1 luglio 2009

Con Israele la pace è impossibile.

Il discorso pronunciato il 14 giugno scorso dal premier israeliano Benjamin Netanyahu all’Università Bar Ilan – in risposta al pressing e agli espliciti pronunciamenti del Presidente Obama per un più forte impegno degli Usa a favore di una soluzione a due stati del conflitto israelo-palestinese – è stato tanto atteso quanto deludente, e non soltanto per i Palestinesi e il mondo arabo in generale.

Se, da una parte, per gli Stati Uniti il discorso di Netanyahu è stato un “importante passo in avanti” (e che altro potevano dire?), dall’altra vanno ricordate le
reazioni negative del Presidente dell’Anp Abu Mazen (Netanyahu “silura” tutti gli sforzi di pace), di Hamas (discorso “razzista ed estremista”) e persino del raìs egiziano Mubarak (“farà abortire tutte le possibilità di pace”).

Perché, se è vero che il primo ministro israeliano e il suo governo hanno ufficialmente accettato, obtorto collo, la soluzione a due stati, è altrettanto vero che essi cercano di farla naufragare sin dall’inizio ponendo condizioni che la rendono del tutto ridicola.

Questo è quello che ha fatto Netanyahu quando, nel suo discorso, ha detto che era pronto ad iniziare negoziati di pace immediatamente e senza precondizioni: egli ha chiesto ai Palestinesi di riconoscere Israele come la patria nazionale del popolo ebraico, di accettare uno stato palestinese smilitarizzato, di cancellare dall’agenda dei colloqui ogni accenno al diritto al ritorno dei profughi, di riconoscere Gerusalemme come capitale indivisibile dello stato ebraico, e questo ancor prima di iniziare a discutere di pace!

E, anche riguardo alla questione degli insediamenti colonici (illegali), il premier israeliano non ha esitato a rigettare gli obblighi che la road map impone in questo campo ad Israele, dichiarando che non verranno costruiti nuovi insediamenti ma che non si fermerà l’espansione di quelli già esistenti, sulla base del principio della cd. “crescita naturale”.

Ora, a parte il fatto che la cd. “crescita naturale” è un argomento clamorosamente falso e pretestuoso, dato che buona parte delle nuove costruzioni nelle colonie è destinata ai
nuovi arrivati da Israele o dall’estero, si deve ricordare che – solo a pochi giorni dal discorso di Netanyahu – il suo Ministro della Difesa Barak aveva già provveduto ad autorizzare la costruzione di 300 nuove abitazioni nell’avamposto illegale di Givat Habrecha, nei pressi della colonia di Talmon.

Trecento nuove case in un insediamento illegale persino secondo la legge israeliana, situato in territorio palestinese a 13 chilometri dalla green line, costruito (senza autorizzazione alcuna) su terreni di proprietà palestinese e che già avrebbe dovuto essere smantellato secondo quanto previsto dalla road map: davvero un caso esemplare di come Israele intenderebbe, ancora una volta, frodare la buona fede e la pazienza dei Palestinesi e della comunità internazionale.

E’ chiaro agli occhi di tutti come, ponendo simili condizioni, il governo delle destre capeggiato da Netanyahu non faccia altro che sabotare in partenza ogni possibile accordo di pace con i Palestinesi.

E’ questo il tema di un articolo pubblicato il 15 giugno scorso dall’accademico palestinese Mustafa Abu Sway su Bitterlemons.org, qui proposto nella traduzione del sito
Medarabnews
.
L’articolo si conclude affermando che, se Netanyahu non cambierà le sue posizioni, “il mondo dovrà aspettare fino al prossimo governo israeliano prima che le speranze di pace possano essere riaccese”. Ma, in realtà, non è che i governi precedenti abbiano mai saputo o voluto fare di più di quanto stia facendo l’attuale governo israeliano.

Ci troviamo maggiormente d’accordo, in verità, con quanto affermato di recente dallo scrittore israeliano David Grossman (in un articolo tradotto, tra gli altri dal quotidiano
La Repubblica): “Il discorso di Netanyahu, che doveva elevarsi verso il nuovo spirito diffuso nel mondo dal Presidente Obama, ci dice … che questa regione conoscerà la pace solo se questa ci verrà imposta”.

