevarrà, e nessun “corpus” di analogie fuorvianti su Tijuana, o su qualcos’altro, sarà in grado di oscurare la verità. Se quel momento arriverà, può darsi che, in un paese la cui popolazione ha gridato “We Shall Overcome” (canzone simbolo del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti (N.d.T.) ), “Ich bin ein Berliner”, “fermiamo l’apartheid”, “Tibet libero”, “salviamo il Darfur”, ci uniremo e grideremo “Gaza libera. Palestina libera”. E siccome siamo americani, il mondo prenderà nota ed i palestinesi saranno liberi, e forse la pace prevarrà per tutti i residenti della Terra Santa.

Randall Kuhn è direttore del Global Health Affairs Program presso la Josef Korbel School of International Studies dell’Università di Denver; ha scritto questo articolo il 14/01/2009, di ritorno da un viaggio in Israele ed in Cisgiordania

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6 Commenti:

Alle 29 gennaio 2009 20:41 , Blogger arial ha detto...

volontà di pace?
http://www.misna.org/news.asp?a=1&IDLingua=2&id=236408
http://www.paginedidifesa.it/2009/bonsignore_090108.html

 
Alle 29 gennaio 2009 20:41 , Blogger arial ha detto...

volontà di pace?
http://www.misna.org/news.asp?a=1&IDLingua=2&id=236408
http://www.paginedidifesa.it/2009/bonsignore_090108.html

 
Alle 30 gennaio 2009 01:09 , Blogger vichi ha detto...

La chiusura dell'articolo rimanda al fatto che, senza un cambio di rotta degli Usa in m.o., non si avrà mai pace tra israeliani e palestinesi, perchè le condizioni che i primi vorrebbero imporre ai secondi sono totalmente inaccettabili.

Eravamo rimasti alla famosa e scellerata lettera di Bush a Sharon in cui gli Usa affermavano che un accordo di pace tra israeliani e palestinesi non avrebbe potuto prescindere dalle "realtà sul terreno" che si erano concretizzate negli anni.

E, cioè, senza l'annessione a Israele dei principali blocchi di insediamenti.

Israele ne ha preso atto e si è messo costruire come un forsennato, ancor più dopo Annapolis e la farsa del rinnovato processo di pace.

Persino il moderato e benvoluto Fayyad ha tentato, inutilmente, e persino pregato gli europei di non consentire un upgrade delle relazioni tra Ue e Israele che fosse sganciato dal problema colonie.

Tutti sanno, tutti vedono ma lasciano correre. Forse sperano che i palestinesi, alla fine, si accontenteranno dei bantustans che gli stanno approntando gli israeliani, ma è una follia, questo non accadrà mai.

E questo, senza considerare il problema di Gerusalemme e quello del diritto al ritorno.

Stasera ho negli occhi l'immagine della lite tra Erdogan e Peres a Davos.

E riflettevo che Peres è un perfetto presidente, che bene raffigura Israele. Un Paese, come è lui, vecchio, incattivito, imprigionato da paure immaginarie, pronto a giustificare ogni crimine e ogni barbarie, e capace di discorsi commoventi per dare forza alla propria propaganda.

E tutti noi, come Erdogan, dovremmo alzarci e andarcene, e lasciarli soli, perchè sono solo degli assassini.

 
Alle 30 gennaio 2009 13:59 , Anonymous Anonimo ha detto...

quanto odio esce da queste parole, quanto disprezzo per degli esseri umani come voi...

A forza d sentire gente cosi, io per incattivirmi ci avrei messo molto meno di 60 anni

 
Alle 31 gennaio 2009 13:48 , Blogger arial ha detto...

x anonimo
questo è Haaretz, queste sono le bugie del governo israeliano da Annapolis
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1060043.html

i veri antisionisti sono coloro che appoggiando l'occupazione di fatto impediscono la creazione di due stati

questo è il rabbinato militare ,questo quanto dicono i rabbini (fonte israeliana)
http://frammentivocalimo.blogspot.com/2009/01/gaza-il-ruolo-del-rabbinato-religioso.html

(fonti israeliane)

 
Alle 31 gennaio 2009 15:40 , Blogger pablito ha detto...

E' da tempo che seguo il tuo blog e l'ho messo tra i favoriti.
Volevo ringraziarti per il lavoro che fai di informazione su una causa che viene negata e mistificata in modo vergognoso.
Continua così.
Paolo

 

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