E’ necessario, infatti, che la comunità internazionale intervenga con decisione premendo su Israele affinché dia tangibile prova, non solo a parole, della sua volontà di arrivare ad un accordo di pace con i Palestinesi, iniziando intanto con un fermo reale della costruzione nelle colonie e con la fine del blocco disumano imposto a Gaza.

I mezzi non mancano, né agli Usa né alla Ue, che dal canto suo dovrebbe minacciare di denunciare ogni accordo politico ed economico con Israele, legandone l’esistenza - come peraltro sarebbe già previsto – al rispetto dei diritti umani e della legalità internazionale da parte israeliana.

COSI’ PARLO’ NETANYAHU
15.6.2009

In “Così parlò Zarathustra”, il falso profeta di Friedrich Nietzsche, come è noto, annunciò la “morte di Dio”. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu nel suo discorso ha annunciato la morte delle speranze per la pace e per uno stato palestinese. Nessun diritto al ritorno per i profughi palestinesi. Nessuna Gerusalemme per i Palestinesi. Nessun congelamento degli insediamenti. Nessuno spazio aereo sovrano. Per la verità, nessuna reale sovranità palestinese.

E c’è di peggio. Secondo Netanyahu, i Palestinesi non hanno radici storiche o diritti in Palestina. I Palestinesi si sono semplicemente trovati lì. Per Netanyahu, la Cisgiordania è la terra biblica degli antenati del popolo ebraico, che risale ad Abramo, e non appartiene a nessun altro. Questa è stata la sua risposta alla richiesta del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama di congelare gli insediamenti. Tutti i governi israeliani hanno sostenuto i progetti espansionistici dei coloni. Distinguere gli insediamenti ebraici in Cisgiordania tra “legali” ed “illegali” non fa altro che confondere il mondo. Tutti gli insediamenti, senza eccezione, sono illegali secondo il diritto internazionale.

Perché il dialogo interreligioso dà rilievo al fatto che Abramo è il padre di tutti noi, se palestinesi cristiani e musulmani non sono riconosciuti come suoi figli in una condizione di parità? E’ forse perché la madre degli arabi, Agar, era una schiava? Si tratta di una questione vecchia 3.500 anni. Quando fa comodo, Abramo viene utilizzato come un pretesto, una sorta di “riparo” per evitare i problemi reali sul terreno. La storia della Palestina non è iniziata con Abramo. Persino nel Vecchio Testamento, quando Abramo arrivò in Terra Santa, i Palestinesi erano già presenti in quel territorio. Quando Abramo dovette seppellire Sara, non poté vantare alcun diritto divino sul possesso della terra, ma pagò 400 shekel d’argento ai Palestinesi.

Sostenendo di condividere la visione di pace del presidente americano Barack Obama (il quale ha accolto con favore il discorso di Netanyahu considerandolo un passo importante), Netanyahu ha chiesto alla leadership palestinese di ritornare ai negoziati “senza precondizioni”, un eufemismo per respingere tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite e i precedenti accordi, compresa la road map. Si tratta di un chiaro insuccesso per il lavoro del Quartetto, così come per l’iniziativa di pace araba. L’Autorità Palestinese, tuttavia, non sta facendo altro che riciclare lo slogan “non esiste un partner per la pace”, rilanciando la palla ai leader israeliani.

Netanyahu ha anche promosso la sua nozione di “pace economica”. Egli non vuole solamente che gli arabi riconoscano Israele come stato ebraico, ma anche che investano economicamente in Israele. Vuole la piena normalizzazione delle relazioni senza offrire nulla in cambio. Ha parlato di turismo menzionando i siti religiosi cristiani, ma senza citare quelli musulmani. Ha parlato dell’utilizzo dell’energia solare e della costruzione di gasdotti per l’Africa e l’Europa, come se tutte le strade portassero a Tel Aviv. Non vi è alcuna menzione di un’eventuale fine dell’occupazione israeliana nel Golan siriano, ma egli è disposto ad andare a Damasco. Quest’uomo non può essere serio.

Netanyahu ha presentato l’immagine di una società israeliana pacifica. La radice del problema, ha sostenuto, risiede nel rifiuto arabo del diritto degli ebrei ad una patria nella loro terra storica. Ovviamente, nulla e’ stato detto rispetto alla natura coloniale del progetto sionista e alla miseria che esso ha arrecato al popolo palestinese, e ad altri, per più di 60 anni.

Tutti i problemi, secondo Netanyahu, provengono dall’esterno. Questo include i suoi proclami sulla minaccia nucleare iraniana. Se Netanyahu veramente condividesse la visione del Presidente Obama, allora dovrebbe parlare di un mondo senza armi nucleari, e sbarazzarsi dell’arsenale nucleare israeliano. E’ esattamente l’opposto di quanto richiesto da Netanyahu: il suo invito a “forti garanzie di sicurezza” è un eufemismo per far riferimento all’energia nucleare.

Il suo discorso al Begin-Sadat Center della Bar Ilan University ha rappresentato un ulteriore ironico colpo di scena. L’accordo tra Israele e l’Egitto si basava sul ritiro dal territorio egiziano occupato nel 1967. La stessa logica dovrebbe applicarsi al Golan siriano, alle fattorie di Shebaa in Libano, alla Striscia di Gaza e alla Cisgiordania, Gerusalemme Est compresa. Invece di paragonarsi a Theodor Herzl, come se egli stesse pronunciando un discorso storico, Netanyahu avrebbe dovuto paragonarsi a Menachem Begin, che aveva ben compreso la formula “terra in cambio di pace”.

Le richieste di Netanyahu sono impossibili. Esse possono essere condivise solo dalla sua coalizione di destra. Se egli non cambia la sua posizione – cosa di per sé improbabile – il mondo dovrà aspettare fino al prossimo governo israeliano prima che le speranze di pace possano essere riaccese.

Il prof. Mustafa Abu Sway insegna all’Università di Gerusalemme

Titolo originale:
Thus spoke Netanyahu

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12 Commenti:

Alle 1 luglio 2009 17:27 , Anonymous Anonimo ha detto...

Gaza è un campo di concentramento israeliano. Questo si sa. A quando un intervento dei caschi blu dell'ONU per liberarla?

 
Alle 2 luglio 2009 12:47 , Blogger arial ha detto...

un articolo per me importante per capire l'inganno degli insediamenti
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=26805

PS film di animazione palestinese
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1096993.html

 
Alle 2 luglio 2009 12:57 , Blogger vichi ha detto...

E' davvero sconcertante come il mondo assista impassibile al dramma dei Palestinesi di Gaza.

Oltre 1.400 Palestinesi uccisi, per gran parte civili, devastati dalle granate a frammentazione o bruciati vivi dal fosforo bianco.

Ai civili non è nemmeno stato consentito - come accade in tutti i conflitti nel mondo - di sfollare dalle zone teatro dei combattimenti (rectius, dei massacri).

E, ora, non si consente nemmeno l'afflusso dei materiali e delle attrezzature necessarie alla ricostruzione, anche questo un caso unico al mondo.

Qui non si tratta di essere antisemiti, ma agli ebrei d'Israele è davvero consentito - per ragioni inspiegabili - di porre in essere ogni ingiustizia e ogni crimine, di fare strame della legalità internazionale e del diritto umanitario.

Per fermare il crimine di Gaza non sarebbe necessario alcun intervento con uomini e mezzi, basterebbe che gli Usa cominciassero a lesinare i foraggiamenti in dollari e armi che così generosamente hanno concesso negli anni.

Basterebbe che la Ue denunciasse ogni accordo di carattere politico ed economico se Israele continuasse a non rispettare i diritti umani dei Palestinesi.

Cosa che, peraltro, le norme dell'accordo auromediterraneo già prevedono.

 
Alle 2 luglio 2009 14:04 , Anonymous Andrea ha detto...

Gli israeliani purtroppo non solo non hanno affondato la barca di questi amici di hamas ma nemmeno li tratterranno a lungo. Purtoppo Israele è una democrazia, uno Stato di diritto, non un regime feudale e dittatoriale come quelli dei arabi. Se Israele potesse trattare i terroristi di hamas allo stesso modo in cui hanno trattato i terroristi palestinesi i "fratelli" arabi, a quest'ora il terrorismo palestinese sarebbe finito da un pezzo: Vichi non ci ricordiamo della Giordania? anche lì il macellaio arafat iniziò a fare attentati: l'Olp fece fuori il primo ministro giordano. come reagì il re Hussein? reagì dicendo: "fate attentati? benissimo: mando l'avazione a BOMBARDARE A TAPPETO i campi profughi!" risultato: 40.000 morti in pochi giorni, ma il terrorismo palestinese in Giordania E' FINITO PER SEMPRE!! purtroppo i terroristi di hamas sono bestie, non esseri umani; il linguaggio dei bombardamenti è l'unico che capiscono. se dopo il prossimo attentato, il prossimo razzo qassam, un premier israeliano potesse fare quel che ha fatto il re Hussein e ordinare all'aviazione: "radete al suolo Gaza; se continuano Ramallah, etc.", il terrorismo palestinese FINIREBBE PER SEMPRE ANCHE IN ISRAELE. ma Israele è una democrazia, non un'autocrazia: ci sono una maggioranza e un'opposizione, una magistratura indipendente dal potere politico, un'opinione pubblica, etc. così ad ogni attentato Israele è costretto a rispondere con misure legalitarie ESTREMAMENTE BLANDE, e il terrorismo continua... anzi, oltre ai terroristi palestinesi, gli israeliani devono pure sopportare pazientemente i loro fiancheggiatori italiani...

 
Alle 2 luglio 2009 21:29 , Anonymous Anonimo ha detto...

Ma quale lager, quei palestinesi non vogliono la pace, altrochè storie! Diritto al ritorno? Perchè? Il diritto al ritorno è soltanto un espediente per arrivare alla distruzione di israele, quei palestinesi sono l'unico popolo al mondo ad essere considerato "profugo" per nascita ed intanto manipolano L'ONU a loro vantaggio, lavorano nell'UNWRA che stipendia i terroristi, durante l'ultima guerra a gaza hanno usato la popolazione come scudo umano ed allora l'esercito che diamine doveva fare, star lì a farsi sparare? ma quelli feroci come sono avrebbero riso beffardi e massacrato tutti gli israeliani! Congelamento delle colonie? Eh, eh, troppo comodo, perchè non si "congelano" anche gli insediamenti arabi in cisgiordania, ben 241 a fronte di 144 insediamenti ebraici? I palestinesi vogliono che israele vada via per impossessarsi del territorio e farlo diventare un avamposto per il loro terrorismo, si fanno forti della loro capacità di fare pressioni internazionali per costringere israele a ritirarsi, ma poi altrochè pace, solo guerra portano, quelli se avessero le armi potenti scatenerebbero un inferno. Loro fanno solo propaganda e poi tirano missili sui villaggi israeliani e terrorizzano una popolazione, che cosa deve fare allora israele, distribuire confetti e caramelle?

 
Alle 2 luglio 2009 21:51 , Anonymous Anonimo ha detto...

Guardate che nell'Estate del 2005 Israele si è ritirato dalla striscia di Gaza e se continua a cntrollare lo spazio aereo e marittimo è solo perchè vi è la continua minaccia del terrorismo. E poi come vi permettete di dire che gli ebrei d'Israele sono dei mostri? Loro quando erano a Gaza hanno dato tanti posti di lavoro (12.000) alla popolazione locale, è la politica dell'Autorità nazionale Palestinese che non vuole assolutamente migliorare le condizioni di vita di tale gente. Perchè israele dovrebbe finanziarli? Forse per dare manforte ad Hamas che vuole distruggerla? Diritti umani, ma andiamo, in nome dei diritti umani bisogna mantenere un popolo che ti odia, che ti vuole distrutto e vuole che il tuo paese scompaia dalla cartina geografica? "Poveri" palestinesi? Ma se quei terroristi ricevono un sacco di soldi, ma poi li usano per acquistare tutto ciò che serve per le armi, per creare centri di propaganda politica, ma si mettessero a lavorare invece di essere in eterno mantenuti, le cose cambierebbero eccome.

 
Alle 2 luglio 2009 22:00 , Anonymous Giovanni ha detto...

"Oltre 1.400 Palestinesi uccisi, per gran parte civili, devastati dalle granate a frammentazione o bruciati vivi dal fosforo bianco."

a causa di hamas che occupava palazzi interi per lanciare razzi e torturava qualunque civile palestinese. Ci sono testimonianze di ciò

"Ai civili non è nemmeno stato consentito - come accade in tutti i conflitti nel mondo - di sfollare dalle zone teatro dei combattimenti (rectius, dei massacri)."

Hamas non ha consentito la fuga dei civili,come neanche l'egitto che ha chiuso le frontiere. Alcuni palestinesi feriti sono stati curati in ospedali israeliani.

"E, ora, non si consente nemmeno l'afflusso dei materiali e delle attrezzature necessarie alla ricostruzione, anche questo un caso unico al mondo."

quale folle nazione in stato di guerra permetterebbe l'entrata indiscriminata di ogni tipo di merce senza averla accuratamente controllata prima?ci sono state moltissime situazioni in cui dietro ad aiuti si nascondevano armi e quant'altro

"Qui non si tratta di essere antisemiti, ma agli ebrei d'Israele è davvero consentito - per ragioni inspiegabili - di porre in essere ogni ingiustizia e ogni crimine, di fare strame della legalità internazionale e del diritto umanitario."

Ai palestinesi è consentito lanciare razzi contro civili senza ricevere alcuna condanna o sanzione.

"Per fermare il crimine di Gaza non sarebbe necessario alcun intervento con uomini e mezzi, basterebbe che gli Usa cominciassero a lesinare i foraggiamenti in dollari e armi che così generosamente hanno concesso negli anni."

vogliamo parlare di tutti gli aiuti economici inviati ai palestinesi tutti spesi in armi?


"Basterebbe che la Ue denunciasse ogni accordo di carattere politico ed economico se Israele continuasse a non rispettare i diritti umani dei Palestinesi."

come basterebbe denunciare i palestinesi che non rispettano i diritti umani dei cittadini israeliani delle città nel sud di Israele

 
Alle 4 luglio 2009 12:51 , Blogger arial ha detto...

http://rete-eco.it/it/approfondimenti/europa-usa-etc/7419-emergenza-gli-israeliani-assaltano-laiuto-umanitario-per-gaza.html

appello per la liberazione dei sequestrati da Israele : spirito di umanità

seguono link per firmare

 
Alle 4 luglio 2009 14:02 , Blogger arial ha detto...

editoriale di haaretz
editoriale di haaretz: la chiusura di Gaza è immorale,disumana ,insopportabile

http://www.haaretz.com/hasen/spages/1086497.html

sintesi in italiano

http://frammentivocalimo.blogspot.com/2009/05/editoriale-di-haaretz-insopportabile-la.html

 
Alle 6 luglio 2009 08:35 , Blogger arial ha detto...

Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono un esempio di ingiustizia. Da 60 anni i palestinesi nascono e crescono in campi di concentramento. Ma si parla solo dei lager nazisti. Obama ha ragione quando dice che la soluzione è solo quella di due Stati. Ma due Stati che si rispettino a vicenda».
http://www.stpauls.it/fc/0927fc/0927fc32.htm

 
Alle 29 luglio 2009 09:58 , Anonymous Anonimo ha detto...

Fosforo bianco usato anche da Hamas (questo non so perchè nessuno lo dice)

 
Alle 17 novembre 2009 12:38 , Anonymous Anonimo ha detto...

leggere l'intero blog, pretty good

 

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